AJO, TRAVAGLIO E PEPERONCINO - VENGHINO, VENGHINO SIGNORI: È TORNATO IL CIRCO BANANAS. GRANDI ATTRAZIONI, NUMERI A COLORI, ANIMALI MAI VISTI! IN PISTA: BONOLIS, VESPA, CATTANEO.
Marco Travaglio per l'Unità
Nuovi inquietanti messaggi giungono dai sequestratori che da due anni e mezzo tengono in ostaggio la Rai. Abdel Salam Flav al Cattan comunica minaccioso a una prigioniera: «Tu non mi hai ancora visto incazzato, ti faccio vedere i sorci verdi, ti caccio a calci in culo». Tarok Insett Portaport al Vesp rincara la dose con un messaggio decisamente jettatorio: «La vita mi ha insegnato che chiunque mi abbia fatto del male, alla fine non ne ha tratto benefici. Mi riferisco a uno che poi è morto».
Più oscuro (ma la traduzione di Al Jazera potrebbe rivelarsi approssimativa) l'avvertimento del giovane kamikaze Mohamed Paol Bilanc al Bonol, che compare in un videomessaggio registrato al fianco di un serial-killer: «L'intervista a Bilancia si inserisce nel percorso che Domenica In sta facendo. Abbiamo parlato di fede, di maternità, di diritto alla vita, di Dio e domenica del lato oscuro della mente umana». Si accettano scommesse sulla prossima tappa del «percorso», e soprattutto sul prossimo ospite. Si era provato con un tecnico super partes, un certo dottor Mengele, ma pare che sia prematuramente scomparso.
Mentre scriviamo, ci comunicano che i tre sequestratori sono italiani e lavorano per il servizio pubblico radiotelevisivo. Lo stesso servizio pubblico che manda una lettera di diffida al dirigente Loris Mazzetti per un articolo sul l'Unità, mentre continua a far dirigere le tribune politiche a una signora indagata a Cosenza con richiesta di arresto per aver venduto poltrone del suo programma in cambio di servizi catering per feste private. Lo stesso servizio pubblico che, in nome della par condicio, oscura «Blu notte» sulla mafia e poi manda in onda un'intervista a un serial killer: un conto è regalare un microfono a Donato Bilancia, un altro è parlare di Falcone senza contraddittorio, in campagna elettorale per giunta. Oltretutto con «Ciao Darwin» Bonolis aveva anticipato di qualche anno la riforma Moratti. Onore al merito.
Si apprende poi che Cattaneo, direttore generale Rai, riconosce di essere «andato oltre i limiti». Una buona notizia: significa che persino Cattaneo ha dei limiti. Vespa invece rivela di essere sotto scorta della polizia per le minacce che riceve dall'Unità e da Europa («187 in 50 giorni»). Resta da capire chi, con grave sprezzo del pericolo, abbia mai osato «fare del male» a Vespa. Se non ricordiamo male, l'insetto è in onda dalla notte dei tempi, da quando annunciò trionfante, dalla questura di Milano, che il mostro di piazza Fontana era Pietro Valpreda e, nel 1980, dalla stazione di Bologna, che era scoppiata una caldaia (essendo il 2 agosto, era la prima cosa che veniva in mente).
La brillante carriera proseguì con pezzi di grande televisione come l'intervista sottobraccio all'imputato Forlani (allora suo «editore di riferimento»). O l'intervista al capezzale del ministro della malsanità De Lorenzo, che pareva moribondo salvo poi tornare prodigiosamente in salute e farsi sorprendere pochi giorni dopo a banchettare a quattro palmenti in un locale decisamente autobiografico: «I due ladroni». Se resta ignoto lo sfortunato nemico di Vespa, non altrettanto si può dire dei suoi amici. Che sono arcinoti, almeno quanto i benefìci ricevuti:
Per esempio Scattone e Ferraro, i fucilatori di Marta Russo, ricompensati con 260 milioni (il denaro, tratto dal canone degli italiani, fu versato dalla Rai sui conti di un prestanome, per aggirare la richiesta di sequestro dei beni dei due condannati avanzata dai parenti della vittima); o, per citare soltanto i grandi nomi, Monica Lewinsky, anch'essa attirata dai lauti compensi che la Rai riserva coi soldi nostri agli intellettuali del suo calibro. Senonchè, nel bel mezzo della registrazione di Porta a Porta, la ragazza si alzò di scatto dal divano bianco e fuggì a gambe levate. E dire che di interviste in ginocchio se ne intendeva. Un gesto eroico, il suo, rimasto purtroppo isolato.
Anche Mediaset ha scoperto all'improvviso la par condicio (che fino a un mese fa il padrone voleva abrogare in quanto «illiberale»). Ma non per i telegiornali di regime, e nemmeno per i programmi di cosiddetta informazione dei vari Taradash, Fede, Giordano, Del Debbio, Vigorelli, Belpietro. Solo per la Gialappa's. «La legge - spiega l'azienda, restando seria - ci obbliga a non influenzare, anche in modo surrettizio e allusivo, le libere scelte degli elettori». E questa, signori, è satira allo stato puro. Chapeau.
