CONSORTE CHIAMA, FIORANI RISPONDE - UNA TENUTA SU UN COLLE DELL'APPENNINO BOLOGNESE, UN APPARTAMENTO A BOLOGNA. ACQUISTATI CON I SOLDI GUADAGNATI GRAZIE ALLE SPECULAZIONI SUL CONTO DELLA BPI.
Peter Gomez e Vittorio Malagutti per "L'espresso"
La pista dei soldi di Giovanni Consorte, quella che parte dal suo conto personale alla Popolare Italiana (ex Lodi), conduce fino a una strada di campagna che si arrampica su un colle dell'Appennino romagnolo. A Castel San Pietro Terme, a pochi chilometri da Bologna, ben distante dalle ville patrizie della Bassa, in una zona appartata tra rada boscaglia e radure con tanto di caprioli che scorrazzano in libertà, si trova la vasta proprietà immobiliare acquistata a fine febbraio di quest'anno con il denaro accreditato sul conto lodigiano dell'amministratore delegato dell'Unipol. La liquidità proveniente da quello stesso deposito è servita anche a comprare un appartamento in pieno centro a Bologna, in una palazzina signorile di via Nazario Sauro.
Entrambe le proprietà, la casa nel capoluogo così come villa e terreni in campagna, risultano intestate alla Teti finanziaria. Quest'ultima è la società bolognese che all'inizio del 2005 si è vista piovere in cassa una serie di assegni circolari per un totale di 1,6 milioni di euro provenienti dal conto di Consorte aperto nella banca all'epoca guidata da Gianpiero Fiorani. La Teti finanziaria sembra fatta apposta per scoraggiare eventuali curiosi. Risulta costituita da una fiduciaria e gestita da un fiduciario di 76 anni, tale Italo Moro.
Vanno segnalate, però, un paio di coincidenze sorprendenti. Il palazzo di Bologna comprato dalla Teti nel maggio di quest'anno, fino al dicembre del 2001 era di proprietà dello stesso Consorte, che lo aveva comprato nel 1996 girandolo poi in usufrutto alla figlia. Per cinque anni l'immobile è rimasto intestato a una signora quarantenne nativa di Milano, per poi passare alla società bolognese finanziata con i soldi del numero uno dell'Unipol. Un giro tortuoso. E piuttosto singolare. Difficile non notare che l'improvviso attivismo della Teti coincide con un periodo alquanto fortunato per Consorte, almeno dal punto di vista finanziario.
Dapprima, a fine dicembre del 2004, la Popolare di Lodi gli concede a tempo di record e senza garanzie un fido di 4 milioni di euro. Quel prestito venne rivelato da un'inchiesta de 'L'espresso' pubblicata nell'agosto scorso. Consorte a suo tempo precisò che quel denaro targato Lodi era stato utilizzato per investimenti in Borsa su titoli a largo flottante, come Sanpaolo, Stm e Autostrade. Dalle carte all'attenzione della procura di Milano emerge una verità parzialmente diversa.
I soldi elargiti dalla Popolare vennero infatti dirottati su speculazioni finanziarie in strumenti derivati che avevano come sottostante quelle azioni a largo flottante. Questi investimenti hanno fruttato 1,6 milioni di euro sul conto dell'uomo forte della finanza cooperativa, nonché da anni stretto alleato di Fiorani. Un colpo grosso, davvero. Che però alimenta i sospetti degli ispettori della Banca d'Italia, da fine giugno al lavoro nel quartier generale della banca di Lodi. Consorte infatti vinceva sempre le sue scommesse. Tutti i contratti derivati (opzioni put su titoli quotati) vengono venduti con un guadagno rilevante. Strano, molto strano, rilevano gli ispettori. Da qui la segnalazione ai magistrati milanesi che indagano sul numero uno di Unipol.
