LA BORSA DEI PORTABORSE -AVANTI SILVIO, C'E' DELL'UTRI - IL PIGMALIONE DI BACCINI - MENICHINI LASCIA, SOTTILE RADDOPPIA, DE PASQUALE VINCE - PRESTIGIACOMO RECITA - CALABRO' A PERA E FOLLINI DICE MESSA A PALAZZO CHIGI.
Carlo Puca per Il Riformista
SPIN-IN
1 - Forza Italia. Marcello Dell'Utri (9). Saranno anche le mosse di un disperato. Epperò le ultime avanzate berlusconiane sono indubbiamente e mediaticamente efficacissime. Il filotto comprende le tasse, il rimpasto e - soprattutto - la riorganizzazione di Fi. Il premier ha lanciato il «gruppo dei mille» e recuperato alla causa Tremonti e Scajola, antipatici e discutibili finché si vuole, ma finora non sostituiti da alcun azzurro all'altezza. E sapete chi, nell'ombra, ha convinto Berlusconi alla suddetta riorganizzazione? Proprio Dell'Utri, usando il vecchio proverbio: «Non cambiare mai la strada vecchia con la nuova». Magari non si aspettava la rinascita di Scajola, ma date al «Marcello furioso» un paio di mesi e troverà il modo di irretire pure lui, così come ha già fatto con gli altri consiglieri del Cavaliere, scavalcati sul campo. Persuasivo
2 - Ministero per le Riforme. Nicoletta Maggi (8). Più in generale, è un riconoscimento alla campagna elettorale permanente della Lega del subcomandante Calderoli, che da un lato continua a incassare riforme (l'ultima è firmata da Roberto Castelli, 7 a Lorenzo Colombo) e dall'altro lancia provocazioni come quella sulla taglia per i killer di Lecco. Che, sia chiaro, è una gigantesca boutade (8 alle repliche scritte per Pisanu da Luca Mantovani). Però procura voti a Nord e fors'anche al Centro. Ma al Sud no, proprio no. Efficace
3 - Ministero per la Funzione pubblica. Roberto Menichini (7,5). È il classico voto alla memoria, nel senso che finita la funzione pubblica di Luigi Mazzella finisce pure quella del suo portavoce. A meno che qualche altra istituzione non recuperi questo tecnico «culo di pietra», che ha ottimamente tenuto in piedi, insieme alla «interna» Maria Castrianni (7,5) tutta la comunicazione del dicastero. Fatto sta che a corso Vittorio Menichini verrà sicuramente sostituito da Emanuele Laurenti (8), cioè dall'uomo che ha ricostruito l'immagine di Mario Baccini. Negli ultimi tre anni il neo ministro ha studiato bene, e si vede: l'accento romanesco s'è fortemente attenuato e l'atteggiamento da spaccone è addirittura scomparso. Professionale
4 - Ministero per i Beni culturali. Fabrizio De Pasquale (7+). Questo paragrafo serve per ricordarne un altro, precisamente di settembre, quando De Pasquale consigliò a Urbani di minacciare le dimissioni in caso di forti tagli in Finanziaria per i Beni culturali. Molti pensarono che mai il ministro l'avrebbe spuntata. E invece, grazie anche al buon ritorno sui media, dovuto al pressing del suo portavoce, il ministro se l'è cavata alla grande. Molto meglio di Martino e Moratti (5,5 rispettivamente a Giuseppe Moles e Gino Banterla). Concludente
4 - Ministero degli Esteri. Salvo Sottile (6+). Da palazzo Chigi (dove Sottile conserva un ufficio) alla Farnesina: il debutto di Fini agli Esteri è senza infamia e qualche lode, soprattutto sui giornali stranieri. Ancora poco, però, per rispondere al quesito principale posto dal «gruppo dei cinquantenni», cioè dei diplomatici meno attempati che non ne possono più dei quasi settantenni alla Vattani e puntano al rinnovamento. Il quesito di cui sopra è infatti il seguente: sarà Fini a cambiare la Farnesina o sarà la Farnesina a cambiare Fini? Come per Urbani, restiamo in paziente attesa. Prudente
