GLI OSCAR DELL'"AVVENIRE" - QUELLI CHE IL 74,1% DEGLI ITALIANI LI HANNO MESSI FUORI GIOCO: SCALFARI, RIOTTA, PIRANI, SPINELLI, POLITI, CAPEZZONE, ARMENI, FOLENA, SCIENZIATI E VELINE, NOBEL E ALLEGRE COMARI.
Da "Avvenire"
FONDI, INCHIESTE, COPERTINE: ALBUM DI FINE CAMPAGNA
A urne chiuse la rassegna stampa della campagna referendaria pesa qualche chilo, ma ne è valsa la pena. Perché se c'è una debolezza degli italiani sulla quale mass media e personaggi pubblici fanno affidamento è la memoria corta. Vediamo di aiutare chi sta già iniziando a rimuovere anche articoli e copertine degli ultimissimi giorni - pieni di imprudenze e di analisi approssimative - con una pagina di pro-memoria nella quale giochiamo, a dare qualche «oscar», sempre con il sorriso sulle labbra.
Serve anche per toccare con mano come nelle ultime ore la campagna del fronte referendario si sia pesantemente incattivita, con un crescendo di toni e di argomenti sguaiati che con tutta evidenza non hanno giovato alla causa del «sì». Gli italiani hanno mostrato tutta la loro maturità, non dando retta a soloni e veline. A rileggerli - o rivederli - fanno quasi tenerezza...
1 - QUELLO CHE HA CAPITO TUTTO
«Il punto centrale di fronte al quale si trova oggi e domani l'elettore è molto preciso e si chiama clericalismo, potere clericale o se vogliamo esser chiari fino in fondo, potere temporale della gerarchia ecclesiastica sulla vita politica della società e dello Stato. Chi è a favore della vittoria di quel potere e chi è contro di esso. La religione o la miscredenza non c'entrano. Si può essere religiosi oppure no, ma non è questo il punto di discrimine. I valdesi sono religiosi ma vanno a votare. Gli ebrei sono religiosi ma il presidente delle comunità italiane li ha esortati a votare. Molti cattolici religiosi, anzi religiosissimi, voteranno».
Eugenio Scalfari, «la Repubblica», 12 giugno
2 - QUELLA CHE PECCATO NON ABBIA CAPITO
«Gli astensionisti hanno un comportamento che sembra spesso dettato da convenienza politica, più che dall'attenzione per la persona e per quel che da essa nasce. Dicono che son contrari alle proposte correttive del sì, ma se fossero davvero coerenti andrebbero alle urne per dire il loro no oppure frammenterebbero le risposte (si può anche votare scheda bianca, in risposta ai singoli quesiti). Ma il voto è stato da loro talmente politicizzato, che l'obiettivo non è più quello dichiarato: è affossare l'idea stessa di uno spazio pubblico laico, dove i cittadini discutano e deliberino anche su questioni impossibili o tragiche, fin qui monopolizzate dalle chiese».
Barbara Spinelli, «La Stampa», 12 giugno
3 - QUELLO CHE DICE UNA PALLA
«A gennaio un sondaggio interno, a disposizione della presidenza della Cei, rivelava che solo il 14% dei probabili votanti era deciso a dire No a tutti o ad alcuni quesiti referendari. In altre parole sulla carta era chiara la vittoria del Sì. Ecco perché la presidenza della Cei ha spinto ossessivamente sull'astensione».
Marco Politi, «la Repubblica», 12 giugno
4 - QUELLA ABILE NELLE PREVISIONI
«Comunque vadano le cose il 13 giugno la Chiesa perderà il referendum sulla fecondazione assistita».
Ritanna Armeni, «Liberazione», 8 giugno
5 - QUELLO FUORI DI TESTA
«Se l'impasto teocon, illiberale, liberista e maschilista è inquietante, e va battuto, rimane per noi il tema della sinistra e della sua cultura. Vi è infatti, nel sì, una mera componente liberale. Essa è necessaria: proprio perché nella crisi delle democrazie le libertà delle persone, l'habeas corpus, i princìpi fondamentali della Carta dei diritti dell'uomo sono messi in discussione. Il turbocapitalismo e il liberismo divorziano dalla democrazia e imboccano la strada di ideologie, religioni, morali, prescrizioni messe al servizio degli interessi economici prevalenti».
