BOTTE DA ORBI TRA "L'UNITA'" E TRONCHETTI PROVERA
IL SEN. DS PASSIGLI: "PERCHÉ SI DISPERA? E' LUI CHE SI È ALLEATO COI FURBETTI"
IL BRAGGIOTTINO DI NUOVO IN PISTA SU TELECOM? QUALCOSA BOLLA IN PENTOLA.
IL SEN. DS PASSIGLI: "PERCHÉ SI DISPERA? E' LUI CHE SI È ALLEATO COI FURBETTI"
IL BRAGGIOTTINO DI NUOVO IN PISTA SU TELECOM? QUALCOSA BOLLA IN PENTOLA.
1 - TELECOM, PERCHÉ TRONCHETTI PROVERA SI È ALLEATO COI FURBETTI?
Bianca Di Giovanni per l'Unità
«All'inizio sono rimasto stupito, oggi sono sconcertato. Sono giorni che Marco Tronchetti Provera ripete la sua denuncia, che mi sembra davvero inquietante». Il senatore diessino Stefano Passigli ha assistito in diretta al grido d'allarme del presidente Telecom e al suo richiamo alla politica sul rischio scalata che la sua azienda e la Fiat avrebbero corso in estate, da parte di finanzieri d'assalto. «Intendiamoci, Tronchetti fa bene oggi a dire che non vuole più Hopa nel patto - spiega Passigli - Ma su tutto il resto, e in particolare sul ruolo della politica, è davvero sconcertante. Chi doveva guardare in faccia i "furbetti", i politici o chi ha fatto un patto di sindacato con loro?».
Andiamo con ordine: Tronchetti dice di essere stato truffato sul prezzo Telecom...
«È singolare che un capoazienda importante come Tronchetti dica: io sono stato messo in mezzo sul prezzo. È stato lui a decidere di comprare a quel prezzo. Quando si acquista, si valuta il valore dell'impresa: nessuno è obbligato a comprare se il prezzo non convince. Quella di Tronchetti è un'ammissione a doppio taglio: se è vera la truffa, vuol dire anche che lui non è stato capace di valutare il prezzo congruo di quello che ha comprato. È estremamente inquietante. Secondo aspetto: per far lievitare in Borsa in modo significativa il valore del titolo Telecom o Olivetti ci vogliono miliardi e miliardi. Non può avvenire senza che il mercato e le autorità di controllo se ne accorgano. E per di più senza che se ne accorga chi vuole acquistare la società. Si può vedere benissimo se i volumi di azioni scambiate siano atipici».
Insomma, l'uscita sul prezzo non la convince proprio...
«Mi sembra una "excusatio" molto debole e soprattutto, se oggi si dichiara che il valore dell'azienda non corrispondeva a quel prezzo, allora quell'acquisto è stato azzardato. Una dichiarazione incauta, perché significa che il gruppo dirigente di Pirelli non fu in grado di valutare la validità dell'operazione. È più una dichiarazione fatta per il futuro che non per il passato».
Cosa chiede davvero Tronchetti alla politica?
«L'attacco alla politica mi pare del tutto ingiustificato. Quel "guardare in faccia le persone" mi sembra un'affermazione di una vaghezza e di un facile moralismo, che non tengono conto che la politica deve accompagnare l'azione degli imprenditori, e sposare delle politiche economiche. Per esempio la politica deve decidere in quali settori lo Stato deve intervenire, in quali altri è meglio lasciare il libero mercato, deve sostenere l'espansione all'estero delle imprese. Quando si dice "guardate in faccia chi avete davanti come imprenditori", si può replicare che in passato ci possono essere stati degli errori. Ma errori più gravi hanno fatto gli stessi imprenditori».
Tronchetti parla di un gruppo di banditi molto pericolosi...
