MENTRE TUTTI PARLANO DI FAZIO, GERONZI PARLA CON TREMONTI (PACE FATTA)
COMA MAI GIULIETTO VEDE IL PIÙ ASCOLTATO BANCHIERE DI DE BENEDETTI? WIND!
LUCI GIALLE SU PIRELLI RE - SCAGLIA SI SCAGLIA CONTRO IL MONOPOLIO TELECOM
COMA MAI GIULIETTO VEDE IL PIÙ ASCOLTATO BANCHIERE DI DE BENEDETTI? WIND!
LUCI GIALLE SU PIRELLI RE - SCAGLIA SI SCAGLIA CONTRO IL MONOPOLIO TELECOM
1 - TREMONTI VIA CON WIND
Alleluja! Giulietto Tremonti è tornato in pista. Come ai vecchi tempi, quando il suo studio era il crocevia degli affari e dei pareri più delicati della prima e della seconda repubblica, da Bettino Craxi a Silvio Berlusconi. Dopo qualche mese di digiuno sabatico è tornato a frequentare i palazzi del potere. Intanto, il vice presidente di Forza Italia ha iniziato facendo più visite al suo nemico più intimo dei tempi ministeriali, alias Cesare Geronzi, ma per il business ha ripreso a frequentare il più ascoltato banchiere di Carlo De Benedetti, Ruggero Magnoni. E di cosa parla con Magnoni di Lehman Brothers? Dell'acquisizione di Wind la compagnia telefonica dell'Enel. Operazione pilotata da Rodolfo De Benedetti che la sta valutando attentamente per via dell'altissima cifra cash che vuole Paolino Scaroni.
Tremonti si sta muovendo con grande discrezione per due motivi soprattutto: Siniscalco sicuramente non gradisce ed anche a Palazzo Chigi non piace l'attivismo di uno dei principali esponenti di Forza Italia per una privatizzazione così importante. Il fondo Blackstone, inoltre, è ancora alla caccia di tutti quei soldi che Scaroni vuole per Wind. E l'ingresso a gamba tesa di Tremonti accanto a Magnoni ha finito per ingarbugliare ancora di più la partita.
2 - GIULIETTO SENZA AUTOCRITICA
Quando Churchill perdeva le battaglie si ritirava a dipingere con la testa nascosta da un cappellaccio nero. Giulietto Tremonti non è nemmeno l'alluce di Churchill, ma ha imparato la lezione e invece di sporcarsi le mani con un commento sulla vittoria di Bankitalia, si rifugia nella scrittura. L'uomo che all'inizio del 2004 ha scatenato l'inferno contro via Nazionale ed era partito come Lancillotto per conquistare il sistema bancario, è il vero perdente di queste ore. Lasciamo stare quei due Don Chisciotte di Tabacci e Ugo La Malfa, i "grilli" parlanti in lotta con i mulini a vento. Lo sconfitto di ieri è il commercialista di Sondrio, il campione di supponenza che oggi sul "Corriere della Sera" strizza l'occhio a Padoa Schioppa e scrive di patriottismo economico e di "eccesso di partigianeria politica che impedisce l'emersione di un ethos pubblico collettivo". Senza autocritica.
3 - LA VITTORIA DI FAZIO
Nessun brindisi, nessun festeggiamento. Nell'ufficio del Governatore in via Nazionale non sono saltati i tappi di champagne perché l'esito era blindato e il filo diretto con quel genio della finanza che è il senatore Luigi Grillo di Forza Italia garantiva il risultato finale. L'uomo di Alvito, provincia di Frosinone, dalle amicizie variabili e malato di inguaribile provincialismo, adesso può affrontare con maggiore forza anche i problemi interni di Bankitalia. Il primo è la successione a Vincenzo Desario, il direttore generale che alla soglia di 72 anni chiede da tempo di andarsene. In pole position c'è Antonio Finocchiaro, 66 anni, nativo di Molfetta, promosso vicedirettore generale nel 1977. È un fedelissimo e insieme a lui mercoledì 7, festa di S. Tommaso d'Aquino, il pio Governatore si raccoglierà in preghiera per festeggiare il passaggio dal "nunc" al "semper", dal mandato a termine all'eternità.
