PORNOVITE - DA MOANA BABY POZZI HA EREDITATO TRE COSE: UN BOA DI MARABÙ, LA PROFESSIONE DI PORNOSTAR E L'UOMO CHE LA SPOSÒ PRIMA DELLA MORTE. E SOLO OGGI RIVELA: «SAPEVA DI ESSERE MALATA GIÀ DA QUATTRO ANNI».
Sara Faillaci per Vanity Fair
Moana Pozzi, nata a Genova il 27 aprile del '61, è stata la pornostar italiana più famosa di tutti i tempi. Con l'ungherese Ilona Staller, alias Cicciolina, diventò un personaggio pubblico. Moana, grazie alle interviste televisive in prima serata, entrò nell'immaginario collettivo come la diva hard pensante. Fece scalpore quando, a fine anni Ottanta, svelò abitudini erotiche di uomini potenti della politica e della cultura; e accanto a ogni nome, un voto (alle capacità sessuali dell'"esaminato"). Sull'onda del caso Staller, deputato in Parlamento, cercò di entrare in politica ma non fu eletta. Morì a Lione il 15 settembre del 1994. Aveva 33 anni.
Casa di Baby Pozzi a Fiano Romano, provincia di Roma. Moana è un boa di pelliccia di marabù nero, ritirato in un armadio. La pornostar ne possedeva dieci che aveva minuziosamente elencato nel libro La filosofia di Moana, in ordine di preferenza. Il marabù era solo al quarto posto, dopo i visoni bianco, rosa e rosso. Era invece quello preferito dalla sorella. Baby Pozzi, finora, non l'aveva mai indossato. «È un ricordo. Le altre pellicce le ha mia madre. Nella naftalina, mica si possono mettere».
Maria Tamiko, in arte Baby Pozzi, 36 anni dichiarati, è la sorella minore di Moana. Fa la pornostar e non è riuscita a diventare famosa. Dopo che Moana è morta, ha continuato a fare spettacoli porno soft. Si è fidanzata con Antonio Di Ciesco, che la sorella aveva sposato a Las Vegas, forse per gioco. A Fiano, nella campagna romana, per 7 anni hanno tentato una vita normale: lui aprendo un ristorante, lei un negozio di lavasecco. Non ha funzionato. L'anno scorso si sono lasciati. A Sharm El Sheik, sul Mar Rosso, lui è tornato a essere quello che era: l'istruttore di sub che un giorno del luglio '91 a Lampedusa ebbe in sorte come allieva Moana.
Baby Pozzi mi accoglie in casa in minigonna e tacchi alti; è bionda, senza età, le gambe lunghe bianchissime. Nelle foto è il clone della sorella, così, senza trucco, molto meno. Ci facciamo largo tra cartoni da trasloco. «Torno a vivere vicino ai miei, in Piemonte», spiega. Attaccato a lei c'è il figlio Kevin, un dodicenne con gli occhi svegli. «L'ho avuto da un uomo che non ho più voluto rivedere», dice. «Iniziamo, tanto lui sa già tutto».
Qual è il ricordo più vivo di Moana?
«Quando, ragazze, a Lerma, scappavamo dalla finestra e rientravamo al mattino».
Chi era la più scatenata?
«Moana. Era più intraprendente; si è poi visto anche sul lavoro».
Mamma casalinga, padre ingegnere nucleare. Vi mandavano in chiesa, vi hanno fatto studiare. Come siete diventate pornostar?
«Moana voleva fare l'attrice. Pensava che il porno fosse una scorciatoia; io la seguii a Roma. Facevo la segretaria alla Diva Futura, da Schicchi. Che un giorno mi propose fotoromanzi porno soft. Scoprii che potevo avere in un giorno quello che guadagnavo in un mese».
Come ha saputo che lavoro faceva sua sorella?
«Un giorno mi dice: "Accompagnami: devo prendere delle cose per un nuovo spettacolo". La vedo che compra mutandine, reggiseni. Non capivo che lavoro fosse. Ma il peggio fu quando mi portò al primo spettacolo con Schicchi: ci rimasi troppo male. Mi chiese: "Ti è piaciuto?". E io: "Be' insomma." ».
I vostri genitori come la presero?
