"UN GOVERNO COSÌ FORTE CHE HA PAURA DI UN FILM FA TENEREZZA"
"IL CAIMANO" MORDE MILANO, ILDA BOCCASSINI C'E'- IN GINOCCHIO DALLA ASPESI
NANNI PRIVE': DA "ECCE BOMBO" A "COTTA CONTINUA" (AMICI, AMORI, SEPARAZIONI)
"IL CAIMANO" MORDE MILANO, ILDA BOCCASSINI C'E'- IN GINOCCHIO DALLA ASPESI
NANNI PRIVE': DA "ECCE BOMBO" A "COTTA CONTINUA" (AMICI, AMORI, SEPARAZIONI)
1 - "UN GOVERNO COSÌ FORTE CHE HA PAURA DI UN FILM FA TENEREZZA"
Da www.repubblica.it - Un minuto di applausi e pubblico in piedi. Così l'affollatissima sala dello spazio cinema Anteo (era presente anche Ilda Boccassini) ha accolto i titoli di coda del "Caimano" e l'ingresso di un Nanni Moretti che non si sottrae al dialogo, ovviamente monopolizzato dal racconto della pellicola. "Tutti vogliono il diritto di replica, io voglio il diritto di non replica rispetto a tutto ciò che si dice del mio film. Sono sorpreso di aver letto recensioni preventive di persone che temevano, o forse si auguravano, che io avessi fatto un film di propaganda. A me non ha mai interessato, semmai ho sempre preso in giro la sinistra", ha affermato Moretti.
"Quando io ho voluto fare politica, ho interrotto il mio lavoro - ha continuato rispondendo alle domande rivoltegli dalla platea - facendo manifestazioni che si rivolgevano non solo all'elettorato di centrosinistra. Adesso sono imbarazzato a sentire i giornali che affiancano il documentario di Michael Moore alla vittoria dei Repubblicani. Un film non deve far cambiare idea sul voto. Io penso che già da mesi la stragrande maggioranza abbia deciso per chi votare. Il mio film non deve, e non vuole, far cambiare idea sul voto. Il ruolo di un regista è quello di fare dei buoni film innovativi e che magari sorprendono un po'".
"Ma - osserva Moretti - un governo con una maggioranza così netta che abbia paura di un film fa un po' tenerezza: hanno il mito del coraggio ma hanno paura di tutto, hanno il culto della forza e sono fragilissimi". Della stagione dei girotondi il regista dice: "Fu una stagione eccezionale. Nel 2002, dopo la batosta elettorale del 2001, alcuni elettori erano più reattivi dei loro dirigenti. Credo che i movimenti abbiano dato energia e fiato e cambiato il centrosinistra italiano. Ma le fila le tirano sempre i partiti e i movimenti sono fluttuabili a meno di non diventare l'ennesimo partitino di cui nessuno sente il bisogno".
Di partiti, anzi di elettori ha parlato rilevando di aver sempre pensato "di un certo imbarazzo degli elettori di An e Udc, sempre rispettosi delle regole, a doversi appiattire così come i loro leader sulle posizioni di Berlusconi", differenziandoli da quelli "contigui di Forza Italia e Lega".
Moretti ha poi anticipato la sua partecipazione a "Viva Radio Due" prevista per martedì 28. "Mi ha obbligato - sorride Moretti ammiccando sulla telefonata cui avrebbe risposto la segretaria Sebastiana - mi è simpatico, mi diverte e io ci vado. In questo momento è una delle poche persone che unificano il paese". Mentre sulla partecipazione di questa sera da Fabio Fazio ha scherzato con Michele Serra al quale, dopo aver letto un passo della legge sulla par condicio, ha chiesto: "Ma stasera di cosa parliamo?".
