DIAMANTI (ILVO) PER DAGOSPIA - UNA BANDANA DA PRENDERE SUL SERIO - I MIRACOLI DI PORTO ROTONDO DEL BEATO SILVIO, LEADER POLITICO DELLA POLITICA LIGHT, "LONTANA" DA ROMA, FATTA A "CASA SUA".
C'è molta adrenalina negli articoli di Ilvo Diamanti, il sociologo dell'economia che per primo ha scoperto i pregi e i difetti del Nord-Est. Lo stile ricorda quello dello scrittore americano, James Ellroy: frasi secche, pensieri elettrici, senza perifrasi, senza retorica.
Nell'articolo di ieri su "Repubblica", Diamanti ha colpito "i miracoli di Porto Rotondo" e ha indicato Dagospia tra "i siti "beninformati" che hanno abbandonato il mondo dello spettacolo privilegiando lo spettacolo della politica, dell'impresa, della finanza". Il sociologo prediletto da Prodi, non ama le citazioni storiche. E' questo il motivo per cui non ha evocato Madame de Rambouillet, che 1627 diede vita al primo salotto contro il re di Francia, un luogo di conversazione dove l'ironia incontrava la verità. Sono passati quasi 400 anni e i salotti "elettronici" colpiscono la fantasia dei rari Diamanti che circolano in Italia.
UNA BANDANA DA PRENDERE SUL SERIO
Ilvo Diamanti per La Repubblica
L´ironia sulla bandana, indossata con disinvoltura dal premier in occasione della visita "privata" di Tony Blair a Porto Rotondo. è sbagliata. Bisogna prendere sul serio, la bandana, in tempi di politica dell´immagine, fatta di volti, corpi, segni, a cui i media offrono un necessario, complice sostegno. Anche quando trasudano dileggio e spregio. E parlano di non-politica, dedicando a essa pagine e pagine di politica. D´altronde siamo in piena estate. Ferragosto. E la politica, i politici, si "denudano" del loro ruolo pubblico. (E non solo di quello). Apparendoci, oppure dissimulandosi nel privato. Che, spesso, sempre più spesso, costituisce il loro mondo privilegiato.
Quello attraverso il quale comunicano con la "gente comune". Così, il Berlusconi di Ferragosto interpreta al meglio, senza faticare, il modello della personalizzazione leggera, della politica come gossip. E offre all´opinione pubblica un grandangolo sulle debolezze dei potenti. Guardate con malcelata soddisfazione, perché li rende "tanto simili a noi" (e magari, anche peggiori). Il "Berlusconi privato", d´altronde, non è molto diverso da quello pubblico. Perché il premier svolge molte delle sue attività più importanti in spazi "privati".
A casa sua. Nelle sue diverse residenze, sparse in Italia. A Roma, Milano. In Sardegna. Dove da tempo si è dedicato a costruire una residenza imperiale. In Sardegna, peraltro, Berlusconi ci va non solo d´estate. Vi trascorre, invece, lunghi periodi dell´anno. Quando, in particolare, deve "cambiare faccia". Con un lifting, nell´ultimo inverno, per affrontare la lunga e dura campagna elettorale incombente. Oggi, impegnato a ridurre - pare - la calvizie che lo affligge e lo fa penare.
In agosto, poi, la Sardegna diventa l´Isola dei famosi. Sulla quale (in concorrenza con Briatore) regna il premier. Che ne ha fatto la sede dei suoi vertici politici e di Stato. L´anno scorso il presidente russo Putin. Accolto anch´esso in bermuda e camicia - spalancata, più che aperta. Putin stesso, il torace nudo. Immortalati, entrambi, mentre procedono in mezzo a una fantasmagorica foresta di cactus. Quest´anno Blair. Accolto insieme alla moglie Cherie, con la cordialità dell´ospite munifico ed esuberante, fra cene e canti (sicuramente) memorabili. L´isola dei (ricchi e) famosi. Affollata, d´estate più che mai, da giornalisti e fotografi. Un grande teatro mediatico. Di cui Berlusconi è regista e protagonista.
