PAROLAIO - IL RAGAZZO DI DESTRA HA IL CUORE RATTRAPPITO - SCALFARI "SEPULTUM" - SERRA STORICO - LE ASCELLE DI CANNES, ATOMI PUTREFATTI - CORDELLI, "IN QUANTO ARTISTA", CONTRO L'ARTICOLISTA TABUCCHI.
Pierluigi Battista per La Stampa
1 - PSICOPOLITICA. Sembrava che l'ossessione classificatoria si fosse affievolita. E invece il tormentone ultra-bipolarista sulle bizzarre distinzioni tra destra e sinistra continuano a infiammare l'immaginazione, a proporre dicotomie suggestive ma bislacche, ad alimentare la rappresentazione febbricitante di due Italie che non solo si guardano in cagnesco ma che indossano abiti di destra o di sinistra, ingurgitano bibite di sinistra o di destra, ascoltano canzonette un po' di destra e un po' di sinistra.
La smania definitoria sembra per esempio aver catturato anche profondi studiosi dell'anima come Umberto Galimberti che crede a tal punto alla distinzione tra destra e sinistra da voler elaborare la raffigurazione addirittura di due tipi umani contrapposti. Non politici, culturali, sociali, ma umani. Intervistato dall'Espresso sulla fisionomia spirituale delle nuove generazioni, infatti, Galimberti sostiene che tra il giovane di destra e quello di sinistra c'è «una differenza antropologica, non politica».
Antropologica? Antropologica: «in modo schematico, il ragazzo di sinistra ha un cuore, è portatore di una certa sensibilità», mentre «il ragazzo di destra ha il cuore rattrappito sulla difesa dei suoi privilegi». Alcuni hanno un cuore, altri no. Alcuni hanno una sensibilità umana, altri no. I buoni da una parte, i cattivi dall'altra. Chi con l'anima, chi senza. All'anima.
2 - LATINORUM. È da tanto tempo oramai che Eugenio Scalfari conduce instancabilmente un gioco molto sofisticato nella sua somma perfidia. Egli infatti ama disseminare i suoi articoli, specialmente quelli domenicali, più lunghi e letti in una giornata in cui l'atmosfera festiva e riposante tende ad abbassare la soglia dell'attenzione vigile dei destinatari, di errori e sviste palesemente deliberati per saggiare la reattività dei lettori.
Scalfari, che conosce i classici e le lingue antiche a menadito, fa finta di sbagliare le citazioni, a cominciare da quelle latine, e come in un concorso a premi vince chi ha individuato più errori. Qualche volta, però, il gioco è meno complicato e più riconoscibile. E questa settimana in un articolo scalfariano su Repubblica, pur finemente occultato tra le righe, compare inopinatamente un «parce sepultum». Troppo facile, stavolta. Si vedrà in seguito, ad maioris.
3 - CRONOPOLITICA. Gli errori, peraltro, non sono sempre voluti e ricercati. E qualche volta risultano addirittura imbarazzanti se fioriscono in un articolo che vorrebbe bacchettare e deplorare vivamente gli svarioni altrui. Michele Serra su Repubblica, per esempio, è molto severo con la rozzezza, la grossolanità, l'incultura degli americani che fanno la guerra con disinvoltura e superficialità ma che invece dovrebbero impegnarsi a «studiare la storia e la geografia».
Giusto, devono studiare la storia e la geografia. E studiando la storia e la geografia, chiosa Serra, dovrebbero capire, i testoni, che «tra noi e la seconda guerra mondiale c'è la stessa distanza cronologica che separa la seconda guerra mondiale dall'Austria di Cecco Beppe. In sessant'anni il mondo è cambiato». E certo che il mondo è cambiato. Anche se i testoni americani, studiando la storia e la geografia, non dovrebbero prendere l'esempio alla lettera, non foss'altro perché dalla morte di Francesco Giuseppe all'inizio della seconda guerra mondiale gli anni non sono sessanta, ma solo ventidue. E lo capissero una buona volta, quegli yankees testoni.
4 - BACKSTAGE. Si discute dell'eroismo italiano. Ma quale medaglia al merito, quale onorificenza, quale attestato glorioso potrebbe essere sufficiente per premiare chi ha seguito per i giornali il festival di Cannes. Scrive infatti Alberto Crespi sull'Unità che a Cannes si celebra l'eroismo dei nasi sventuratamente collocati nelle vicinanze delle ascelle: «puzziamo tutti», «sventagliate di atomi putrefatti si scaraventano sulle froge», «è un mondo no-global affratellato dalla mancanza di tempo per lavarsi». Tempo al tempo, medaglia alle froge.
5 - DUCHI. Puntuto Franco Cordelli, l'autore del Duca di Mantova intervistato da Caterina Soffici del Giornale. A proposito del collega Antonio Tabucchi, il collega Cordelli considera, senza assurde inclinazioni alla rissa letteraria: «gli piacerebbe a Tabucchi scrivere un libro come il mio. Lui scrive solo articoli, io mi esprimo in quanto artista». In quanto.