2 - DAGO-REPORT
All'Anteo Moretti è giunto con la sua corte formata dal produttore barbuto Barbagallo, l'incantevole attrice Jasmine Trinca, la sceneggiatrice del film (ex fiamma) Francesca Pontremoli (portatrice sana di uno stile anni spettinato anni Settanta, alla Margherita Buy vista nel "Caimano"), la traduttrice personale di Nanni, l'immancabile Silvia Bonucci. Assente ovviamente la moglie Silvia Nono: il matrimonio fallì all'epoca de "La stanza del figlio" (una dolorosa separazione di cui troviamo ampie tracce nella trama del "Caimano"). Ma su "Nanni cotta continua" è vietatissimo aprire bocca.
Michele Serra, che ha fatto da introduttore al dibattito col pubblico lanciando due domande dimenticabili, è uno degli autori - con la compagna Giovanna Zucconi - del programma di Fabio Fazio. Al termine del dibattito, una fan scatenata, Natalia Aspesi, si è piazzata sotto il palco, Nanni l'ha vista, è sceso e si è inginocchiato ai piedi della adorante giornalista di Repubblica.
3 - MORETTISMO SENZA LIMITISMO
Barbara Palombelli per il Corriere della Sera
«Ho cominciato a fare politica negli ultimi tre anni del liceo, dal 1969 al 1972. Facevo parte di un gruppo extraparlamentare che pubblicava la rivista Soviet, diretta da Paolo Flores d'Arcais, metteva in copertina il faccione di Marx, ma anche Mao che giocava a ping pong. Nel 1973 girai il mio primo filmino in super8: si chiamava La sconfitta. Ho sempre fatto film sul mio ambiente politico: non mi sono mai interessati, neanche da spettatore, i film manichei dove ci sono i buoni da una parte, per cui fare il tifo e i cattivi dall'altra, che si beccano i fischi dalla platea. Ho sempre preferito parlare del mio mondo, criticandolo e prendendolo in giro... Il crollo del mio personale muro di Berlino fu quando capii, leggendo dai giornali dei primi interrogatori dei pentiti, che gli assassini del terrorismo rosso venivano dalla sinistra. Scoprire, alla fine degli anni Settanta,che i brigatisti non erano dei marziani dei servizi segreti, quello sì fu un vero colpo. Persone che avevano militato nella Fgci, nella sinistra cattolica, ex militanti di Potere Operaio, i più giovani che venivano da Autonomia Operaia. Ero in piazza Venezia, quel giorno del giugno 1984: il corteo funebre di Berlinguer partì da via delle Botteghe Oscure, verso piazza san Giovanni. La banda cominciò a suonare e io mi misi a piangere. Non ero mai stato iscritto al Pci, ma con Berlinguer cominciava a scomparire una generazione che si era formata in altri anni, che poneva come prioritaria la questione morale».
Mescolare l'etica con lo sport, la vita privata con la passione civile, i valori tradizionali della borghesia con l'indignazione radicale, l'ironia con il dovere della denuncia, la difesa della famiglia e la presa d'atto della sua impraticabile perfezione, fino alla propria chemioterapia, inserita in un episodio di Caro diario, per dare e darsi coraggio.
Dal liceo fino ai girotondi del 2002-2004, dal Psi a Berlusconi, i suoi bersagli privilegiati sono sempre i suoi simili, colpevoli di non avere fatto abbastanza per bloccare il degrado, la corruzione, la censura. Biografo di se stesso e di almeno un paio di generazioni, Nanni Moretti è nato a Brunico, nell'agosto del 1953, mentre i suoi genitori erano lì in vacanza. Luigi era un professore di epigrafia greca, sua madre Agata professoressa del liceo Visconti: «La classica famiglia di intellettuali, se è un termine ancora attuale - spiega Paolo Zaccagnini, musicologo, giornalista, frequentatore della casa di via Tommaso d'Aquino e protagonista dei primi film di Moretti -. Il fratello grande, Franco, mio coetaneo e compagno di studi alla cattedra di Agostino Lombardo, oggi è un geniale studioso di letteratura americana e italiana e la sorella Silvia, più piccola, lavora alla Treccani. Li ricordo spiritosi, aperti, si divertivano a fare le comparse nei primi super8.
