L'OCCHIO DI OLGHINA - LA TOLLERANZA INGLESE. DOPO LA STRAGE LA STAMPA BRITISH INTERVISTA UN VOLONTARIO KAMIKAZE: "CHIEDO CHE ALLAH BENEDICA LA MIA FUTURA MISSIONE COL MAGGIOR NUMERO DI VITTIME".
Olghina di Robilant per Dagospia
Malgrado quello che è successo gli inglesi sembrano dimostrare grande tolleranza. Trovo infatti un'intervista ad un vero kamikaze islamico e un quotidiano londinese gli offre ben due pagine per esprimere le sue ragioni ed il suo credo. Si chiama Marwan Abu Ubcida e ha vent'anni. Non sa quando o come gli verrà ordinato di sacrificarsi in una missione suicida ma lui aspetta 'fiducioso' e prega: "Chiedo ad Allah di benedire la mia futura missione col maggior numero di vittime."
"Poi gli chiederò di purificare la mia anima e gli chiederò di farmi incontrare i miei fratelli che mi hanno preceduto, ma la cosa più importante è che Allah mi consenta di uccidere più persone possibile".
Si tratta di un giovane votato alla jihad di Al Zarkawi e facente parte del gruppo di Al Qaeda in Iraq. Marwan chiese di essere incluso in una missione il passato Aprile: "Fu il giorno più bello della mia vita" sostiene. Poi però il suo impegno venne rimandato. Il suo accento e le sue parole lo denunciano quale sunnita di Fallujah.
L'intervista è lunga e l'interessato narra di come ha raccolto armi e granate dopo altri attentati nel 2003 e di come le adoperò per un attacco contro soldati statunitensi. "Risposero al fuoco ma non ci colpirono" dice " fu il mio primo assaggio di vittoria contro gli americani".
Dice di aver partecipato a dozzine di attacchi successivi e che sta elencando i 70 colleghi ed amici che Allah gli consentirà di portare con se in Paradiso - pare sia questo il numero concesso ai martiri più valorosi per aggiungere anime 'meritorie' alla lista dei cosiddetti martiri di Allah - "Ma non conosco tanta gente" aggiunge afflitto "e mi è difficile raggiungere quella cifra".
Spiega che in molti casi le mani dei kamikaze vengono incatenate al volante del mezzo che usano per farsi saltare in aria. "Affinché non abbiano ripensamenti e non perdano il loro coraggio" spiega. "A volte però l'incatenamento viene fatto se l'uomo usato non è un volontario".
Sghignazza quando gli si chiede se i kamikaze vengono drogati: "Quelli che vanno in missione sanno che stanno per incontrare il Creatore, pensate che vogliono fare questo incontro in uno stato di ubriachezza o demenza da droga? Impensabile".
Contrariamente a quanti si definiscono martiri della libertà Marwan si proclama terrorista in piena regola: "Scrivetelo, ditelo; io sono un terrorista. Il Corano dice che è dovere di ogni buon musulmano portare terrore nel mondo degli infedeli e ai nemici ragione per cui l'essere terrorista mi rende un buon musulmano.".
Nelle sue farneticanti dichiarazioni questo ventenne sostiene che sa ed è certo che volerà tra le braccia di Allah quando compirà il suicidio e non vede l'ora di incontrare il suo dio.
Ma le affermazioni sono tante e piene di controsensi. Bisognerebbe chiedergli come mai uccidere e morire per Allah comporta immediata ricompensa mentre la morte di bambini ed innocenti viene considerato un male ed una punizione da infliggere senza alcun bene annesso. L'immane presunzione fa ritenere questi folli migliori di un bambino agli occhi del loro dio?
Questo il Corano non lo dice. Ma non continuo a riportare la lunga intervista e nemmeno la foto di quegli occhi arrossati che sbucano dalla bardatura nera. Mi domando solo come sia possibile che un giornalista ed un giornale londinese, dopo i fatti di Londra, offrano tale spazio e tale apertura proprio a chi si rende colpevole di tali orrori. Cercano di capire cosa rende appetibile il suicidio? Cercano di capire il ragionare dei kamikaze islamici?
Cercano risposte che non verranno e nel mentre questo elemento snocciola dettagli che sarebbero importanti per Scotland Yard e tutte le autorità che stanno indagando sul terrorismo. Come ad esempio il numero di volontari in attesa, la quantità incredibile di giovani che sono in lista di attesa per agire nelle missioni suicide, i loro covi ed i loro sistemi di preparazione.
Sembra uno scoop ma é anche, soprattutto, un'offesa per le tante vittime ed i loro familiari. Il titolo dice: "Nella mente di un bomber suicida". C'è da sperare che islamici e musulmani rispondano prontamente smentendolo e ricordando che "Allah é misericordioso" e che le loro risposte ottengano lo stesso spazio e rilievo .
