MEDIA QUOTIDIANO - L'ACCORDO DEL CENTRODESTRA CON I RADICALI - RAI ELETTORALE: FORMIGONI BANDITO DAL TG1, RUTELLI BANDITO DAL TG3, BOSSI BANDITO DAL TG2.
Mario Adinolfi da www.mediaquotidiano.it
blog: www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it
1. Il centrosinistra è troppo concentrato sui destini di Romano Prodi, che ieri notte è riemerso in una soporifera puntata di Primo Piano, per ribadire che lui preferisce Palazzo Chigi al Quirinale, mentre un'ora prima a Ballarò Walter Veltroni raccontava quanto è bravo il Professore "e io ho lavorato con lui e lo so". E così si lascia scivolare davanti una questione che rischia di ribaltare gli equilibri politici: l'accordo del centrodestra con i radicali.
2. Marco Pannella, Emma Bonino e Daniele Capezzone sono a un passo dall'intesa con la Casa delle Libertà. Probabilmente un'intesa più tecnica che politica, che comunque vale almeno due punti percentuali di elettorato. Da quando domenica scorsa, dal solito palco nell'hotel Ergife, i radicali hanno chiesto attenzione ai poli per tornare nelle istituzioni, il centrosinistra si è trincerato dietro un imbarazzato e imbarazzante silenzio. Neanche una parola, così, almeno per provarci.
3. Ci provano, eccome, invece nel centrodestra, Nonostante stia infuriando la battaglia sulle liste dei governatori. Che è, in verità, la battaglia per il delfinato di Silvio Berlusconi, a cui Roberto Formigoni aspira da tempo. Francesco Storace, intanto, ribadisce che lui la lista la farà e Alleanza nazionale fa quadrato attorno a lui. Nonostante queste distrazioni e la bella rissa da bar scatenata dal redivivo Umberto Bossi, l'accordo con i radicali si sta costruendo. Portando un bel due per cento nel carniere della coalizione. E se per le trattative servirà più tempo, Giuseppe Pisanu è pronto anche a far slittare la data delle elezioni regionali, non a caso non ancora ufficializzata.
4. La battaglia tra Formigoni e i colonnelli lombardi del Cavaliere è veramente senza esclusione di colpi. E il terreno dove i berluscones sono più potenti è ovviamente quello della televisione. E così, se il residente della Regione Lombardia è sostanzialmente bandito dal Tg1, dove regna incontrastato il verbo bonaiutiano, ora si trova ad essere messo in crisi anche dal suo Tg regionale. Il nuovo caporedattore Gianvito Lo Maglio, fresco di nomina da Roma, ieri è stato pesantemente attaccato dal capogruppo forzista in Regione, Giulio Boscagli, che lo ha accusato di "incapacità professionale o faziosità politica" per un servizio sulla crisi tra la Lega e Formigoni dove lo stesso Formigoni veniva citato appena.
5. Pronta la replica del leghista Caparini, che oltre a ricordare il fatto che Boscagli sia il cognato dell'inquilino del Pirellone ("parlava a titolo di parentela o a nome di Forza Italia?"), ha difeso a spada tratta la redazione sottolineandone l'indipendenza e l'autonomia. E pensare che proprio Caparini nel pomeriggio di ieri aveva rilasciato una dichiarazione di fuoco contro il Tg2 di Mauro Mazza, reo di aver dato poco spazio al ritorno di Bossi e di averlo relegato "in secondo piano dentro un pastone".
6. La Rai fa litigare anche il centrosinistra. Anzi, all'interno di uno stesso partito del centrosinistra. Quale? Indovinato. La Margherita. I dati dell'osservatorio di Pavia, rivelati ieri da Media Quotidiano, che vede i Ds avere sul Tg3 uno spazio quadruplo (21%) rispetto alla Margherita (5,4%), hanno spaccato in due il partito rutelliano dove pure avevano appena fatto pace. Sulla questione rutelliani e prodiani se le sono date di santa ragione.
7. Giorgio Merlo, deputato ex popolare e esponente del partito rutelliano in commissione vigilanza Rai, ha protestato duramente contro il direttore del Tg3 Antonio Di Bella: "Vorremmo ricordare al Tg3 che la Margherita ha diritto ad avere uno spazio adeguato non solo o non tanto in qualità di secondo partito dell'opposizione, ma soprattutto perché, a nostro avviso, il rispetto del pluralismo dell'informazione deve valere per tutti". Risposta del senatore Renato Cambursano, nella Margherita in quota prodiana, che si mette a difendere a spada tratta il Tg3: "La libertà e il pluralismo non si misurano con il bilancino delle presenze". Strano caso di dichiarazione di un politico in cui tu nascondi il mio partito e io ti dico bravo. Tanto per spiegare quanto fragile e forse falsa sia la pace siglata nella direzione nazionale della Margherita di lunedì scorso.