Peccato che pochi abbiano visto Come parli, frate?, parodia dei Promessi Sposi, con Nanni- don Rodrigo e Beniamino Placido co-protagonista, girato alle pendici di Monte Mario, dove ora c'è la strada panoramica e allora c'erano i prati, sopra allo stadio Olimpico. Ci rotolavamo dal ridere. I nostri amori erano tre: la politica, il cinema, la Roma. Eravamo capaci di stare sei ore al cineclub Filmstudio per un documentario di Andy Warhol e poi di passare la notte a giocare a Subbuteo. Nanni era biondissimo, campione di pallanuoto, mai stato un dogmatico come qualcuno vorrebbe: ricordo una sua passionaccia per Franco Califano, cantante scorrettissimo». Le formazioni delle squadre amemoria, il Vespone, le gite a Ostia, i gelati di Sisto o diGiolitti, la città assolata e deserta delle estati studentesche, il ping pong e le amicizie: il morettismo, prima ancora di essere oggetto di culto, è un pezzo di storia della Roma anni Settanta.
Una storia che è stata messa in ordine, completa delle sue tragedie immense, da Maurizio Fabretti e Piero Galletti in "Più colla, compagni" (edizioni Memori). Galletti è l'attore che grida «No, il dibattito no!», in Io sono un autarchico, del 1976, Fabretti è quello che all'interrogazione di Ecce Bombo recita gli undici della mitica Inter: Sarti, Burgnich, Facchetti... In un passaggio del libro, uno dei ragazzi commenta il successo del «grande regista», così: «Certo, Nanni ha preso tante cose nostre. Dovrebbe darci i diritti d'autore, altro che le 33mila lire a posa». Osservare emettere nei film era un riflesso automatico. Conferma Mariella Gramaglia, oggi assessore al Campidoglio, anche lei nel gruppo di Soviet e attrice in uno sconosciuto Paté de bourgeois nel 1973, «Nanni era come oggi: spigoloso, appassionato, colto e timido. Gli raccontai di un mio fidanzato che si arrabbiava perché non sapevo mai quanto zucchero mettesse nel caffè, e lui anni dopo mise la scena in un film».
Pochi soldi, tante riviste, tanti «gruppettari» in circolazione: ragazzi primi della classe che abbandonano i movimenti alla vigilia del terrorismo e del delitto Moro e vengono arruolati dai partiti, dai giornali. «Eravamo ancora immersi nel delirio della politica di sinistra - racconta Giampiero Mughini, attore in Ecce Bombo e in Sogni d'oro- Paolo Flores e Franco Moretti abitavano insieme in una casa di Prati e Nanni ci guardava, noi amici del suo fratello maggiore, immaginandoci già come suoi personaggi. Direi che, già allora, la sua sensibilità era tutta anti, tutta contro, tutta rivolta a smascherare i tic, i vizi, del nostro giro». Mughini e Moretti diventano amici, si ritrovano in una sala biliardi dalle parti di via Cola di Rienzo a giocare a ping pong, hanno dieci anni e più di differenza ma li unisce, oltre alla crescente insofferenza per i riti del sinistrese, una singolare passione per il calcio e i suoi dettagli.
«Provammo a presentare un progetto di una saporita trasmissione sportiva alla Rai: fummo bocciati, naturalmente», rivela Mughini. Tra i due finisce male, a causa di un'intervista che Moretti voleva ritrattare dopo aver corretto e che invece Mughini è costretto a pubblicare sull'Europeo. Da allora, l'avversione per la carta stampata e la ricerca della solitudine diventano un'ossessione. All'epoca del sodalizio con Daniele Luchetti, prima suo aiuto e poi regista del Portaborse, i due vanno a vedere le prime dei film italiani a Firenze o Napoli, «partivamo con la sua Uno e tornavamo la sera. E tutto per non incontrare, a Roma, il regista-autore o qualche giornalista». I pochissimi che riescono a intercettarlo sono i genitori dei compagni di scuola del figlio Pietro, dieci anni, allievo di una scuola americana al Portuense. E tutti osservano, alla domenica, con quanta antica tenerezza lui filmi con una telecamerina le sue partite di calcetto.