SPIN-OFF
1 - Presidenza del Senato. Maria Antonietta Calabrò (5). Non c'è persona in Italia che non la segnali per la sua bravura. Ultimamente, però, le uscite di Pera, seppur importanti, sono sembrate assai fuori tempo. E se al presidente toccano i contenuti, alla sua portavoce tocca stabilire la giusta scansione delle esternazioni. È vero, Pera tende a decidere da solo. Ma se non incide sul proprio assistito, lo spin doctor risulta inutile: allora basta l'addetto stampa. Qualifica che non è un'offesa, ma solo un altro mestiere. Discontinua
2 - Ulivo. Romano Prodi (4). Sicuramente efficace la battuta sui «mille mercenari» di Berlusconi. Però, passando alle cose serie, francamente non se ne può più di Gad, Fed, Alleanza con o senza la «L», centrosinistra con o senza trattino: tanto vale tornare all'Ulivo, ché almeno è già un brand di successo. Né sono emersi finora progetti e programmi per scaldare i cuori e stimolare i cervelli. Dopotutto, non c'è però da stupirsi. A pochi mesi dalle regionali, all'Ulivo mancano ancora un sacco di cose. Ad esempio, non si capisce chi sia «l'uomo di Prodi»: lo staff del Professore, seppur composto da professionisti di altissimo livello, non ha ancora un capo riconoscibile e riconosciuto. Dunque, non resta che prendersela direttamente col leader, colpevole di tanta anarchia dentro casa sua. Indolente
3 - Regione Calabria. Fausto Taverniti (3). Reso celebre (si fa per dire) da Gian Antonio Stella sul Corsera per la prosa dei suoi comunicati stampa, il portavoce di Chiaravalloti torna alla ribalta (si fa sempre per dire) grazie ad Adriano Mollo del Quotidiano di Calabria. Il suddetto comunicatore, infatti, sarà presto direttore del sito internet della giunta regionale. Contratto ricco e quinquennale, nonostante Chiaravalloti abbia già rinunciato alla ricandidatura. Perciò, alla faccia dello spoil system, il prossimo governatore dovrà tenersi Taverniti. Che però, professionale qual è, non avrà difficoltà a riposizionarsi. Guarda caso, è stato anche collaboratore del candidato ulivista Agazio Loiero. Invidiato
4 - Vicepresidenza del Senato. Domenico Fischella (zero). Sulla gestione del licenziamento di Dario Mattiello siamo veramente alla sciaguratezza estrema del fai-da-te mediatico. E pensare che su questioni simili, altri celebri omofobici s'erano freudianamente costruiti una piccola fortuna politica. Ad esempio, Tremaglia con la sua genuinità sui culattoni europei: ora finalmente qualcuno si è accorto che fa il ministro. O lo stesso Buttiglione (7 a Walter Guarracino). Che rimane Buttiglione, intendiamoci. Ma promosso al ruolo di ideologo dei teo-con italiani sta vivendo una seconda vita politica, sicuramente più gaia della prima, anche se nasconde benissimo la sua contentezza per la ritrovata visibilità. Ps: Sulay Michelin merita un 9 per aver consigliato alla Prestigiacomo di (ri)assumere Mattiello: la fiction allestita a Porta a porta è stata strepitosa. Indifendibile
5 - Vicepresidenza del Consiglio. Paolo Messa (senza voto). La tentazione è forte: dare zero pure a lui, portavoce di quel presunto incoerente di Follini che ha ceduto sull'ingresso a Palazzo Chigi. Siccome però dicono che l'ha fatto solo per erodere da dentro Berlusconi e Fi, allora non resta che aspettare. Se entro quaranta giorni Follini-Messa fa un'uscita delle vecchie, e riesce pure a incidere, vuol dire che è un genio. Del male, ma sempre genio è. Sospeso