Dagospia 14 Luglio 2005
Malgrado quello che è successo gli inglesi sembrano dimostrare grande tolleranza. Trovo infatti un'intervista ad un vero kamikaze islamico e un quotidiano londinese gli offre ben due pagine per esprimere le sue ragioni ed il suo credo. Si chiama Marwan Abu Ubcida e ha vent'anni. Non sa quando o come gli verrà ordinato di sacrificarsi in una missione suicida ma lui aspetta 'fiducioso' e prega: "Chiedo ad Allah di benedire la mia futura missione col maggior numero di vittime."
"Poi gli chiederò di purificare la mia anima e gli chiederò di farmi incontrare i miei fratelli che mi hanno preceduto, ma la cosa più importante è che Allah mi consenta di uccidere più persone possibile".
Si tratta di un giovane votato alla jihad di Al Zarkawi e facente parte del gruppo di Al Qaeda in Iraq. Marwan chiese di essere incluso in una missione il passato Aprile: "Fu il giorno più bello della mia vita" sostiene. Poi però il suo impegno venne rimandato. Il suo accento e le sue parole lo denunciano quale sunnita di Fallujah.
L'intervista è lunga e l'interessato narra di come ha raccolto armi e granate dopo altri attentati nel 2003 e di come le adoperò per un attacco contro soldati statunitensi. "Risposero al fuoco ma non ci colpirono" dice " fu il mio primo assaggio di vittoria contro gli americani".
Dice di aver partecipato a dozzine di attacchi successivi e che sta elencando i 70 colleghi ed amici che Allah gli consentirà di portare con se in Paradiso - pare sia questo il numero concesso ai martiri più valorosi per aggiungere anime 'meritorie' alla lista dei cosiddetti martiri di Allah - "Ma non conosco tanta gente" aggiunge afflitto "e mi è difficile raggiungere quella cifra".
Spiega che in molti casi le mani dei kamikaze vengono incatenate al volante del mezzo che usano per farsi saltare in aria. "Affinché non abbiano ripensamenti e non perdano il loro coraggio" spiega. "A volte però l'incatenamento viene fatto se l'uomo usato non è un volontario".
Sghignazza quando gli si chiede se i kamikaze vengono drogati: "Quelli che vanno in missione sanno che stanno per incontrare il Creatore, pensate che vogliono fare questo incontro in uno stato di ubriachezza o demenza da droga? Impensabile".
Contrariamente a quanti si definiscono martiri della libertà Marwan si proclama terrorista in piena regola: "Scrivetelo, ditelo; io sono un terrorista. Il Corano dice che è dovere di ogni buon musulmano portare terrore nel mondo degli infedeli e ai nemici ragione per cui l'essere terrorista mi rende un buon musulmano.".
Nelle sue farneticanti dichiarazioni questo ventenne sostiene che sa ed è certo che volerà tra le braccia di Allah quando compirà il suicidio e non vede l'ora di incontrare il suo dio.
Ma le affermazioni sono tante e piene di controsensi. Bisognerebbe chiedergli come mai uccidere e morire per Allah comporta immediata ricompensa mentre la morte di bambini ed innocenti viene considerato un male ed una punizione da infliggere senza alcun bene annesso. L'immane presunzione fa ritenere questi folli migliori di un bambino agli occhi del loro dio?
Questo il Corano non lo dice. Ma non continuo a riportare la lunga intervista e nemmeno la foto di quegli occhi arrossati che sbucano dalla bardatura nera. Mi domando solo come sia possibile che un giornalista ed un giornale londinese, dopo i fatti di Londra, offrano tale spazio e tale apertura proprio a chi si rende colpevole di tali orrori. Cercano di capire cosa rende appetibile il suicidio? Cercano di capire il ragionare dei kamikaze islamici?
Cercano risposte che non verranno e nel mentre questo elemento snocciola dettagli che sarebbero importanti per Scotland Yard e tutte le autorità che stanno indagando sul terrorismo. Come ad esempio il numero di volontari in attesa, la quantità incredibile di giovani che sono in lista di attesa per agire nelle missioni suicide, i loro covi ed i loro sistemi di preparazione.
Sembra uno scoop ma é anche, soprattutto, un'offesa per le tante vittime ed i loro familiari. Il titolo dice: "Nella mente di un bomber suicida". C'è da sperare che islamici e musulmani rispondano prontamente smentendolo e ricordando che "Allah é misericordioso" e che le loro risposte ottengano lo stesso spazio e rilievo .
Dagospia 14 Luglio 2005