PICCOLA POSTA SPECIALE PASSIONE/3 - CRISTO ROBOT - È SOLO UN FILM HOLLYWOODIANO - MEL GIBSON ATTENTO AL BOX OFFICE - IN GERMANIA NON FREGA NIENTE A NESSUNO - ABBIAMO GIA' LE NOSTRI CROCI .
Riceviamo e pubblichiamo:
Lettera 1
Certo che se Mel Gibson leggesse tutte le idiozie dette e scritte in Italia a proposito del suo film avrebbe sicuramente dei rimpianti. Uno su tutti: mettere sulla croce invece di un robot, il deficiente che l'ha sparata più grossa.
BUDDASEDUTO.
Lettera 2
A proposito del film di Mel Gibson, sul quale non esprimo pareri preventivi non avendolo ancora visto (condizione minima per parlarne, non per tutti a giudicare dagli articoli e dalle lettere che pubblicate), vorrei solo far notare che un due o tre settimane fa L'Espresso ha dedicato un dossier molto interessante fornendo, tra le altre cose, particolari circa la lavorazione del film.
In particolare, se ben ricordo, l'attore che interpreta Gesù afferma di avere sofferto moltissimo durante le riprese a causa di un fulmine che lo ha colpito mentre era sulla croce, per le ferite generate dalla corona di spine, per una polmonite presumibilmente contratta dall'essere stato esposto, seminudo, al freddo per tempi lunghi ecc. ecc.
Un'esperienza fisica così debilitante, che nelle scene finali l'attore si è quasi immedesimato nelle sofferenze provate da Gesù, tanto che la sua fede ne è uscita profondamente rafforzata.
Scopro adesso che sulla croce è stato utilizzato un robot! Allora sono tutte cazzate o ho letto male l'articolo?
Lettera 3
Caro Dago, vorrei dire la mia sul film "The passion". L'ho visto nella versione americana, ossia in latino e aramaico, e ti debbo dire che lo spasso è infinito. Mentre i nativi parlano in un conflitto di aspirate, i poveri sandaloni (come venivano chiamati i soldati romani nelle pellicole in costume degli anni 50-60) sono chiamati a proferire battute come questa: "Satis, saaaatis! Mandatum erat hunc hominem punire, non eum castigare usque ad mortem!" Così infatti urla il centurione romano ai due soldatacci - cattivi come in un cartoon - che con aria sadica e gaudente scudisciano il povero cristo, contando a mezza bocca... triginta unum, triginta duum ...
La preoccupazione filologica dell'autore di Braveheart (che occorre giudicare retrospettivamente, adesso, alla luce di questo Passion) si è spinta, con effetti realistici ormai collaudati, a chiedere aiuto alla filologia facendo parlare i nativi nella propria lingua (come l'Olmi degli zoccoli, il Visconti della Terra trema.), ma non a rinunciare al cristo-biondo-occhio-ceruleo di fabbricazione normanna e tardo medievale...
Pasolini intelligentemente coniugò filologia e fedeltà iconografica, Gibson è stato più attento al box office, e s'è perciò tenuto il cristo californiano da surf, attentissimo anche a distanziarlo in effigie dal cristo rock di Jesus Crist Superstar.
Quanto al rinfocolamento delle polemiche è riuscito a Gibson quel che anni fa non riuscì a Scorsese in un film analogo. Il suo è pertanto un film tutto dentro i codici holywoodiani. Puro trash.
Alfio Squillaci
Lettera 4
Caro Dago, in ogni intervista rilasciata negli States Mel Gibson ha sempre sottolineato una cosa che secondo me è una ottima chiave di lettura del film: l'etimolgia del termine che è parte fondamentale del titolo della pellicola: PASSION.
PASSIONE
Dal lat. tardo passio¯ne(m), deriv. di pa°ti 'patire, subire, sopportare'
E se usassimo solo questa chiave per aprire la porta/interpretazione del film invece di un "molteplice" passe-partout ?
