FURBETTOPOLI - ULTIMA CHIAMATA PER IL SALVATAGGIO DI MAGISTE - DOPO OLTRE DUE MESI DI ATTESA, LA BPI METTE IN MORA LE SOCIETÀ DELLA GALASSIA DI STEFANO RICUCCI - DIVO GRONCHI MINACCIA L'ESCUSSIONE DEL PEGNO SU RCS.
Lorenzo Dilena per Finanza&Mercati
È scattato a Capodanno il conto alla rovescia per il salvataggio della Magiste. Dopo oltre due mesi di attesa, la Bpi ha deciso di mettere in mora le società della galassia di Stefano Ricucci. Così, venerdì scorso sulla testa del gruppo romano è piovuta la diffida a rimborsare 10 milioni di euro. Una piccola parte rispetto al monte debiti complessivo di 790 milioni.
Ma è solo il primo passo. A giorni giungeranno a destinazione anche altre, ben più onerose, richieste. E con il direttore di Bpi, Divo Gronchi, che minaccia l'escussione del pegno su Rcs, alla coppia Vitale-Ripa di Meana, advisor di Magiste, non resta che sperare nella Procura di Milano. Il dissequestro del pacchetto Antonveneta potrebbe rimettere nella piena disponibilità della società circa 100 milioni, al netto di fidi e plusvalenze.
Ultima chiamata per il salvataggio di Magiste. A cavallo del nuovo anno si sono intensificate le pressioni della Banca popolare italiana per ottenere il rientro dai fidi per i 790 milioni concessi al gruppo romano durante la gestione Fiorani. Pressioni che sono sfociate nella diffida formale, già notificata, a rimborsare entro il 15 gennaio il credito da 10 milioni di euro vantato verso Magiste Real Estate, mentre nuove ingiunzioni, questa volta relative all'intero monte debiti, stanno arrivando all'indirizzo del gruppo fondato da Stefano Ricucci.
Le ultime lettere sono state firmate sabato scorso e a questo punto l'intero ammontare (790 milioni più altri 5 di interessi maturati) è in mora. Dopo più di due mesi di paziente attesa, il direttore generale di Bpi, Divo Gronchi, sembra avere perso la pazienza e preme perché la vicenda si chiuda. Nel tentativo di evitare il peggio, gli advisor del gruppo fondato da Stefano Ricucci - l'avvocato Vittorio Ripa di Meana e la Vitale&Associati - hanno deciso di accelerare i tempi per la soluzione del dossier. E adesso si preparano a chiedere lo sblocco di circa 14,4 milioni di azioni Antonveneta, pari al 4,66% del capitale, sotto sequestro dalla fine di luglio.
Una volta ceduto all'Abn Amro, il pacchetto dovrebbe permettere alla Magiste di recuperare risorse fresche per circa 100 milioni, al netto dei fidi bancari e delle plusvalenze. Non molto, ma forse quanto basta, spera Ripa di Meana, per stemperare la partita Bpi senza sfociare in procedure concorsuali. L'appuntamento con i pm della Procura di Milano è atteso all'inizio della prossima settimana. Negli stessi giorni il legale della Magiste, insieme con i consulenti della Vitale& Associati, dovrebbe incontrare nuovamente Gronchi. Il conto alla rovescia è già partito.
Se non si trova una via d'uscita entro metà gennaio, la Popolare Italiana procederà con l'escussione dei pegni. A fronte dei fidi erogati, Bpi vanta garanzie sul 14,9% di Rcs e su un pacchetto di titoli quotati (Capitalia, Mps e Bpi), che alle quotazioni attuali di Borsa valgono circa 573 milioni. A questo va aggiunto il pegno su azioni di due società del gruppo Magiste (fino a 50 milioni), per valore complessivo delle garanzie di 623 milioni. Se attuata, però, l'escussione dei pegni potrebbe fare scattare il fallimento del gruppo Magiste, con il rischio di revocatorie a carico di tutti i creditori bancari. A partire da Deutsche Bank, che a ottobre ha venduto i titoli Rcs, Bpi e Capitalia avuti in garanzia, ricavando circa 290 milioni.
L'iniziativa di Gronchi, insomma, potrebbe essere un'arma a doppio taglio. Forse più per gli altri creditori bancari che non per Bpi. Quest'ultima, infatti, ha già accantonato 152 milioni. Tali rettifiche tengono conto del deprezzamento subìto dai titoli in garanzie. Intanto, nell'ambito dei creditori del gruppo Magiste, emergono due nuove banche. Si tratta di Unicredit Banca d'Impresa, titolare di un'ipoteca sull'immobile milanese di Via Abbadesse, a fronte di un mutuo di 25 milioni concesso a fine 2003 alla Magiste spa a un tasso del 4,25 per cento. Il finanziamento scade il 22 giugno 2006. Sullo stesso immobile, il 14 giugno 2005 è stata costituita una seconda ipoteca a garanzia di un mutuo di 14,4 milioni (al tasso del 3,9%) concesso dal Banco di Sardegna, istituto appartenente al gruppo Bper.
