CASETTA BIANCA - BUSH SEMPRE PIÙ GIÙ, SOLO NIXON PEGGIO DI LUI - LO STAFF DEL PRESIDENTE È STREMATO ("SIAMO ALLA FRUTTA") - BIELORUSSIA AL VOTO: STOP A GIORNALI E INTERNET. L'EUROPA SI MOBILITA CONTRO LUKASHENKO.
1 - BUSH (36%), NUOVO SCIVOLONE: SOLO NIXON ANDO' PEGGIO...
Popolarità al minimo storico per George W. Bush, stretto tra il pessimismo crescente sulla guerra in Iraq e l'opposizione interna per l'accordo con una società degli Emirati arabi uniti alla quale dovrebbe essere ceduta la gestione di sei porti americani. Secondo un sondaggio condotto dalla società Ipsos, il tasso di approvazione nei confronti del presidente degli Stati Uniti è del 36%, un brusco calo rispetto al 42% registrato il mese scorso. Stesse cifre anche per il sondaggio Cnn/Usa Today. Il sondaggio della rete Tv CBS di qualche giorno fa lo darebbe addirittura sotto del 34 percento.
Secondo Cnn/Usa Today 6 americani su 10 disapprovano la performance del repubblicano Bush alla Casa Bianca. Il 64 per cento degli americani ha detto che Bush sarà ricordato soprattutto per la guerra in Iraq. Il 60 per cento degli interpellati ha giudicato che le cose in Iraq stanno andando male e il 57 per cento ha definito "un errore" l'invasione ordinata da Bush tre anni fa.
Secondo l'isituto Gallup il 67 per cento ha detto che Bush non ha "un piano chiaro" su cosa fare in Iraq. Secondo il sondaggio Ipsos invece il presidente avrebbe perso consenso anche tra i repubblicani, passato dal 82 al 74 percento in meno di un mese. Lo stesso sondaggio vede i democratici in testa ai consensi dei cittadini americani con il 47 percento rispetto ai repubblicani col 36. Solo il presidente Richard Nixon nella sua carriera alla Casa Bianca ebbe risultati peggiori in quanto a gradimento. (Elmar Burchia)
2 - STAFF STRESSATO.
Quanta fatica far parte dello staff del Presidente degli Stati Uniti. Ne parla il "Washington Post" che cita stress e stanchezza come uno dei motivi della debacle dei consensi di Bush.
Il capo di gabinetto Andrew H. Card Jr., ad esempio, si alza alle 4.20 del mattino, arriva alla Casa Bianca circa un'ora dopo e fino alle 7.30 resta in riunione con il suo staff, cui seguono altri meeting che non si interrompono fino a dopo il tramonto. Torna a casa tra le nove e le dieci di sera, ma spesso il telefono suona fino alle undici. Qualche ora di sonno e poi si ricomincia, con pochissime vacanze e quasi nessun weekend.
E questo vale anche per il suo vice (ma che è molto di più per Bush) Karl Rove, il consigliere anziano Michael J. Gerson, l'altro consigliere Dan Bartlett, il direttore del budget Joshua B. Bolten, l'addetto stampa Scott McClellan e il consulente per la sicurezza nazionale Stephen J. Hadley.
Tutta gente che da cinque anni si è vista piombare addosso (con un turnover minimo), l'undici settembre, la crisi economica che ne è seguita, le mille crisi internazionali, e nell'ultimo anno, anche l'uragano Katrina (il peggiore disastro naturale nella storia del paese), la figuraccia del vicepresidente Cheney che spara ad un amico durante una battuta di caccia e, ciliegina sulla torta, la scelta di una società araba per la gestione dei porti. "Arrivato al sesto anno, sei stremato", spiega Ed Rollins, che ha lavorato con Ronald Reagan, "C'è sempre una crisi da affrontare. e a volte non la vedi arrivare. Non hai la guardia alta come all'inizio del mandato.".
La vicenda dei porti è esemplare per Rollins, che conferma come Bush e il suo staff non fossero realmente al corrente dell'accordo approvato dalla sua amministrazione. E dopo la rivolta dei repubblicani al Congresso, il presidente ha reagito con un veto privo di efficacia che ha solo esacerbato gli animi: "Due anni fa un errore così grossolano non sarebbe mai stato commesso.".
E anche se alla Casa Bianca si ostenta sicurezza, c'è chi lontano dai riflettori ammette le difficoltà: "Siamo alla frutta", dice uno dei diretti interessati protetto dall'anonimato, "Siamo davvero stanchi."
3 - ELEZIONI IN BIELORUSSIA, STOP A GIORNALI E INTERNET...
