VATICAN REPORT - ALZATEVI, ANDIAMO A STAMPARE IL LIBRO DEL PAPA E QUELLO ANTI-PAPA - TETTAMANZI AL PISTACCHIO - TRADURRE WOJTYLA E' UN PO' TRADIRE KAROL.

1 - LE TENTAZIONI DEL CARDINALE
Da Libero
- Sabato sera, sono da poco passate le ventuno, seduti ai tavolini della gelateria Risorgimento, nell'omonima piazza romana, a pochi passi dall'ingresso laterale del Vaticano, c'era un gruppo di alti prelati. Distesi, sorridenti, discutono con serenità e gustano un gelato. Tra loro un personaggio di eccezione: l'arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, il porporato su cui si appuntano spesso le attenzioni dei vaticanisti che lo indicano come un accreditato successore di Giovanni Paolo II.

Il capo della Chiesa ambrosiana è a Roma per una fitta serie di impegni, tutti importanti. Sabato pomeriggio ha celebrato nei giardini del Vaticano un rosario, cui ha preso parte una delegazione di fedeli milanesi. Domenica ha preso alle cerimonie per la canonizzazione di don Luigi Orione e, ieri, si era presente alla riunione della Conferenza episcopale italiana e ai festeggiamenti per gli 84 anni del Papa.
Fra tanto lavoro c'è stato il tempo per un gelato, una coppa da quattro euro. Gusti prescelti: pistacchio, crema e vaniglia, non senza una spruzzatina di panna ed un biscotto.

2 - TRADURRE E' UN PO' TRADIRE
Andrea Tornielli per Il Giornale


In «Alzatevi, andiamo!», il nuovo libro di Papa Wojtyla, c'è stato un deciso cambiamento di strategia da parte della Santa Sede: questa volta la libreria Editrice Vaticana - che detiene i diritti dell'edizione polacca, mentre ha ceduto a Mondadori quelli per la pubblicazione negli altri Paesi - ha fornito all'editore di Segrate il testo già tradotto. Per quale motivo?

La ragione sta nell'imbarazzante debacle accaduta nel 1994, con «Varcare le soglie della speranza», il libro-intervista a Giovanni Paolo Il scritto da Vittorio Messori. In quella occasione, infatti, la traduzione nelle varie lingue venne curata dai rispettivi editori. Particolarmente disastrosa fu quella tedesca. La casa editrice Hoffman und Campe, che si era aggiudicata i diritti, pubblicò infatti un testo con svarioni clamorosi, a cominciare dai titoli dei capitoli.

Ad esempio, il titolo del capitolo XII, «è così che ci salva» (cioè: è così che Cristo ci salva) venne tradotto in «Così egli si salva». In un'altra pagina dell'edizione tedesca del libro si legge che «l'enciclica Redemptor hominis apparve il 16 ottobre 1978», mentre nell'edizione originale in italiano la data era correttamente indicata nel 4 marzo 1979: il 16 ottobre dell'anno precedente Wojtyla veniva eletto dal conclave quale successore di Giovanni Paolo I e nonostante l'eccezionalità dei personaggio certamente non avrebbe potuto già quella stessa sera produrre un'enciclica programmatica.

In un altro punto dell'edizione tedesca di «Varcare le soglie della speranza» sono «saltate» ben dieci righe di testo papale, per non parlare di altre esilaranti sviste, come «l'interpretazione teistica del mondo» che è stata tradotta «interpretazione ateistica del mondo», o il diavolo «principe delle tenebre» trasformato in «principio delle tenebre».

Per evitare tutto questo, la Santa Sede ha preferito dunque fornire all'editore le principali traduzioni dal testo originale polacco. Sorprende, invece, il fatto che il nuovo libro del Papa esca contemporaneamente in Italia, Polonia, Germania e Spagna, ma non negli Stati Uniti. Secondo alcune fonti la trattativa con gli editori d'Oltreoceano sarebbe andata un po' per le lunghe a causa dell'importante costo dei diritti.



3 - ALZATEVI, ANDIAMO A STAMPARE IL LIBRO DEL PAPA E QUELLO ANTI-PAPA
Vittorio Messori per il Corriere della Sera


Dieci anni fa, fu Joaquìn Navarro Valls, portavoce della Santa Sede, a suggerire e a gestire l'operazione mondiale che portò ai 20 milioni di copie, in 53 lingue, di «Varcare la soglia della Speranza». E' dalla sua valigetta posata sul tavolo di un ristorante che uscì, per essermi affidata, una cartella bianca con le insegne papali e sulla quale stava il titolo, scritto a mano dallo stesso autore. Uomo di media, Navarro era, ed è, convinto che l'apostolato deve servirsi di ogni strumento e ricercare la migliore efficacia.

Anche da qui la decisione di affidare i libri «privati» del Papa a un grande editore italiano, contando sulla sua organizzazione e i suoi legami internazionali. Dopo un paio di titoli con la Libreria editrice vaticana, Giovanni Paolo II rientra ora nel catalogo della casa di Segrate con il nuovo libro «Alzatevi, andiamo!». Una scelta editoriale che, in Vaticano, molti approvano mentre lascia altri perplessi, ma che fu favorita anche dalla conversione a un cattolicesimo molto ortodosso di Leonardo Mondadori, il presidente della editrice scomparso da non molto.

In questi giorni, però, in certi ambienti religiosi è stato fatto notare che la casa di Segrate ha in distribuzione pure la quattordicesima edizione del «Codice Da Vinci». E', da mesi, il suo maggiore best seller, ma è anche un libro di una tale virulenza verso il cattolicesimo in generale e l'Opus Dei in particolare che - mentre in Europa la Prelatura ha scelto, come male minore, la strategia del silenzio - negli Stati Uniti un gruppo di membri ha denunciato l'autore per diffamazione aggravata. Ora, com'è noto, anche il portavoce vaticano è, da sempre, un «numerario», cioè un membro full time dell'Opus Dei.

Giovanni Paolo II, dunque, e Dan Brown, l'americano che presenta la mitica Obra come una piovra mafiosa e assassina, sono i maggiori successi, per giunta in contemporanea, della Mondadori. La quale occupa in questi giorni pagine di pubblicità per entrambi i titoli.

Una contraddizione stridente, un sospetto di cinismo, un motivo di imbarazzo? Di simili problemi parlai più volte con Leonardo che, da convertito (e proprio attraverso l'Opus Dei) ma, al contempo, da manager realista, mi parlò dell'apertura a ogni voce che deve contrassegnare una casa «universalista» come quella voluta da Arnoldo. Una casa non ideologica, non di nicchia, dove dunque - in omaggio all' open society alla Popper - deve essere riconosciuta cittadinanza a chiunque abbia qualcosa da dire e lo sappia dire.

Mi ripeteva, il nipote del Grande Vecchio, che la sua strategia di presidente e, al contempo, di cattolico fervente, non era rifiutare alcun autore bensì aggiungerne altri. Al lettore, poi, scegliere e trarre le sue conseguenze.


Dagospia 18 Maggio 2004