TEIERE - SILVIO NON DIMENTICA GLI AMICI (DI LOGGIA) E GLI AU-GELLI VOLANO IN RAI - L'OCCHIO TELEVISIVO VUOLE LA SUA PARTE: LE SCOLLATURE VEDO-NON VEDO DI BIANCA BERLIGUER E LA CAMICETTA "GENEROSA" DI MONICA MAGGIONI.
Da "Il Riformista"
Mercoledì scorso, in prima pagina, abbiamo dato una notizia sulla Rai un po' particolare. E cioè l'assunzione come funzionario super di Gianluca Ciardelli, autore e collaboratore di varie trasmissioni di Raiuno. Senza contare che il ds Beppe Giulietti ha già consegnato una copia dell'articolo al presidente della commissione di Vigilanza, Claudio Petruccioli, allo scopo di fare chiarezza sulla vicenda (se non altro perché si tratta di un'assunzione che incrocia un periodo fortemente critico dell'azienda radio-tv di Stato), senza contare questo, allora, la notizia incuriosisce perché Ciardelli è il figlio della segretaria di Licio Gelli e la sua assunzione sarebbe stata caldeggiata dal premier in persona presso due dei suoi autorevoli e preziosi referenti a viale Mazzini: il previtiano Gianfranco Comanducci, capo del personale, e Fabrizio Del Noce, direttore della rete ammiraglia della Rai.
Ricordarsi degli amici. Così subito dopo l'uscita dell'articolo, dai piani più alti di viale Mazzini ci è stata recapitata una minilista con cinque nomi. Infatti, qualcuno si è divertito a fare un giochino molto semplice e un po' nostalgico: ricordare alcuni compagni di cordata di Silvio Berlusconi nella loggia gelliana della P2, tutti giornalisti, e dei quali il Cavaliere non si sarebbe mai dimenticato, facendoli lavorare soprattutto a Mediaset o nei suoi giornali.
Tuttavia, il primo nome della minilista tocca di striscio la Rai e non c'entra col Biscione. Quello di G.S., il cui fascicolo gelliano era il 623, appena due numeri prima di quello del premier (fasc. 625). Ex direttore, oggi parlamentare di destra, nel documento si rammenta che proprio in questi giorni, prima che spuntasse fuori Giulio Malgara (altro amico del Cavaliere, ma non di loggia), il nome di G.S. era circolato per la presidenza della Rai e lo stesso premier aveva confidato: «Io mi ricordo sempre di G.».
Fascicoli in sequenza. Poi c'è la pattuglia Mediaset. Avanti quindi con R.G., opinionista del gruppo berlusconiano con tanto di figlia al Tg5 (fasc.622), ed M.C., presentatore (fasc. 626). Da notare che i numeri di questi incartamenti che furono rinvenuti nell'abitazione di Gelli, compreso quello del premier, sono tutti in sequenza: 622 (R.G.), 623 (G.S.), 625 (S.B.) e 626 (M.C). Manca solo il 624 che riguarda M.D.C., che è sì un fedelissimo del premier ma impegnato in politica non nei media. A questo punto, restano due nomi. Quello di F.T.T., titolare di una nota rubrica su Retequattro, il cui numero di fascicolo, 327, indicherebbe una cosa: che sarebbe stato lui a reclutare gli altri elencati in precedenza. E quello, infine, di M.D. (fasc. 921), oggi direttore di un noto settimanale berlusconiano che sorride e canta.
Tragedie e distrazioni. Da un po' di tempo a questa parte, alcune belle mezzobuste, tipo l'inarrivabile Bianca Berlinguer del Tg3 oppure la meno nota ma comunque attraente Cinzia Fiorato del Tg1 (di solito conduce l'edizione notturna), esibiscono generose e talvolta raffinate scollature, per la serie si vede e non si vede ma soprattutto si vede. Così capita che l'attenzione per la notizia cali vertiginosamente e si verifica ciò che già aveva capito Enrico Mentana nel 1998 quando sospese dal video Tiziana Rosati, giornalista del Tg5, colpevole di essersi presentata coi capelli pittati di blu.
E cioè che l'occhio prevale sempre sull'orecchio e quindi sarebbe meglio non dare nell'occhio quando si tratta di leggere i notiziari. Anche perché ci sono alcuni casi in cui l'austerità sarebbe obbligatoria, e non per bacchettonismo ma per rispetto. Ci riferiamo a Monica Maggioni.
Ieri nei primi collegamenti per la tragedia di Londra (Maggioni era nello studio del Tg1) l'inviata di guerra della Rai aveva una camicetta bianca aperta che strideva con le immagini provenienti dall'Inghilterra. Per fortuna non ce ne siamo accorti solo noi. Tempo una pausa pubblicitaria e due bottoni in più hanno fatto sparire la distrazione. Qualcuno deve averglielo detto.