«Malissimo. Mia madre era la più furente ma la capisco: se avessi una figlia farei lo stesso. Diceva: "Sposatevi, sistematevi"».
Moana era pubblicamente la pornostar convinta e felice di esserlo. E lei?
«Io smettevo e poi riprendevo. Oggi faccio solo spettacoli in teatro per mantenermi. Ma anche a Moana fare film porno non piaceva, diceva che erano troppo "reali", mentre le foto potevano essere fotomontaggi. Oggi, se potessi, ritirerei i suoi film in circolazione. Mi diceva di essere pentita, che avrebbe voluto tornare indietro. Il suo sogno era aprire una libreria a Orvieto».
Mai stata gelosa della sorella famosa?
«No. Sa quante volte Schicchi mi ha proposto di andare in tv? Ma a me interessava guadagnare, non diventare famosa».
Che cosa vi piaceva fare insieme?
«Shopping. Moana è sempre stata molto generosa: entravamo nei negozi e potevo scegliere quello che volevo».
Quando seppe della malattia di sua sorella?
«Me lo disse mia madre, tra il '90 e il '91».
Allora Moana sapeva di essere malata già negli ultimi quattro anni?
«Sì. A quell'epoca vivevo in Francia, ad Aix-en-Provence, ero infermiera in un ospedale. All'inizio quella di mia sorella sembrava un'infezione presa in India, ma era un tumore al fegato. Andava a curarsi a Lione: in un ospedale italiano tutti avrebbero saputo che era malata. Faceva radioterapia; evitava la chemio che le avrebbe rovinato i capelli».
Sua sorella era consapevole di avere un male incurabile?
«I medici parlavano solo con mia madre. Lei era convinta di guarire, non era depressa. L'ho vista l'ultima volta due anni prima che morisse».
Non è andata a trovarla, sapendo che stava male?
«Ci parlavamo al telefono. Negli ultimi mesi era molto dimagrita; preferivo ricordarla com'era».
Dopo la sua morte si mise con Antonio Di Ciesco, col quale sua madre litigava pure in tribunale per l'eredità.
«È stato lui a cercarmi. All'inizio non ne volevo sapere. Ma lui era gentile, affettuoso, si attaccò a mio figlio. Forse ero stanca di stare da sola».
Parlavate mai di Moana?
«Mai. A lui non faceva piacere».
Si è chiesta perché Antonio l'ha cercata?
«Probabilmente per la somiglianza».
È stata felice con lui?
«Rientrava alle 3 di notte dal ristorante. Era come stare da soli».
Ci sta male da sola?
«Lo sono sempre stata e mi è servito per avere una vita tranquilla. Se c'è la salute, il resto non conta».
UN ROSARIO PER LA MAMMA DI MOANA
"Aspetto da dieci anni una telefonata che non può arrivare più». Si commuove Rosanna Alloisio, la madre di Moana. Alta, fisico statuario come la figlia, a 63 anni sfoggia un caschetto biondo perfetto. La villa azzurro «puffo» dove vive ha sollevato proteste a Lerma, piccolo centro dell'ovadese, in Piemonte. Per il consiglio comunale è un pugno in un occhio, per la Alloisio una dimora provenzale.
Dopo la morte della figlia, si è separata dal marito Alfredo Pozzi e oggi vive con un odontoiatra francese, Paulin Cristofari. È arrabbiata la mamma di Moana: ogni due parole ne dice una in francese. «Su mia figlia continuano a scrivere cose ignobili e false». Ad esempio? «Che faceva sesso nelle toilette; ma mia figlia non è mai stata volgare. O che non riconosceva più il suo corpo; assurdo: lo adorava».
Le manca? «Sarà sempre la mia bambina. Certo faceva un lavoro che non abbiamo mai approvato, ma l'aveva scelto lei e mia figlia decideva sempre di testa sua». Moana aveva chiesto di essere cremata e così è stato; invece la legge ha impedito di disperdere le ceneri in mare, come avrebbe voluto la pornostar; sono sotto una lapide del cimitero di Lerma, senza foto e senza nome. «La cosa più cara che mi resta di lei è il suo rosario», sospira la madre.
