LONDON SPY - "SUDDITO, STAI AL TUO POSTO": AL PRINCIPE CARLO NON PIACE CHI CERCA DI MIGLIORARSI - "SE CHIEDI UNA PROMOZIONE TI CACCIANO, E C'È SEMPRE QUALCUNO PRONTO A MOLESTARTI", DENUNCIA UNA EX ASSISTENTE.
"Ma che hanno i giovani d'oggi? Credono tutti di poter fare qualunque cosa nella vita, anche senza averne le qualità. Tutta colpa della scuola e di una cultura che mette il bambino al centro del sistema e non ammette fallimenti. Un utopia sociale che pensa che l'umanità possa essere geneticamente e socialmente modificata contraddicendo la lezione della storia. Credono di poter essere tutti popstar, giudici della Corte Suprema, brillanti personalità, senza avere il talento naturale o la capacità di lavoro necessaria.".
Queste parole - peraltro non del tutto censurabili - suonano invece razziste perché a pronunciarle, o meglio a scriverle è l'erede al trono d'Inghilterra, il Principe Carlo.
Le frasi sarebbero contenute in un memo scritto a seguito della domanda di una ex assistente personale, Elaine Day, che aveva richiesto una promozione a segretaria privata del principe.
Oggi, ci spiega il "Daily Mirror", la signorina Day, accusa importanti membri dell'entourage - su tutti il potente Paul Kefford - di abusi sessuali. Kefford l'avrebbe più volte palpeggiata sul posto di lavoro e le sue proteste avrebbero portato all'allontanamento.
Ma Elaine Day non si è data per vinta e ha portato la sua storia davanti alla corte di Croydon, a Londra, togliendosi anche qualche sassolino dalla scarpa e descrivendo l'ambiente di lavoro a Clarence House, la dimora di Carlo, come "Gerarchico e elitario".
Secondo la Day, il principe non vuole che nessuno nel suo staff tenti di "salire di livello" o creare problemi: "Sono stata soggetta ad atti di discriminazione e molestia dal giorno che mi sono lamentata dell'atteggiamento di Kefford", ha spiegato al giudice, "Ero consapevole che a palazzo dominava una cultura che derivava dalle convinzioni del principe, secondo la quale non erano graditi dipendenti che agitassero le acque.".
Elaine Day ricorda di aver parlato degli abusi di Kefford al segretario privato di Carlo, il controverso Michael Peat, ma davanti al tribunale ha fatto mettere a verbale che la risposta di Sir Michael è stata: "Davvero? Io credevo fosse gay.".
Miss Day ha lasciato Clarence House lo scorso aprile. E dal palazzo fanno sapere che lotteranno fino all'ultimo per contestare il caso.
Dagospia 18 Novembre 2004
Queste parole - peraltro non del tutto censurabili - suonano invece razziste perché a pronunciarle, o meglio a scriverle è l'erede al trono d'Inghilterra, il Principe Carlo.
Le frasi sarebbero contenute in un memo scritto a seguito della domanda di una ex assistente personale, Elaine Day, che aveva richiesto una promozione a segretaria privata del principe.
Oggi, ci spiega il "Daily Mirror", la signorina Day, accusa importanti membri dell'entourage - su tutti il potente Paul Kefford - di abusi sessuali. Kefford l'avrebbe più volte palpeggiata sul posto di lavoro e le sue proteste avrebbero portato all'allontanamento.
Ma Elaine Day non si è data per vinta e ha portato la sua storia davanti alla corte di Croydon, a Londra, togliendosi anche qualche sassolino dalla scarpa e descrivendo l'ambiente di lavoro a Clarence House, la dimora di Carlo, come "Gerarchico e elitario".
Secondo la Day, il principe non vuole che nessuno nel suo staff tenti di "salire di livello" o creare problemi: "Sono stata soggetta ad atti di discriminazione e molestia dal giorno che mi sono lamentata dell'atteggiamento di Kefford", ha spiegato al giudice, "Ero consapevole che a palazzo dominava una cultura che derivava dalle convinzioni del principe, secondo la quale non erano graditi dipendenti che agitassero le acque.".
Elaine Day ricorda di aver parlato degli abusi di Kefford al segretario privato di Carlo, il controverso Michael Peat, ma davanti al tribunale ha fatto mettere a verbale che la risposta di Sir Michael è stata: "Davvero? Io credevo fosse gay.".
Miss Day ha lasciato Clarence House lo scorso aprile. E dal palazzo fanno sapere che lotteranno fino all'ultimo per contestare il caso.
Dagospia 18 Novembre 2004