SPY-STORY - CHI E' L´EX CARABINIERE TAVAROLI, GIA' CAPO DELLA SICUREZZA TELECOM? PERCHÉ CENTINAIA E CENTINAIA DI OBIETTIVI (ANCHE POLITICI?) SONO STATI SCHEDATI E PEDINATI DALL´INVESTIGATORE AL SOLDO DI TRONCHETTI? - DOSSIER PAGATI 14 MILIONI DI EURO.
Luca Fazzo per "La Repubblica"
Giuliano Tavaroli ha 46 anni, gli occhi azzurro ghiaccio e ieri era a Bucarest, dove da un anno dirige la filiale romena di Pirelli. Nel suo album dei ricordi c´è una vecchia foto: una squadretta di calcio, primi anni Ottanta, la squadra della procura della Repubblica di Milano, pubblici ministeri oggi famosi, cancellieri, segretari, tutti in maglietta e calzoncini. E solo due esterni: uno è lui, Tavaroli, accosciato affianco ai pm. Allora giovane brigadiere (nome in codice "Tavola") dell´Anticrimine di Milano, la squadra speciale che dava la caccia ai brigatisti rossi; divenuto, vent´anni dopo, megadirigente di Telecom Italia e soprattutto un personaggio chiave del mondo delicato ed oscuro che ruota intorno ala sicurezza, alle intercettazioni, alle indagini pubbliche e private. E oggi indagato dalla stessa Procura nella cui squadra giocava a pallone.
È lui, Tavaroli, a stare oggi al centro della complessa indagine della procura di Milano di cui il bubbone dell´affare Storace costituisce solo una costola laterale, accidentale. È intorno a Tavaroli che per mesi i magistrati hanno ipotizzato che ruotasse un sistema di indagini abusive, di rapporti sotterranei tra Telecom Italia e l´universo dei servizi segreti, di intercettazioni abusive delle chiacchiere degli italiani realizzate sotto l´affascinante nome di Super Amanda.
Super Amanda, è bene dirlo subito, non esiste. Il progetto di creare un´unica centrale di ascolto ipertecnologico delle telefonate, partorito tre anni fa dalla struttura commerciale di Telecom, si è arenato ancora prima di vedere la luce. Ma l´inchiesta della procura di Milano ha fatto passi avanti in altre direzioni, e anche questi ruotano tutti intorno a Tavaroli, e al suo ruolo all´interno di Telecom.
Tavaroli oggi, dopo l´avviso di garanzia ricevuto a maggio 2005, è passato alla Pirelli Romania. Ma gli anni che ha trascorso in Telecom come capo della sicurezza vengono passati al setaccio in questi mesi dalla procura milanese. I rapporti di Tavaroli col mondo delle forze di polizia, dei servizi segreti e delle investigazioni private sono stati analizzati a fondo. Partendo da tre dati di fatto.
Uno: Tavaroli è amico di vecchia data, fin da quando entrambi erano giovani sottufficiali, di un uomo di punta dei servizi segreti, uno dei massimi dirigenti del Sismi di Nicolò Pollari. Due: è altrettanto amico di un investigatore privato fiorentino finito in una serie di guai: Emanuele Cipriani, capo della agenzia Polis d´Istinto, inquisito dalla Procura di Viterbo per indagini abusive realizzate corrompendo poliziotti e finanzieri. Tre: come capo della sicurezza di Telecom Tavaroli aveva giurisdizione anche sul Cnag (Centro nazionale autorità giudiziaria), la struttura di Telecom che su ordine della magistratura mette sotto controllo i telefoni.
È intorno a questo triangolo che la Procura di Milano aveva sviluppato una ipotesi investigativa: l´esistenza di una struttura occulta i cui vertici (Tavaroli, Cipriani e l´agente segreto) si impadronissero di dati riservati - a partire dalle conversazioni telefoniche - di quantità illimitate di cittadini e le utilizzassero ai propri fini. Un teorema allarmante, che evocava vecchi fantasmi e su cui la procura ha giustamente scavato a lungo.
Non risulta che questo teorema abbia trovato riscontri, e così il dirigente del Sismi è rimasto fuori dall´inchiesta. Che però è andata avanti, e parecchio, sui rapporti tra Tavaroli e Cipriani, l´investigatore dai metodi disinvolti. È questo filone d´inchiesta che vede oggi indagati i due - ma non solo loro - e che potrebbe portare qualche grattacapo, almeno sul piano dell´immagine, a Telecom Italia e al suo numero uno Marco Tronchetti Provera: la cui fiducia pressoché totale in Tavaroli è di dominio pubblico.
