TATUM O'NEAL SCRIVE LA SUA "VITA DI CARTA"
SESSO E DROGA A 12 ANNI, MELANIE GRIFFITH CHE LA PORTA A UN'ORGIA,
IL BACIO TERRORIZZATO DI MICHAEL JACKSON, IL VIDEO PORNO DI POLANSKI
"A LETTO CON MIO PADRE, ANCHE QUANDO C'ERANO DELLE DONNE CON LUI"

Di solito un'autobiografia scritta a soli 40 anni puzza lontano un miglio di squallida operazione commerciale. Diavolo, ormai tutti sperano di arrivare a vedere almeno 80 primavere e l'idea di raccontare solo metà della propria esistenza non sembra appropriato.
Ma se il tuo nome è Tatum O'Neal, forse si può fare un'eccezione.

È per questo che già Oprah Winfrey e altri talk show americani hanno fatto carte false per avere la figlia di Ryan O'Neal nel programma; perché quello che lei racconta in "A Paper Life" ("Una vita di carta", ma è chiaro il riferimento a "Paper Moon", il film di Peter Bogdanovich che la lanciò e le fece vincere l'Oscar), a Hollywood e dintorni causerà un vero terremoto.

Perché Tatum non si limita a raccontare la sua vita di figlia di divi, stritolata dai meccanismi dello star system, ma fa nomi e cognomi.
Volete sapere per esempio chi la portò a soli 12 anni dove si svolgeva un'orgia con contorno di droghe? Melanie Griffith.

E chi, imbarazzato e sudaticcio, provò a baciarla per poi alzarsi e scappare? Michael Jackson, che allora aveva solo 17 anni (Tatum sempre 12).

Ma il vero mostro del libro è il padre, Ryan O'Neal, che Tatum descrive come un genitore geloso, che arrivò a colpire la figlia quando a soli 10 anni, vinse l'Oscar nel film di cui lui era protagonista.
Ancora oggi, che Tatum a 41 anni e Ryan 63, i due non hanno rapporti.

Straordinario spaccato della Hollywood anni Settanta, fatta di sesso sfrenato e droga a go-go, "A Paper Life" racconta anche di quando Tatum accusò lo spacciatore del padre di molestie, per vedersi accusata da Ryan di averlo provocato. L'allora famosissimo protagonista di "Love Story", lo mantenne sul suo libro paga.

"Accompagnavo mio padre a tutti i party di Hollywood. Mi abituai a sesso e droga ancor prima dell'adolescenza", scrive Tatum.

"Ero solo una bambina, ancora perseguitata dalla solitudine. Mi attaccai a lui e a molte delle donne della sua vita: Bianca Jagger, Anjelica Huston, Melanie Griffith e molte altre. Ma il ruolo che volevo recitare non era previsto nella sceneggiatura di mio padre: la figlia".

Un altro importante capitolo è dedicato al suo matrimonio con il mito del tennis John McEnroe, unione dalla quale sono nati tre figli (Kevin, 18 anni, Sean, 16 e Emily 13), anch'essa conclusasi con una violenta separazione.

I due si incontrano in un momento complicato. McEnroe è a fine carriera. La rabbia che una volta lo portava a esprimersi al meglio sul campo, si trasformava in frustrazione da riversare nella famiglia, anche attraverso la violenza fisica, spiega la O'Neal. Allo stesso tempo, lei era persa nell'uso di droghe. Una dipendenza che le costò l'affidamento dei figli durante il divorzio.



Nella sua autobiografia "You Cannot Be Serious", scritta nel 2002, il genio della racchetta dà la sua versione dei fatti, nega di aver mai picchiato la moglie e mette più l'accento sui problemi di droga di Tatum che sulle sue crisi da campione decaduto. La verità starà nel mezzo.

E la madre?, direte voi. Non va meglio, purtroppo. L'attrice Joanna Moore, era dipendente da psicofarmaci e ossessionata dall'idea di restare giovane. Dopo la separazione da Ryan, Joanna portò Tatum e il fratello Griffin a vivere in uno squallido ranch, dove lei afferma di essere stata molestata a sei anni da un amico di famiglia. Entrambi i fratelli venivano tormentati dalla madre e dal suo nuovo fidanzato quindicenne (!).

E così, Tatum riuscì ad andare a vivere col padre competendo, per ottenere un po' della sua attenzione, anche con le sue molte amanti: "È vero, ho spesso dormito nel letto di Ryan, anche quando c'erano delle donne con lui", scrive.

Ma una teenager a Hollywood è destinata a vederne di tutti i colori. Come il regista Roman Polanski, che le avrebbe mostrato un film porno giapponese, o il batterista degli Who, Keith Moon, che cercò di portarsela a letto.

E appena 12enne, perse la verginità con uno stunt man. Tatum non fa il nome, ma ricorda: "Non era romantico, e mi fece male".

Ma c'è anche qualcosa di cui parlare bene. Come dell'affetto materno avuto per lei da colleghe del padre come Ursula Andress, Lauren Hutton, Diana Ross e, in particolare, Bianca Jagger.

Un ricordo piacevole anche per i registi Stanley Kubrick e Peter Bogdanovich, e gli attori Walter Matthau e John Ritter.

Ma in "A Paper Life", c'è ampio spazio per parlare della lotta contro la tossicodipendenza, sfociata nella perdita dei suoi figli: "Per anni non riuscivo a guardare la gente negli occhi. Ora ho scacciato tutte le dolorose macerie della mia vita. Mi sento coraggiosa e aperta, meno l'immagine di celluloide di una donna e più autenticamente e semplicemente Tatum".




Dagospia 12 Ottobre 2004