Dagospia 25 Maggio 2004
1 - PSICOPOLITICA. Sembrava che l'ossessione classificatoria si fosse affievolita. E invece il tormentone ultra-bipolarista sulle bizzarre distinzioni tra destra e sinistra continuano a infiammare l'immaginazione, a proporre dicotomie suggestive ma bislacche, ad alimentare la rappresentazione febbricitante di due Italie che non solo si guardano in cagnesco ma che indossano abiti di destra o di sinistra, ingurgitano bibite di sinistra o di destra, ascoltano canzonette un po' di destra e un po' di sinistra.
La smania definitoria sembra per esempio aver catturato anche profondi studiosi dell'anima come Umberto Galimberti che crede a tal punto alla distinzione tra destra e sinistra da voler elaborare la raffigurazione addirittura di due tipi umani contrapposti. Non politici, culturali, sociali, ma umani. Intervistato dall'Espresso sulla fisionomia spirituale delle nuove generazioni, infatti, Galimberti sostiene che tra il giovane di destra e quello di sinistra c'è «una differenza antropologica, non politica».
Antropologica? Antropologica: «in modo schematico, il ragazzo di sinistra ha un cuore, è portatore di una certa sensibilità», mentre «il ragazzo di destra ha il cuore rattrappito sulla difesa dei suoi privilegi». Alcuni hanno un cuore, altri no. Alcuni hanno una sensibilità umana, altri no. I buoni da una parte, i cattivi dall'altra. Chi con l'anima, chi senza. All'anima.
2 - LATINORUM. È da tanto tempo oramai che Eugenio Scalfari conduce instancabilmente un gioco molto sofisticato nella sua somma perfidia. Egli infatti ama disseminare i suoi articoli, specialmente quelli domenicali, più lunghi e letti in una giornata in cui l'atmosfera festiva e riposante tende ad abbassare la soglia dell'attenzione vigile dei destinatari, di errori e sviste palesemente deliberati per saggiare la reattività dei lettori.
Scalfari, che conosce i classici e le lingue antiche a menadito, fa finta di sbagliare le citazioni, a cominciare da quelle latine, e come in un concorso a premi vince chi ha individuato più errori. Qualche volta, però, il gioco è meno complicato e più riconoscibile. E questa settimana in un articolo scalfariano su Repubblica, pur finemente occultato tra le righe, compare inopinatamente un «parce sepultum». Troppo facile, stavolta. Si vedrà in seguito, ad maioris.
3 - CRONOPOLITICA. Gli errori, peraltro, non sono sempre voluti e ricercati. E qualche volta risultano addirittura imbarazzanti se fioriscono in un articolo che vorrebbe bacchettare e deplorare vivamente gli svarioni altrui. Michele Serra su Repubblica, per esempio, è molto severo con la rozzezza, la grossolanità, l'incultura degli americani che fanno la guerra con disinvoltura e superficialità ma che invece dovrebbero impegnarsi a «studiare la storia e la geografia».
Giusto, devono studiare la storia e la geografia. E studiando la storia e la geografia, chiosa Serra, dovrebbero capire, i testoni, che «tra noi e la seconda guerra mondiale c'è la stessa distanza cronologica che separa la seconda guerra mondiale dall'Austria di Cecco Beppe. In sessant'anni il mondo è cambiato». E certo che il mondo è cambiato. Anche se i testoni americani, studiando la storia e la geografia, non dovrebbero prendere l'esempio alla lettera, non foss'altro perché dalla morte di Francesco Giuseppe all'inizio della seconda guerra mondiale gli anni non sono sessanta, ma solo ventidue. E lo capissero una buona volta, quegli yankees testoni.
4 - BACKSTAGE. Si discute dell'eroismo italiano. Ma quale medaglia al merito, quale onorificenza, quale attestato glorioso potrebbe essere sufficiente per premiare chi ha seguito per i giornali il festival di Cannes. Scrive infatti Alberto Crespi sull'Unità che a Cannes si celebra l'eroismo dei nasi sventuratamente collocati nelle vicinanze delle ascelle: «puzziamo tutti», «sventagliate di atomi putrefatti si scaraventano sulle froge», «è un mondo no-global affratellato dalla mancanza di tempo per lavarsi». Tempo al tempo, medaglia alle froge.
5 - DUCHI. Puntuto Franco Cordelli, l'autore del Duca di Mantova intervistato da Caterina Soffici del Giornale. A proposito del collega Antonio Tabucchi, il collega Cordelli considera, senza assurde inclinazioni alla rissa letteraria: «gli piacerebbe a Tabucchi scrivere un libro come il mio. Lui scrive solo articoli, io mi esprimo in quanto artista». In quanto.
Dagospia 25 Maggio 2004