Le indagini della Procura milanese hanno infatti portato alla luce rapporti d´affari molto stretti tra Telecom e la Polis d´Istinto di Emanuele Cipriani. Che una grande azienda utilizzi i servizi di una agenzia di investigazioni è del tutto normale. Ma i pubblici ministeri sono rimasti abbastanza di sasso quando da un conto cifrato di Cipriani alla Deutsche Banhk di Lussemburgo sono saltati fuori una montagna di soldi provenienti da Telecom: quattordici milioni di euro, più o meno. Soldi pagati da Telecom su un conto inglese di Cipriani e da questi fatti arrivare - via Montecarlo e Svizzera - in Lussemburgo.
Quali indagini può avere mai fatto Cipriani per l´azienda di Tronchetti Provera, tali da venire remunerate con una cifra che si avvicina ai trenta miliardi delle vecchie lire? Gli uffici di Telecom sono stati perquisiti alla ricerca delle pezze giustificative dei soldi pagati a Cipriani. E le pezze sono saltate fuori: centinaia e centinaia di fatture per prestazioni quasi sempre indicate in modo vago. Tanto da convincere inizialmente la Procura che si trattasse di operazioni mai realizzate. Per questo Tavaroli e Cipriani vengono a un certo punto iscritti nel registro degli indagati con l´accusa di appropriazione indebita ai danni di Telecom.
Ma Telecom non si costituisce parte civile contro i due indagati, come sarebbe naturale se dalle sue casse fossero stati succhiati milioni di euro senza contropartita. E negli inquirenti un po´ alla volta si fa strada la convinzione che quelle indagini Cipriani per conto di Telecom le abbia fatte davvero. Se, come pare, Cipriani ha utilizzato metodi di indagine illegali - corrompendo funzionari pubblici per avere notizie, per esempio - si dovrà capire se Telecom fosse al corrente dei suoi metodi. Ma la domanda che oggi incombe sui vertici di una delle più grandi aziende del paese è: perché? Perché centinaia e centinaia di obiettivi sono stati schedati, pedinati, radiografati dall´investigatore al soldo di Telecom? E la domanda diventerebbe ancora più delicata se si accertasse quel che gli investigatori sospettano: che tra le vittime delle attenzioni di Cipriani ci fossero anche esponenti politici. È questo, oggi, il cuore dell´indagine che una volta si chiamava Super Amanda.
Dagospia 10 Marzo 2006
Giuliano Tavaroli ha 46 anni, gli occhi azzurro ghiaccio e ieri era a Bucarest, dove da un anno dirige la filiale romena di Pirelli. Nel suo album dei ricordi c´è una vecchia foto: una squadretta di calcio, primi anni Ottanta, la squadra della procura della Repubblica di Milano, pubblici ministeri oggi famosi, cancellieri, segretari, tutti in maglietta e calzoncini. E solo due esterni: uno è lui, Tavaroli, accosciato affianco ai pm. Allora giovane brigadiere (nome in codice "Tavola") dell´Anticrimine di Milano, la squadra speciale che dava la caccia ai brigatisti rossi; divenuto, vent´anni dopo, megadirigente di Telecom Italia e soprattutto un personaggio chiave del mondo delicato ed oscuro che ruota intorno ala sicurezza, alle intercettazioni, alle indagini pubbliche e private. E oggi indagato dalla stessa Procura nella cui squadra giocava a pallone.
È lui, Tavaroli, a stare oggi al centro della complessa indagine della procura di Milano di cui il bubbone dell´affare Storace costituisce solo una costola laterale, accidentale. È intorno a Tavaroli che per mesi i magistrati hanno ipotizzato che ruotasse un sistema di indagini abusive, di rapporti sotterranei tra Telecom Italia e l´universo dei servizi segreti, di intercettazioni abusive delle chiacchiere degli italiani realizzate sotto l´affascinante nome di Super Amanda.
Super Amanda, è bene dirlo subito, non esiste. Il progetto di creare un´unica centrale di ascolto ipertecnologico delle telefonate, partorito tre anni fa dalla struttura commerciale di Telecom, si è arenato ancora prima di vedere la luce. Ma l´inchiesta della procura di Milano ha fatto passi avanti in altre direzioni, e anche questi ruotano tutti intorno a Tavaroli, e al suo ruolo all´interno di Telecom.