Pierluigi Barone
Lettera 5
Vorrei raccontare a Stefano Disegni un episodio importante della mia vita. Quando ero in prima media l'insegnante di lettere organizzò per la nostra classe la visione, presso un Cineforum, di un documentario sull'Olocausto e sui campi di sterminio nazisti. Fu un'esperienza sconvolgente. Nelle due ore di proiezione avevo maturato un odio e una voglia di vendetta spaventosi verso tutti i tedeschi. E non fui certo l'unica. Lo dissi alla mia insegnante e per fortuna lei mi fece capire, e lo capii facilmente, che la colpa di quell'orrore non fu del popolo tedesco, ma di alcuni pazzi che purtroppo andarono al potere in Germania in quel periodo. Speriamo che il padre del ragazzino che ha fatto la considerazione che Disegni riferisce, dopo aver visto il film di Mel Gibson, abbia informato il figlio su come sono andate le cose. Chissà, forse gli parlerà dell'Olocausto. Io l'ho fatto con mio figlio che ha nove anni, evitandogli documentari che nemmeno io, nemmeno adesso, riesco a sopportare. Non pensiamo sempre male! Stefano sapessi che pena infinita procura a noi cristiani la consapevolezza delle persecuzioni subite dagli ebrei, soprattutto quelle perpetrate in tempi non così lontani, quando l'umanità ne aveva fatta di strada dai tempi di Gesù! Non andrò a vedere il film di Mel Gibson. Ne ho fin sopra ai capelli della violenza. Viva "Pippo, Pluto, Paperino Supershow" oppure Andrew Blake a tarda sera, quando il pupo dorme e sono sola con mio marito.
Antonella
Lettera 6
Caro Dago, non ho letto Furio Colombo, me lo risparmio, anche perché immagino quello che può dire: è così banale. Non ho visto e non vedrò il film che sta facendo tanto scalpore fra i benpensanti.
Non me ne frega assolutamente della passione di Gesù, né di quello che Chiese eterogenee siano capace di mettere in scena. Abbiamo già le nostre croci, quella di Gesù sarebbe un più inutile: peggio di così non potremmo andare!
Come fa Furio Colombo a pensare a Gesù con Berlusconi che incombe?
Naturalmente io sono berlusconiano
Lettera 7
Caro Dago, qui in Germania il dibattito politico è tutto incentrato su questioni, come dire, "politiche". Un film qui è semplicemente un film. Certo, quello in questione è un film che fa discutere, ma non accende "passioni" né a sinistra né a destra che si scannano per cose serie, come il pacchetto di riforme proposte da Schröder.
Di tutti i commenti che ho letto sul tuo sito non ce n'è uno che dica semplicemente se il film è bello o è brutto, perché credo che, riguardo ai film, solo di questo si tratti. Invece no, anche qui destra contro sinistra, ogni pretesto è buono per scontrarsi, tutti improvvisamente sono diventati teologi ed esperti dei vangeli. E se si facessero una bella doccia fredda un po' tutti quanti?
Salvatore
P.S. Per la cronaca. L'altra sera al cinema Mathäser di Monaco di Baviera si contavano 8 spettatori. Alcuni passaggi del film sono stati sottolineati da sonore risate, il film in generale non è piaciuto, ma non sono state segnalate proteste né richieste di rimborso. Dopo il film birretta (a München è praticamente d'obbligo).
Lettera 8
Scusate, sarò come Alice nel Paese delle Meraviglie, ma vorrei porre alcune domande. Il film di Gibson è o no l'ennesimo sulla passione di Cristo? Perché se ne parla tanto? È l'ultima fatica di un "grande"? Di uno che ha vinto l'Oscar come regista? Un intellettuale che ha sempre fatto parlare di se? Ha inventato un nuovo filone cinematografico? Quale? Ha rivisitato le Scritture? Ha rimesso in discussione il Cristianesimo? Confutando chi, S.Paolo e S. Agostino? Mel Gibson non è quello che ha interpretato un film in cui percepiva i pensieri delle donne e ne approfittava per avere successo? Insomma stiamo parlando di un allievo di Bergman o di Pasolini? E gli interpreti chi sono? Monica Bellucci, Claudia Gerini e chi altri? Stiamo recensendo la Magnani? Non è che se ne parla perché Hollywood ha deciso d'incamerare un'altra montagna di quattrini? Non è che tanti furbacchioni VIP, sapendo che "Hollywood è Hollywood, bellezza", parlando di "Passion", parlano solo di se stessi?
