A PROPOSITO DI UN AGNELLI/5- IN BARCA CON PAPA' E LUCA CON FIDANZATA ATTRICE - IL SOGNO DI OCCUPARE LA PRIMA POLTRONA DELLA JUVE - IL RAPPORTO CON RAUL GARDINI.
Tratto da Edoardo senza corona.senza scorta - a proposito di un Agnelli, di Marco Bernardini, Spoon River, Graphot Editrice
Non era andata bene. Era andata molto diversamente, insomma, da come e da quello che Edoardo aveva provveduto a disegnare nella sua fantasia. La crociera in Costa Azzurra si era risolta in tre bagni, uno dei quali con il rischio di annegare per crampi, e in due fritture di pesce cucinate a Nizza e fatte arrivare calde e croccanti sulla Caprice.
Poi, dopo due giorni appena, un elicottero era sceso a pelo d'acqua e suo padre era salito a bordo lasciando la compagnia per "improrogabili impegni di lavoro". Lui era rimasto con Luca (Montezemolo), la sua fidanzata attrice, un paio di amiche in topless permanente, il conte e la sua signora più annoiati che mai. Avrebbe potuto riposare. Ma non era il riposo che andava cercando. Proprio il contrario. Non era tornato in Italia per abbronzarsi al sole di luglio (.)
Suo padre era stato costretto a partire per New York. Il suo cuore, affaticato, aveva ricominciato a ballare la rumba nel petto ed i by-pass andavano controllati per bene. Oltre la sofferenza fisica, anche quella morale per il babbo. Rarissimamente era successo che il padrone e primo tifoso della squadra disertasse il varo stagionale della corazzata bianconera, la sua squadra di pallone.
Era accaduto un paio di volte, in precedenza, e per ragioni sempre molto gravi. Quella sarebbe stata la terza. Ma la brava gente del calcio già era al corrente della defezione obbligata, sicché non si sarebbe stupita vedendo quel posto vuoto sulla panchina occupata dall'allenatore e dai suoi collaboratori e basta.
Edoardo, in prima battuta, aveva pensato di andare lui a colmare quell'assenza. In fin dei conti, si sarebbe trattato di un figlio al posto del padre: cosa buona e giusta (.)
La decisione di raggiungere Assisi e di partecipare, uomo tra gli uomini, ad un evento il cui senso più profondo andava oltre la forza della manifestazione sul posto poiché avrebbe dovuto coinvolgere l'intera umanità in una sorta di catena emotiva planetaria, Edoardo l'aveva presa dopo aver ricevuto risposta ad una lettera che lui aveva voluto scrivere all'amico Raul (Gardini).
Il finanziere era tornato a Ravenna, in quei giorni, e non se la passava bene. l giornali avevano cominciato una campagna negativa contro la sua persona, prima sottilmente velenosa eppoi sempre più spudorata e mirata allo sgretolamento della sua immagine. Non solo, forse anche all'annientamento fisico della persona. Che vi fosse, sotto, qualche cosa di vergognosamente premeditato e finalizzato alla distruzione dell'imprenditore Raul era piuttosto evidente.
Le ragioni di quella guerra le sapevano in pochi. I soliti burattinai nascosti dietro la scena, eppure ben abili nel muovere i fili a loro piacimento per stabilire a loro vantaggio il finale della commedia. Come si dice, un disegno per una vittima designata oltre al peso delle proprie responsabilità oggettive. Scagli la prima pietra, però.
Bene, a Edoardo gli intrighi piacevano niente. Seppoi intesi a colpire un buon conoscente ed una persona che a lui era sembrata né peggiore e né migliore di tante altre, questo proprio non lo sopportava. Ecco perché aveva voluto esprimere a Raul tutta la sua solidarietà, innanzi tutto come uomo e soltanto dopo come imprenditore e uomo di finanza.
Nella lettera, a margine del conforto ufficiale, si era anche preoccupato di annunciare all'amico le sue volontà operative per il futuro prossimo. Pensava che lui lo potesse capire, se non addirittura appoggiarle. Era anima semplice, Raul, nascosta dietro la scorza del duro. Amava il mare, più di ogni altra cosa. E con il mare parlava, sicuro di trovare comprensione. A lui poteva svelare i suoi intendimenti per il futuro. Un futuro, si augurava, non troppo lontano nel tempo e niente tribolato. Insieme su una barca a vela, magari.
(5. continua)
Dagospia 06 Maggio 2004