Prima di congedarsi, si raccomanda: «Se vuole scrivere qualcosa, dica che non era siliconata: mia figlia a 15 anni aveva un seno talmente grosso che mi disperavo perché non riuscivo a farglielo nascondere».
Dagospia 06 Settembre 2004
Moana Pozzi, nata a Genova il 27 aprile del '61, è stata la pornostar italiana più famosa di tutti i tempi. Con l'ungherese Ilona Staller, alias Cicciolina, diventò un personaggio pubblico. Moana, grazie alle interviste televisive in prima serata, entrò nell'immaginario collettivo come la diva hard pensante. Fece scalpore quando, a fine anni Ottanta, svelò abitudini erotiche di uomini potenti della politica e della cultura; e accanto a ogni nome, un voto (alle capacità sessuali dell'"esaminato"). Sull'onda del caso Staller, deputato in Parlamento, cercò di entrare in politica ma non fu eletta. Morì a Lione il 15 settembre del 1994. Aveva 33 anni.
Casa di Baby Pozzi a Fiano Romano, provincia di Roma. Moana è un boa di pelliccia di marabù nero, ritirato in un armadio. La pornostar ne possedeva dieci che aveva minuziosamente elencato nel libro La filosofia di Moana, in ordine di preferenza. Il marabù era solo al quarto posto, dopo i visoni bianco, rosa e rosso. Era invece quello preferito dalla sorella. Baby Pozzi, finora, non l'aveva mai indossato. «È un ricordo. Le altre pellicce le ha mia madre. Nella naftalina, mica si possono mettere».
Maria Tamiko, in arte Baby Pozzi, 36 anni dichiarati, è la sorella minore di Moana. Fa la pornostar e non è riuscita a diventare famosa. Dopo che Moana è morta, ha continuato a fare spettacoli porno soft. Si è fidanzata con Antonio Di Ciesco, che la sorella aveva sposato a Las Vegas, forse per gioco. A Fiano, nella campagna romana, per 7 anni hanno tentato una vita normale: lui aprendo un ristorante, lei un negozio di lavasecco. Non ha funzionato. L'anno scorso si sono lasciati. A Sharm El Sheik, sul Mar Rosso, lui è tornato a essere quello che era: l'istruttore di sub che un giorno del luglio '91 a Lampedusa ebbe in sorte come allieva Moana.
Baby Pozzi mi accoglie in casa in minigonna e tacchi alti; è bionda, senza età, le gambe lunghe bianchissime. Nelle foto è il clone della sorella, così, senza trucco, molto meno. Ci facciamo largo tra cartoni da trasloco. «Torno a vivere vicino ai miei, in Piemonte», spiega. Attaccato a lei c'è il figlio Kevin, un dodicenne con gli occhi svegli. «L'ho avuto da un uomo che non ho più voluto rivedere», dice. «Iniziamo, tanto lui sa già tutto».
Qual è il ricordo più vivo di Moana?
«Quando, ragazze, a Lerma, scappavamo dalla finestra e rientravamo al mattino».
Chi era la più scatenata?
«Moana. Era più intraprendente; si è poi visto anche sul lavoro».
Mamma casalinga, padre ingegnere nucleare. Vi mandavano in chiesa, vi hanno fatto studiare. Come siete diventate pornostar?
«Moana voleva fare l'attrice. Pensava che il porno fosse una scorciatoia; io la seguii a Roma. Facevo la segretaria alla Diva Futura, da Schicchi. Che un giorno mi propose fotoromanzi porno soft. Scoprii che potevo avere in un giorno quello che guadagnavo in un mese».
Come ha saputo che lavoro faceva sua sorella?
«Un giorno mi dice: "Accompagnami: devo prendere delle cose per un nuovo spettacolo". La vedo che compra mutandine, reggiseni. Non capivo che lavoro fosse. Ma il peggio fu quando mi portò al primo spettacolo con Schicchi: ci rimasi troppo male. Mi chiese: "Ti è piaciuto?". E io: "Be' insomma." ».
I vostri genitori come la presero?
«Malissimo. Mia madre era la più furente ma la capisco: se avessi una figlia farei lo stesso. Diceva: "Sposatevi, sistematevi"».
Moana era pubblicamente la pornostar convinta e felice di esserlo. E lei?