A quanto sembra, però, non era una novità. Da anni Fiorani aveva saputo dimostrare in modo tangibile la sua amicizia verso Consorte. Le carte interne della banca confermano che il manager delle Coop aveva più volte bussato alle porte della Popolare, almeno a partire dalla fine del 2001. Andava sul sicuro. A Lodi gli aprivano sempre. Un affidamento di 6 miliardi di lire, poi un altro di 3 milioni di euro all'inizio del 2002. Tutti prestiti che servivano per operazioni finanziarie a breve scadenza. Ovvero, speculazioni. Proprio in quel periodo si stringono i rapporti d'affari tra Consorte e Fiorani, grazie anche ai buoni uffici del comune amico Chicco Gnutti.
Rapporti tanto stretti che nel 2003, quando gli serve in fretta un prestito per comprare un villa in costa Azzurra, l'ex numero uno della Popolare non esita a chiedere un aiuto al suo autorevole partner. Ed ecco che dalle casse di Unipol banca partono 3 milioni di euro destinati a Eraldo Galetti, uno dei tanti prestanome del banchiere lodigiano. Galetti incassa e gira il denaro alla Popolare Italiana che lo aveva inizialmente finanziato.
Del resto in un affare targato Unipol spunta anche Marino Ferrari, altro amico intimo di Fiorani. È proprio Ferrari, schermato da una fiduciaria a vendere all'Unipol un pacchetto di azioni della Hopa, la finanziaria bresciana guidata da Gnutti. Dunque, sull'asse Lodi-Bologna viaggiavano prestiti, profitti e favori incrociati. Gli investigatori della Guardia di Finanza, però, sono convinti che la pista dei soldi possa riservare ancora sorprese clamorose. Non per niente stanno passando al setaccio altri movimenti di denaro che negli ultimi anni possono essere riconducibili a Consorte.
Non mancherebbero neppure operazioni tra l'Italia e l'estero del valore di alcuni milioni di euro. A questo punto, quindi, si tratta di capire se questo giro di denaro è il frutto della generosità dell'ex boss della Popolare di Lodi. Oppure se la vicinanza alla banda dei furbetti con il passare degli anni ha finito per trasformare Consorte in un mago della speculazione finanziaria.
Dagospia 22 Dicembre 2005
La pista dei soldi di Giovanni Consorte, quella che parte dal suo conto personale alla Popolare Italiana (ex Lodi), conduce fino a una strada di campagna che si arrampica su un colle dell'Appennino romagnolo. A Castel San Pietro Terme, a pochi chilometri da Bologna, ben distante dalle ville patrizie della Bassa, in una zona appartata tra rada boscaglia e radure con tanto di caprioli che scorrazzano in libertà, si trova la vasta proprietà immobiliare acquistata a fine febbraio di quest'anno con il denaro accreditato sul conto lodigiano dell'amministratore delegato dell'Unipol. La liquidità proveniente da quello stesso deposito è servita anche a comprare un appartamento in pieno centro a Bologna, in una palazzina signorile di via Nazario Sauro.
Entrambe le proprietà, la casa nel capoluogo così come villa e terreni in campagna, risultano intestate alla Teti finanziaria. Quest'ultima è la società bolognese che all'inizio del 2005 si è vista piovere in cassa una serie di assegni circolari per un totale di 1,6 milioni di euro provenienti dal conto di Consorte aperto nella banca all'epoca guidata da Gianpiero Fiorani. La Teti finanziaria sembra fatta apposta per scoraggiare eventuali curiosi. Risulta costituita da una fiduciaria e gestita da un fiduciario di 76 anni, tale Italo Moro.
Vanno segnalate, però, un paio di coincidenze sorprendenti. Il palazzo di Bologna comprato dalla Teti nel maggio di quest'anno, fino al dicembre del 2001 era di proprietà dello stesso Consorte, che lo aveva comprato nel 1996 girandolo poi in usufrutto alla figlia. Per cinque anni l'immobile è rimasto intestato a una signora quarantenne nativa di Milano, per poi passare alla società bolognese finanziata con i soldi del numero uno dell'Unipol. Un giro tortuoso. E piuttosto singolare. Difficile non notare che l'improvviso attivismo della Teti coincide con un periodo alquanto fortunato per Consorte, almeno dal punto di vista finanziario.
