ELDORADO TELECOM - CHI CI GUADAGNA DALLA FUSIONE TELECOM-TIM: È DA VEDERE SE LA FUSIONE SI RIVELERÀ CONVENIENTE PER I PICCOLI AZIONISTI, MA I MANAGER DELLA BANCHE HANNO GIÀ VINTO LA LORO PARTITA.
Vittorio Malagutti per L'espresso
Niente colpi bassi, questa volta. E neppure lunghi corteggiamenti ai manager. Alla festa per le nozze tra Telecom e Tim c'è posto per tutti. Banchieri, consulenti e avvocati. Marco Tronchetti Provera si conferma un cliente d'eccezione per gli advisor finanziari. E così un piccolo esercito di professionisti del denaro si è guadagnato un incarico ufficiale sul palcoscenico del grande affare. Ovviamente con compensi adeguati. Tra gli addetti ai lavori circola un numero: 100 milioni di euro.
Sarebbe questa la somma che andrebbe a premiare i consulenti coinvolti nella fusione Telecom-Tim. Una pattuglia di grandi firme della finanza si spartirà buona pane del compenso. E per alcuni dei protagonisti si tratta di un ritorno in grande stile sulla scena.
È il caso di Mario Draghi, che ha seguito l'operazione per la banca americana Goldman Sachs. Proprio lui, l'ex direttore generale del ministero del Tesoro che nel 1997 fu il regista del maxi collocamento di Telecom, la madre di tutte le privatizzazioni. Draghi ora è nel comitato esecutivo della finanziaria Usa e ha partecipato come advisor alla riunione degli amministratori indipendenti del gruppo telefonico che si è svolta il 6 dicembre, alla vigilia dell'annuncio della fusione con Tim.
In cabina di regia della stessa operazione c'è un altro capitano di lungo corso come Federico Imbert, il banchiere della Jp Morgan che ora affianca Tronchetti Provera: nel '99, all'epoca della scalata a Telecom, aveva dispensato consigli a Roberto Colaninno ed Emilio Gnutti. Poi ci sono Mediobanca, Lazard e il Crédit Suisse First Boston, coinvolti nell'ultima puntata di quella che appare come una lunga telenovela di Borsa. L'elenco di banche e banchieri potrebbe continuare a lungo.
Con il riassetto da 20 miliardi di euro varato da Tronchetti Provera i telefoni italiani si sono trasformati in una miniera d'oro per gli advisor finanziari. Resta da vedere se la fusione si rivelerà conveniente per i piccoli azionisti, ma i manager della banche hanno già vinto la loro partita.
La storia parte da lontano. Negli ultimi cinque anni, dai tempi della scalata di Colaninno e Gnutti, attorno al gruppo si è consumata almeno un'operazione straordinaria all'anno, sempre annaffiata da abbondanti commissioni per i consulenti.
Nel 2003 si celebrò la doppia fusione di Telecom con Olivetti e di Pirelli spa con Pirelli & C. Tra l'estate del 2001 e il 2002 ci fu il cambio della guardia al vertice, con l'arrivo di Tronchetti e il riassetto delle holding di controllo. Nel 2000, sull'onda del boom di Internet, era partita una girandola di fusioni societarie che coinvolgeva Seat e Tin.it. Un anno prima, con la scalata da 100 mila miliardi di lire, la razza padana di Colaninno e Gnutti si era guadagnata l'eterna riconoscenza di banchieri e avvocati d'affari, beneficiati da premi e commissioni.
Dal '99 a oggi, una giostra frenetica. Al punto che le banche coinvolte si trovano a correre sul filo del conflitto d'interessi. Prendiamo il caso di Merrill Lynch, designata dagli amministratori indipendenti di Tim (cioè quelli non legati a Tronchetti) per emettere un giudizio di congruità sull'offerta Telecom: la stessa Merrill Lynch negli anni scorsi ha affiancato il gruppo Pirelli in diversi affari, come la stessa acquisizione di Telecom nel 2001.
E nel 2000, quando l'azienda di Tronchetti girò la sua Optical technologies alla Corning con una plusvalenza di oltre 3 miliardi di curo, fu ancora la grande banca Usa a fare da consulente al gruppo italiano. A quanto pare, nonostante i rapporti d'affari di Merrill Lynch con l'azionista di controllo, gli amministratori indipendenti di Tim hanno piena fiducia nell'autonomia dei loro consulenti Usa.
La pensano allo stesso modo, probabilmente, anche gli amministratori indipendenti di Telecom, che come advisor hanno scelto Goldman Sachs: la stessa banca che nel 2003 si era occupata della fusione tra Olivetti e l'azienda telefonica. Ma quella volta Goldman Sachs era stata designata dall'intera board di Telecom, compresi i consiglieri legati a Tronchetti.