Pier Franco
Dagospia 01 Aprile 2004
Lettera 1
Certo che se Mel Gibson leggesse tutte le idiozie dette e scritte in Italia a proposito del suo film avrebbe sicuramente dei rimpianti. Uno su tutti: mettere sulla croce invece di un robot, il deficiente che l'ha sparata più grossa.
BUDDASEDUTO.
Lettera 2
A proposito del film di Mel Gibson, sul quale non esprimo pareri preventivi non avendolo ancora visto (condizione minima per parlarne, non per tutti a giudicare dagli articoli e dalle lettere che pubblicate), vorrei solo far notare che un due o tre settimane fa L'Espresso ha dedicato un dossier molto interessante fornendo, tra le altre cose, particolari circa la lavorazione del film.
In particolare, se ben ricordo, l'attore che interpreta Gesù afferma di avere sofferto moltissimo durante le riprese a causa di un fulmine che lo ha colpito mentre era sulla croce, per le ferite generate dalla corona di spine, per una polmonite presumibilmente contratta dall'essere stato esposto, seminudo, al freddo per tempi lunghi ecc. ecc.
Un'esperienza fisica così debilitante, che nelle scene finali l'attore si è quasi immedesimato nelle sofferenze provate da Gesù, tanto che la sua fede ne è uscita profondamente rafforzata.
Scopro adesso che sulla croce è stato utilizzato un robot! Allora sono tutte cazzate o ho letto male l'articolo?
Lettera 3
Caro Dago, vorrei dire la mia sul film "The passion". L'ho visto nella versione americana, ossia in latino e aramaico, e ti debbo dire che lo spasso è infinito. Mentre i nativi parlano in un conflitto di aspirate, i poveri sandaloni (come venivano chiamati i soldati romani nelle pellicole in costume degli anni 50-60) sono chiamati a proferire battute come questa: "Satis, saaaatis! Mandatum erat hunc hominem punire, non eum castigare usque ad mortem!" Così infatti urla il centurione romano ai due soldatacci - cattivi come in un cartoon - che con aria sadica e gaudente scudisciano il povero cristo, contando a mezza bocca... triginta unum, triginta duum ...
La preoccupazione filologica dell'autore di Braveheart (che occorre giudicare retrospettivamente, adesso, alla luce di questo Passion) si è spinta, con effetti realistici ormai collaudati, a chiedere aiuto alla filologia facendo parlare i nativi nella propria lingua (come l'Olmi degli zoccoli, il Visconti della Terra trema.), ma non a rinunciare al cristo-biondo-occhio-ceruleo di fabbricazione normanna e tardo medievale...
Pasolini intelligentemente coniugò filologia e fedeltà iconografica, Gibson è stato più attento al box office, e s'è perciò tenuto il cristo californiano da surf, attentissimo anche a distanziarlo in effigie dal cristo rock di Jesus Crist Superstar.
Quanto al rinfocolamento delle polemiche è riuscito a Gibson quel che anni fa non riuscì a Scorsese in un film analogo. Il suo è pertanto un film tutto dentro i codici holywoodiani. Puro trash.
Alfio Squillaci
Lettera 4
Caro Dago, in ogni intervista rilasciata negli States Mel Gibson ha sempre sottolineato una cosa che secondo me è una ottima chiave di lettura del film: l'etimolgia del termine che è parte fondamentale del titolo della pellicola: PASSION.
PASSIONE
Dal lat. tardo passio¯ne(m), deriv. di pa°ti 'patire, subire, sopportare'
E se usassimo solo questa chiave per aprire la porta/interpretazione del film invece di un "molteplice" passe-partout ?