Tuttavia, non solo di un fatto spettacolare si tratta, anche se lo spettacolo certamente conta. È che raffigura la politica condotta "lontano" da Roma. Dalle aule "sorde e grigie" del Parlamento. Dai conciliaboli complicati e sterili dei partiti. Così, sotto gli occhi di tutti, Berlusconi mette in scena e interpreta la "politica a modo suo". Fatta a "casa sua". Senza gravare sui bilanci dello stato. Incontrando i potenti della terra, trattati come compari e amici. I dialoghi sull´Iraq con Blair e in collegamento telefonico con l´amico George W., per invitarlo a usare prudenza con le città sacre degli sciiti. Fra un aperitivo e una canzone. Fra un piatto di pesce e una chiacchiera in libertà.
Un modulo collaudato. Che, tuttavia, quest´anno viene svolto con rinnovata, determinata convinzione. Perché il mito del lìder maximo della maggioranza e del paese, appare un po´ pallido. Appannato dall´esito deludente delle elezioni europee e amministrative di giugno. Gli stessi leader alleati, Fini e soprattutto Casini, che reclamano la fine della "monarchia assoluta". Il passaggio alla democrazia della "coalizione", improntata dalle decisioni coordinate e negoziate. Dalla collegialità.
L´estate in Sardegna, per questo, è il seguito della resa dei conti romana. Serve a sottolineare come la Casa delle Libertà sia casa sua. Lo incorona di nuovo come sovrano. Sposta la capitale da Roma a Porto Rotondo. Evoca un metodo di governo che, per imitazione, si allarga altrove. Il processo riformista, ad esempio, invece che nelle sedi istituzionali (sorde e grigie, dove si discute troppo e male), avviene in ambienti vacanzieri. Soprattutto in montagna, dove il pensiero vola più alto. Così a Lorenzago, a fine estate, alcuni uomini politici della maggioranza, particolarmente saggi, fra una passeggiata e l´altra, immaginano proposte sagge per ridisegnare la forma di Stato e di governo. E magari la legge elettorale.
Non c´è molto da sorridere né tanto meno da ridere. Perché a questo metodo ci stiamo assuefacendo. Per inerzia. Alla politica raccontata dai settimanali rosa, dalle pagine rosa dei quotidiani grigi. E dai siti "beninformati", come Dagospia, che hanno abbandonato il mondo dello spettacolo - noioso e privo di interesse - privilegiando lo spettacolo della politica, dell´impresa, della finanza. E dei media.
C´è poco da ridere sul trionfo della non-politica, cui noi stessi partecipiamo, dedicandogli tanto spazio. Contribuendo al tentativo di Berlusconi di riprendersi a ferragosto - a colpi di immagine - il ruolo perduto in giugno - alle elezioni. Riconquistando, peraltro, quella Sardegna, che Soru gli ha sottratto.
Meglio non sorridere. Meglio prendere sul serio la bandana e il (presunto) trapianto. Che concorre a rilanciare il modello dell´uomo di successo. Capace di rinnovarsi, quando lo consideri un prodotto inesorabilmente scaduto. E di compiere i miracoli: cambiare faccia, farsi ricrescere i capelli. Sfidando i luoghi comuni, e il ridicolo. Icona dell´uomo comune del nostro tempo che teme l´incedere del tempo, rifiuta i segni del tempo e, per questo, cerca di fermare il tempo. Rimuove la vecchiaia. Vorrebbe restare per sempre giovane. Ma si accontenta, almeno, di apparire non-vecchio. Incurante della stampa di genere e di quella ostile. Perché vuole trasmettere simpatia. Complicità. All´Opinione Pubblica. E ottimismo. Un diverso sguardo sul presente, per migliorare l´immagine del futuro.