Tavaroli oggi, dopo l´avviso di garanzia ricevuto a maggio 2005, è passato alla Pirelli Romania. Ma gli anni che ha trascorso in Telecom come capo della sicurezza vengono passati al setaccio in questi mesi dalla procura milanese. I rapporti di Tavaroli col mondo delle forze di polizia, dei servizi segreti e delle investigazioni private sono stati analizzati a fondo. Partendo da tre dati di fatto.
Uno: Tavaroli è amico di vecchia data, fin da quando entrambi erano giovani sottufficiali, di un uomo di punta dei servizi segreti, uno dei massimi dirigenti del Sismi di Nicolò Pollari. Due: è altrettanto amico di un investigatore privato fiorentino finito in una serie di guai: Emanuele Cipriani, capo della agenzia Polis d´Istinto, inquisito dalla Procura di Viterbo per indagini abusive realizzate corrompendo poliziotti e finanzieri. Tre: come capo della sicurezza di Telecom Tavaroli aveva giurisdizione anche sul Cnag (Centro nazionale autorità giudiziaria), la struttura di Telecom che su ordine della magistratura mette sotto controllo i telefoni.
È intorno a questo triangolo che la Procura di Milano aveva sviluppato una ipotesi investigativa: l´esistenza di una struttura occulta i cui vertici (Tavaroli, Cipriani e l´agente segreto) si impadronissero di dati riservati - a partire dalle conversazioni telefoniche - di quantità illimitate di cittadini e le utilizzassero ai propri fini. Un teorema allarmante, che evocava vecchi fantasmi e su cui la procura ha giustamente scavato a lungo.
Non risulta che questo teorema abbia trovato riscontri, e così il dirigente del Sismi è rimasto fuori dall´inchiesta. Che però è andata avanti, e parecchio, sui rapporti tra Tavaroli e Cipriani, l´investigatore dai metodi disinvolti. È questo filone d´inchiesta che vede oggi indagati i due - ma non solo loro - e che potrebbe portare qualche grattacapo, almeno sul piano dell´immagine, a Telecom Italia e al suo numero uno Marco Tronchetti Provera: la cui fiducia pressoché totale in Tavaroli è di dominio pubblico.
Le indagini della Procura milanese hanno infatti portato alla luce rapporti d´affari molto stretti tra Telecom e la Polis d´Istinto di Emanuele Cipriani. Che una grande azienda utilizzi i servizi di una agenzia di investigazioni è del tutto normale. Ma i pubblici ministeri sono rimasti abbastanza di sasso quando da un conto cifrato di Cipriani alla Deutsche Banhk di Lussemburgo sono saltati fuori una montagna di soldi provenienti da Telecom: quattordici milioni di euro, più o meno. Soldi pagati da Telecom su un conto inglese di Cipriani e da questi fatti arrivare - via Montecarlo e Svizzera - in Lussemburgo.
Quali indagini può avere mai fatto Cipriani per l´azienda di Tronchetti Provera, tali da venire remunerate con una cifra che si avvicina ai trenta miliardi delle vecchie lire? Gli uffici di Telecom sono stati perquisiti alla ricerca delle pezze giustificative dei soldi pagati a Cipriani. E le pezze sono saltate fuori: centinaia e centinaia di fatture per prestazioni quasi sempre indicate in modo vago. Tanto da convincere inizialmente la Procura che si trattasse di operazioni mai realizzate. Per questo Tavaroli e Cipriani vengono a un certo punto iscritti nel registro degli indagati con l´accusa di appropriazione indebita ai danni di Telecom.
Ma Telecom non si costituisce parte civile contro i due indagati, come sarebbe naturale se dalle sue casse fossero stati succhiati milioni di euro senza contropartita. E negli inquirenti un po´ alla volta si fa strada la convinzione che quelle indagini Cipriani per conto di Telecom le abbia fatte davvero. Se, come pare, Cipriani ha utilizzato metodi di indagine illegali - corrompendo funzionari pubblici per avere notizie, per esempio - si dovrà capire se Telecom fosse al corrente dei suoi metodi. Ma la domanda che oggi incombe sui vertici di una delle più grandi aziende del paese è: perché? Perché centinaia e centinaia di obiettivi sono stati schedati, pedinati, radiografati dall´investigatore al soldo di Telecom? E la domanda diventerebbe ancora più delicata se si accertasse quel che gli investigatori sospettano: che tra le vittime delle attenzioni di Cipriani ci fossero anche esponenti politici. È questo, oggi, il cuore dell´indagine che una volta si chiamava Super Amanda.
Dagospia 10 Marzo 2006