Dagospia 12 Gennaio 2005
blog: www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it
1. Il centrosinistra è troppo concentrato sui destini di Romano Prodi, che ieri notte è riemerso in una soporifera puntata di Primo Piano, per ribadire che lui preferisce Palazzo Chigi al Quirinale, mentre un'ora prima a Ballarò Walter Veltroni raccontava quanto è bravo il Professore "e io ho lavorato con lui e lo so". E così si lascia scivolare davanti una questione che rischia di ribaltare gli equilibri politici: l'accordo del centrodestra con i radicali.
2. Marco Pannella, Emma Bonino e Daniele Capezzone sono a un passo dall'intesa con la Casa delle Libertà. Probabilmente un'intesa più tecnica che politica, che comunque vale almeno due punti percentuali di elettorato. Da quando domenica scorsa, dal solito palco nell'hotel Ergife, i radicali hanno chiesto attenzione ai poli per tornare nelle istituzioni, il centrosinistra si è trincerato dietro un imbarazzato e imbarazzante silenzio. Neanche una parola, così, almeno per provarci.
3. Ci provano, eccome, invece nel centrodestra, Nonostante stia infuriando la battaglia sulle liste dei governatori. Che è, in verità, la battaglia per il delfinato di Silvio Berlusconi, a cui Roberto Formigoni aspira da tempo. Francesco Storace, intanto, ribadisce che lui la lista la farà e Alleanza nazionale fa quadrato attorno a lui. Nonostante queste distrazioni e la bella rissa da bar scatenata dal redivivo Umberto Bossi, l'accordo con i radicali si sta costruendo. Portando un bel due per cento nel carniere della coalizione. E se per le trattative servirà più tempo, Giuseppe Pisanu è pronto anche a far slittare la data delle elezioni regionali, non a caso non ancora ufficializzata.
4. La battaglia tra Formigoni e i colonnelli lombardi del Cavaliere è veramente senza esclusione di colpi. E il terreno dove i berluscones sono più potenti è ovviamente quello della televisione. E così, se il residente della Regione Lombardia è sostanzialmente bandito dal Tg1, dove regna incontrastato il verbo bonaiutiano, ora si trova ad essere messo in crisi anche dal suo Tg regionale. Il nuovo caporedattore Gianvito Lo Maglio, fresco di nomina da Roma, ieri è stato pesantemente attaccato dal capogruppo forzista in Regione, Giulio Boscagli, che lo ha accusato di "incapacità professionale o faziosità politica" per un servizio sulla crisi tra la Lega e Formigoni dove lo stesso Formigoni veniva citato appena.
5. Pronta la replica del leghista Caparini, che oltre a ricordare il fatto che Boscagli sia il cognato dell'inquilino del Pirellone ("parlava a titolo di parentela o a nome di Forza Italia?"), ha difeso a spada tratta la redazione sottolineandone l'indipendenza e l'autonomia. E pensare che proprio Caparini nel pomeriggio di ieri aveva rilasciato una dichiarazione di fuoco contro il Tg2 di Mauro Mazza, reo di aver dato poco spazio al ritorno di Bossi e di averlo relegato "in secondo piano dentro un pastone".
6. La Rai fa litigare anche il centrosinistra. Anzi, all'interno di uno stesso partito del centrosinistra. Quale? Indovinato. La Margherita. I dati dell'osservatorio di Pavia, rivelati ieri da Media Quotidiano, che vede i Ds avere sul Tg3 uno spazio quadruplo (21%) rispetto alla Margherita (5,4%), hanno spaccato in due il partito rutelliano dove pure avevano appena fatto pace. Sulla questione rutelliani e prodiani se le sono date di santa ragione.
7. Giorgio Merlo, deputato ex popolare e esponente del partito rutelliano in commissione vigilanza Rai, ha protestato duramente contro il direttore del Tg3 Antonio Di Bella: "Vorremmo ricordare al Tg3 che la Margherita ha diritto ad avere uno spazio adeguato non solo o non tanto in qualità di secondo partito dell'opposizione, ma soprattutto perché, a nostro avviso, il rispetto del pluralismo dell'informazione deve valere per tutti". Risposta del senatore Renato Cambursano, nella Margherita in quota prodiana, che si mette a difendere a spada tratta il Tg3: "La libertà e il pluralismo non si misurano con il bilancino delle presenze". Strano caso di dichiarazione di un politico in cui tu nascondi il mio partito e io ti dico bravo. Tanto per spiegare quanto fragile e forse falsa sia la pace siglata nella direzione nazionale della Margherita di lunedì scorso.
Dagospia 12 Gennaio 2005