Dagospia 28 Aprile 2004
Nuovi inquietanti messaggi giungono dai sequestratori che da due anni e mezzo tengono in ostaggio la Rai. Abdel Salam Flav al Cattan comunica minaccioso a una prigioniera: «Tu non mi hai ancora visto incazzato, ti faccio vedere i sorci verdi, ti caccio a calci in culo». Tarok Insett Portaport al Vesp rincara la dose con un messaggio decisamente jettatorio: «La vita mi ha insegnato che chiunque mi abbia fatto del male, alla fine non ne ha tratto benefici. Mi riferisco a uno che poi è morto».
Più oscuro (ma la traduzione di Al Jazera potrebbe rivelarsi approssimativa) l'avvertimento del giovane kamikaze Mohamed Paol Bilanc al Bonol, che compare in un videomessaggio registrato al fianco di un serial-killer: «L'intervista a Bilancia si inserisce nel percorso che Domenica In sta facendo. Abbiamo parlato di fede, di maternità, di diritto alla vita, di Dio e domenica del lato oscuro della mente umana». Si accettano scommesse sulla prossima tappa del «percorso», e soprattutto sul prossimo ospite. Si era provato con un tecnico super partes, un certo dottor Mengele, ma pare che sia prematuramente scomparso.
Mentre scriviamo, ci comunicano che i tre sequestratori sono italiani e lavorano per il servizio pubblico radiotelevisivo. Lo stesso servizio pubblico che manda una lettera di diffida al dirigente Loris Mazzetti per un articolo sul l'Unità, mentre continua a far dirigere le tribune politiche a una signora indagata a Cosenza con richiesta di arresto per aver venduto poltrone del suo programma in cambio di servizi catering per feste private. Lo stesso servizio pubblico che, in nome della par condicio, oscura «Blu notte» sulla mafia e poi manda in onda un'intervista a un serial killer: un conto è regalare un microfono a Donato Bilancia, un altro è parlare di Falcone senza contraddittorio, in campagna elettorale per giunta. Oltretutto con «Ciao Darwin» Bonolis aveva anticipato di qualche anno la riforma Moratti. Onore al merito.
Si apprende poi che Cattaneo, direttore generale Rai, riconosce di essere «andato oltre i limiti». Una buona notizia: significa che persino Cattaneo ha dei limiti. Vespa invece rivela di essere sotto scorta della polizia per le minacce che riceve dall'Unità e da Europa («187 in 50 giorni»). Resta da capire chi, con grave sprezzo del pericolo, abbia mai osato «fare del male» a Vespa. Se non ricordiamo male, l'insetto è in onda dalla notte dei tempi, da quando annunciò trionfante, dalla questura di Milano, che il mostro di piazza Fontana era Pietro Valpreda e, nel 1980, dalla stazione di Bologna, che era scoppiata una caldaia (essendo il 2 agosto, era la prima cosa che veniva in mente).
La brillante carriera proseguì con pezzi di grande televisione come l'intervista sottobraccio all'imputato Forlani (allora suo «editore di riferimento»). O l'intervista al capezzale del ministro della malsanità De Lorenzo, che pareva moribondo salvo poi tornare prodigiosamente in salute e farsi sorprendere pochi giorni dopo a banchettare a quattro palmenti in un locale decisamente autobiografico: «I due ladroni». Se resta ignoto lo sfortunato nemico di Vespa, non altrettanto si può dire dei suoi amici. Che sono arcinoti, almeno quanto i benefìci ricevuti:
Per esempio Scattone e Ferraro, i fucilatori di Marta Russo, ricompensati con 260 milioni (il denaro, tratto dal canone degli italiani, fu versato dalla Rai sui conti di un prestanome, per aggirare la richiesta di sequestro dei beni dei due condannati avanzata dai parenti della vittima); o, per citare soltanto i grandi nomi, Monica Lewinsky, anch'essa attirata dai lauti compensi che la Rai riserva coi soldi nostri agli intellettuali del suo calibro. Senonchè, nel bel mezzo della registrazione di Porta a Porta, la ragazza si alzò di scatto dal divano bianco e fuggì a gambe levate. E dire che di interviste in ginocchio se ne intendeva. Un gesto eroico, il suo, rimasto purtroppo isolato.
Anche Mediaset ha scoperto all'improvviso la par condicio (che fino a un mese fa il padrone voleva abrogare in quanto «illiberale»). Ma non per i telegiornali di regime, e nemmeno per i programmi di cosiddetta informazione dei vari Taradash, Fede, Giordano, Del Debbio, Vigorelli, Belpietro. Solo per la Gialappa's. «La legge - spiega l'azienda, restando seria - ci obbliga a non influenzare, anche in modo surrettizio e allusivo, le libere scelte degli elettori». E questa, signori, è satira allo stato puro. Chapeau.
Dagospia 28 Aprile 2004