IL NOSTRO LIBRO DELL'ESTATE/2 - "I MIEI MOSTRI" DI DINO RISI, SOMMO REGISTA EREDE DI FLAIANO: ANITA EKBERG CHIAMA AGNELLI: «TU NON AMA ME, TU MAIALE ITALIANO, IO NON TI AMA PIÙ» - LA TELEFONATA DI AVA GARDNER - ANN MARGRET DAL "PECORARO".

Estratto da "I miei mostri" di Dino Risi, Mondadori

1 - «VOI ITALIANI NON SA FARE AMORE»
Anita (Ekberg) era bionda, svedese, amava la vita. Viveva per il piacere. Un giorno, era a letto con un regista italiano (Risi), quando chiamò il suo grande amore, un industriale di Torino (Agnelli). Telefonava da Tokyo. Ma lei aveva appena letto su un settimanale di pettegolezzi che lui aveva avuto una storia con una attricetta francese. Lo insultò, gli disse: «Tu non ama me, tu maiale italiano, io non ti ama più», e mise giù.
Piangeva. Poi scosse via da sé l'uomo col quale stava facendo l'amore. «Tu stronzo. Voi italiani tutti uguali. Voi non sa fare amore. Vai via!»
Il regista si rivestì, andò via. Non si videro più.

2 - LA TELEFONATA DI AVA GARDNER
Luciano V.(Vincenzoni)
, bell'uomo sui quaranta, sceneggiatore cinematografico, tombeur de femmes, ebbe un incontro ravvicinato con Ava Gardner, che allora abitava a Roma. Era estate, la invitò a Capri per un week-end. Luciano parlava bene l'inglese, era brillante, ne aveva di cose da raccontare, e le raccontava bene: come quando una sera, in trattoria con De Laurentiis, gli raccontò una novella di Maupassant, e il produttore gli staccò subito un assegno.

A Capri Ava e Luciano scesero all'Hotel Quisisana (e dove se no?). Appena entrati nella suite, un mazzo di rose attendeva la bella americana. Che si attaccò subito al telefono e chiamò Frank Sinatra a Los Angeles. Passò così una mezz'ora. Intanto era arrivato un cameriere con due whisky. Ava sorseggiava il suo e parlava. Luciano bevve il suo.



Quando la telefonata si fece più intima Luciano, per discrezione, pensò bene di allontanarsi. Uscì, comprò dei giornali, andò in piazzetta, bevve un caffè seduto, lemme lemme tornò in albergo. Ava era ancora al telefono. Luciano non nuotava nell'oro. Quella telefonata cominciava a preoccuparlo. La Gardner stava raccontando a Sinatra il soggetto del film storico che stava girando a Roma.

A un tratto cadde la linea. Ava si alzò per andare in bagno, disse: «Luciano, caro, mi ordineresti un gin-tonic? E per favore di' all'operatore se mi richiama Frank. Non vorrei che pensasse che gli ho buttato giù il telefono». Dal bagno si fece risentire la voce di Ava: «Luciano, caro, tu hai il numero di Walter Chiari?». In quella suonò il telefono. Era Sinatra. L'operatore aveva ristabilito il contatto. La conversazione aveva preso un tono drammatico: «Adesso me lo dici? Ma non è possibile! L'ho visto due settimane fa, stava benissimo.». Luciano guardò l'ora.

Da quando erano entrati in albergo era passata un'ora e un quarto, un'ora e venti. Ava Gardner diceva: «Ma certo che la chiamo. Sta a New York? Hai il numero?». Fece un cenno a Luciano, che le desse qualcosa per scrivere. Luciano le passò la sua Parker d'oro. Poi andò in anticamera, dove aveva lasciato la sua ventiquattrore con dentro una camicia, il nécessaire e un costume da bagno. Raccolse la valigia, aprì la porta senza fare rumore. Dieci minuti dopo era al porto in attesa del primo vaporetto per Napoli.

3 - ANN MARGRET
Era una famosa show-girl americana. Andai a prenderla all'Hotel Hilton. Apparve in minigonna gialla, in testa un cappellone texano rosso, stivali fino alla coscia, tempestati di pietre colorate, un bolero di vacchetta bianco e marrone, le unghie dipinte di verde. Allegra, chiese: «Dove mi porti?». Risposi: «In un posto molto esclusivo». La portai dal «Pecoraro», su una collina fuori Roma. Eravamo soli. Mangiò coda alla vaccinara e insalata di scampi. Si scolò due bottiglie di Frascati. Cantò un suo successo di Las Vegas. Era felice.


Dagospia 24 Agosto 2004