«Sì, ma la loro pericolosità avrebbe dovuto essere avvertita ben prima da chi li aveva tutti i giorni nei propri consigli d'amministrazione e non dai politici. Come? Si chiede ai politici di mantenere una distanza dagli affari, e poi gli si chiede di scegliere tra i buoni e i cattivi. Io scelgo tra quali imprese sostenere e quali altre non sostenere. Ma la responsabilità primaria nell'assicurare la moralità delle compagini azionarie è in capo all'azionista di maggioranza. È lui che si sceglie i partner. Vero è che Hopa è partner di minoranza, ma sta nel patto di sindacato. Così come in Bnl c'è stato un contropatto organizzato da Caltagirone, che ha anche trattato per i "furbetti", e nessuno si è stracciato le vesti. Come mai? Se si fanno patti con le persone sbagliate, non si possono addossare le colpe alla politica».
Lei crede che ci sia stato un tentativo di scalata anche su Fiat?
«Assolutamente no. Tant'è che il titolo Fiat non aveva tanti sbalzi, ha cominciato a risalire solo adesso. Forse c'era l'ipotesi di un investimento industriale, non di una scalata».
E su Telecom?
«Anche lì, non c'erano i mezzi finanziari per farlo».
Perché allora Tronchetti lancia l'allarme?
«In Telecom c'è un patto che rende impossibile la scalata. Si può espugnare solo con un'opa o con la rottura del patto. In quel caso diventa una società contendibile, cosa che non fa altro che bene all'economia. Mi pare che si tratti di una manovra difensiva, perché vuole che le banche rimangano nel patto e si facciano carico della quota di Hopa».
2 - BRAGGIOTTI DI NUOVO IN PISTA SU TELECOM?
A. Ol. per "Il Sole 24 Ore"
Gerardo Braggiotti per ora è ancora senza struttura, appoggiato allo studio dell'avvocato Carlo D'Urso, storico consulente di Mediobanca, dove ha fatto base con un paio di collaboratori. Ma di riposarsi proprio non se ne parla. Negli ambienti finanziari si dà per certo che il banchiere delle grandi famiglie sia oggi di nuovo a fianco dell'amico Marco Tronchetti Provera a studiare il dossier Telecom. A seguire i negoziati con Hopa per Olimpia c'è Bruno Ermolli. Di verificare se al momento del passaggio di controllo di Olivetti ci sia stato un artificioso sostegno al titolo è stato incaricato Guido Rossi. Ma Braggiotti a quale esercizio si stia applicando? Mistero.
Gli investitori "smart" di Piazza Affari, quelli che si sono fatti una fama nel precorrere gli eventi, sono però convinti che qualcosa bolla in pentola. E, per non sapere né leggere né scrivere, si sono buttati sulla quotata che sta sopra tutta la filiera Telecom, cioè Pirelli. Tant'è che in questo inizio d'anno sono state parecchie le sedute dove il titolo della Bicocca è rimasto arroccato o si è addirittura avventurato al rialzo in controtendenza, anche a fronte di cedimenti delle azioni telefoniche. Col risultato che, mentre Telecom dalla prima quotazione di gennaio è arretrata del 3,5%, Pirelli si è apprezzata del 2,4 per cento. Ma se si chiede agli investitori smart perché puntare su una società dal controllo blindato, la candida risposta è: «Perché così fan tutti».
3 - A PROPOSITO DI TELECOM E DI PIRELLI
Lettera all'Unità di Massimiliano Paolucci, Responsabile Relazioni con i Media, Gruppo Pirelli & C
Caro direttore,
l'articolo «Gnutti e Consorte hanno consegnato Telecom alla Pirelli», pubblicato su l'Unità del 26 gennaio contiene commenti talmente ingiuriosi e calunniosi (ovviamente anonimi) nei confronti del presidente di Telecom Italia che non meritano risposta, tranne il dispiacere di vederli riportati su un prestigioso quotidiano d'informazione. Ma vi sono alcune frasi, attribuite nella ricostruzione della giornalista a due parlamentari, alle quali ci sembra invece doveroso replicare.
In primo luogo, il riferimento a Fiat e Telecom Italia (e, più in generale, a «banche e imprese») fatto da Marco Tronchetti Provera nel corso del suo intervento dello scorso 23 gennaio è alle ricostruzioni - non smentite - pubblicate dal quotidiano «Il Riformista» in questi ultimi mesi (in particolare il 21 settembre 2005 e il 16 gennaio 2006), dalle quali pare emergere che i tentativi di scalata intrapresi con mezzi non del tutto leciti da un gruppo ampio e variegato di persone (e non solo "furbetti") avessero obiettivi ben più ambiziosi che «due banche e la Rcs». Ed è strano che qualcuno, per giunta con posizioni di responsabilità, non se ne sia proprio accorto.