A meno di una settimana dalle elezioni in Bielorussia chiudono i giornali. L'esito delle elezioni del 19 marzo sembra essere già deciso da tempo: Aleksander Lukashenko, considerato "l'ultimo dittatore d'Europa", dovrebbe essere riconfermato presidente, anche perchè ha fatto di tutto negli ultimi anni per restare al potere mettendo un bavaglio alla stampa. Tre sono i quotidiani che in questi giorni hanno interrotto la loro pubblicazione. Swetlana Kalinkina del "Narodnaja Wolja" ha dichiarato che "abbiamo interrotto la stampa ufficialmente 'per mancanza di capacità'". Molti osservatori sono però dell'idea che dietro alla chiusura dei giornali, a qualche giorno dal voto, ci sia la mano del dittatore Lukashenko in accordo con le autorità del Cremlino.
Il regime pseudodemocratico del presidente bielorusso ha spinto ulteriormente in avanti il muro della censura con cui da più di un decennio controlla la pubblica opinione del suo paese. Da qualche giorno è anche vietato collegarsi ad Internet dalle abitazioni del paese. L'irrigidimento è contenuto in un decreto del Ministero delle Comunicazioni ripreso da una nota diramata da Beltelcom, la compagnia telefonica di Stato che controlla tutte le linee fisse e mobili e attraverso le cui infrastrutture operano i provider del paese.
La decisione del Governo non deve stupire: nonostante le libertà dichiarate nella Costituzione sin dal 1996, cinque anni dopo l'ottenimento dell'indipendenza, il paese è da più di 10 anni sotto il gioco di Lukashenko, che si è fatto conoscere per il rigido controllo esercitato sulla stampa, sulle radio e sulle televisioni. Il suo regime controlla l'unica Tv nazionale ed ha già agito più volte e con severità contro l'opposizione. L'Ue ha da parte sua cercato di intervenire, finanziando negli ultimi mesi una serie di programmi televisivi e radiofonici gestiti da un consorzio di emittenti europee, le cui trasmissioni vengono trasmesse in Bielorussia. L'obiettivo è quello di dare ai bielorussi una conoscenza approfondita dell'Europa e delle opportunità che l'Ue potrebbe loro offrire in futuro. "Finestra sull'Europa". È questo il nome delle trasmissioni sperimentali radiofoniche e televisive iniziate lo scorso 26 febbraio e destinate a un'ancora imprecisata platea di utenti bielorussi. Il progetto è finanziato dalla Commissione europea (2,4 miliardi di euro) dall'agenzia di comunicazione tedesca Media Consulta, capofila di una consorzio che include l'emittente polacca "European Radio for Belarus", la lituana "Radio Baltic Wave" e la tv indipendente russa "RTVi". (E.B.)
Dagospia 14 Marzo 2006
Popolarità al minimo storico per George W. Bush, stretto tra il pessimismo crescente sulla guerra in Iraq e l'opposizione interna per l'accordo con una società degli Emirati arabi uniti alla quale dovrebbe essere ceduta la gestione di sei porti americani. Secondo un sondaggio condotto dalla società Ipsos, il tasso di approvazione nei confronti del presidente degli Stati Uniti è del 36%, un brusco calo rispetto al 42% registrato il mese scorso. Stesse cifre anche per il sondaggio Cnn/Usa Today. Il sondaggio della rete Tv CBS di qualche giorno fa lo darebbe addirittura sotto del 34 percento.
Secondo Cnn/Usa Today 6 americani su 10 disapprovano la performance del repubblicano Bush alla Casa Bianca. Il 64 per cento degli americani ha detto che Bush sarà ricordato soprattutto per la guerra in Iraq. Il 60 per cento degli interpellati ha giudicato che le cose in Iraq stanno andando male e il 57 per cento ha definito "un errore" l'invasione ordinata da Bush tre anni fa.
Secondo l'isituto Gallup il 67 per cento ha detto che Bush non ha "un piano chiaro" su cosa fare in Iraq. Secondo il sondaggio Ipsos invece il presidente avrebbe perso consenso anche tra i repubblicani, passato dal 82 al 74 percento in meno di un mese. Lo stesso sondaggio vede i democratici in testa ai consensi dei cittadini americani con il 47 percento rispetto ai repubblicani col 36. Solo il presidente Richard Nixon nella sua carriera alla Casa Bianca ebbe risultati peggiori in quanto a gradimento. (Elmar Burchia)
2 - STAFF STRESSATO.
Quanta fatica far parte dello staff del Presidente degli Stati Uniti. Ne parla il "Washington Post" che cita stress e stanchezza come uno dei motivi della debacle dei consensi di Bush.
Il capo di gabinetto Andrew H. Card Jr., ad esempio, si alza alle 4.20 del mattino, arriva alla Casa Bianca circa un'ora dopo e fino alle 7.30 resta in riunione con il suo staff, cui seguono altri meeting che non si interrompono fino a dopo il tramonto. Torna a casa tra le nove e le dieci di sera, ma spesso il telefono suona fino alle undici. Qualche ora di sonno e poi si ricomincia, con pochissime vacanze e quasi nessun weekend.