4 - GERONZI, L'OLANDESE VOLANTE
Mentre tutti parlano di Fazio, Geronzi parla di Guido Carli, il Governatore con il quale ha vissuto intensamente 15 anni "che mi hanno insegnato ad assumermi responsabilità". Per un curioso gioco di coincidenze il quotidiano "MF" riporta oggi le dichiarazioni rilasciate dal banchiere romano due sere fa in videoconferenza durante la cerimonia milanese degli Awards. Geronzi coglie l'occasione per parlare del socio olandese Abn Amro e dice: "ci ha dato un metodo, che è il metodo internazionale, il valore dei piani industriali, della comunicazione agli analisti e della trasparenza dei nostri conti".
5 - LA PROTEZIONE CIVILE DI LETTA
È la stagione dei tapiri, degli Oscar e degli Awards. Mercoledì sera a Milano è stata la volta di banchieri, gestori di fondi e comunicatori, lunedì prossimo si replica al Teatro Del Verme con gli "Standard & Poor's Fund Awards". A organizzare l'evento è l'editore "Perla Finanza" e sarà Silvano Boroli a consegnare i riconoscimenti. Ieri intanto il Governo ha premiato se stesso. Nella Sala degli Arazzi di Palazzo Chigi, Gianni Letta ha consegnato il "Premio di Eccellenza" a Guido Bertolaso della Protezione Civile, e a Manlio Strano, capo dell'ufficio di Segreteria della Presidenza.
7 - SCAGLIA SI SCAGLIA CONTRO IL MONOPOLIO TELECOM
Questa volta la partita è decisiva e il vertice di FastWeb lo sa benissimo. Si tratta di mettere insieme 800 milioni di euro, quanto serve per i futuri investimenti e per ricapitalizzare la società. Silvio Scaglia e Stefano Parisi stanno raggranellando i soldi (il primo ha già detto che sottoscriverà la sua quota di 40 milioni per l'aumento di capitale) e alle loro spalle la famiglia Micheli ha già garantito il suo appoggio. La strada è tutta in salita, il mercato negli ultimi giorni ha reagito male, ma per Stefano Parisi la battaglia ha un obiettivo immenso: sconfiggere il monopolio di Telecom con la tecnologia della banda larga. Una guerra che può essere mortale.
8 - LUCI GIALLE SU PIRELLI RE
Rumors. Che succede nei palazzi Pirelli Real Estate di Carlo Puri Negri? Si sarebbero accesi all'improvviso i riflettori - di una forte luce gialla - su una vicenda che riguarda l'acquisizione di Edilnord di Paolo Berlusconi. Do you remember La7?...
Dagospia 03 Marzo 2005
Alleluja! Giulietto Tremonti è tornato in pista. Come ai vecchi tempi, quando il suo studio era il crocevia degli affari e dei pareri più delicati della prima e della seconda repubblica, da Bettino Craxi a Silvio Berlusconi. Dopo qualche mese di digiuno sabatico è tornato a frequentare i palazzi del potere. Intanto, il vice presidente di Forza Italia ha iniziato facendo più visite al suo nemico più intimo dei tempi ministeriali, alias Cesare Geronzi, ma per il business ha ripreso a frequentare il più ascoltato banchiere di Carlo De Benedetti, Ruggero Magnoni. E di cosa parla con Magnoni di Lehman Brothers? Dell'acquisizione di Wind la compagnia telefonica dell'Enel. Operazione pilotata da Rodolfo De Benedetti che la sta valutando attentamente per via dell'altissima cifra cash che vuole Paolino Scaroni.
Tremonti si sta muovendo con grande discrezione per due motivi soprattutto: Siniscalco sicuramente non gradisce ed anche a Palazzo Chigi non piace l'attivismo di uno dei principali esponenti di Forza Italia per una privatizzazione così importante. Il fondo Blackstone, inoltre, è ancora alla caccia di tutti quei soldi che Scaroni vuole per Wind. E l'ingresso a gamba tesa di Tremonti accanto a Magnoni ha finito per ingarbugliare ancora di più la partita.