Quanto all'acquisizione effettuata da Pirelli-Benetton nel 2001, ribadiamo che il valore attribuito alle azioni Olivetti (società che aveva come asset principale Telecom Italia) corrispondeva in trasparenza ad un premio sul valore del titolo Telecom pari a circa il 48%, confermato dagli studi fatti e dalle fairness opinion di Lazard e Merrill Lynch. Vorremmo anche ricordare che l'acquisizione del pacchetto di azioni fu decisa a fine luglio 2001, ma che fino al 20 di settembre, in pendenza di una pronuncia definitiva dell'Autorità Antitrust europea, non era consentito all'acquirente avere piena contezza dei numeri né tanto meno influenzare in alcun modo la gestione del Gruppo Olivetti-Telecom Italia. Fu anche per questo che le "spiacevoli sorprese" emersero più tardi...
Infine, è del tutto fuori luogo il riferimento, in chiusura dell'articolo, ai «debiti fatti» dalla gestione Tronchetti. Va ricordato che al momento dell'acquisizione nel 2001, il Gruppo Olivetti-Telecom era gravato da 43,4 miliardi di euro di debiti; tre anni dopo (dicembre 2004) erano scesi a 29,5 miliardi. Con l'acquisizione delle minoranze di Tim - che ha permesso al Gruppo di avere il 100% della società - l'indebitamento è poi risalito, ma soltanto 15 miliardi di euro sono debito bancario e il resto prestiti obbligazionari. Il Gruppo Telecom è più solido che mai e ricordiamo che negli ultimi 5 anni ha pagato agli azionisti dividendi per oltre 12 miliardi di euro, e ha distribuito al mercato circa 20 miliardi attraverso le operazioni di integrazione Olivetti-Telecom e Telecom-Tim che hanno consentito di avviare, primo Gruppo di Tlc al mondo, la convergenza tra le piattaforme fissa e mobile.
Risposta di Bianca Di Giovanni
Mi fa piacere che i miei articoli vengano seguiti così attentamente dagli interessati. Per parte mia, mi sono limitata a riportare i commenti raccolti nelle sedi parlamentari, mantenendo il riserbo sui nomi di chi voleva rimanere anonimo, come in questo caso impongono le regole della professione.
Dagospia 30 Gennaio 2006
Bianca Di Giovanni per l'Unità
«All'inizio sono rimasto stupito, oggi sono sconcertato. Sono giorni che Marco Tronchetti Provera ripete la sua denuncia, che mi sembra davvero inquietante». Il senatore diessino Stefano Passigli ha assistito in diretta al grido d'allarme del presidente Telecom e al suo richiamo alla politica sul rischio scalata che la sua azienda e la Fiat avrebbero corso in estate, da parte di finanzieri d'assalto. «Intendiamoci, Tronchetti fa bene oggi a dire che non vuole più Hopa nel patto - spiega Passigli - Ma su tutto il resto, e in particolare sul ruolo della politica, è davvero sconcertante. Chi doveva guardare in faccia i "furbetti", i politici o chi ha fatto un patto di sindacato con loro?».
Andiamo con ordine: Tronchetti dice di essere stato truffato sul prezzo Telecom...
«È singolare che un capoazienda importante come Tronchetti dica: io sono stato messo in mezzo sul prezzo. È stato lui a decidere di comprare a quel prezzo. Quando si acquista, si valuta il valore dell'impresa: nessuno è obbligato a comprare se il prezzo non convince. Quella di Tronchetti è un'ammissione a doppio taglio: se è vera la truffa, vuol dire anche che lui non è stato capace di valutare il prezzo congruo di quello che ha comprato. È estremamente inquietante. Secondo aspetto: per far lievitare in Borsa in modo significativa il valore del titolo Telecom o Olivetti ci vogliono miliardi e miliardi. Non può avvenire senza che il mercato e le autorità di controllo se ne accorgano. E per di più senza che se ne accorga chi vuole acquistare la società. Si può vedere benissimo se i volumi di azioni scambiate siano atipici».
