ASPESI VERSUS IL BRANCO ROSA (FATEVI UN AMANTE!), SELMA CONTRO FINI E AFFINI (STORACE CHE PANZONE!)
Ormai è una battaglia senza esclusioni di unghiate e borsettate. Dopo le ironie di Fini, gli stop di Fassino e i sarcasmi di Ferrara scende in campo più agguerrita che mai Natalia Aspesi, la papessa delle giornaliste di costume, moda e arte varia. Con una corsivo al vetriolo su Repubblica (che pubblichiamo integrale) e con un'intervista all'antrace al sito del Barbiere della Sera (www.ilbarbieredellasera.com).
"Che fine farà questo Branco rosa?", domanda l'intervistatrice Mata Hari. E Aspesi sibilò: "Non otterranno nulla; noi donne siamo sempre state bravissime nel non ottenere mai nulla. Avranno (e per poco tempo) un po' di quella che con termine orribile si chiama visibilità ma non andranno più in là. È un gioco da ragazze, del resto sono ragazze e che giochino pure. Sai qual è il vero problema? È che oggi è sempre più difficile farsi un amante serio. Quella sarebbe la soluzione di molti guai e un ottimo modo per passare il tempo".
Sull'altro fronte, quello di "Sette", il settimanale che ha dato il via al Branco Rosa - ma vista l'ariaccia che tira la direttora Marilù Agnese chiuderà a fine anno la serie di interventi in gonnella - esplode l'inverosimile Selma Dell'Olio che, indossati i neo panni di estetista-manicure, dà i voti agli odiati esponenti di Alleanza Nazionale. Aspettiamo in allegria la replica (coattissima) dei Gasparri e Storace.
LE MAIALINE MARCHIATE DI ROSA
di Natalia Aspesi per Repubblica
Già la vita è grigia e le notizie quotidiane nere: ci mancava che si materializzasse pure un branco rosa, essendo questo colore l'antipatico marchio non del femminile ma delle femminucce (sotto il nazismo però, il rosa segnalava nei campi di sterminio gli omosessuali). L'idea è vecchia come il cucco e non ha niente a che fare con le pari opportunità: per legge le donne, marchiate di rosa come il maialino Babe, dovrebbero avere il diritto alla metà dei posti di comando, di potere e, dati i tempi azzurri, probabilmente anche di abbuffata predatoria. Almeno vent'anni fa, quando le donne credevano davvero di contare, l'idea fu molto dibattuta tra loro, che se riformiste l'apprezzavano, se femministe no. Gli uomini se ne stettero zitti sapendo che poi, dopo qualche tentativo stanco, alla fine, donne o non donne, le decisioni le avrebbero comunque prese loro. Adesso c'è molto entusiasmo tra signore che per valore personale o per gentile concessione di nonni, padri, mariti e amanti, un po' di potere, o almeno di notorietà, ce l'hanno già. Le altre rabbrividiscono pensando a queste sorelle agguerrite che i posti di comando dovranno spartirseli con i potenti di oggi.
STORACE CHE PANZONE!
M.M. intervista Selma Dell'Olio
E' stato il tormentone della settimana scorsa: chi è la più bella del reame di An, Alessandra Mussolini o Daniela Santanché? In risposta. Sette ha chiesto ad Anselma Dell'Olio, femminista storica, di giudicare quattro maschi della destra italiana in base al loro aspetto fisico. Il verdetto? Con alti e bassi. «Ignazio La Russa ha le maniglie dell'amore, le braccette corte, sottosviluppate direi, ed è anche piuttosto peloso. Ammetto però che le gambe sono belle».Gianfranco Fini? «Ha un nasone, ma questo già si sapeva; le dita sono grassottelle, sgraziate ma nel complesso, anche in muta, non è male». Il ministro Gasparri? «Le sue sopracciglia mi ricordano molto Peo Pericoli, il personaggio di Teocoli. Subito sotto, gli occhi sono a palla e le occhiaie un po' troppo accentuate. Il labbro inferiore è sporgente e petulante!».
E finiamo con il presidente del Lazio Francesco Storace, di cui abbiamo scelto un'immagine precedente alla cura estetica necessaria per vincere le elezioni: «Panciotta rigonfia e mollacciona, gamba corta, doppio mento e ancora: collo taurino, sgraziato; le guance sono cadenti, somigliano a quelle di un bulldog! Se guardiamo all'abbigliamento la camicia era mal tagliata, cadeva molto male. Il nodo della cravatta era troppo piccolo rispetto al collo troppo largo della camicia: sproporzionato, insomma. Un gravissimo errore di stile.