Dagospia 11 Luglio 2005
Mercoledì scorso, in prima pagina, abbiamo dato una notizia sulla Rai un po' particolare. E cioè l'assunzione come funzionario super di Gianluca Ciardelli, autore e collaboratore di varie trasmissioni di Raiuno. Senza contare che il ds Beppe Giulietti ha già consegnato una copia dell'articolo al presidente della commissione di Vigilanza, Claudio Petruccioli, allo scopo di fare chiarezza sulla vicenda (se non altro perché si tratta di un'assunzione che incrocia un periodo fortemente critico dell'azienda radio-tv di Stato), senza contare questo, allora, la notizia incuriosisce perché Ciardelli è il figlio della segretaria di Licio Gelli e la sua assunzione sarebbe stata caldeggiata dal premier in persona presso due dei suoi autorevoli e preziosi referenti a viale Mazzini: il previtiano Gianfranco Comanducci, capo del personale, e Fabrizio Del Noce, direttore della rete ammiraglia della Rai.
Ricordarsi degli amici. Così subito dopo l'uscita dell'articolo, dai piani più alti di viale Mazzini ci è stata recapitata una minilista con cinque nomi. Infatti, qualcuno si è divertito a fare un giochino molto semplice e un po' nostalgico: ricordare alcuni compagni di cordata di Silvio Berlusconi nella loggia gelliana della P2, tutti giornalisti, e dei quali il Cavaliere non si sarebbe mai dimenticato, facendoli lavorare soprattutto a Mediaset o nei suoi giornali.
Tuttavia, il primo nome della minilista tocca di striscio la Rai e non c'entra col Biscione. Quello di G.S., il cui fascicolo gelliano era il 623, appena due numeri prima di quello del premier (fasc. 625). Ex direttore, oggi parlamentare di destra, nel documento si rammenta che proprio in questi giorni, prima che spuntasse fuori Giulio Malgara (altro amico del Cavaliere, ma non di loggia), il nome di G.S. era circolato per la presidenza della Rai e lo stesso premier aveva confidato: «Io mi ricordo sempre di G.».
Fascicoli in sequenza. Poi c'è la pattuglia Mediaset. Avanti quindi con R.G., opinionista del gruppo berlusconiano con tanto di figlia al Tg5 (fasc.622), ed M.C., presentatore (fasc. 626). Da notare che i numeri di questi incartamenti che furono rinvenuti nell'abitazione di Gelli, compreso quello del premier, sono tutti in sequenza: 622 (R.G.), 623 (G.S.), 625 (S.B.) e 626 (M.C). Manca solo il 624 che riguarda M.D.C., che è sì un fedelissimo del premier ma impegnato in politica non nei media. A questo punto, restano due nomi. Quello di F.T.T., titolare di una nota rubrica su Retequattro, il cui numero di fascicolo, 327, indicherebbe una cosa: che sarebbe stato lui a reclutare gli altri elencati in precedenza. E quello, infine, di M.D. (fasc. 921), oggi direttore di un noto settimanale berlusconiano che sorride e canta.
Tragedie e distrazioni. Da un po' di tempo a questa parte, alcune belle mezzobuste, tipo l'inarrivabile Bianca Berlinguer del Tg3 oppure la meno nota ma comunque attraente Cinzia Fiorato del Tg1 (di solito conduce l'edizione notturna), esibiscono generose e talvolta raffinate scollature, per la serie si vede e non si vede ma soprattutto si vede. Così capita che l'attenzione per la notizia cali vertiginosamente e si verifica ciò che già aveva capito Enrico Mentana nel 1998 quando sospese dal video Tiziana Rosati, giornalista del Tg5, colpevole di essersi presentata coi capelli pittati di blu.
E cioè che l'occhio prevale sempre sull'orecchio e quindi sarebbe meglio non dare nell'occhio quando si tratta di leggere i notiziari. Anche perché ci sono alcuni casi in cui l'austerità sarebbe obbligatoria, e non per bacchettonismo ma per rispetto. Ci riferiamo a Monica Maggioni.
Ieri nei primi collegamenti per la tragedia di Londra (Maggioni era nello studio del Tg1) l'inviata di guerra della Rai aveva una camicetta bianca aperta che strideva con le immagini provenienti dall'Inghilterra. Per fortuna non ce ne siamo accorti solo noi. Tempo una pausa pubblicitaria e due bottoni in più hanno fatto sparire la distrazione. Qualcuno deve averglielo detto.
Dagospia 11 Luglio 2005