"PROFESSIONE SPIA" - MEMORIE DI UN ANONIMO COLLABORATORE ESTERNO DEI SERVIZI SEGRETI ITALIANI E AMERICANI - LA PREVISIONE ESATTA, SCRITTA GIÀ ALL'INIZIO DEL 2005, DEGLI ATTENTATI DI LONDRA.

A gennaio è atteso nelle librerie il libro di memorie di un anonimo collaboratore esterno dei servizi segreti italiani e americani. Ce n'è per tutti, dai passaggi di proprietà delle ville del Cavaliere ai segreti della sicurezza di Giorgino Bush, dal passato di Briatore agli imam italiani
stipendiati dal Sisde. Ma una cosa ha colpito l'editore Armando che sta curando la stampa di "Professione spia?": la previsione esatta, scritta già all'inizio del 2005, degli attentati di Londra. Poteva Dagospia non mettere il naso nel libro di una spia? Ecco in anteprima, per ora, la prefazione...

Se penso alla mia vita autentica, quella degli ultimi trent'anni, quella vera, credo di non dovere nulla alla fantasia. Ho attraversato il deserto del Kahalari. Ho scalato tre volte il Monte Bianco, ho percorso tutto il Medio Oriente, dalla Siria alla Valle della Bekaa in Libano, dalla Giordania alla striscia di Gaza. Ho visto i gorilla sui Monti Virunga in Congo, il Sud Africa di Mandela e le stragi dello Sri Lanka, ho comprato smeraldi in Amazzonia, ho fatto jogging intorno alla Casa Bianca e ho violato clandestinamente installazioni israeliane.



Ho visitato oltre settanta paesi del mondo, sono stato arrestato dai serbi in Bosnia durante la guerra, mi sono introdotto nelle dacie polacche durante i ricevimenti del generale Jaruzelsky, ho portato denaro ai latitanti all'estero, ho dormito in basi militari, nel quartier generale della NATO a Mons, in Belgio, e nelle caserme cecoslovacche. Ho viaggiato sugli aerei della CAI, la compagnia aerea dei servizi segreti italiani, anche con il Presidente della Repubblica, con ministri e sottosegretari. (...)

Tuttavia a fianco del mio nome, pubblicamente, appaiono soltanto coperture, nessuna di loro collegata minimamente alla mia vera attività. Ma sono coperture così reali, così assorbenti che nemmeno io stesso riesco, a quarantasei anni, ad intendere quale sia la mia originale identità. (...) O è la vita di un altro? Sono un "esperto", come è scritto sul mio passaporto di servizio del Ministero degli Esteri? E di che cosa? Oppure uno di quelli in cui, come succede nei film tipo Mission Impossible, una voce ammonisce: "Se lei viene catturato o scoperto, negheremo di conoscerla e di averla mai incontrata"...


Dagospia 14 Settembre 2005