Viene in mente, per contrasto, l´altra immagine che ha riempito i media, nell´ultima settimana. Pur sapendo di rischiare un paragone blasfemo. O, per altri motivi, demagogico. Ma l´abbiamo vista, sulle stesse pagine degli stessi giornali. La figura del Pontefice. Dolente. La malattia e la vecchiaia indossate con ostentazione. Quasi esibite. In modo consapevole. Strategico. Considerata l´attenzione assoluta che il Pontefice ha dedicato, da sempre, alla comunicazione. All´immagine. Trasformando se stesso, il proprio corpo (sempre più piegato), il proprio volto (sempre più scavato), i propri viaggi (sempre più epici) in un messaggio. (Come ha sostenuto Edmondo Berselli sull´Espresso di questa settimana).
La coincidenza del calendario induce a osservare e infine a contrapporre queste due immagini. Il Pontefice e il premier. Il Parkinson invece della bandana. Le rughe come solchi profondi invece della pelle tirata. Le parole sussurrate in un soffio, invece delle canzoni interpretate disinvoltamente. La bocca come una ferita invece del sorriso collaudato. E, invece della residenza stabile e rutilante di Porto Rotondo, il viaggio (perenne: è sempre in viaggio, Karol Wojtyla) a Lourdes. Terra santa, per un pellegrinaggio incessante di malati, nel corpo e nell´anima, in cerca di miracoli. Ma, anzitutto, di serenità. E di speranza. Speranza (non ottimismo): "fede" (non fiducia) che qualcosa cambierà. Oggi. E se non oggi, domani. E se non domani, domani l´altro.
È giusto, allora, prendere sul serio le rappresentazioni estive. Anche quando sembrano banali. Le bandane e le corti di ferragosto. Le costituenti alpine e le feste di partito. Ma non "troppo" sul serio. Perché spesso le secessioni annunciate d´agosto in settembre sfiniscono. Le polemiche, sopite all´ombra degli ombrelloni, si risollevano, spinte dal vento d´ottobre. O al contrario: le questioni alimentate ad arte si sfiatano. E l´ottimismo estivo in autunno si raffredda. Talora gela. Meglio prendere sul serio, in tempi come questi, le immagini, i segni. Ma senza esagerare. E senza porre tutto sullo stesso piano. Irretiti dai riti mediatici.
Per i miracoli - a esempio - Porto Rotondo continua a sembrarci meno affidabile di Lourdes...
Dagospia 23 Agosto 2004
Nell'articolo di ieri su "Repubblica", Diamanti ha colpito "i miracoli di Porto Rotondo" e ha indicato Dagospia tra "i siti "beninformati" che hanno abbandonato il mondo dello spettacolo privilegiando lo spettacolo della politica, dell'impresa, della finanza". Il sociologo prediletto da Prodi, non ama le citazioni storiche. E' questo il motivo per cui non ha evocato Madame de Rambouillet, che 1627 diede vita al primo salotto contro il re di Francia, un luogo di conversazione dove l'ironia incontrava la verità. Sono passati quasi 400 anni e i salotti "elettronici" colpiscono la fantasia dei rari Diamanti che circolano in Italia.
UNA BANDANA DA PRENDERE SUL SERIO
Ilvo Diamanti per La Repubblica
L´ironia sulla bandana, indossata con disinvoltura dal premier in occasione della visita "privata" di Tony Blair a Porto Rotondo. è sbagliata. Bisogna prendere sul serio, la bandana, in tempi di politica dell´immagine, fatta di volti, corpi, segni, a cui i media offrono un necessario, complice sostegno. Anche quando trasudano dileggio e spregio. E parlano di non-politica, dedicando a essa pagine e pagine di politica. D´altronde siamo in piena estate. Ferragosto. E la politica, i politici, si "denudano" del loro ruolo pubblico. (E non solo di quello). Apparendoci, oppure dissimulandosi nel privato. Che, spesso, sempre più spesso, costituisce il loro mondo privilegiato.