Insomma, l'uscita sul prezzo non la convince proprio...
«Mi sembra una "excusatio" molto debole e soprattutto, se oggi si dichiara che il valore dell'azienda non corrispondeva a quel prezzo, allora quell'acquisto è stato azzardato. Una dichiarazione incauta, perché significa che il gruppo dirigente di Pirelli non fu in grado di valutare la validità dell'operazione. È più una dichiarazione fatta per il futuro che non per il passato».
Cosa chiede davvero Tronchetti alla politica?
«L'attacco alla politica mi pare del tutto ingiustificato. Quel "guardare in faccia le persone" mi sembra un'affermazione di una vaghezza e di un facile moralismo, che non tengono conto che la politica deve accompagnare l'azione degli imprenditori, e sposare delle politiche economiche. Per esempio la politica deve decidere in quali settori lo Stato deve intervenire, in quali altri è meglio lasciare il libero mercato, deve sostenere l'espansione all'estero delle imprese. Quando si dice "guardate in faccia chi avete davanti come imprenditori", si può replicare che in passato ci possono essere stati degli errori. Ma errori più gravi hanno fatto gli stessi imprenditori».
Tronchetti parla di un gruppo di banditi molto pericolosi...
«Sì, ma la loro pericolosità avrebbe dovuto essere avvertita ben prima da chi li aveva tutti i giorni nei propri consigli d'amministrazione e non dai politici. Come? Si chiede ai politici di mantenere una distanza dagli affari, e poi gli si chiede di scegliere tra i buoni e i cattivi. Io scelgo tra quali imprese sostenere e quali altre non sostenere. Ma la responsabilità primaria nell'assicurare la moralità delle compagini azionarie è in capo all'azionista di maggioranza. È lui che si sceglie i partner. Vero è che Hopa è partner di minoranza, ma sta nel patto di sindacato. Così come in Bnl c'è stato un contropatto organizzato da Caltagirone, che ha anche trattato per i "furbetti", e nessuno si è stracciato le vesti. Come mai? Se si fanno patti con le persone sbagliate, non si possono addossare le colpe alla politica».
Lei crede che ci sia stato un tentativo di scalata anche su Fiat?
«Assolutamente no. Tant'è che il titolo Fiat non aveva tanti sbalzi, ha cominciato a risalire solo adesso. Forse c'era l'ipotesi di un investimento industriale, non di una scalata».
E su Telecom?
«Anche lì, non c'erano i mezzi finanziari per farlo».
Perché allora Tronchetti lancia l'allarme?
«In Telecom c'è un patto che rende impossibile la scalata. Si può espugnare solo con un'opa o con la rottura del patto. In quel caso diventa una società contendibile, cosa che non fa altro che bene all'economia. Mi pare che si tratti di una manovra difensiva, perché vuole che le banche rimangano nel patto e si facciano carico della quota di Hopa».
2 - BRAGGIOTTI DI NUOVO IN PISTA SU TELECOM?
A. Ol. per "Il Sole 24 Ore"
Gerardo Braggiotti per ora è ancora senza struttura, appoggiato allo studio dell'avvocato Carlo D'Urso, storico consulente di Mediobanca, dove ha fatto base con un paio di collaboratori. Ma di riposarsi proprio non se ne parla. Negli ambienti finanziari si dà per certo che il banchiere delle grandi famiglie sia oggi di nuovo a fianco dell'amico Marco Tronchetti Provera a studiare il dossier Telecom. A seguire i negoziati con Hopa per Olimpia c'è Bruno Ermolli. Di verificare se al momento del passaggio di controllo di Olivetti ci sia stato un artificioso sostegno al titolo è stato incaricato Guido Rossi. Ma Braggiotti a quale esercizio si stia applicando? Mistero.