Dagospia 07 Dicembre 2004
SPIN-IN
1 - Forza Italia. Marcello Dell'Utri (9). Saranno anche le mosse di un disperato. Epperò le ultime avanzate berlusconiane sono indubbiamente e mediaticamente efficacissime. Il filotto comprende le tasse, il rimpasto e - soprattutto - la riorganizzazione di Fi. Il premier ha lanciato il «gruppo dei mille» e recuperato alla causa Tremonti e Scajola, antipatici e discutibili finché si vuole, ma finora non sostituiti da alcun azzurro all'altezza. E sapete chi, nell'ombra, ha convinto Berlusconi alla suddetta riorganizzazione? Proprio Dell'Utri, usando il vecchio proverbio: «Non cambiare mai la strada vecchia con la nuova». Magari non si aspettava la rinascita di Scajola, ma date al «Marcello furioso» un paio di mesi e troverà il modo di irretire pure lui, così come ha già fatto con gli altri consiglieri del Cavaliere, scavalcati sul campo. Persuasivo
2 - Ministero per le Riforme. Nicoletta Maggi (8). Più in generale, è un riconoscimento alla campagna elettorale permanente della Lega del subcomandante Calderoli, che da un lato continua a incassare riforme (l'ultima è firmata da Roberto Castelli, 7 a Lorenzo Colombo) e dall'altro lancia provocazioni come quella sulla taglia per i killer di Lecco. Che, sia chiaro, è una gigantesca boutade (8 alle repliche scritte per Pisanu da Luca Mantovani). Però procura voti a Nord e fors'anche al Centro. Ma al Sud no, proprio no. Efficace
3 - Ministero per la Funzione pubblica. Roberto Menichini (7,5). È il classico voto alla memoria, nel senso che finita la funzione pubblica di Luigi Mazzella finisce pure quella del suo portavoce. A meno che qualche altra istituzione non recuperi questo tecnico «culo di pietra», che ha ottimamente tenuto in piedi, insieme alla «interna» Maria Castrianni (7,5) tutta la comunicazione del dicastero. Fatto sta che a corso Vittorio Menichini verrà sicuramente sostituito da Emanuele Laurenti (8), cioè dall'uomo che ha ricostruito l'immagine di Mario Baccini. Negli ultimi tre anni il neo ministro ha studiato bene, e si vede: l'accento romanesco s'è fortemente attenuato e l'atteggiamento da spaccone è addirittura scomparso. Professionale
4 - Ministero per i Beni culturali. Fabrizio De Pasquale (7+). Questo paragrafo serve per ricordarne un altro, precisamente di settembre, quando De Pasquale consigliò a Urbani di minacciare le dimissioni in caso di forti tagli in Finanziaria per i Beni culturali. Molti pensarono che mai il ministro l'avrebbe spuntata. E invece, grazie anche al buon ritorno sui media, dovuto al pressing del suo portavoce, il ministro se l'è cavata alla grande. Molto meglio di Martino e Moratti (5,5 rispettivamente a Giuseppe Moles e Gino Banterla). Concludente
4 - Ministero degli Esteri. Salvo Sottile (6+). Da palazzo Chigi (dove Sottile conserva un ufficio) alla Farnesina: il debutto di Fini agli Esteri è senza infamia e qualche lode, soprattutto sui giornali stranieri. Ancora poco, però, per rispondere al quesito principale posto dal «gruppo dei cinquantenni», cioè dei diplomatici meno attempati che non ne possono più dei quasi settantenni alla Vattani e puntano al rinnovamento. Il quesito di cui sopra è infatti il seguente: sarà Fini a cambiare la Farnesina o sarà la Farnesina a cambiare Fini? Come per Urbani, restiamo in paziente attesa. Prudente
SPIN-OFF
