MEDIA QUOTIDIANO - REGIONALI DEL CAOS: LISTE DELLE MIE BRAME, TUTTI SE NE FREGANO DEL BERLUSCAME - LA MADONNA DI GIANNI LETTA E' APPARSA A SCELLI - MAYER AMMETTE - PRODI-RUTELLI, FUORI I COLTELLI.

Mario Adinolfi per www.mediaquotidiano.it


1. Elezioni regionali. Si vota il 3 e 4 aprile. Si presentano le liste il 3 marzo. Cioè esattamente tra ottanta giorni. C'è forse il tempo di fare il giro del mondo alla Jules Verne. Ma una campagna elettorale decente, no. I campi dei due contendenti sono devastati dalle faide interne. E' divertente sbirciare la situazione.

2. Silvio Berlusconi ha pensato bene di aprire un nuovo fronte di battaglia: quello con i suoi governatori. Dopo averli massacrati con i tagli nei trasferimenti agli enti locali, il Cavaliere ha posto l'altolà formale alla costituzione delle cosiddette "liste dei presidenti". Per giorni è circolata l'interpretazione soft del diktat del Cavaliere: riguarda solo i presidenti di Forza Italia (e dunque era mirato su Roberto Formigoni). E invece ieri Sandro Bondi s'è sbracciato: "Il veto sulle liste personali riguarda anche gli alleati". La prima risposta gliel'ha data, de core, Francesco Storace: "Io la lista la faccio, punto e basta".

3. Come acqua che scorre, le parole del Cavaliere scivolano addosso anche al presidente uscente della Regione Liguria, Sandro Biasotti, che ieri s'è spinto fino a presentare il simbolo della sua lista con il suo bel faccino barbuto disegnato dentro. Raffaele Fitto in Puglia va avanti. E Roberto Formigoni, che ormai accoltellerebbe Paolo Romani se nei dieci comandamenti non ci fosse scritto esplicitamente che l'omicidio è vietato, invita pubblicamente il premier a non dare retta ai suoi consiglieri. Insomma, figuraccia in vista per il Cavaliere: lui dice e tutti se ne fregano.



4. Forse però una piccola soddisfazione è in agguato anche per il premier. Maurizio Scelli sarebbe pronto a sciogliere la riserva e a dire sì alla candidatura a presidente della Regione Abruzzo. Il crocerossino sarebbe stato convinto da Gianni Letta e avevamo avvertito i nostri attenti lettori: le due pagine che il settimanale Dipiù ha dedicato la settimana scorsa a Scelli sotto il fantasmagorico titolo "La Madonna mi ha voluto missionario", erano molto più di un'investitura. Erano l'avvio della campagna elettorale.

5. A proposito di Dipiù (e così possiamo spostarci nel campo del centrosinistra). Sandro Mayer ha finalmente pubblicato la lettera di decisissima smentita inviata dal portavoce di Piero Fassino, Roberto Cuillo, sulla immaginifica intervista al segretario diessino pubblicata quindici giorni fa dal settimanale della Cairo Editore sotto il titolo: "Tasse, noi non vogliamo ridurle". La smentita viene pubblicata in un riquadro a pagina 147 del settimanale con un'incredibile risposta della direzione del giornale in cui si ammette che l'intervista Fassino non l'ha mai concessa e si è proceduto con l'assemblaggio di vecchie dichiarazione del segretario diessino, mascherandole da botta e risposta. Cose da pazzi. Nessuno interviene?

6. Il centrosinistra si vede oggi per la rituale riunione del lunedì in cui si mettono sul tappeto le questioni e si prova a risolverle, senza riuscirci. La curiosità è per l'atteggiamento di Francesco Rutelli, che Romano Prodi ormai tratta con ferocia e alla manifestazione di sabato ha fatto fatica a trovare persino un posto sul palco umiliandosi a chiedere a Fausto Bertinotti di fargli spazio. Oggi proveranno a far digerire al leader della Margherita anche l'assegnazione della candidatura alla presidenza della Regione Basilicata all'Udeur. Vediamo quanta pazienza ha.

7. A proposito di Rutelli: l'ex candidato premier deve in questi giorni anche schivare l'offensiva da destra portata avanti con la riformetta elettorale della scheda unica. Gli esperti sostengono che con l'effetto trascinamento del voto proporzionale sul voto maggioritario, principale obiettivo del Nespolum che piace tanto al Cavaliere, sarebbe suicida per Ds e Margherita presentarsi con simboli divisi e che l'accorpamento della cosiddetta Fed sotto il simbolo unitario dell'Ulivo alle elezioni politiche sarebbe cosa inevitabile. E sarebbe anche la fine dell'autonomia del partito di Francesco Rutelli.


Dagospia 13 Dicembre 2004