E questo vale anche per il suo vice (ma che è molto di più per Bush) Karl Rove, il consigliere anziano Michael J. Gerson, l'altro consigliere Dan Bartlett, il direttore del budget Joshua B. Bolten, l'addetto stampa Scott McClellan e il consulente per la sicurezza nazionale Stephen J. Hadley.
Tutta gente che da cinque anni si è vista piombare addosso (con un turnover minimo), l'undici settembre, la crisi economica che ne è seguita, le mille crisi internazionali, e nell'ultimo anno, anche l'uragano Katrina (il peggiore disastro naturale nella storia del paese), la figuraccia del vicepresidente Cheney che spara ad un amico durante una battuta di caccia e, ciliegina sulla torta, la scelta di una società araba per la gestione dei porti. "Arrivato al sesto anno, sei stremato", spiega Ed Rollins, che ha lavorato con Ronald Reagan, "C'è sempre una crisi da affrontare. e a volte non la vedi arrivare. Non hai la guardia alta come all'inizio del mandato.".
La vicenda dei porti è esemplare per Rollins, che conferma come Bush e il suo staff non fossero realmente al corrente dell'accordo approvato dalla sua amministrazione. E dopo la rivolta dei repubblicani al Congresso, il presidente ha reagito con un veto privo di efficacia che ha solo esacerbato gli animi: "Due anni fa un errore così grossolano non sarebbe mai stato commesso.".
E anche se alla Casa Bianca si ostenta sicurezza, c'è chi lontano dai riflettori ammette le difficoltà: "Siamo alla frutta", dice uno dei diretti interessati protetto dall'anonimato, "Siamo davvero stanchi."
3 - ELEZIONI IN BIELORUSSIA, STOP A GIORNALI E INTERNET...
A meno di una settimana dalle elezioni in Bielorussia chiudono i giornali. L'esito delle elezioni del 19 marzo sembra essere già deciso da tempo: Aleksander Lukashenko, considerato "l'ultimo dittatore d'Europa", dovrebbe essere riconfermato presidente, anche perchè ha fatto di tutto negli ultimi anni per restare al potere mettendo un bavaglio alla stampa. Tre sono i quotidiani che in questi giorni hanno interrotto la loro pubblicazione. Swetlana Kalinkina del "Narodnaja Wolja" ha dichiarato che "abbiamo interrotto la stampa ufficialmente 'per mancanza di capacità'". Molti osservatori sono però dell'idea che dietro alla chiusura dei giornali, a qualche giorno dal voto, ci sia la mano del dittatore Lukashenko in accordo con le autorità del Cremlino.
Il regime pseudodemocratico del presidente bielorusso ha spinto ulteriormente in avanti il muro della censura con cui da più di un decennio controlla la pubblica opinione del suo paese. Da qualche giorno è anche vietato collegarsi ad Internet dalle abitazioni del paese. L'irrigidimento è contenuto in un decreto del Ministero delle Comunicazioni ripreso da una nota diramata da Beltelcom, la compagnia telefonica di Stato che controlla tutte le linee fisse e mobili e attraverso le cui infrastrutture operano i provider del paese.
La decisione del Governo non deve stupire: nonostante le libertà dichiarate nella Costituzione sin dal 1996, cinque anni dopo l'ottenimento dell'indipendenza, il paese è da più di 10 anni sotto il gioco di Lukashenko, che si è fatto conoscere per il rigido controllo esercitato sulla stampa, sulle radio e sulle televisioni. Il suo regime controlla l'unica Tv nazionale ed ha già agito più volte e con severità contro l'opposizione. L'Ue ha da parte sua cercato di intervenire, finanziando negli ultimi mesi una serie di programmi televisivi e radiofonici gestiti da un consorzio di emittenti europee, le cui trasmissioni vengono trasmesse in Bielorussia. L'obiettivo è quello di dare ai bielorussi una conoscenza approfondita dell'Europa e delle opportunità che l'Ue potrebbe loro offrire in futuro. "Finestra sull'Europa". È questo il nome delle trasmissioni sperimentali radiofoniche e televisive iniziate lo scorso 26 febbraio e destinate a un'ancora imprecisata platea di utenti bielorussi. Il progetto è finanziato dalla Commissione europea (2,4 miliardi di euro) dall'agenzia di comunicazione tedesca Media Consulta, capofila di una consorzio che include l'emittente polacca "European Radio for Belarus", la lituana "Radio Baltic Wave" e la tv indipendente russa "RTVi". (E.B.)
Dagospia 14 Marzo 2006