NEWMARKET FILM, OLD HOLLYWOOD - IL DISTRIBUTORE DE "LA PASSIONE DI CRISTO" HA DIMOSTRATO CHE CHI HA FIUTO E CORAGGIO PUÒ SUPERARE LE BARRIERE DELLA "MAFIA HOLLYWOODIANA". E PUÒ ANCHE GUADAGNARE MILIARDI..

Daniela Roveda per Il Sole 24 Ore

Chi l'ha mai detto che il dissenso e la provocazione non hanno più voce à Hollywood? Il fenomeno Newmarket Film, distributore del film più discusso dell'anno "La passione di Cristo", ha dimostrato in modo plateale che chi ha fiuto e coraggio può superare le barriere della Hollywood convenzionale. E chi sa orchestrare una buona campagna di marketing può anche guadagnare miliardi.

Uno dopo l'altro i grossi distributori americani hanno sbattuto la porta in faccia a Mel Gibson, regista e produttore de "La Passione", decisi a non invischiarsi in pericolose polemiche su un argomento delicato come la rappresentazione realistica del calvario di Gesù. Fino al giorno in cui Bob Berney, fondatore della Newmarket, ha detto di si, "La passione di Cristo" pareva destinato a essere visto da qualche centinaia di migliaia di spettatori e a scavare un buco di 30 milioni di dollari, nelle tasche del suo produttore e regista Gibson. A tutt'oggi la "Passione" ha portato a casa 300 milioni di dollari solo negli Usa, e secondo le previsioni il bottino al boxoffice potrebbe raggiungere il miliardo dì dollari a livello internazionale. Il film esce in Italia nel weekend di Pasqua.

Bob Berney ha sempre dimostrato una predilezione per argomenti così, "scottanti" da spaventare tutti i distributori tradizionali. Dalla carrellata di disfunzioni sessuali in "Happines", alle sperimentazioni erotiche di due teenagers in "Y tu mama tambien", Berney ha fatto scelte coraggiose ma non completamente arrischiate, scegliendo solo film di alta qualità artistica o di rilevanza culturale.

Tant'è che "Monster", la biografia di una brutale serial killer lesbica rifiutata persino dal suo produttore Universal Pictures, ha regalato quest'anno all'attrice Charlize Theron l'Oscar per migliore attrice. Mentre "Whale Rider", storia dell'ascesa di una ragazzina alla guida spirituale di una tribù Maori, dell'Australia, ha conquistato i critici e fruttato una "nomination" alla tredicenne Keisha Castle Hughes, la più giovane attrice candidata a un Oscar.

Prima di fondare la Newmatket un anno e mezzo fa, Bob Berney era entrato a far parte della rosa di personaggi "che contano" a Hollywood lanciando per la Ifc Film "My Big Fat Greek Wedding", il film indipendente che ha guadagnato di più nella storia del cinema, 241 milioni, di dollari. Due anni prima Berney aveva messo a segno un altro successo con "Memento", un thriller raccontato in una sequenza di flashback. Pur senza eguagliare l'incasso di "My Big Fat Greek Wedding", "Memento" era diventato uno dei maggiori successi commerciali indipendenti dell'anno (il 2000) con 20 milioni di dollari al boxoffice.

Il successo di Bob Berney, e della Newmarket, ha un segreto: il marketing. La premessa delle operazioni promozionali si fonda sulla convinzione che i film d'autore non devono necessariamente essere relegati ai (pochi) cinema d'essai, ma hanno in sé il potenziale per attirare un pubblico più tradizionale. «Sulla carta "Monster", rifiutato da tutti i distributori hollywoodiani, non aveva nessuna chance di uscire dai circuiti d'essai se ci fossimo limitati a descriverlo come la storia di una prostituta assassina - ha detto Berney -.



Ma una grossa fetta dl pubblico, soprattutto femminile, ha risposto positivamente al tema della violenza e delle difficoltà incontrate dalla protagonista». Se il film è ben scritto e ben recitato, quindi, non c'è bisogno del lieto fine. Anche "My Big Fat Greek Wedding", un film piacevole ma di certo non un capolavoro, deve il suo strepitoso successo al marketing, mirato inizialmente alle comunità greco-americane.

"La passione di Cristo" poi è un caso da libro di testo, anche se il "merito" deve andare principalmente all'argomento e al regista. Mel Gibson ha insegnato ancora una volta che la polemica vende, e che la controversia (in questo caso le accuse di antisemitismo) è il miglior veicolo pubblicitario. Alla Newmarket va comunque il merito, non indifferente, di avere avuto il coraggio di portare il film nei cinema. «L'esperienza de "La passione di Cristo" dimostra che anche un piccolo produttore indipendente può, mettere in circolazione un film e avere il successo di qualsiasi grosso "studio" hollywoodiano» ha detto Berney.

Il successo superiore alle più ottimistiche previsioni per ben tre film nello stesso anno - "La Passione, di Cristo", "Monster" e "Whale Rider" - potrebbe far pensare che le casse della Newmarket trabocchino di contante. Ma non è così: in base ai contratti la società incasserà una commissione fissa per la distribuzione, e non prenderà parte ai profitti.

Nemmeno per "Monster", un film che la Newmarket aveva avuto la possibilità di co-finanziare. La società ha scelto invece la strada meno rischiosa, dichiarando di voler crescere lentamente. É qui sta forse la maggiore differenza tra Bob Berney e Harvey Weinstein, fondatore di Miramax a cui la Newmarket è stata spesso paragonata.

Miramax ha prodotto, e non solo distribuito, molti dei suoi film, diventando una vera potenza hollywoodiana e rivoluzionando il cinema indipendente. La Newmarket non ha raggiunto almeno per ora la statura finanziaria della Miramax; ma di certo ha dato un altro scossone al copione stantio e prevedibile dei film hollywoodiani tradizionali.

La Newmarket ha tutte le intenzioni di continuare il filone della polemica, e i suoi prossimi film parlano da soli, "The Woodsman", storia di un pedofilo in lotta con la sua coscienza, rischia addirittura di essere meno controverso di "Silver City" una satira di John Sayles sulla democrazia americana con protagonista un governatore sgrammaticato, rampollo di una dinastia politica di destra: Ogni riferimento a chi siede alla Casa Bianca è del tutto casuale.


Dagospia 06 Aprile 2004