IL GRANDE BALDONI - "AL MIO FUNERALE BOTTI DI CHAMPAGNE, GUIDO E LA SUA BAND CHE SUONINO TUTTO DE ANDRÈ. UNA SVELTINA SU UN SOPPALCO DEFILATO NON LA CONSIDEREREI UN´OFFESA ALLA MORTE, BENSI' UN'OFFERTA ALLA VITA...

Luigi Bolognini per La Repubblica


Alla morte Enzo Baldoni era già andato vicino. Un´esperienza che gli aveva lasciato una grande tranquillità e di cui ogni tanto parlava agli amici. «Ero in Messico, al mare - scriveva - mi ero spinto al largo, le onde mi sommersero. Sott´acqua dal buio passai a una luce bianca, venni pervaso da una gran serenità. Poi mi salvò un ragazzo, da allora la morte mi spaventa molto meno».

Baldoni si era avventurato anche con e-mail indirizzate agli amici a immaginare la propria morte e a dettare condizioni per il funerale, in modo scaramantico, ma non del tutto scherzoso.



«Trascurando che sono certamente immortale, se per qualche errore del Creatore prima o poi dovesse succedere anche a me di morire - evento verso cui serbo la più tranquilla e sorridente delle disposizioni - ecco le istruzioni per il mio funerale. Intanto, quando (e se) morirò, spero succeda rapidamente, un bello schianto aereo o in mare. Va bene anche in auto o meglio ancora nel mio letto per un colpo secco. Subito dopo la morte voglio essere immediatamente cremato. Poi le mie ceneri verranno disperse. In mare, direi. Ma fate voi, che cosa mi frega. Attenti alla direzione del vento sennò fate la fine del Grande Lebowski».

Presenti, «tutti gli amici raggiungibili tramite posta elettronica, blog e qualsiasi altra diavoleria elettronica inventata nei prossimi cent´anni. Per non più di trenta minuti complessivi, moglie, figli, fratelli e amici più stretti traccino un breve ritratto. Alcune parole non dovranno essere pronunciate: dolore, perdita, vuoto incolmabile, padre affettuoso, sposo esemplare, valle di lacrime, non lo dimenticheremo mai, inconsolabile, il mondo è un po´ più freddo, sono sempre i migliori che se ne vanno e poi tutti gli eufemismi come si è spento, è scomparso, ci ha lasciati».

E poi, funerale all´irlandese: «Botti di champagne, Guido con la fisarmonica e la sua band che suonino tutto De Andrè, specialmente La Città Vecchia e Il Testamento (quando apriranno il mio avranno molto meno da ridere). Stefano sul monociclo che lancia in aria le fiaccole, e Gabriella col naso da clown. La banda degli zapatisti, col trombettiere che suona attraverso il passamontagna. Una suonatrice d´arpa birmana. Dodici danzatrici timoresi che ricoprano la mia urna di drappi colorati. Donne coi vestiti a colori vivaci, gente che rida e che racconti barzellette sconce. Tutte le donne con cui sono stato in vita mia, mi raccomando tutte e tre. Fiumi di vino, di prosecco e di spumante. Ognuno versi una goccia di vino sulla bara, mica tutto a voi, in fondo sono io che pago. Un´enorme porchetta alla brace, salsicce allo spiedo, pollastri e lasagne. Non mi spiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considererei un´offesa alla morte, bensì un´offerta alla vita».


Dagospia 29 Agosto 2004