Pietro Folena, «Liberazione», 11 giugno
6 - QUELLA CHE CHI L'AVREBBE DETTO?
«Si tratta di favorire la vita, dicono i fautori delle nascite in laboratorio. La vita? Quale società più insensata di questa che paga col servizio sanitario di Stato l'aborto di massa e poi si dilania per far nascere qualcuno a tutti i costi?».
Ida Magli, «il Giornale», 9 giugno
7 - QUELLI DELLE IMPOSTURE
«In qualità di scienziati europei vogliamo offrire il nostro sostegno ai colleghi italiani, posti di fronte alla prospettiva di una proibizione legale definitiva, che gli impedirebbe di partecipare a pieno titolo al progresso scientifico diretto a scoprire nuove strategie per ridurre la sofferenza umana e curare malattie gravi. (...) L'Italia deve essere in prima linea nella ricerca biomedica, in modo da ricevere pienamente i benefici derivati dalla scoperta di nuovi farmaci e trattamenti. Per questi motivi, auspichiamo vivamente che il referendum del 12-13 giugno porti un sì per il diritto dei nostri colleghi a condurre la ricerca sulle staminali embrionali umane. Sosteniamo quindi la loro azione decisiva in favore di questo risultato che interessa l'intera comunità scientifica».
Dall'appello di 130 scienziati internazionali e premi Nobel per il sì,
«l'Unità», 8 giugno
8 - QUELLO DEL LAVORO "FATTO BENE"
«All'interno della grande galassia cattolica quasi un terzo del mondo dell'associazionismo cattolico non ha obbedito - in tutto e per tutto - ai vescovi, non ha cioè lanciato appelli alla diserzione delle urne né dato indicazioni di voto, preferendo lasciare liberi i propri iscritti di seguire solo la loro coscienza e mettendo quindi in, atto nei confronti della gerarchia una disobbedienza reale anche se "soft" non ostentata.
È quanto emerge leggendo le prese di posizione assunte pubblicamente dalla maggior parte delle sigle cattoliche - ne abbiamo censite 48 - attraverso appelli, comunicati, documenti ad hoc prodotti in vista dell'appuntamento referendario».
Orazio La Rocca, «la Repubblica», 11 giugno
9 - QUELLO MENTALMENTE CONGELATO
«Lascerà tracce questo 12 giugno referendario, marcato da una invadenza ecclesiastica senza precedenti. Parroci, vescovi, cardinali: tutti mobilitati a prendere per mano l'elettore cattolico e vietargli l'ingresso in cabina elettorale. È una vicenda che riporta le relazioni tra Stato e Chiesa indietro di cinquant'anni, alla stagione dei Comitati civici, perché si sta giocando una partita sui diritti del cittadino e del credente».
Marco Politi, «la Repubblica», 9 giugno
10 - QUELLO CHE VUOLE I MANGANELLI
«La virulenza dell'intimidazione ecclesiastica, con l'appoggio incondizionato di quei laici convertiti per l'occasione - da Ferrara a Pera a Rutelli - ha reso la scelta inequivocabile: chi va a votare, non importa come si esprima, è personalmente identificato e bollato come nemico della Vita e della Fede. In ogni paesino basterà al parroco passeggiare di fronte ai seggi per intimidire i fedeli. In uno Stato liberale tutto questo verrebbe impedito dalla forza pubblica».
Mario Pirani, «la Repubblica», 11 giugno
11 - QUELLO CHE STRAPPALACRIME
«Chi non vorrà, per convinzione morale, non usufruirà della procreazione assistita. Ma negare, per legge dello Stato, a una donna o a un uomo malati di sentirsi chiamare "mamma", "papà" è ingiusto. Il sì è anche scelta di vita, sì a bambini e bambine che altrimenti non vedremo mai sgambettare, sorridendo, tra noi».
