GNUTTI FRUTTI: "COSÌ CI SPARTIMMO IL PREMIO TELECOM: 5 MILIONI DI EURO ALLA COPPIA CONSORTE-SACCHETTI. COLANINNO PRETESE UNA STOCK OPTION DI 150 MILIARDI DI LIRE" - SEQUESTRATO A MONTECARLO IL CONTO CHOPIN CHE SECONDO I PM FA CAPO A PALENZONA.
Ferruccio Sansa per la Repubblica
Si chiama Chopin. In questo caso non si tratta del musicista, ma, molto più prosaicamente, di un conto corrente. La magistratura del Principato di Monaco ne ha disposto il sequestro perché sarebbe riconducibile al vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona. Sequestrato anche un altro conto riferibile, secondo gli inquirenti italiani, a Bruno Bertagnoli, l'operatore finanziario coinvolto nell'inchiesta Antonveneta.
Il provvedimento dei magistrati monegaschi è stato preso a seguito della rogatoria inviata il 16 febbraio dai pm Eugenio Fusco e Giulia Perrotti, un documento di 38 pagine che riassume diversi filoni dell'inchiesta rivelando il contenuto di alcuni interrogatori di Gianpiero Fiorani ed Emilio Gnutti. E mostra come gli inquirenti abbiano puntato la loro attenzione anche sull´affare Telecom.
Il documento rischia di complicare la posizione di Palenzona: tra il 1999 e il 2000 una persona fu incaricata «di bonificare 5 miliardi al conto Chopin presso la Banca del Gottardo di Montecarlo», ha dichiarato dal carcere, il 28 dicembre scorso, Gianpiero Fiorani. E ha aggiunto: «Il conto con il nome del musicista era comunque intestato alla moglie russa o ai parenti della moglie di Palenzona. Lo scopo del pagamento era di retribuire l'attività svolta da Palenzona quale vice presidente di Unicredit nella trattativa per l'acquisto dell'Iccri. Mi ero accordato con lui perché intervenisse per evitare l'asta pubblica», ha raccontato Fiorani.
E Gianfranco Boni, l'ex numero due di Lodi detenuto a San Vittore, ha rincarato la dose: «Fiorani mi aveva chiesto di effettuare tali operazioni perché dovevamo essere riconoscenti a Palenzona per le attività che conduceva in quanto amico di Tremonti». Una ricostruzione smentita nuovamente da Palenzona che dichiara: «Finalmente! Adesso emergerà la mia totale estraneità».
Il sequestro riguarda anche i conti correnti di Bertagnoli presso la stessa agenzia monegasca dell'Ubs. L'accusa dei magistrati: «Bertagnoli - si legge nella rogatoria - è la persona che si è prestata utilizzando propri conti presso Ubs a ostacolare la riconducibilità a Consorte e Sacchetti di somme di denaro di illecita provenienza».
Ma le 38 pagine della rogatoria dei pm italiani contengono un altro spunto interessante. In pratica la descrizione, finora inedita, di come si arrivò alla spartizione della plusvalenza Telecom generata in capo alla Bell con la cessione del gruppo telefonico a Pirelli e Benetton. Il racconto arriva direttamente da Emilio Gnutti nell'interrogatorio del 24 dicembre 2005.
La scena descritta si svolge presso gli uffici di Roberto Colaninno a Mantova, il sabato di luglio successivo alla stretta di mano tra Gnutti e Marco Tronchetti Provera: «In occasione della cessione di Telecom al gruppo Pirelli - racconta il raider bresciano - dopo la definizione della trattativa ho elargito 5 milioni di euro alla coppia Consorte-Sacchetti. Ricordo anche che Colaninno pretese una stock option di 150 miliardi di lire da imputarsi all´impegno profuso nell'attività relativa alla scalata Telecom», rivela Gnutti.
Ma non si ferma qui: «Erano presenti anche Consorte e Sacchetti, oltre all'allora presidente di Antonveneta, Pontello. Io mi ero allontanato un attimo dalla stanza, ma quando tornai sentii Pontello che diceva: "Se Colaninno prende una stock option dobbiamo fare altrettanto con Gnutti". Io - aggiunge ancora il finanziere bresciano nell'interrogatorio - non volevo nulla, ma vista l'insistenza accettai». Infine la rogatoria riporta una frase di Gnutti che rischia di mettere in difficoltà altre due persone: «Ha pagato altre persone?», gli hanno chiesto i pm. La risposta: «Sì, ho dato 10 miliardi di lire a Romano Marniga (amministratore delegato Hopa) e 5 miliardi ad Alessandro Rombelli di JP Morgan».