«Io smettevo e poi riprendevo. Oggi faccio solo spettacoli in teatro per mantenermi. Ma anche a Moana fare film porno non piaceva, diceva che erano troppo "reali", mentre le foto potevano essere fotomontaggi. Oggi, se potessi, ritirerei i suoi film in circolazione. Mi diceva di essere pentita, che avrebbe voluto tornare indietro. Il suo sogno era aprire una libreria a Orvieto».
Mai stata gelosa della sorella famosa?
«No. Sa quante volte Schicchi mi ha proposto di andare in tv? Ma a me interessava guadagnare, non diventare famosa».
Che cosa vi piaceva fare insieme?
«Shopping. Moana è sempre stata molto generosa: entravamo nei negozi e potevo scegliere quello che volevo».
Quando seppe della malattia di sua sorella?
«Me lo disse mia madre, tra il '90 e il '91».
Allora Moana sapeva di essere malata già negli ultimi quattro anni?
«Sì. A quell'epoca vivevo in Francia, ad Aix-en-Provence, ero infermiera in un ospedale. All'inizio quella di mia sorella sembrava un'infezione presa in India, ma era un tumore al fegato. Andava a curarsi a Lione: in un ospedale italiano tutti avrebbero saputo che era malata. Faceva radioterapia; evitava la chemio che le avrebbe rovinato i capelli».
Sua sorella era consapevole di avere un male incurabile?
«I medici parlavano solo con mia madre. Lei era convinta di guarire, non era depressa. L'ho vista l'ultima volta due anni prima che morisse».
Non è andata a trovarla, sapendo che stava male?
«Ci parlavamo al telefono. Negli ultimi mesi era molto dimagrita; preferivo ricordarla com'era».
Dopo la sua morte si mise con Antonio Di Ciesco, col quale sua madre litigava pure in tribunale per l'eredità.
«È stato lui a cercarmi. All'inizio non ne volevo sapere. Ma lui era gentile, affettuoso, si attaccò a mio figlio. Forse ero stanca di stare da sola».
Parlavate mai di Moana?
«Mai. A lui non faceva piacere».
Si è chiesta perché Antonio l'ha cercata?
«Probabilmente per la somiglianza».
È stata felice con lui?
«Rientrava alle 3 di notte dal ristorante. Era come stare da soli».
Ci sta male da sola?
«Lo sono sempre stata e mi è servito per avere una vita tranquilla. Se c'è la salute, il resto non conta».
UN ROSARIO PER LA MAMMA DI MOANA
"Aspetto da dieci anni una telefonata che non può arrivare più». Si commuove Rosanna Alloisio, la madre di Moana. Alta, fisico statuario come la figlia, a 63 anni sfoggia un caschetto biondo perfetto. La villa azzurro «puffo» dove vive ha sollevato proteste a Lerma, piccolo centro dell'ovadese, in Piemonte. Per il consiglio comunale è un pugno in un occhio, per la Alloisio una dimora provenzale.
Dopo la morte della figlia, si è separata dal marito Alfredo Pozzi e oggi vive con un odontoiatra francese, Paulin Cristofari. È arrabbiata la mamma di Moana: ogni due parole ne dice una in francese. «Su mia figlia continuano a scrivere cose ignobili e false». Ad esempio? «Che faceva sesso nelle toilette; ma mia figlia non è mai stata volgare. O che non riconosceva più il suo corpo; assurdo: lo adorava».
Le manca? «Sarà sempre la mia bambina. Certo faceva un lavoro che non abbiamo mai approvato, ma l'aveva scelto lei e mia figlia decideva sempre di testa sua». Moana aveva chiesto di essere cremata e così è stato; invece la legge ha impedito di disperdere le ceneri in mare, come avrebbe voluto la pornostar; sono sotto una lapide del cimitero di Lerma, senza foto e senza nome. «La cosa più cara che mi resta di lei è il suo rosario», sospira la madre.
Prima di congedarsi, si raccomanda: «Se vuole scrivere qualcosa, dica che non era siliconata: mia figlia a 15 anni aveva un seno talmente grosso che mi disperavo perché non riuscivo a farglielo nascondere».
Dagospia 06 Settembre 2004