Gianni Riotta, «Corriere della Sera», 8 giugno
12 - QUELLO CHE CI SPERAVA
«Ho appena votato presso il mio seggio romano di via Fonteiana 111, con la piacevole sorpresa di trovare... una piccola coda di cittadini già all'apertura delle operazioni di voto. Chissà che non sia un segnale di buon augurio... ».
dichiarazione di Daniele Capezzone alle 8.30 del 12 giugno
Dagospia 14 Giugno 2005
FONDI, INCHIESTE, COPERTINE: ALBUM DI FINE CAMPAGNA
A urne chiuse la rassegna stampa della campagna referendaria pesa qualche chilo, ma ne è valsa la pena. Perché se c'è una debolezza degli italiani sulla quale mass media e personaggi pubblici fanno affidamento è la memoria corta. Vediamo di aiutare chi sta già iniziando a rimuovere anche articoli e copertine degli ultimissimi giorni - pieni di imprudenze e di analisi approssimative - con una pagina di pro-memoria nella quale giochiamo, a dare qualche «oscar», sempre con il sorriso sulle labbra.
Serve anche per toccare con mano come nelle ultime ore la campagna del fronte referendario si sia pesantemente incattivita, con un crescendo di toni e di argomenti sguaiati che con tutta evidenza non hanno giovato alla causa del «sì». Gli italiani hanno mostrato tutta la loro maturità, non dando retta a soloni e veline. A rileggerli - o rivederli - fanno quasi tenerezza...
1 - QUELLO CHE HA CAPITO TUTTO
«Il punto centrale di fronte al quale si trova oggi e domani l'elettore è molto preciso e si chiama clericalismo, potere clericale o se vogliamo esser chiari fino in fondo, potere temporale della gerarchia ecclesiastica sulla vita politica della società e dello Stato. Chi è a favore della vittoria di quel potere e chi è contro di esso. La religione o la miscredenza non c'entrano. Si può essere religiosi oppure no, ma non è questo il punto di discrimine. I valdesi sono religiosi ma vanno a votare. Gli ebrei sono religiosi ma il presidente delle comunità italiane li ha esortati a votare. Molti cattolici religiosi, anzi religiosissimi, voteranno».
Eugenio Scalfari, «la Repubblica», 12 giugno
2 - QUELLA CHE PECCATO NON ABBIA CAPITO
«Gli astensionisti hanno un comportamento che sembra spesso dettato da convenienza politica, più che dall'attenzione per la persona e per quel che da essa nasce. Dicono che son contrari alle proposte correttive del sì, ma se fossero davvero coerenti andrebbero alle urne per dire il loro no oppure frammenterebbero le risposte (si può anche votare scheda bianca, in risposta ai singoli quesiti). Ma il voto è stato da loro talmente politicizzato, che l'obiettivo non è più quello dichiarato: è affossare l'idea stessa di uno spazio pubblico laico, dove i cittadini discutano e deliberino anche su questioni impossibili o tragiche, fin qui monopolizzate dalle chiese».
Barbara Spinelli, «La Stampa», 12 giugno
3 - QUELLO CHE DICE UNA PALLA
«A gennaio un sondaggio interno, a disposizione della presidenza della Cei, rivelava che solo il 14% dei probabili votanti era deciso a dire No a tutti o ad alcuni quesiti referendari. In altre parole sulla carta era chiara la vittoria del Sì. Ecco perché la presidenza della Cei ha spinto ossessivamente sull'astensione».
Marco Politi, «la Repubblica», 12 giugno
4 - QUELLA ABILE NELLE PREVISIONI
«Comunque vadano le cose il 13 giugno la Chiesa perderà il referendum sulla fecondazione assistita».
Ritanna Armeni, «Liberazione», 8 giugno
5 - QUELLO FUORI DI TESTA
«Se l'impasto teocon, illiberale, liberista e maschilista è inquietante, e va battuto, rimane per noi il tema della sinistra e della sua cultura. Vi è infatti, nel sì, una mera componente liberale. Essa è necessaria: proprio perché nella crisi delle democrazie le libertà delle persone, l'habeas corpus, i princìpi fondamentali della Carta dei diritti dell'uomo sono messi in discussione. Il turbocapitalismo e il liberismo divorziano dalla democrazia e imboccano la strada di ideologie, religioni, morali, prescrizioni messe al servizio degli interessi economici prevalenti».
Pietro Folena, «Liberazione», 11 giugno
6 - QUELLA CHE CHI L'AVREBBE DETTO?
