CONSORTE CERCA SOLDI MA SAN PAOLO (IMI) NON FA LA GRAZIA - L'ASSE ARPE-LEHMAN
FIORANI IN SELLA (MAURIZIO) - MISTERI DI CASA ROMITI - CAIO, ALL'OMBRA DEL FARAONE
IL TRIANGOLO CAPUTI-LETTA-LIVOLSI - NESI IL BANCHIERE ROSSO VS. LA FINANZA "ROSA"

1 - CONSORTE CERCA SOLDI MA SAN PAOLO (IMI) NON FA LA GRAZIA
Divorzio o battuta d'arresto? Quando c'è di mezzo un Consorte che si vuole portare a letto una banca come BNL la domanda è legittima. E ieri sera quando la cordata di "caltagirini" si è infilata nelle auto blu senza dire una parola (solo Giuseppe Statuto ha bofonchiato qualcosa), molti hanno pensato che la trattativa fosse saltata. In realtà il capitano della finanza "rosa" che guida l'UNIPOL sta imparando in queste ore una classica regola del capitalismo: per stare bene a tavola bisogna avere i soldi in bocca. E lui, Giovanni Consorte, ex-ingegnere chimico, li sta cercando. In tutte le direzioni: Credit Suisse, Nomura, Popolare dell'Emilia Romagna. Entro giovedì il capo di Unipol dovrà dimostrare al suo Consiglio di Amministrazione (dove sono entrati in queste ore gli spifferi delle critiche sollevate da Rutelli e dalle cooperative toscane) che il pool delle banche internazionali può mettergli a disposizione almeno 5 miliardi di euro. C'è però una grande banca italiana che ha deluso le attese di Consorte e Dagospia è in grado di rivelarne il nome. È il S. Paolo di Torino dove dal 12 novembre scorso Pietro Modiano - sposo della diessina Barbara Pollastrini - occupa la carica di direttore generale. Le pressioni di Consorte su Modiano (fautore nel passato di una possibile integrazione tra Unicredit e BNL) sono state fortissime, ma non c'è stato nulla da fare. Nel matrimonio romano tra i capitalisti rosa e i lanzichenecchi neri, quelli di Torino preferiscono guardare.

2 - NESI IL BANCHIERE ROSSO CHE PARLA MALE DELLA FINANZA "ROSA"
E' curioso che a parlar male della finanza "rosa" di Unipol, sia oggi un vecchio banchiere "rosso". Eppure Nerio Nesi, l'uomo che ha guidato la BNL per dieci anni, non si è tirato indietro. "Non si capisce dove troveranno i mezzi finanziari - ha detto ieri - è indecifrabile l'obiettivo generale". La storia del compagno Nesi comincia come ingegnere all'Olivetti e prosegue nel '67 quando diventa quasi per caso vicepresidente della Cassa di Risparmio di Torino. Poi arriva la BNL degli anni '80 e scoppia il "caso Atlanta", un intrigo internazionale di finanziamenti occulti a Saddam Hussein. Una storia bruttissima che il banchiere rosso, ex-socialista, ex-cossuttiano, ha rimosso dalla sua memoria.

3 - IL TRIANGOLO CAPUTI-LETTA-LIVOLSI
Massimo Caputi sente scottare il terreno sotto i piedi e gioca le ultime carte. Oggi sarà a Palazzo Chigi con Gianni Letta e Ubaldo Livolsi per offrire il suo appoggio al salvataggio della CIT, la società sull'orlo del fallimento che gestiva anche la biglietteria dei deputati. Quanto serve?, 85 milioni?, eccoli dirà Caputi e con un grande sorriso metterà sotto gli occhi dei presenti l'articolo del "Messaggero" dell'amico Caltagirone dove si annuncia che Pirelli Re e Fondiaria Sai bussano alle porte di Turismo Italia, una delle tante società che Caputi ha messo in piedi per salvare il turismo e che potrebbe allungare la sua vita di manager.