Dagospia 25 Marzo 2006
Da www.repubblica.it - Un minuto di applausi e pubblico in piedi. Così l'affollatissima sala dello spazio cinema Anteo (era presente anche Ilda Boccassini) ha accolto i titoli di coda del "Caimano" e l'ingresso di un Nanni Moretti che non si sottrae al dialogo, ovviamente monopolizzato dal racconto della pellicola. "Tutti vogliono il diritto di replica, io voglio il diritto di non replica rispetto a tutto ciò che si dice del mio film. Sono sorpreso di aver letto recensioni preventive di persone che temevano, o forse si auguravano, che io avessi fatto un film di propaganda. A me non ha mai interessato, semmai ho sempre preso in giro la sinistra", ha affermato Moretti.
"Quando io ho voluto fare politica, ho interrotto il mio lavoro - ha continuato rispondendo alle domande rivoltegli dalla platea - facendo manifestazioni che si rivolgevano non solo all'elettorato di centrosinistra. Adesso sono imbarazzato a sentire i giornali che affiancano il documentario di Michael Moore alla vittoria dei Repubblicani. Un film non deve far cambiare idea sul voto. Io penso che già da mesi la stragrande maggioranza abbia deciso per chi votare. Il mio film non deve, e non vuole, far cambiare idea sul voto. Il ruolo di un regista è quello di fare dei buoni film innovativi e che magari sorprendono un po'".
"Ma - osserva Moretti - un governo con una maggioranza così netta che abbia paura di un film fa un po' tenerezza: hanno il mito del coraggio ma hanno paura di tutto, hanno il culto della forza e sono fragilissimi". Della stagione dei girotondi il regista dice: "Fu una stagione eccezionale. Nel 2002, dopo la batosta elettorale del 2001, alcuni elettori erano più reattivi dei loro dirigenti. Credo che i movimenti abbiano dato energia e fiato e cambiato il centrosinistra italiano. Ma le fila le tirano sempre i partiti e i movimenti sono fluttuabili a meno di non diventare l'ennesimo partitino di cui nessuno sente il bisogno".
Di partiti, anzi di elettori ha parlato rilevando di aver sempre pensato "di un certo imbarazzo degli elettori di An e Udc, sempre rispettosi delle regole, a doversi appiattire così come i loro leader sulle posizioni di Berlusconi", differenziandoli da quelli "contigui di Forza Italia e Lega".
Moretti ha poi anticipato la sua partecipazione a "Viva Radio Due" prevista per martedì 28. "Mi ha obbligato - sorride Moretti ammiccando sulla telefonata cui avrebbe risposto la segretaria Sebastiana - mi è simpatico, mi diverte e io ci vado. In questo momento è una delle poche persone che unificano il paese". Mentre sulla partecipazione di questa sera da Fabio Fazio ha scherzato con Michele Serra al quale, dopo aver letto un passo della legge sulla par condicio, ha chiesto: "Ma stasera di cosa parliamo?".
2 - DAGO-REPORT
All'Anteo Moretti è giunto con la sua corte formata dal produttore barbuto Barbagallo, l'incantevole attrice Jasmine Trinca, la sceneggiatrice del film (ex fiamma) Francesca Pontremoli (portatrice sana di uno stile anni spettinato anni Settanta, alla Margherita Buy vista nel "Caimano"), la traduttrice personale di Nanni, l'immancabile Silvia Bonucci. Assente ovviamente la moglie Silvia Nono: il matrimonio fallì all'epoca de "La stanza del figlio" (una dolorosa separazione di cui troviamo ampie tracce nella trama del "Caimano"). Ma su "Nanni cotta continua" è vietatissimo aprire bocca.