Dagospia.com 7 Dicembre 2001
"Che fine farà questo Branco rosa?", domanda l'intervistatrice Mata Hari. E Aspesi sibilò: "Non otterranno nulla; noi donne siamo sempre state bravissime nel non ottenere mai nulla. Avranno (e per poco tempo) un po' di quella che con termine orribile si chiama visibilità ma non andranno più in là. È un gioco da ragazze, del resto sono ragazze e che giochino pure. Sai qual è il vero problema? È che oggi è sempre più difficile farsi un amante serio. Quella sarebbe la soluzione di molti guai e un ottimo modo per passare il tempo".
Sull'altro fronte, quello di "Sette", il settimanale che ha dato il via al Branco Rosa - ma vista l'ariaccia che tira la direttora Marilù Agnese chiuderà a fine anno la serie di interventi in gonnella - esplode l'inverosimile Selma Dell'Olio che, indossati i neo panni di estetista-manicure, dà i voti agli odiati esponenti di Alleanza Nazionale. Aspettiamo in allegria la replica (coattissima) dei Gasparri e Storace.
LE MAIALINE MARCHIATE DI ROSA
di Natalia Aspesi per Repubblica
Già la vita è grigia e le notizie quotidiane nere: ci mancava che si materializzasse pure un branco rosa, essendo questo colore l'antipatico marchio non del femminile ma delle femminucce (sotto il nazismo però, il rosa segnalava nei campi di sterminio gli omosessuali). L'idea è vecchia come il cucco e non ha niente a che fare con le pari opportunità: per legge le donne, marchiate di rosa come il maialino Babe, dovrebbero avere il diritto alla metà dei posti di comando, di potere e, dati i tempi azzurri, probabilmente anche di abbuffata predatoria. Almeno vent'anni fa, quando le donne credevano davvero di contare, l'idea fu molto dibattuta tra loro, che se riformiste l'apprezzavano, se femministe no. Gli uomini se ne stettero zitti sapendo che poi, dopo qualche tentativo stanco, alla fine, donne o non donne, le decisioni le avrebbero comunque prese loro. Adesso c'è molto entusiasmo tra signore che per valore personale o per gentile concessione di nonni, padri, mariti e amanti, un po' di potere, o almeno di notorietà, ce l'hanno già. Le altre rabbrividiscono pensando a queste sorelle agguerrite che i posti di comando dovranno spartirseli con i potenti di oggi.
STORACE CHE PANZONE!
M.M. intervista Selma Dell'Olio
E' stato il tormentone della settimana scorsa: chi è la più bella del reame di An, Alessandra Mussolini o Daniela Santanché? In risposta. Sette ha chiesto ad Anselma Dell'Olio, femminista storica, di giudicare quattro maschi della destra italiana in base al loro aspetto fisico. Il verdetto? Con alti e bassi. «Ignazio La Russa ha le maniglie dell'amore, le braccette corte, sottosviluppate direi, ed è anche piuttosto peloso. Ammetto però che le gambe sono belle».Gianfranco Fini? «Ha un nasone, ma questo già si sapeva; le dita sono grassottelle, sgraziate ma nel complesso, anche in muta, non è male». Il ministro Gasparri? «Le sue sopracciglia mi ricordano molto Peo Pericoli, il personaggio di Teocoli. Subito sotto, gli occhi sono a palla e le occhiaie un po' troppo accentuate. Il labbro inferiore è sporgente e petulante!».
E finiamo con il presidente del Lazio Francesco Storace, di cui abbiamo scelto un'immagine precedente alla cura estetica necessaria per vincere le elezioni: «Panciotta rigonfia e mollacciona, gamba corta, doppio mento e ancora: collo taurino, sgraziato; le guance sono cadenti, somigliano a quelle di un bulldog! Se guardiamo all'abbigliamento la camicia era mal tagliata, cadeva molto male. Il nodo della cravatta era troppo piccolo rispetto al collo troppo largo della camicia: sproporzionato, insomma. Un gravissimo errore di stile.
Dagospia.com 7 Dicembre 2001