4 - MISTERI DI CASA ROMITI
Il "Corriere della Sera" spara con grande rilievo la notizia che Cesarone e il figlio Piergiorgio sono in trattative per rilevare le quote di Aeroporti di Roma ancora nelle mani del Gruppo Falck e di Franco Sensi (patron della Roma). In questo modo la Gemina della famiglia Romiti salirebbe dal 41% al 100% di Leonardo, la cassaforte che custodisce la maggioranza della società aeroportuale. Il mistero però rimane e ha due facce. La prima riguarda la disponibilità dei soldi perché in questi tempi i Romiti non sono proprio splendidi. La seconda tocca invece la disponibilità delle quote di Sensi e della Italpetroli che sembrava fossero in pegno alle banche per sanare i buchi della Roma Calcio.



5 - CAIO, L'OMBRA DEL FARAONE SAWIRIS
Il faraone ha parlato e i sudditi tremano. Naguib Sawiris, padrone di Orascom è arrivato ieri a Milano per il "colloquio euro-mediterraneo" organizzato da Bruno Ermolli e Carlo Sangalli. L'egiziano telefonico ha buttato un secchio d'acqua gelata sulla testa di Tommaso Pompei e dei dirigenti di Wind, l'azienda acquistata il 30 maggio scorso. "La società - ha detto Sawiris - deve diventare più efficiente. Poi probabilmente ci sarà la fusione tra Wind e Orascom". Dietro l'esile figura del magnate amico di Berlusconi e dell'America, è apparso subito il fantasma di Francesco Caio, il manager italiano di Cable & Wireless che dalla sua finestra di Londra ha visto e descritto la strage della metropolitana.

5 - CAPITALIA, L'ASSE ARPE-LEHMAN BROTHERS
Era falso l'allarme bomba che ieri ha messo in mezzo a una strada i dirigenti e gli impiegati di Capitalia ed è del tutto incerta la partita che si sta giocando per portare da 19 a 21 i membri del Consiglio di Amministrazione della banca. Uno di questi sarà indicato sicuramente dalla Fondazione Banco di Sicilia, l'altro non è affatto scontato. Anche la voce che Emmanuele Emanuele, il presidente-monarchico della Fondazione CassaRoma potrebbe rientrare nel Patto di Sindacato non smuove i capelli bianchi di Geronzi. Stupisce invece che sia passato nel silenzio l'acquisto di nuove azioni da parte di Lehman Brothers, la banca d'affari che ha sostenuto le famosi operazioni di Colaninno. Al 30 giugno la merchant-bank è salita al 3,1 nell'azionariato di Capitalia, cioè della banca diretta da quel Matteo Arpe che dopo aver sbattuto la porta di Mediobanca approdò proprio in Lehman Brothers. Una presenza straniera che in futuro potrebbe diventare preziosa.

6 - FIORANI IN SELLA (MAURIZIO)
Dove si siederà domani all'Assemblea generale dell'ABI il ragionier Fiorani? Accanto al Governatore, oppure vicino al pallido dottor Frasca, responsabile della vigilanza in Banca d'Italia? Come ogni anno la Relazione sarà svolta da Maurizio Sella, un esile banchiere biellese che governa l'associazione dei banchieri senza infamia e senza lode. C'è un tema caldo che gli va addosso come un treno ed è il famoso programma "Patti Chiari" che avrebbe dovuto spalancare le porte ai consumatori. La gestione del Piano, verso il quale molte delle 800 banche dell'ABI sono indifferenti, è nelle mani di Giuseppe Zadra, il direttore generale dalla barba garibaldina che da oltre dieci anni ha preso il posto di Felice Gianani. Su di lui molti banchieri sparano senza tanti riguardi e ricordano sottovoce anche la gestione infelice della vicenda "tango-bond".


Dagospia 12 Luglio 2005