Quello attraverso il quale comunicano con la "gente comune". Così, il Berlusconi di Ferragosto interpreta al meglio, senza faticare, il modello della personalizzazione leggera, della politica come gossip. E offre all´opinione pubblica un grandangolo sulle debolezze dei potenti. Guardate con malcelata soddisfazione, perché li rende "tanto simili a noi" (e magari, anche peggiori). Il "Berlusconi privato", d´altronde, non è molto diverso da quello pubblico. Perché il premier svolge molte delle sue attività più importanti in spazi "privati".
A casa sua. Nelle sue diverse residenze, sparse in Italia. A Roma, Milano. In Sardegna. Dove da tempo si è dedicato a costruire una residenza imperiale. In Sardegna, peraltro, Berlusconi ci va non solo d´estate. Vi trascorre, invece, lunghi periodi dell´anno. Quando, in particolare, deve "cambiare faccia". Con un lifting, nell´ultimo inverno, per affrontare la lunga e dura campagna elettorale incombente. Oggi, impegnato a ridurre - pare - la calvizie che lo affligge e lo fa penare.
In agosto, poi, la Sardegna diventa l´Isola dei famosi. Sulla quale (in concorrenza con Briatore) regna il premier. Che ne ha fatto la sede dei suoi vertici politici e di Stato. L´anno scorso il presidente russo Putin. Accolto anch´esso in bermuda e camicia - spalancata, più che aperta. Putin stesso, il torace nudo. Immortalati, entrambi, mentre procedono in mezzo a una fantasmagorica foresta di cactus. Quest´anno Blair. Accolto insieme alla moglie Cherie, con la cordialità dell´ospite munifico ed esuberante, fra cene e canti (sicuramente) memorabili. L´isola dei (ricchi e) famosi. Affollata, d´estate più che mai, da giornalisti e fotografi. Un grande teatro mediatico. Di cui Berlusconi è regista e protagonista.
Tuttavia, non solo di un fatto spettacolare si tratta, anche se lo spettacolo certamente conta. È che raffigura la politica condotta "lontano" da Roma. Dalle aule "sorde e grigie" del Parlamento. Dai conciliaboli complicati e sterili dei partiti. Così, sotto gli occhi di tutti, Berlusconi mette in scena e interpreta la "politica a modo suo". Fatta a "casa sua". Senza gravare sui bilanci dello stato. Incontrando i potenti della terra, trattati come compari e amici. I dialoghi sull´Iraq con Blair e in collegamento telefonico con l´amico George W., per invitarlo a usare prudenza con le città sacre degli sciiti. Fra un aperitivo e una canzone. Fra un piatto di pesce e una chiacchiera in libertà.
Un modulo collaudato. Che, tuttavia, quest´anno viene svolto con rinnovata, determinata convinzione. Perché il mito del lìder maximo della maggioranza e del paese, appare un po´ pallido. Appannato dall´esito deludente delle elezioni europee e amministrative di giugno. Gli stessi leader alleati, Fini e soprattutto Casini, che reclamano la fine della "monarchia assoluta". Il passaggio alla democrazia della "coalizione", improntata dalle decisioni coordinate e negoziate. Dalla collegialità.
L´estate in Sardegna, per questo, è il seguito della resa dei conti romana. Serve a sottolineare come la Casa delle Libertà sia casa sua. Lo incorona di nuovo come sovrano. Sposta la capitale da Roma a Porto Rotondo. Evoca un metodo di governo che, per imitazione, si allarga altrove. Il processo riformista, ad esempio, invece che nelle sedi istituzionali (sorde e grigie, dove si discute troppo e male), avviene in ambienti vacanzieri. Soprattutto in montagna, dove il pensiero vola più alto. Così a Lorenzago, a fine estate, alcuni uomini politici della maggioranza, particolarmente saggi, fra una passeggiata e l´altra, immaginano proposte sagge per ridisegnare la forma di Stato e di governo. E magari la legge elettorale.
