TALE-BIN LADEN ATTACCA. TALE-BOOM ORIANA RISPONDE
SCENA FREDDA, CENA FREDDISSIMA PER GERONZI E ROMITI

Lunedì 1 ottobre (S.Teresa).
"A volte ritornano", mi dice con ironia Misha Stille. Il mitico corrispondente americano del "Corriere della Sera" non ha avuto mai una grande opinione di Oriana Fallaci. E neppure i suoi sodali al tavolo di poker, gli inseparabili Lucio Manisco e Antonello Marescalchi. Un terzetto affiatato che spesso raggiungeva Franco Occhiuzzi da "Gino", la trattoria italiana di New York sulla Lexington Avenue, per spettegolare proprio di lei, l'Oriana d'America. Che di sé, al contrario, ha avuto sempre un'altissima opinione professionale: "Io non credo all'obiettività. I fatti sono quelli che interpreto io". Ma dopo l'Apocalisse alle Torri Gemelle c'era poco da "interpretare". Era stata quelli che gli storici anglosassoni registrano come "la più grande perdita di vita umane in un solo giorno dai tempi dell'epica battaglia di Antientam in Washington County". annotano gli storici anglosassoni Così, soltanto dopo aver contato il numero dei morti (è arrivata a quarantamila! Seimila non gli bastavano) la "pazza" ha ritenuto degna di essere commentata la notizia dell'attentato terroristico al World Trade Center di New York. Detto e fatto. Dopo aver convocato Ferruccio De Bortoli nel suo bunker "segreto" di New York - un brownstone nel pieno centro di Manhattan circondato dal verde degli alberi, rifugio di stormi di passeri - la toscanaccia si è sfogata finalmente con il suo direttore-scrivano. L'elmetto di reduce del Vietnam appeso alla parete, seduta dietro il prezioso e piccolo tavolo da lavoro occupato dalla sua macchina da scrivere Olivetti, da una lampada Tiffany, da un portapenne in pelle e da un telefono che Stille ricorda di color aragosta, la signora Fallaci ha iniziato a dettare la sua dichiarazione di guerra contro l'intero l'Islam e parte dell'Occidente. Che Allah e Dio la proteggano.
Ps. Tra i "giornalisti canaglia" inseriti nella lista di Oriana Fallaci c'è anche anche il ritrattista ufficiale di casa Arcore, Giorgio Forattini. Reo di aver parodiato il suo libro "Insciallah" (Rizzoli) con l'irridente "Insciuaqquà" (Mondadori). Raccolta di vignette che nelle vendite superò l'originale fallaceo.

Martedì 2 ottobre (SS.Angeli Custodi).
A proposito della Fallaci. L'ultima giornalista che è riuscita ad intervistarla è sua sorella Paola per "Oggi": Era il gennaio 1991. Ecco alcune pillole del Fallaci-pensiero:
- Invidia: "Io ho scoperto l'invidia da bambina quando sfogliavo la bibbia illustrata da Doré. La tavola che mi impressionava di più era quella dove Caino ammazza Abele. Era suo fratello, perché l'ammazzava? Un giorno lo chiesi alla mamma che mi rispose: 'Lo ammazza perché è invidioso di lui (...) Crescendo ho imparato ad accettarla come si accetta la pioggia, il sole e le stagioni...".
Stima: "... i miei modelli sono stati sempre uomini. Gli eroi della mia infanzia e della mia adolescenza sono stati sempre uomini (...) dopo l'ammirazione per Jack London venne l'ammirazione per il babbo, per il suo antifascismo incrollabile, per il suo eroismo nella resistenza..."
Successo: "Il successo? E' la stessa domanda che oltre vent'anni fa posi a una donna che sarebbe diventata una delle mie pochissime amiche: Ingrid Bergman. Domanda a cui Ingrid rispose: 'Oh sì! L'ho sempre saputo, l'ho sempre sentito. Anch'io l'ho sempre saputo perché l'ho sempre sentito..."
Modestia: "... Ti dirò di più: io credo di aver dato al giornalismo più di quanto il giornalismo abbia dato a me. Senza false modestie credo di averlo nobilitato, onorato (...) Lo dico proprio volentieri ora che ne sono disamorata e che mi sono data completamente al mio vero amore e cioè la letteratura".
Noia: "...Guerra nel Golfo? Ma io non ci sono mica andata per il giornalismo. Ci sono andata per egoismo personale, cioè per vivere l'avventura, per non annoiarmi. Alle guerre non ci si può mica andare come turisti o privati cittadini. Ci vuole il pretesto, l'ombrello di un giornale..."
L'intuizione: "L'intuizione, per gran parte della mia vita mai messa a fuoco, mi bucò l'anima quasi all'inizio...".
Errare: "...Si ho sbagliato quando, sia pure senza commettere errori di sintassi, sia pure senza servirmi del giornalismo per ferire o attuare personali vendette (...) Ho sbagliato per esempio quando nel 1967 ed nel 1969 ho raccontato la guerra del Vietnam accusando gli americani e basta (...)".
Scrivere: "Scrivere è una cosa seria, accidenti. Per me è un impegno, anzi un dramma che mi esilia dal mondo, che mi ruba completamente la vita...".

