SU "PANORAMA" L'AGGHIACCIANTE IMMAGINE DELLA SUA MORTE PER OVERDOSE
STORIA DI MAXIMO IL LEGIONARIO - SEI MESI DI LICENZE E PERMESSI (DOVE E' ANDATO?)
MISTERO PER LE MISSIONI ALL'ESTERO: IL "CABO PRIMERO" COMBATTÈ IN BOSNIA?

Testo e foto per gentile concessione di Panorama, in edicola domani

Lo hanno cercato in Africa e in Sud America. Hanno ipotizzato che non avesse mai lasciato l'Italia o che fosse nascosto in Francia. Invece era in Spagna. Il foglio matricolare di Andrea Ghira presso il Tercio Gran capitan ne racconta la carriera, le licenze, le promozioni, le punizioni. In quelle 11 pagine, consegnate il 28 settembre scorso dalla madre di Ghira al Ros dei carabinieri di Roma, c'è tutta la sua vita sotto la falsa identità di Massimo Testa: a partire dal 26 giugno 1976, un anno dopo il massacro del Circeo, e fino al 21 luglio 1993, un anno prima della morte per overdose.

Undici pagine di un rapporto che si apre con la foto di Ghira e il numero di matricola 46988, accanto ai dati da lui dichiarati in base a non si sa quali documenti. Alto 183 centimetri, fronte aperta, barba folta, giocatore di pallamano, nato a Roma il 17 dicembre 1955. Curioso che la madre di Ghira sia nata il 16 dicembre. Tra il primo e il secondo foglio l'anno di nascita cambia però in 1948 e nessuno lo corregge. Il documento racconta che Ghira prende in tutto 28 giorni di punizione per alcune leggerezze. Nessuna ricompensa, una sola promozione a primo caporale.

Nel 1980 l'arresto per detenzione e spaccio di 400 grammi di hascisc, e due anni dopo un nuovo arresto per essere stato trovato alla guida di un'automobile rubata a Melilla. Insomma, si direbbe una testa calda, uno su cui non può fare affidamento nemmeno la legione straniera spagnola, che dà asilo a criminali ed ex carcerati offrendo loro una famiglia, quella militare, e la libertà. Invece no: Ghira, o meglio il primo caporale Massimo Testa, era temuto e rispettato come chiunque del suo grado. Tanto da essere poi sepolto nella parcella dedicata al Tercio Gran capitan.



A Melilla «Panorama» ha parlato con un soldato semplice che prima di lasciare la legione aveva conosciuto Massimo Testa. Rashid oggi fa il tassista, ma spera un giorno di poter rientrare nel Tercio. Ricorda poco la fisionomia del primo caporale Testa, anche perché faceva parte di un'altra compagnia. «Quando un soldato veniva chiamato da un primo caporale» racconta Rashid «scattava sull'attenti e cominciava a tremare e sicuramente Testa non faceva eccezione». Rashid si dice quasi certo di averlo incrociato mentre Testa ritornava dalla Bosnia.

Già le missioni: su questi fogli non sono citate le operazioni che Ghira avrebbe potuto compiere con il Tercio in paesi stranieri ed è probabile che informazioni come queste non saranno mai rese note. È materia per gli investigatori italiani, come lo sono tutte le licenze e i permessi di cui Ghira ha goduto durante l'arruolamento: luglio 1982 e 1984; dicembre 1985; luglio e dicembre 1988; di nuovo luglio 1989. Ogni licenza durava circa un mese, almeno sei mesi in totale, nei quali non è dato sapere se Ghira sia partito e dove sia andato. Ma è lecito ritenere che abbia potuto muoversi liberamente in Spagna e forse anche nei paesi vicini, non esclusa l'Italia.

Anche perché il 21 luglio 1993, terminato l'ennesimo periodo di ferma, il latitante legionario fissa la sua residenza a San Sebastian, estremo nord-est della Spagna, a poca distanza dal confine con la Francia. E a 200 chilometri dalla città di Lourdes dove vive Elisa Angelini Rota, scomparsa alla fine degli anni 90, sorella della madre di Ghira. (F.T.)


Dagospia 01 Dicembre 2005