Non c´è molto da sorridere né tanto meno da ridere. Perché a questo metodo ci stiamo assuefacendo. Per inerzia. Alla politica raccontata dai settimanali rosa, dalle pagine rosa dei quotidiani grigi. E dai siti "beninformati", come Dagospia, che hanno abbandonato il mondo dello spettacolo - noioso e privo di interesse - privilegiando lo spettacolo della politica, dell´impresa, della finanza. E dei media.
C´è poco da ridere sul trionfo della non-politica, cui noi stessi partecipiamo, dedicandogli tanto spazio. Contribuendo al tentativo di Berlusconi di riprendersi a ferragosto - a colpi di immagine - il ruolo perduto in giugno - alle elezioni. Riconquistando, peraltro, quella Sardegna, che Soru gli ha sottratto.
Meglio non sorridere. Meglio prendere sul serio la bandana e il (presunto) trapianto. Che concorre a rilanciare il modello dell´uomo di successo. Capace di rinnovarsi, quando lo consideri un prodotto inesorabilmente scaduto. E di compiere i miracoli: cambiare faccia, farsi ricrescere i capelli. Sfidando i luoghi comuni, e il ridicolo. Icona dell´uomo comune del nostro tempo che teme l´incedere del tempo, rifiuta i segni del tempo e, per questo, cerca di fermare il tempo. Rimuove la vecchiaia. Vorrebbe restare per sempre giovane. Ma si accontenta, almeno, di apparire non-vecchio. Incurante della stampa di genere e di quella ostile. Perché vuole trasmettere simpatia. Complicità. All´Opinione Pubblica. E ottimismo. Un diverso sguardo sul presente, per migliorare l´immagine del futuro.
Viene in mente, per contrasto, l´altra immagine che ha riempito i media, nell´ultima settimana. Pur sapendo di rischiare un paragone blasfemo. O, per altri motivi, demagogico. Ma l´abbiamo vista, sulle stesse pagine degli stessi giornali. La figura del Pontefice. Dolente. La malattia e la vecchiaia indossate con ostentazione. Quasi esibite. In modo consapevole. Strategico. Considerata l´attenzione assoluta che il Pontefice ha dedicato, da sempre, alla comunicazione. All´immagine. Trasformando se stesso, il proprio corpo (sempre più piegato), il proprio volto (sempre più scavato), i propri viaggi (sempre più epici) in un messaggio. (Come ha sostenuto Edmondo Berselli sull´Espresso di questa settimana).
La coincidenza del calendario induce a osservare e infine a contrapporre queste due immagini. Il Pontefice e il premier. Il Parkinson invece della bandana. Le rughe come solchi profondi invece della pelle tirata. Le parole sussurrate in un soffio, invece delle canzoni interpretate disinvoltamente. La bocca come una ferita invece del sorriso collaudato. E, invece della residenza stabile e rutilante di Porto Rotondo, il viaggio (perenne: è sempre in viaggio, Karol Wojtyla) a Lourdes. Terra santa, per un pellegrinaggio incessante di malati, nel corpo e nell´anima, in cerca di miracoli. Ma, anzitutto, di serenità. E di speranza. Speranza (non ottimismo): "fede" (non fiducia) che qualcosa cambierà. Oggi. E se non oggi, domani. E se non domani, domani l´altro.
È giusto, allora, prendere sul serio le rappresentazioni estive. Anche quando sembrano banali. Le bandane e le corti di ferragosto. Le costituenti alpine e le feste di partito. Ma non "troppo" sul serio. Perché spesso le secessioni annunciate d´agosto in settembre sfiniscono. Le polemiche, sopite all´ombra degli ombrelloni, si risollevano, spinte dal vento d´ottobre. O al contrario: le questioni alimentate ad arte si sfiatano. E l´ottimismo estivo in autunno si raffredda. Talora gela. Meglio prendere sul serio, in tempi come questi, le immagini, i segni. Ma senza esagerare. E senza porre tutto sullo stesso piano. Irretiti dai riti mediatici.
Per i miracoli - a esempio - Porto Rotondo continua a sembrarci meno affidabile di Lourdes...
Dagospia 23 Agosto 2004