SGARBI POCO URBANI - ACCUSARE UN MINISTRO DI REGALARE ALL´AMANTE 9 MILIONI DI EURO È PERMESSO (A UN PARLAMENTARE). MA CONTESTARGLI LE PRESTAZIONI "ORALI" DI UNA (PRESUNTA) AMANTE È - A QUANTO PARE - UN FATTO INAMMISSIBILE..
Sebastiano Messina per "La Repubblica"
Pochi, in Parlamento, sanno usare le parole con l´abilità di Vittorio Sgarbi. Che si parli del codice della navigazione o della vendita delle caldarroste, lui riesce sempre a catturare l´attenzione dell´aula, tirando fuori dalla manica un grappolo di battute, una pioggia di aforismi, un intreccio di ossimori. Ieri, però, è stato travolto dalla sua stessa abilità, che ha oscurato e inghiottito la più clamorosa delle sue denunce politiche.
Riepiloghiamo. Tre anni fa, dopo essere stato defenestrato da Berlusconi dalla carica di sottosegretario ai Beni Culturali, Sgarbi andò da Giuliano Ferrara e accusò in tv il ministro Urbani di averlo fatto cacciare. «Lui - disse - ha trovato un´amante, la quale si è sistemata ai suoi piedi e ha cominciato a fare un´operazione che non prevedeva un´apnea assoluta (...) ma sollevando ogni tanto la testa diceva: "Ma fa tutto Sgarbi, tu non fai niente". L´amante si chiama Ida Di Benedetto».
Seguì, ovviamente, querela. E così un altro "caso Sgarbi" - il centotrentacinquesimo della sua carriera parlamentare - è finito all´esame della Camera, che doveva decidere se le sue parole rientrassero oppure no nella protezione garantita dalla Costituzione ai parlamentari per le «opinioni espresse nell´esercizio delle loro funzioni». No, ha scritto nella sua relazione Aurelio Gironda Veraldi (An). Non rientrano. Mancano «visibili agganci» con la funzione parlamentare.
La discussione è stata vivace e movimentata, sia perché il centro-sinistra accusava la maggioranza di aver abbandonato il proprio garantismo dopo l´annunciato cambio di schieramento del deputato-imputato, sia perché l´argomento ispirava i battutieri. Il perfido Enzo Trantino (An) ha invitato i colleghi a non usare in questa occasione espressioni come «procedimento penale» o, peggio ancora, «membro del Parlamento», mentre Pierluigi Mantini (Margherita) ha esordito annunciando candidamente: «Non aggiungerò altri esercizi orali a quelli già ben descritti dal collega Sgarbi...».
Inutilmente, il difensore dell´accusato - Ciro Falanga - ha ricordato che a Urbani non veniva rimproverato di essersi fatto un´amante ma di aver concesso alla sua società di produzione cinematografica finanziamenti per 9 milioni di euro: «Non cadete, onorevoli colleghi, nel tranello diabolico della rana che con il suo gracchiare occulta il debolissimo sibilo della serpe». Lo stesso Sgarbi ha insistito su questo punto: «Era una denuncia politica, non una questione personale». Ce l´aveva quasi fatta. Poi però ha commesso l´errore fatale di usare ancora la metafora incriminata: «Il prezzo di ciò che viene denominato, con termine tecnico, fellatio, oscilla sul mercato libero tra i 15 e i 30 euro. Non esiste che venga pagato alcun servizio, anche di natura mercantile peraltro da me non esecrato, 9 milioni di euro!».
Ora, accusare un ministro di regalare all´amante 9 milioni di euro è permesso (a un parlamentare). Ma contestargli le prestazioni di una (presunta) amante è - a quanto pare - un fatto inammissibile. Così, con 206 voti contro 170, Vittorio Sgarbi è stato mandato dalla Camera a difendersi davanti al giudice ordinario. Il censore Sgarbi ha perso per colpa dell´oratore Sgarbi.
Dagospia 28 Luglio 2005
Pochi, in Parlamento, sanno usare le parole con l´abilità di Vittorio Sgarbi. Che si parli del codice della navigazione o della vendita delle caldarroste, lui riesce sempre a catturare l´attenzione dell´aula, tirando fuori dalla manica un grappolo di battute, una pioggia di aforismi, un intreccio di ossimori. Ieri, però, è stato travolto dalla sua stessa abilità, che ha oscurato e inghiottito la più clamorosa delle sue denunce politiche.
Riepiloghiamo. Tre anni fa, dopo essere stato defenestrato da Berlusconi dalla carica di sottosegretario ai Beni Culturali, Sgarbi andò da Giuliano Ferrara e accusò in tv il ministro Urbani di averlo fatto cacciare. «Lui - disse - ha trovato un´amante, la quale si è sistemata ai suoi piedi e ha cominciato a fare un´operazione che non prevedeva un´apnea assoluta (...) ma sollevando ogni tanto la testa diceva: "Ma fa tutto Sgarbi, tu non fai niente". L´amante si chiama Ida Di Benedetto».
Seguì, ovviamente, querela. E così un altro "caso Sgarbi" - il centotrentacinquesimo della sua carriera parlamentare - è finito all´esame della Camera, che doveva decidere se le sue parole rientrassero oppure no nella protezione garantita dalla Costituzione ai parlamentari per le «opinioni espresse nell´esercizio delle loro funzioni». No, ha scritto nella sua relazione Aurelio Gironda Veraldi (An). Non rientrano. Mancano «visibili agganci» con la funzione parlamentare.
La discussione è stata vivace e movimentata, sia perché il centro-sinistra accusava la maggioranza di aver abbandonato il proprio garantismo dopo l´annunciato cambio di schieramento del deputato-imputato, sia perché l´argomento ispirava i battutieri. Il perfido Enzo Trantino (An) ha invitato i colleghi a non usare in questa occasione espressioni come «procedimento penale» o, peggio ancora, «membro del Parlamento», mentre Pierluigi Mantini (Margherita) ha esordito annunciando candidamente: «Non aggiungerò altri esercizi orali a quelli già ben descritti dal collega Sgarbi...».
Inutilmente, il difensore dell´accusato - Ciro Falanga - ha ricordato che a Urbani non veniva rimproverato di essersi fatto un´amante ma di aver concesso alla sua società di produzione cinematografica finanziamenti per 9 milioni di euro: «Non cadete, onorevoli colleghi, nel tranello diabolico della rana che con il suo gracchiare occulta il debolissimo sibilo della serpe». Lo stesso Sgarbi ha insistito su questo punto: «Era una denuncia politica, non una questione personale». Ce l´aveva quasi fatta. Poi però ha commesso l´errore fatale di usare ancora la metafora incriminata: «Il prezzo di ciò che viene denominato, con termine tecnico, fellatio, oscilla sul mercato libero tra i 15 e i 30 euro. Non esiste che venga pagato alcun servizio, anche di natura mercantile peraltro da me non esecrato, 9 milioni di euro!».
Ora, accusare un ministro di regalare all´amante 9 milioni di euro è permesso (a un parlamentare). Ma contestargli le prestazioni di una (presunta) amante è - a quanto pare - un fatto inammissibile. Così, con 206 voti contro 170, Vittorio Sgarbi è stato mandato dalla Camera a difendersi davanti al giudice ordinario. Il censore Sgarbi ha perso per colpa dell´oratore Sgarbi.
Dagospia 28 Luglio 2005