Mercoledì 3 ottobre (S.Gerardo).
C'è qualcosa di scientifico nel "suicidio" di Cipresso Maranghi. Tra qualche settimana si decide il futuro della "mia" Mediobanca e l'amministratore delegato è ancora convinto di poter rinviare nel tempo la sua resa. Magari con l'aiuto di Don Salvatore Ligresti, che non si farà fottere dai torinesi con la promessa di un posto nel tempio alla sua figliola Jonella. Tramontata l'idea di Cesare Romiti di candidare Franceschiello Cossiga alla presidenza (ipotesi osteggiata anche da Vincenzinio Settedisgrazie) la vera partita in piazzetta Cuccia si gioca sul nome del futuro amministratore delegato, non su quello della carica presidenziale, più o meno onorifica. E se il furbo Guido Carli ha visto giusto sarà il ragazzo Gerardo Bragiotti, figliolo d'arte dell'esiliato Enrico, a diventare il numero uno di Mediobanca. Sempre se, come va dicendo in giro l'Avvocato, la mia creatura sia ancora destinata ad avere un ruolo di primo piano tra le banche d'affari che contano.
Ps. Qualcuno (chi?) mi ha raccontato che nella casa romana di Pialuisa Bianco e Giulio Savelli, dove si festeggiava il compleanno dell'ex editore extraparlamentare, il dottor Cesare Romiti e il banchiere Cesare Geronzi si sono amabilmente ignorati.

Giovedì 4 ottobre (S.Francesco d'Assisi).
Come Gianni e Pinotto, da giorni gli inviati della "Repubblica" Giuseppe D'Avanzo e Carlo Bonini s'aggirano fuori dalle stanze del Pentagono convinti di poter anticipare al mondo (compreso George W.Bush) l'inizio della Terza Guerra Mondiale. Del resto prima della loro partenza per le Americhe il loro direttore, Ezio Mauro, si era rivolto a loro con la stessa frase di sprono che Vittorio Gassman pronunciava nel film L'Armata Bracaleone: "All'erta miei prodi! Vi siete finora coperti di merda (con l'affare Telekom-Serbia ndr), ora copritevi di gloria".

Venerdì 5 ottobre (S.Placido).
Lezioni di giornalismo. Dal "Il Giornale" (di Arcore) diretto da Maurizio Belpietro e Paolo Guzzanti: "Imi-Sir/ Previti Malato/ chiede un rinvio:/ sarò presente". Occhiello e titolo apparsi a pag.15 del quotidiano posseduto dalla famiglia Berlusconi.

Sabato 6 ottobre (S.Bruno).
Oggi il "Corriere della Sera", ancora impegnato a contare le copie vendute domenica con la "Lettera da New York" della Fallaci, ignora la notizia dello scambio d'accuse, senza precedenti, tra il presidente Usa, George W. Bush e il premier Israeliano Sharon. L'odore delle copie vendute ha stordito i de Bortoli's boy?

Domenica 7 ottobre (N.S. del Rosario).
Leggo su "Repubblica" una garbata quanto risentita letterina di rimprovero di Eugenio Scalfari nei confronti della cantante cremonese Mina Mazzini. Colpevole di aver scritto sulla "Stampa" cose poco garbate sulla rissa sviluppatasi al Senato nei giorni caldi della nuova legge sulle rogatorie. Il rimprovero riservato a Mina da Scalfari ("personaggio importante nella nostra cultura") tutto sommato è meno ingeneroso di quello che a suo tempo riservò a Gianni Agnelli: "Avvocato di panna montata".
Ps. Non ho letto "Il romanzo di un secolo" dell'Eugenio-Rilke, il rizzoliano "La ruga sulla fronte" ma mia moglie Nuova Idea Socialista mi assicura che la figura privata dell'imprenditore Grammonte-Agnelli (e non soltanto lui) è stata saccheggiata a piene mani dalle pagine ingiallite de "Il gioco dei potenti" (Longanesi), scritto alcuni anni fa dall'arrugginito Piero Ottone.
(A cura di Tina.A.Commotrix)

Copyright Dagospia.com 9 Ottobre 2001