MAI DIRE TV - LERNER ATTACCA: "IO, DIECI PUNTATE IN UN ANNO SUL CASO COGNE NON LE AVREI MAI FATTE" - VESPA RISPONDE: "IO NON HO MAI DOVUTO DIMETTERMI DAL TG1 PER AVER TRASMESSO IMMAGINI DI PEDOFILIA."

Alessandra Vitali per www.repubblica.it


La definizione common people può evocare i reality show. E, con un po' di fantasia, c'è un'analogia con L'isola dei famosi: una prova di sopravvivenza, per due cittadini, nella giungla della vita quotidiana. Accanto a ciascuno di loro, un esponente politico del partito per il quale il cittadino stesso ha votato o per il quale nutre dichiarata simpatia. Bruno Vespa guarda alla "piazza", e nella nuova edizione di Porta a porta (dal lunedì al giovedì, dal 20 settembre alle 23 circa) introduce "la gente" per mettere alla prova "la politica".
Una giornata particolare è il titolo del progetto che occuperà una sola delle quattro puntate settimanali del programma. Il resto non cambia: attualità, politica, grandi eventi, temi più sfiziosi. E l'"assenza di ideologizzazione" che "la trasmissione garantisce". Lo dice un sondaggio della Makno, Vespa lo sottolinea orgoglioso.

Ma proprio a proposito della novità di Porta a porta, arriva un intervento di Gad Lerner a funestare una giornata che per Vespa era stata all'insegna della serenità e del rilancio. "E' ovvio che chi lo scorso anno ha spettacolarizzato la morte, senta il bisogno quest'anno di fare una commedia": così Lerner risponde ai giornalisti, durante la presentazione di L'infedele e L'altra storia, a La7, sull'idea di Porta a porta di far convivere per un giorno elettori e politici.
Questi ultimi, ha aggiunto, "partecipano a questa cosa perché sono convinti che altrimenti non esisterebbero. E a me, la loro, pare un'esistenza grama". Più in generale, secondo Lerner, "in tv bisognerebbe fare meno politica e ristabilire le giuste proporzioni. Io, dieci puntate in un anno sul caso Cogne non le avrei mai fatte. Il problema è che si parte dall'idea che l'informazione debba intrattenere".

La replica di Vespa non si fa attendere: "Io avrò forse fatto una puntata di troppo su Cogne, ma non ho mai dovuto dimettermi da direttore del Tg1 per aver trasmesso, nell'ora di massimo ascolto, immagini di pedofilia". In ogni caso, aggiunge ironicamente, "dall'alto dei suoi ascolti, Lerner può permettersi di fare e di dire ciò che vuole, anche se non ho capito dove finisce l'opinione del giornalista e dove comincia quella del consigliere politico dell'opposizione".



a porta, la concorrenza. Nella scorsa stagione 142 puntate con una media del 20,75 % di share. Preoccupano, ora, la riduzione, a 3, delle puntate dello Show di Canale 5 ("Con la massima concentrazione dei loro sforzi"), e i competitori interni, con il ritorno di Gianni Minoli su RaiTre. Cade la polemica sulla concorrenza "in casa": "Sono un soldato - esclama Vespa - e se l'azienda vuole dividere gli ascolti, obbedisco". Ma "bisogna essere consapevoli che ciò porta a un'erosione degli ascolti di Porta a porta. E nessuno, poi, osi esclamare: 'Vespa ha perso'".

Occasioni mancate. Enzo Baldoni, la tragedia di Beslan, Simona Pari e Simona Torretta. Ma nessuna "edizione straordinaria" del programma. "Baldoni è stato ad agosto, il signor Vespa era in vacanza" dice, di getto, il direttore di RaiUno, Fabrizio Del Noce. "Ma 'il signor Vespa' poteva anche tornare dalla vacanza - incalza il conduttore -, il problema è che mancavano i contratti, era impossibile andare in onda".

Il politico non fa audience. In quanto a Una giornata particolare, il filmato viene trasmesso in studio, discusso da protagonisti e ospiti. Perché la politica sia più vicina al quotidiano. Perché della politica politicante, spiega Vespa, agli italiani interessa sempre meno. "Un tempo c'era curiosità: noi, per primi, abbiamo mostrato il privato dei personaggi politici, la gente non sapeva chi fossero. Oggi - continua -, il leader in quanto tale non fa ascolto. E dobbiamo costruire una trasmissione che sia di reale interesse pubblico. Insomma, i politici devono guadagnarsi la pagnotta".

Silvio Berlusconi. Toccherà anche a lui. Sempre che accetti l'invito al confronto, nel passato più volte declinato, e trasformato in one man show all'origine di bufere politiche. "Anche se in pochi paesi - sottolinea Vespa - accade che il primo ministro si confronti in tv con un membro dell'opposizione". E ricorda come Berlusconi motivò il suo "no" all'incontro con Francesco Rutelli: "Il ciclista che è in vantaggio di cinque minuti non si ferma ad aspettare l'avversario". "Detto questo - conclude Vespa -, noi insisteremo, lo inviteremo ancora".


Dagospia 15 Settembre 2004