CAFONALINO - CELEBRANDO L'ULTRASECOLO DE "IL SECOLO XIX" - CARLINO PERRONE FESTEGGIA IL SUO QUOTIDIANO SOTTO GLI APPLAUSI DI LETTA, MARCO BENEDETTO, SUNI AGNELLI, GIANCARLO LEONE, CARLO CARACCIOLO (PRINCIPE IN SNEACKERS).
da ApCom
Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo
Un prefetto di fine '800 annotava in un rapporto al ministero dell'Interno che a Genova era nato in quei giorni un "nuovo giornale d'opposizione", il Secolo XIX. Lo stesso prefetto si lanciava in una spericolata previsione: "Le sue pubblicazioni - annotava - sono senza possibilità di lunga vita". Mai previsione fu più fallace, visto che il quotidiano genovese si avvicina al centoventesimo compleanno e la sua storia è racchiusa in un libro, 'Il Secolo XIX. Un giornale e una città. 1886-2004', presentato nella sede della Fieg a Roma. A citare l'aneddoto dello sfortunato prefetto è stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, che ha partecipato alla presentazione del volume insieme con l'autrice, Ombretta Freschi, il presidente della Fieg Boris Biancheri e l'editore del quotidiano di Genova, Carlo Perrone.
"Un libro documentatissimo ed esemplare - ha spiegato Letta - perché racconta la storia di un giornale, di una città e di una nazione". L'occasione è ghiotta anche per discutere del modello di editore, ed ad introdurre le ragione dell'editore puro ci ha pensato lo stesso Perrone, che ha ricordato come la propria famiglia fosse stata fino al 1921 proprietaria anche dell'Ansaldo e i giornali (all'epoca possedevano anche il Messaggero) fossero parte integrante del gruppo. Da lì le scelte interventiste alla vigilia della guerra mondiale. A ricordare le prese di posizione del giornale lo stesso Letta, che ha riletto passi di articoli datati 1915 in cui si esaltava "l'Ansaldo officina della vittoria e i Perrone fucinatori della vittoria". Giudizi mutati con la cessione della stessa Ansaldo, e chi voleva l'intervento militare che dalla penna dei giornalisti viene dipinto come "signore della guerra".
Oltre un secolo di giornalismo scorre fra le rievocazioni dei presenti, dall'avvento del fascismo all'arrivo di Piero Ottone e del suo nuovo modello di giornalismo e di quotidiano, dalla difesa della libertà d'informazione e del pluralismo ai problemi di un quotidiano di fronte alle innovazioni tecnologiche, passando per il sempre difficile connubio fra il sistema mediatico e i centri del potere economico.
Quattro generazioni che si sono avvicendate alla guida del 'Secolo XIX', giornale che come orgogliosamente rivendica Perrone resta leader indiscusso in Liguria ed unico esempio così longevo di binomio fra una famiglia e un quotidiano. Ed in sala si affaccia anche la quinta generazione, i figli di Carlo Perrone, ai quali va l'applauso dei presenti e l'augurio di continuare questa lunga avventura editoriale.
Dagospia 23 Novembre 2005
Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo
Un prefetto di fine '800 annotava in un rapporto al ministero dell'Interno che a Genova era nato in quei giorni un "nuovo giornale d'opposizione", il Secolo XIX. Lo stesso prefetto si lanciava in una spericolata previsione: "Le sue pubblicazioni - annotava - sono senza possibilità di lunga vita". Mai previsione fu più fallace, visto che il quotidiano genovese si avvicina al centoventesimo compleanno e la sua storia è racchiusa in un libro, 'Il Secolo XIX. Un giornale e una città. 1886-2004', presentato nella sede della Fieg a Roma. A citare l'aneddoto dello sfortunato prefetto è stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, che ha partecipato alla presentazione del volume insieme con l'autrice, Ombretta Freschi, il presidente della Fieg Boris Biancheri e l'editore del quotidiano di Genova, Carlo Perrone.
"Un libro documentatissimo ed esemplare - ha spiegato Letta - perché racconta la storia di un giornale, di una città e di una nazione". L'occasione è ghiotta anche per discutere del modello di editore, ed ad introdurre le ragione dell'editore puro ci ha pensato lo stesso Perrone, che ha ricordato come la propria famiglia fosse stata fino al 1921 proprietaria anche dell'Ansaldo e i giornali (all'epoca possedevano anche il Messaggero) fossero parte integrante del gruppo. Da lì le scelte interventiste alla vigilia della guerra mondiale. A ricordare le prese di posizione del giornale lo stesso Letta, che ha riletto passi di articoli datati 1915 in cui si esaltava "l'Ansaldo officina della vittoria e i Perrone fucinatori della vittoria". Giudizi mutati con la cessione della stessa Ansaldo, e chi voleva l'intervento militare che dalla penna dei giornalisti viene dipinto come "signore della guerra".
Oltre un secolo di giornalismo scorre fra le rievocazioni dei presenti, dall'avvento del fascismo all'arrivo di Piero Ottone e del suo nuovo modello di giornalismo e di quotidiano, dalla difesa della libertà d'informazione e del pluralismo ai problemi di un quotidiano di fronte alle innovazioni tecnologiche, passando per il sempre difficile connubio fra il sistema mediatico e i centri del potere economico.
Quattro generazioni che si sono avvicendate alla guida del 'Secolo XIX', giornale che come orgogliosamente rivendica Perrone resta leader indiscusso in Liguria ed unico esempio così longevo di binomio fra una famiglia e un quotidiano. Ed in sala si affaccia anche la quinta generazione, i figli di Carlo Perrone, ai quali va l'applauso dei presenti e l'augurio di continuare questa lunga avventura editoriale.
Dagospia 23 Novembre 2005