Pierluigi Barone
Lettera 5
Vorrei raccontare a Stefano Disegni un episodio importante della mia vita. Quando ero in prima media l'insegnante di lettere organizzò per la nostra classe la visione, presso un Cineforum, di un documentario sull'Olocausto e sui campi di sterminio nazisti. Fu un'esperienza sconvolgente. Nelle due ore di proiezione avevo maturato un odio e una voglia di vendetta spaventosi verso tutti i tedeschi. E non fui certo l'unica. Lo dissi alla mia insegnante e per fortuna lei mi fece capire, e lo capii facilmente, che la colpa di quell'orrore non fu del popolo tedesco, ma di alcuni pazzi che purtroppo andarono al potere in Germania in quel periodo. Speriamo che il padre del ragazzino che ha fatto la considerazione che Disegni riferisce, dopo aver visto il film di Mel Gibson, abbia informato il figlio su come sono andate le cose. Chissà, forse gli parlerà dell'Olocausto. Io l'ho fatto con mio figlio che ha nove anni, evitandogli documentari che nemmeno io, nemmeno adesso, riesco a sopportare. Non pensiamo sempre male! Stefano sapessi che pena infinita procura a noi cristiani la consapevolezza delle persecuzioni subite dagli ebrei, soprattutto quelle perpetrate in tempi non così lontani, quando l'umanità ne aveva fatta di strada dai tempi di Gesù! Non andrò a vedere il film di Mel Gibson. Ne ho fin sopra ai capelli della violenza. Viva "Pippo, Pluto, Paperino Supershow" oppure Andrew Blake a tarda sera, quando il pupo dorme e sono sola con mio marito.
Antonella
Lettera 6
Caro Dago, non ho letto Furio Colombo, me lo risparmio, anche perché immagino quello che può dire: è così banale. Non ho visto e non vedrò il film che sta facendo tanto scalpore fra i benpensanti.
Non me ne frega assolutamente della passione di Gesù, né di quello che Chiese eterogenee siano capace di mettere in scena. Abbiamo già le nostre croci, quella di Gesù sarebbe un più inutile: peggio di così non potremmo andare!
Come fa Furio Colombo a pensare a Gesù con Berlusconi che incombe?
Naturalmente io sono berlusconiano
Lettera 7
Caro Dago, qui in Germania il dibattito politico è tutto incentrato su questioni, come dire, "politiche". Un film qui è semplicemente un film. Certo, quello in questione è un film che fa discutere, ma non accende "passioni" né a sinistra né a destra che si scannano per cose serie, come il pacchetto di riforme proposte da Schröder.
Di tutti i commenti che ho letto sul tuo sito non ce n'è uno che dica semplicemente se il film è bello o è brutto, perché credo che, riguardo ai film, solo di questo si tratti. Invece no, anche qui destra contro sinistra, ogni pretesto è buono per scontrarsi, tutti improvvisamente sono diventati teologi ed esperti dei vangeli. E se si facessero una bella doccia fredda un po' tutti quanti?
Salvatore
P.S. Per la cronaca. L'altra sera al cinema Mathäser di Monaco di Baviera si contavano 8 spettatori. Alcuni passaggi del film sono stati sottolineati da sonore risate, il film in generale non è piaciuto, ma non sono state segnalate proteste né richieste di rimborso. Dopo il film birretta (a München è praticamente d'obbligo).
Lettera 8
Scusate, sarò come Alice nel Paese delle Meraviglie, ma vorrei porre alcune domande. Il film di Gibson è o no l'ennesimo sulla passione di Cristo? Perché se ne parla tanto? È l'ultima fatica di un "grande"? Di uno che ha vinto l'Oscar come regista? Un intellettuale che ha sempre fatto parlare di se? Ha inventato un nuovo filone cinematografico? Quale? Ha rivisitato le Scritture? Ha rimesso in discussione il Cristianesimo? Confutando chi, S.Paolo e S. Agostino? Mel Gibson non è quello che ha interpretato un film in cui percepiva i pensieri delle donne e ne approfittava per avere successo? Insomma stiamo parlando di un allievo di Bergman o di Pasolini? E gli interpreti chi sono? Monica Bellucci, Claudia Gerini e chi altri? Stiamo recensendo la Magnani? Non è che se ne parla perché Hollywood ha deciso d'incamerare un'altra montagna di quattrini? Non è che tanti furbacchioni VIP, sapendo che "Hollywood è Hollywood, bellezza", parlando di "Passion", parlano solo di se stessi?
Pier Franco
Dagospia 01 Aprile 2004