«Si tratta di favorire la vita, dicono i fautori delle nascite in laboratorio. La vita? Quale società più insensata di questa che paga col servizio sanitario di Stato l'aborto di massa e poi si dilania per far nascere qualcuno a tutti i costi?».
Ida Magli, «il Giornale», 9 giugno
7 - QUELLI DELLE IMPOSTURE
«In qualità di scienziati europei vogliamo offrire il nostro sostegno ai colleghi italiani, posti di fronte alla prospettiva di una proibizione legale definitiva, che gli impedirebbe di partecipare a pieno titolo al progresso scientifico diretto a scoprire nuove strategie per ridurre la sofferenza umana e curare malattie gravi. (...) L'Italia deve essere in prima linea nella ricerca biomedica, in modo da ricevere pienamente i benefici derivati dalla scoperta di nuovi farmaci e trattamenti. Per questi motivi, auspichiamo vivamente che il referendum del 12-13 giugno porti un sì per il diritto dei nostri colleghi a condurre la ricerca sulle staminali embrionali umane. Sosteniamo quindi la loro azione decisiva in favore di questo risultato che interessa l'intera comunità scientifica».
Dall'appello di 130 scienziati internazionali e premi Nobel per il sì,
«l'Unità», 8 giugno
8 - QUELLO DEL LAVORO "FATTO BENE"
«All'interno della grande galassia cattolica quasi un terzo del mondo dell'associazionismo cattolico non ha obbedito - in tutto e per tutto - ai vescovi, non ha cioè lanciato appelli alla diserzione delle urne né dato indicazioni di voto, preferendo lasciare liberi i propri iscritti di seguire solo la loro coscienza e mettendo quindi in, atto nei confronti della gerarchia una disobbedienza reale anche se "soft" non ostentata.
È quanto emerge leggendo le prese di posizione assunte pubblicamente dalla maggior parte delle sigle cattoliche - ne abbiamo censite 48 - attraverso appelli, comunicati, documenti ad hoc prodotti in vista dell'appuntamento referendario».
Orazio La Rocca, «la Repubblica», 11 giugno
9 - QUELLO MENTALMENTE CONGELATO
«Lascerà tracce questo 12 giugno referendario, marcato da una invadenza ecclesiastica senza precedenti. Parroci, vescovi, cardinali: tutti mobilitati a prendere per mano l'elettore cattolico e vietargli l'ingresso in cabina elettorale. È una vicenda che riporta le relazioni tra Stato e Chiesa indietro di cinquant'anni, alla stagione dei Comitati civici, perché si sta giocando una partita sui diritti del cittadino e del credente».
Marco Politi, «la Repubblica», 9 giugno
10 - QUELLO CHE VUOLE I MANGANELLI
«La virulenza dell'intimidazione ecclesiastica, con l'appoggio incondizionato di quei laici convertiti per l'occasione - da Ferrara a Pera a Rutelli - ha reso la scelta inequivocabile: chi va a votare, non importa come si esprima, è personalmente identificato e bollato come nemico della Vita e della Fede. In ogni paesino basterà al parroco passeggiare di fronte ai seggi per intimidire i fedeli. In uno Stato liberale tutto questo verrebbe impedito dalla forza pubblica».
Mario Pirani, «la Repubblica», 11 giugno
11 - QUELLO CHE STRAPPALACRIME
«Chi non vorrà, per convinzione morale, non usufruirà della procreazione assistita. Ma negare, per legge dello Stato, a una donna o a un uomo malati di sentirsi chiamare "mamma", "papà" è ingiusto. Il sì è anche scelta di vita, sì a bambini e bambine che altrimenti non vedremo mai sgambettare, sorridendo, tra noi».
Gianni Riotta, «Corriere della Sera», 8 giugno
12 - QUELLO CHE CI SPERAVA
«Ho appena votato presso il mio seggio romano di via Fonteiana 111, con la piacevole sorpresa di trovare... una piccola coda di cittadini già all'apertura delle operazioni di voto. Chissà che non sia un segnale di buon augurio... ».
dichiarazione di Daniele Capezzone alle 8.30 del 12 giugno
Dagospia 14 Giugno 2005