1 - Presidenza del Senato. Maria Antonietta Calabrò (5). Non c'è persona in Italia che non la segnali per la sua bravura. Ultimamente, però, le uscite di Pera, seppur importanti, sono sembrate assai fuori tempo. E se al presidente toccano i contenuti, alla sua portavoce tocca stabilire la giusta scansione delle esternazioni. È vero, Pera tende a decidere da solo. Ma se non incide sul proprio assistito, lo spin doctor risulta inutile: allora basta l'addetto stampa. Qualifica che non è un'offesa, ma solo un altro mestiere. Discontinua
2 - Ulivo. Romano Prodi (4). Sicuramente efficace la battuta sui «mille mercenari» di Berlusconi. Però, passando alle cose serie, francamente non se ne può più di Gad, Fed, Alleanza con o senza la «L», centrosinistra con o senza trattino: tanto vale tornare all'Ulivo, ché almeno è già un brand di successo. Né sono emersi finora progetti e programmi per scaldare i cuori e stimolare i cervelli. Dopotutto, non c'è però da stupirsi. A pochi mesi dalle regionali, all'Ulivo mancano ancora un sacco di cose. Ad esempio, non si capisce chi sia «l'uomo di Prodi»: lo staff del Professore, seppur composto da professionisti di altissimo livello, non ha ancora un capo riconoscibile e riconosciuto. Dunque, non resta che prendersela direttamente col leader, colpevole di tanta anarchia dentro casa sua. Indolente
3 - Regione Calabria. Fausto Taverniti (3). Reso celebre (si fa per dire) da Gian Antonio Stella sul Corsera per la prosa dei suoi comunicati stampa, il portavoce di Chiaravalloti torna alla ribalta (si fa sempre per dire) grazie ad Adriano Mollo del Quotidiano di Calabria. Il suddetto comunicatore, infatti, sarà presto direttore del sito internet della giunta regionale. Contratto ricco e quinquennale, nonostante Chiaravalloti abbia già rinunciato alla ricandidatura. Perciò, alla faccia dello spoil system, il prossimo governatore dovrà tenersi Taverniti. Che però, professionale qual è, non avrà difficoltà a riposizionarsi. Guarda caso, è stato anche collaboratore del candidato ulivista Agazio Loiero. Invidiato
4 - Vicepresidenza del Senato. Domenico Fischella (zero). Sulla gestione del licenziamento di Dario Mattiello siamo veramente alla sciaguratezza estrema del fai-da-te mediatico. E pensare che su questioni simili, altri celebri omofobici s'erano freudianamente costruiti una piccola fortuna politica. Ad esempio, Tremaglia con la sua genuinità sui culattoni europei: ora finalmente qualcuno si è accorto che fa il ministro. O lo stesso Buttiglione (7 a Walter Guarracino). Che rimane Buttiglione, intendiamoci. Ma promosso al ruolo di ideologo dei teo-con italiani sta vivendo una seconda vita politica, sicuramente più gaia della prima, anche se nasconde benissimo la sua contentezza per la ritrovata visibilità. Ps: Sulay Michelin merita un 9 per aver consigliato alla Prestigiacomo di (ri)assumere Mattiello: la fiction allestita a Porta a porta è stata strepitosa. Indifendibile
5 - Vicepresidenza del Consiglio. Paolo Messa (senza voto). La tentazione è forte: dare zero pure a lui, portavoce di quel presunto incoerente di Follini che ha ceduto sull'ingresso a Palazzo Chigi. Siccome però dicono che l'ha fatto solo per erodere da dentro Berlusconi e Fi, allora non resta che aspettare. Se entro quaranta giorni Follini-Messa fa un'uscita delle vecchie, e riesce pure a incidere, vuol dire che è un genio. Del male, ma sempre genio è. Sospeso
Dagospia 07 Dicembre 2004