Dagospia 20 Dicembre 2004
Niente colpi bassi, questa volta. E neppure lunghi corteggiamenti ai manager. Alla festa per le nozze tra Telecom e Tim c'è posto per tutti. Banchieri, consulenti e avvocati. Marco Tronchetti Provera si conferma un cliente d'eccezione per gli advisor finanziari. E così un piccolo esercito di professionisti del denaro si è guadagnato un incarico ufficiale sul palcoscenico del grande affare. Ovviamente con compensi adeguati. Tra gli addetti ai lavori circola un numero: 100 milioni di euro.
Sarebbe questa la somma che andrebbe a premiare i consulenti coinvolti nella fusione Telecom-Tim. Una pattuglia di grandi firme della finanza si spartirà buona pane del compenso. E per alcuni dei protagonisti si tratta di un ritorno in grande stile sulla scena.
È il caso di Mario Draghi, che ha seguito l'operazione per la banca americana Goldman Sachs. Proprio lui, l'ex direttore generale del ministero del Tesoro che nel 1997 fu il regista del maxi collocamento di Telecom, la madre di tutte le privatizzazioni. Draghi ora è nel comitato esecutivo della finanziaria Usa e ha partecipato come advisor alla riunione degli amministratori indipendenti del gruppo telefonico che si è svolta il 6 dicembre, alla vigilia dell'annuncio della fusione con Tim.
In cabina di regia della stessa operazione c'è un altro capitano di lungo corso come Federico Imbert, il banchiere della Jp Morgan che ora affianca Tronchetti Provera: nel '99, all'epoca della scalata a Telecom, aveva dispensato consigli a Roberto Colaninno ed Emilio Gnutti. Poi ci sono Mediobanca, Lazard e il Crédit Suisse First Boston, coinvolti nell'ultima puntata di quella che appare come una lunga telenovela di Borsa. L'elenco di banche e banchieri potrebbe continuare a lungo.
Con il riassetto da 20 miliardi di euro varato da Tronchetti Provera i telefoni italiani si sono trasformati in una miniera d'oro per gli advisor finanziari. Resta da vedere se la fusione si rivelerà conveniente per i piccoli azionisti, ma i manager della banche hanno già vinto la loro partita.
La storia parte da lontano. Negli ultimi cinque anni, dai tempi della scalata di Colaninno e Gnutti, attorno al gruppo si è consumata almeno un'operazione straordinaria all'anno, sempre annaffiata da abbondanti commissioni per i consulenti.
Nel 2003 si celebrò la doppia fusione di Telecom con Olivetti e di Pirelli spa con Pirelli & C. Tra l'estate del 2001 e il 2002 ci fu il cambio della guardia al vertice, con l'arrivo di Tronchetti e il riassetto delle holding di controllo. Nel 2000, sull'onda del boom di Internet, era partita una girandola di fusioni societarie che coinvolgeva Seat e Tin.it. Un anno prima, con la scalata da 100 mila miliardi di lire, la razza padana di Colaninno e Gnutti si era guadagnata l'eterna riconoscenza di banchieri e avvocati d'affari, beneficiati da premi e commissioni.
Dal '99 a oggi, una giostra frenetica. Al punto che le banche coinvolte si trovano a correre sul filo del conflitto d'interessi. Prendiamo il caso di Merrill Lynch, designata dagli amministratori indipendenti di Tim (cioè quelli non legati a Tronchetti) per emettere un giudizio di congruità sull'offerta Telecom: la stessa Merrill Lynch negli anni scorsi ha affiancato il gruppo Pirelli in diversi affari, come la stessa acquisizione di Telecom nel 2001.
E nel 2000, quando l'azienda di Tronchetti girò la sua Optical technologies alla Corning con una plusvalenza di oltre 3 miliardi di curo, fu ancora la grande banca Usa a fare da consulente al gruppo italiano. A quanto pare, nonostante i rapporti d'affari di Merrill Lynch con l'azionista di controllo, gli amministratori indipendenti di Tim hanno piena fiducia nell'autonomia dei loro consulenti Usa.
La pensano allo stesso modo, probabilmente, anche gli amministratori indipendenti di Telecom, che come advisor hanno scelto Goldman Sachs: la stessa banca che nel 2003 si era occupata della fusione tra Olivetti e l'azienda telefonica. Ma quella volta Goldman Sachs era stata designata dall'intera board di Telecom, compresi i consiglieri legati a Tronchetti.
Dagospia 20 Dicembre 2004