INVECE DEI NASTRI D'ARGENTI, VA IN SCENA "DISASTRI D'ARGENTO"
ER MEJO FILM COMICO DELLA STAGIONE, STARRING GLI IMPACCI DELLA IMPACCIATORE
IL FINANZIATORE LUIGI ABETE? E' «UN UOMO CHE DA 70 ANNI STA DAVANTI AL CINEMA»

Reportage di Umberto Pizzi
Simonetta Robiony per La Stampa





Doveva essere, quella della consegna dei Nastri d'argento, una serata informale, amichevole, sciolta. Friendly avrebbero detto gli americani. È stata una serata pasticciata, contrassegnata da una confusione parossistica tra sghignazzi e imbarazzi. Non si sentiva bene. Ma come, all'Auditorium di Renzo Piano? Sì, non si sentiva bene. Non si vedevano bene le clip dei film. Possibile? Sì, possibile. E su questi due difetti, naturalmente, nessun intervento era realizzabile.

S'era scelta, per consegnare i premi, Sabrina Impacciatore che è attrice comica e avrebbe dovuto dare un tono leggero, improvvisando. Ma la Impacciatore s'è messa in testa di imitare Milly Carlucci ed è precipitata nell'ansia. Scambio di targhe offerte, ritirate e poi di nuove riconsegnate al premiato. Confusione tra attori non protagonisti e attori protagonisti copi nomi letti due volte.

Frequenti invocazioni d'aiuto a Enrico Lucherini, il famosissimo press-agent che aveva portato con sé un gruppo di giovani star per togliere all'ambiente quell'aria da vecchi notabili. Infine la tragedia: cadono i fogli con la scaletta del programma spargendosi sul palco. È lo smarrimento definitivo. La Impacciatore scompare. Avrà pianto? Chissà.

Sul palco sale a sostituirla temporaneamente Laura Delli Colli che presiede il Sindacato dei giornalisti di cinema, titolare dei Nastri. La Impacciatore torna e chiede perdono: non è una brava presentatrice, non lo farà mai più. Resta sublime, comunque, la sua definizione di Malcolm McDowell: «Una leggenda vivente che cammina».

E quella di Luigi Abete della BNL, la banca da sempre in prima fila nei finanziamenti: «Un uomo che da settant'anni sta davanti al cinema». Abete si risente: primo perché non è un centenario, secondo per la piega presa dai Nastri e minaccia: «L'anno prossimo invece di dare soldi offrirò l'organizzazione».

Fiorello propone una battuta: «Troppi gli impacci dell'Impacciatore». A mezzanotte Gianni Amelio, ultimo Nastro in scena, vincitore con «Le chiavi di casa», conclude: «A scriverla una sceneggiatura così non ci sarebbe riuscito nessuno. È perfetta per un film comico: peccato che io non ne sia capace: la passo a Monicelli». E via. La vendetta dell'ufficialità, odiosa ma efficiente, è compiuta: l'improvvisazione è un'arte tosta.


Dagospia 07 Febbraio 2005