Dapprima, a fine dicembre del 2004, la Popolare di Lodi gli concede a tempo di record e senza garanzie un fido di 4 milioni di euro. Quel prestito venne rivelato da un'inchiesta de 'L'espresso' pubblicata nell'agosto scorso. Consorte a suo tempo precisò che quel denaro targato Lodi era stato utilizzato per investimenti in Borsa su titoli a largo flottante, come Sanpaolo, Stm e Autostrade. Dalle carte all'attenzione della procura di Milano emerge una verità parzialmente diversa.
I soldi elargiti dalla Popolare vennero infatti dirottati su speculazioni finanziarie in strumenti derivati che avevano come sottostante quelle azioni a largo flottante. Questi investimenti hanno fruttato 1,6 milioni di euro sul conto dell'uomo forte della finanza cooperativa, nonché da anni stretto alleato di Fiorani. Un colpo grosso, davvero. Che però alimenta i sospetti degli ispettori della Banca d'Italia, da fine giugno al lavoro nel quartier generale della banca di Lodi. Consorte infatti vinceva sempre le sue scommesse. Tutti i contratti derivati (opzioni put su titoli quotati) vengono venduti con un guadagno rilevante. Strano, molto strano, rilevano gli ispettori. Da qui la segnalazione ai magistrati milanesi che indagano sul numero uno di Unipol.
A quanto sembra, però, non era una novità. Da anni Fiorani aveva saputo dimostrare in modo tangibile la sua amicizia verso Consorte. Le carte interne della banca confermano che il manager delle Coop aveva più volte bussato alle porte della Popolare, almeno a partire dalla fine del 2001. Andava sul sicuro. A Lodi gli aprivano sempre. Un affidamento di 6 miliardi di lire, poi un altro di 3 milioni di euro all'inizio del 2002. Tutti prestiti che servivano per operazioni finanziarie a breve scadenza. Ovvero, speculazioni. Proprio in quel periodo si stringono i rapporti d'affari tra Consorte e Fiorani, grazie anche ai buoni uffici del comune amico Chicco Gnutti.
Rapporti tanto stretti che nel 2003, quando gli serve in fretta un prestito per comprare un villa in costa Azzurra, l'ex numero uno della Popolare non esita a chiedere un aiuto al suo autorevole partner. Ed ecco che dalle casse di Unipol banca partono 3 milioni di euro destinati a Eraldo Galetti, uno dei tanti prestanome del banchiere lodigiano. Galetti incassa e gira il denaro alla Popolare Italiana che lo aveva inizialmente finanziato.
Del resto in un affare targato Unipol spunta anche Marino Ferrari, altro amico intimo di Fiorani. È proprio Ferrari, schermato da una fiduciaria a vendere all'Unipol un pacchetto di azioni della Hopa, la finanziaria bresciana guidata da Gnutti. Dunque, sull'asse Lodi-Bologna viaggiavano prestiti, profitti e favori incrociati. Gli investigatori della Guardia di Finanza, però, sono convinti che la pista dei soldi possa riservare ancora sorprese clamorose. Non per niente stanno passando al setaccio altri movimenti di denaro che negli ultimi anni possono essere riconducibili a Consorte.
Non mancherebbero neppure operazioni tra l'Italia e l'estero del valore di alcuni milioni di euro. A questo punto, quindi, si tratta di capire se questo giro di denaro è il frutto della generosità dell'ex boss della Popolare di Lodi. Oppure se la vicinanza alla banda dei furbetti con il passare degli anni ha finito per trasformare Consorte in un mago della speculazione finanziaria.
Dagospia 22 Dicembre 2005