Dagospia 03 Gennaio 2006
È scattato a Capodanno il conto alla rovescia per il salvataggio della Magiste. Dopo oltre due mesi di attesa, la Bpi ha deciso di mettere in mora le società della galassia di Stefano Ricucci. Così, venerdì scorso sulla testa del gruppo romano è piovuta la diffida a rimborsare 10 milioni di euro. Una piccola parte rispetto al monte debiti complessivo di 790 milioni.
Ma è solo il primo passo. A giorni giungeranno a destinazione anche altre, ben più onerose, richieste. E con il direttore di Bpi, Divo Gronchi, che minaccia l'escussione del pegno su Rcs, alla coppia Vitale-Ripa di Meana, advisor di Magiste, non resta che sperare nella Procura di Milano. Il dissequestro del pacchetto Antonveneta potrebbe rimettere nella piena disponibilità della società circa 100 milioni, al netto di fidi e plusvalenze.
Ultima chiamata per il salvataggio di Magiste. A cavallo del nuovo anno si sono intensificate le pressioni della Banca popolare italiana per ottenere il rientro dai fidi per i 790 milioni concessi al gruppo romano durante la gestione Fiorani. Pressioni che sono sfociate nella diffida formale, già notificata, a rimborsare entro il 15 gennaio il credito da 10 milioni di euro vantato verso Magiste Real Estate, mentre nuove ingiunzioni, questa volta relative all'intero monte debiti, stanno arrivando all'indirizzo del gruppo fondato da Stefano Ricucci.
Le ultime lettere sono state firmate sabato scorso e a questo punto l'intero ammontare (790 milioni più altri 5 di interessi maturati) è in mora. Dopo più di due mesi di paziente attesa, il direttore generale di Bpi, Divo Gronchi, sembra avere perso la pazienza e preme perché la vicenda si chiuda. Nel tentativo di evitare il peggio, gli advisor del gruppo fondato da Stefano Ricucci - l'avvocato Vittorio Ripa di Meana e la Vitale&Associati - hanno deciso di accelerare i tempi per la soluzione del dossier. E adesso si preparano a chiedere lo sblocco di circa 14,4 milioni di azioni Antonveneta, pari al 4,66% del capitale, sotto sequestro dalla fine di luglio.
Una volta ceduto all'Abn Amro, il pacchetto dovrebbe permettere alla Magiste di recuperare risorse fresche per circa 100 milioni, al netto dei fidi bancari e delle plusvalenze. Non molto, ma forse quanto basta, spera Ripa di Meana, per stemperare la partita Bpi senza sfociare in procedure concorsuali. L'appuntamento con i pm della Procura di Milano è atteso all'inizio della prossima settimana. Negli stessi giorni il legale della Magiste, insieme con i consulenti della Vitale& Associati, dovrebbe incontrare nuovamente Gronchi. Il conto alla rovescia è già partito.
Se non si trova una via d'uscita entro metà gennaio, la Popolare Italiana procederà con l'escussione dei pegni. A fronte dei fidi erogati, Bpi vanta garanzie sul 14,9% di Rcs e su un pacchetto di titoli quotati (Capitalia, Mps e Bpi), che alle quotazioni attuali di Borsa valgono circa 573 milioni. A questo va aggiunto il pegno su azioni di due società del gruppo Magiste (fino a 50 milioni), per valore complessivo delle garanzie di 623 milioni. Se attuata, però, l'escussione dei pegni potrebbe fare scattare il fallimento del gruppo Magiste, con il rischio di revocatorie a carico di tutti i creditori bancari. A partire da Deutsche Bank, che a ottobre ha venduto i titoli Rcs, Bpi e Capitalia avuti in garanzia, ricavando circa 290 milioni.
L'iniziativa di Gronchi, insomma, potrebbe essere un'arma a doppio taglio. Forse più per gli altri creditori bancari che non per Bpi. Quest'ultima, infatti, ha già accantonato 152 milioni. Tali rettifiche tengono conto del deprezzamento subìto dai titoli in garanzie. Intanto, nell'ambito dei creditori del gruppo Magiste, emergono due nuove banche. Si tratta di Unicredit Banca d'Impresa, titolare di un'ipoteca sull'immobile milanese di Via Abbadesse, a fronte di un mutuo di 25 milioni concesso a fine 2003 alla Magiste spa a un tasso del 4,25 per cento. Il finanziamento scade il 22 giugno 2006. Sullo stesso immobile, il 14 giugno 2005 è stata costituita una seconda ipoteca a garanzia di un mutuo di 14,4 milioni (al tasso del 3,9%) concesso dal Banco di Sardegna, istituto appartenente al gruppo Bper.
Dagospia 03 Gennaio 2006