2 - GIULIETTO SENZA AUTOCRITICA
Quando Churchill perdeva le battaglie si ritirava a dipingere con la testa nascosta da un cappellaccio nero. Giulietto Tremonti non è nemmeno l'alluce di Churchill, ma ha imparato la lezione e invece di sporcarsi le mani con un commento sulla vittoria di Bankitalia, si rifugia nella scrittura. L'uomo che all'inizio del 2004 ha scatenato l'inferno contro via Nazionale ed era partito come Lancillotto per conquistare il sistema bancario, è il vero perdente di queste ore. Lasciamo stare quei due Don Chisciotte di Tabacci e Ugo La Malfa, i "grilli" parlanti in lotta con i mulini a vento. Lo sconfitto di ieri è il commercialista di Sondrio, il campione di supponenza che oggi sul "Corriere della Sera" strizza l'occhio a Padoa Schioppa e scrive di patriottismo economico e di "eccesso di partigianeria politica che impedisce l'emersione di un ethos pubblico collettivo". Senza autocritica.
3 - LA VITTORIA DI FAZIO
Nessun brindisi, nessun festeggiamento. Nell'ufficio del Governatore in via Nazionale non sono saltati i tappi di champagne perché l'esito era blindato e il filo diretto con quel genio della finanza che è il senatore Luigi Grillo di Forza Italia garantiva il risultato finale. L'uomo di Alvito, provincia di Frosinone, dalle amicizie variabili e malato di inguaribile provincialismo, adesso può affrontare con maggiore forza anche i problemi interni di Bankitalia. Il primo è la successione a Vincenzo Desario, il direttore generale che alla soglia di 72 anni chiede da tempo di andarsene. In pole position c'è Antonio Finocchiaro, 66 anni, nativo di Molfetta, promosso vicedirettore generale nel 1977. È un fedelissimo e insieme a lui mercoledì 7, festa di S. Tommaso d'Aquino, il pio Governatore si raccoglierà in preghiera per festeggiare il passaggio dal "nunc" al "semper", dal mandato a termine all'eternità.
4 - GERONZI, L'OLANDESE VOLANTE
Mentre tutti parlano di Fazio, Geronzi parla di Guido Carli, il Governatore con il quale ha vissuto intensamente 15 anni "che mi hanno insegnato ad assumermi responsabilità". Per un curioso gioco di coincidenze il quotidiano "MF" riporta oggi le dichiarazioni rilasciate dal banchiere romano due sere fa in videoconferenza durante la cerimonia milanese degli Awards. Geronzi coglie l'occasione per parlare del socio olandese Abn Amro e dice: "ci ha dato un metodo, che è il metodo internazionale, il valore dei piani industriali, della comunicazione agli analisti e della trasparenza dei nostri conti".
5 - LA PROTEZIONE CIVILE DI LETTA
È la stagione dei tapiri, degli Oscar e degli Awards. Mercoledì sera a Milano è stata la volta di banchieri, gestori di fondi e comunicatori, lunedì prossimo si replica al Teatro Del Verme con gli "Standard & Poor's Fund Awards". A organizzare l'evento è l'editore "Perla Finanza" e sarà Silvano Boroli a consegnare i riconoscimenti. Ieri intanto il Governo ha premiato se stesso. Nella Sala degli Arazzi di Palazzo Chigi, Gianni Letta ha consegnato il "Premio di Eccellenza" a Guido Bertolaso della Protezione Civile, e a Manlio Strano, capo dell'ufficio di Segreteria della Presidenza.
7 - SCAGLIA SI SCAGLIA CONTRO IL MONOPOLIO TELECOM
Questa volta la partita è decisiva e il vertice di FastWeb lo sa benissimo. Si tratta di mettere insieme 800 milioni di euro, quanto serve per i futuri investimenti e per ricapitalizzare la società. Silvio Scaglia e Stefano Parisi stanno raggranellando i soldi (il primo ha già detto che sottoscriverà la sua quota di 40 milioni per l'aumento di capitale) e alle loro spalle la famiglia Micheli ha già garantito il suo appoggio. La strada è tutta in salita, il mercato negli ultimi giorni ha reagito male, ma per Stefano Parisi la battaglia ha un obiettivo immenso: sconfiggere il monopolio di Telecom con la tecnologia della banda larga. Una guerra che può essere mortale.
8 - LUCI GIALLE SU PIRELLI RE
Rumors. Che succede nei palazzi Pirelli Real Estate di Carlo Puri Negri? Si sarebbero accesi all'improvviso i riflettori - di una forte luce gialla - su una vicenda che riguarda l'acquisizione di Edilnord di Paolo Berlusconi. Do you remember La7?...
Dagospia 03 Marzo 2005