Dagospia 17 Marzo 2006
Si chiama Chopin. In questo caso non si tratta del musicista, ma, molto più prosaicamente, di un conto corrente. La magistratura del Principato di Monaco ne ha disposto il sequestro perché sarebbe riconducibile al vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona. Sequestrato anche un altro conto riferibile, secondo gli inquirenti italiani, a Bruno Bertagnoli, l'operatore finanziario coinvolto nell'inchiesta Antonveneta.
Il provvedimento dei magistrati monegaschi è stato preso a seguito della rogatoria inviata il 16 febbraio dai pm Eugenio Fusco e Giulia Perrotti, un documento di 38 pagine che riassume diversi filoni dell'inchiesta rivelando il contenuto di alcuni interrogatori di Gianpiero Fiorani ed Emilio Gnutti. E mostra come gli inquirenti abbiano puntato la loro attenzione anche sull´affare Telecom.
Il documento rischia di complicare la posizione di Palenzona: tra il 1999 e il 2000 una persona fu incaricata «di bonificare 5 miliardi al conto Chopin presso la Banca del Gottardo di Montecarlo», ha dichiarato dal carcere, il 28 dicembre scorso, Gianpiero Fiorani. E ha aggiunto: «Il conto con il nome del musicista era comunque intestato alla moglie russa o ai parenti della moglie di Palenzona. Lo scopo del pagamento era di retribuire l'attività svolta da Palenzona quale vice presidente di Unicredit nella trattativa per l'acquisto dell'Iccri. Mi ero accordato con lui perché intervenisse per evitare l'asta pubblica», ha raccontato Fiorani.
E Gianfranco Boni, l'ex numero due di Lodi detenuto a San Vittore, ha rincarato la dose: «Fiorani mi aveva chiesto di effettuare tali operazioni perché dovevamo essere riconoscenti a Palenzona per le attività che conduceva in quanto amico di Tremonti». Una ricostruzione smentita nuovamente da Palenzona che dichiara: «Finalmente! Adesso emergerà la mia totale estraneità».
Il sequestro riguarda anche i conti correnti di Bertagnoli presso la stessa agenzia monegasca dell'Ubs. L'accusa dei magistrati: «Bertagnoli - si legge nella rogatoria - è la persona che si è prestata utilizzando propri conti presso Ubs a ostacolare la riconducibilità a Consorte e Sacchetti di somme di denaro di illecita provenienza».
Ma le 38 pagine della rogatoria dei pm italiani contengono un altro spunto interessante. In pratica la descrizione, finora inedita, di come si arrivò alla spartizione della plusvalenza Telecom generata in capo alla Bell con la cessione del gruppo telefonico a Pirelli e Benetton. Il racconto arriva direttamente da Emilio Gnutti nell'interrogatorio del 24 dicembre 2005.
La scena descritta si svolge presso gli uffici di Roberto Colaninno a Mantova, il sabato di luglio successivo alla stretta di mano tra Gnutti e Marco Tronchetti Provera: «In occasione della cessione di Telecom al gruppo Pirelli - racconta il raider bresciano - dopo la definizione della trattativa ho elargito 5 milioni di euro alla coppia Consorte-Sacchetti. Ricordo anche che Colaninno pretese una stock option di 150 miliardi di lire da imputarsi all´impegno profuso nell'attività relativa alla scalata Telecom», rivela Gnutti.
Ma non si ferma qui: «Erano presenti anche Consorte e Sacchetti, oltre all'allora presidente di Antonveneta, Pontello. Io mi ero allontanato un attimo dalla stanza, ma quando tornai sentii Pontello che diceva: "Se Colaninno prende una stock option dobbiamo fare altrettanto con Gnutti". Io - aggiunge ancora il finanziere bresciano nell'interrogatorio - non volevo nulla, ma vista l'insistenza accettai». Infine la rogatoria riporta una frase di Gnutti che rischia di mettere in difficoltà altre due persone: «Ha pagato altre persone?», gli hanno chiesto i pm. La risposta: «Sì, ho dato 10 miliardi di lire a Romano Marniga (amministratore delegato Hopa) e 5 miliardi ad Alessandro Rombelli di JP Morgan».
Dagospia 17 Marzo 2006