Gli investitori "smart" di Piazza Affari, quelli che si sono fatti una fama nel precorrere gli eventi, sono però convinti che qualcosa bolla in pentola. E, per non sapere né leggere né scrivere, si sono buttati sulla quotata che sta sopra tutta la filiera Telecom, cioè Pirelli. Tant'è che in questo inizio d'anno sono state parecchie le sedute dove il titolo della Bicocca è rimasto arroccato o si è addirittura avventurato al rialzo in controtendenza, anche a fronte di cedimenti delle azioni telefoniche. Col risultato che, mentre Telecom dalla prima quotazione di gennaio è arretrata del 3,5%, Pirelli si è apprezzata del 2,4 per cento. Ma se si chiede agli investitori smart perché puntare su una società dal controllo blindato, la candida risposta è: «Perché così fan tutti».
3 - A PROPOSITO DI TELECOM E DI PIRELLI
Lettera all'Unità di Massimiliano Paolucci, Responsabile Relazioni con i Media, Gruppo Pirelli & C
Caro direttore,
l'articolo «Gnutti e Consorte hanno consegnato Telecom alla Pirelli», pubblicato su l'Unità del 26 gennaio contiene commenti talmente ingiuriosi e calunniosi (ovviamente anonimi) nei confronti del presidente di Telecom Italia che non meritano risposta, tranne il dispiacere di vederli riportati su un prestigioso quotidiano d'informazione. Ma vi sono alcune frasi, attribuite nella ricostruzione della giornalista a due parlamentari, alle quali ci sembra invece doveroso replicare.
In primo luogo, il riferimento a Fiat e Telecom Italia (e, più in generale, a «banche e imprese») fatto da Marco Tronchetti Provera nel corso del suo intervento dello scorso 23 gennaio è alle ricostruzioni - non smentite - pubblicate dal quotidiano «Il Riformista» in questi ultimi mesi (in particolare il 21 settembre 2005 e il 16 gennaio 2006), dalle quali pare emergere che i tentativi di scalata intrapresi con mezzi non del tutto leciti da un gruppo ampio e variegato di persone (e non solo "furbetti") avessero obiettivi ben più ambiziosi che «due banche e la Rcs». Ed è strano che qualcuno, per giunta con posizioni di responsabilità, non se ne sia proprio accorto.
Quanto all'acquisizione effettuata da Pirelli-Benetton nel 2001, ribadiamo che il valore attribuito alle azioni Olivetti (società che aveva come asset principale Telecom Italia) corrispondeva in trasparenza ad un premio sul valore del titolo Telecom pari a circa il 48%, confermato dagli studi fatti e dalle fairness opinion di Lazard e Merrill Lynch. Vorremmo anche ricordare che l'acquisizione del pacchetto di azioni fu decisa a fine luglio 2001, ma che fino al 20 di settembre, in pendenza di una pronuncia definitiva dell'Autorità Antitrust europea, non era consentito all'acquirente avere piena contezza dei numeri né tanto meno influenzare in alcun modo la gestione del Gruppo Olivetti-Telecom Italia. Fu anche per questo che le "spiacevoli sorprese" emersero più tardi...
Infine, è del tutto fuori luogo il riferimento, in chiusura dell'articolo, ai «debiti fatti» dalla gestione Tronchetti. Va ricordato che al momento dell'acquisizione nel 2001, il Gruppo Olivetti-Telecom era gravato da 43,4 miliardi di euro di debiti; tre anni dopo (dicembre 2004) erano scesi a 29,5 miliardi. Con l'acquisizione delle minoranze di Tim - che ha permesso al Gruppo di avere il 100% della società - l'indebitamento è poi risalito, ma soltanto 15 miliardi di euro sono debito bancario e il resto prestiti obbligazionari. Il Gruppo Telecom è più solido che mai e ricordiamo che negli ultimi 5 anni ha pagato agli azionisti dividendi per oltre 12 miliardi di euro, e ha distribuito al mercato circa 20 miliardi attraverso le operazioni di integrazione Olivetti-Telecom e Telecom-Tim che hanno consentito di avviare, primo Gruppo di Tlc al mondo, la convergenza tra le piattaforme fissa e mobile.
Risposta di Bianca Di Giovanni
Mi fa piacere che i miei articoli vengano seguiti così attentamente dagli interessati. Per parte mia, mi sono limitata a riportare i commenti raccolti nelle sedi parlamentari, mantenendo il riserbo sui nomi di chi voleva rimanere anonimo, come in questo caso impongono le regole della professione.
Dagospia 30 Gennaio 2006