Michele Serra, che ha fatto da introduttore al dibattito col pubblico lanciando due domande dimenticabili, è uno degli autori - con la compagna Giovanna Zucconi - del programma di Fabio Fazio. Al termine del dibattito, una fan scatenata, Natalia Aspesi, si è piazzata sotto il palco, Nanni l'ha vista, è sceso e si è inginocchiato ai piedi della adorante giornalista di Repubblica.
3 - MORETTISMO SENZA LIMITISMO
Barbara Palombelli per il Corriere della Sera
«Ho cominciato a fare politica negli ultimi tre anni del liceo, dal 1969 al 1972. Facevo parte di un gruppo extraparlamentare che pubblicava la rivista Soviet, diretta da Paolo Flores d'Arcais, metteva in copertina il faccione di Marx, ma anche Mao che giocava a ping pong. Nel 1973 girai il mio primo filmino in super8: si chiamava La sconfitta. Ho sempre fatto film sul mio ambiente politico: non mi sono mai interessati, neanche da spettatore, i film manichei dove ci sono i buoni da una parte, per cui fare il tifo e i cattivi dall'altra, che si beccano i fischi dalla platea. Ho sempre preferito parlare del mio mondo, criticandolo e prendendolo in giro... Il crollo del mio personale muro di Berlino fu quando capii, leggendo dai giornali dei primi interrogatori dei pentiti, che gli assassini del terrorismo rosso venivano dalla sinistra. Scoprire, alla fine degli anni Settanta,che i brigatisti non erano dei marziani dei servizi segreti, quello sì fu un vero colpo. Persone che avevano militato nella Fgci, nella sinistra cattolica, ex militanti di Potere Operaio, i più giovani che venivano da Autonomia Operaia. Ero in piazza Venezia, quel giorno del giugno 1984: il corteo funebre di Berlinguer partì da via delle Botteghe Oscure, verso piazza san Giovanni. La banda cominciò a suonare e io mi misi a piangere. Non ero mai stato iscritto al Pci, ma con Berlinguer cominciava a scomparire una generazione che si era formata in altri anni, che poneva come prioritaria la questione morale».
Mescolare l'etica con lo sport, la vita privata con la passione civile, i valori tradizionali della borghesia con l'indignazione radicale, l'ironia con il dovere della denuncia, la difesa della famiglia e la presa d'atto della sua impraticabile perfezione, fino alla propria chemioterapia, inserita in un episodio di Caro diario, per dare e darsi coraggio.
Dal liceo fino ai girotondi del 2002-2004, dal Psi a Berlusconi, i suoi bersagli privilegiati sono sempre i suoi simili, colpevoli di non avere fatto abbastanza per bloccare il degrado, la corruzione, la censura. Biografo di se stesso e di almeno un paio di generazioni, Nanni Moretti è nato a Brunico, nell'agosto del 1953, mentre i suoi genitori erano lì in vacanza. Luigi era un professore di epigrafia greca, sua madre Agata professoressa del liceo Visconti: «La classica famiglia di intellettuali, se è un termine ancora attuale - spiega Paolo Zaccagnini, musicologo, giornalista, frequentatore della casa di via Tommaso d'Aquino e protagonista dei primi film di Moretti -. Il fratello grande, Franco, mio coetaneo e compagno di studi alla cattedra di Agostino Lombardo, oggi è un geniale studioso di letteratura americana e italiana e la sorella Silvia, più piccola, lavora alla Treccani. Li ricordo spiritosi, aperti, si divertivano a fare le comparse nei primi super8.
Peccato che pochi abbiano visto Come parli, frate?, parodia dei Promessi Sposi, con Nanni- don Rodrigo e Beniamino Placido co-protagonista, girato alle pendici di Monte Mario, dove ora c'è la strada panoramica e allora c'erano i prati, sopra allo stadio Olimpico. Ci rotolavamo dal ridere. I nostri amori erano tre: la politica, il cinema, la Roma. Eravamo capaci di stare sei ore al cineclub Filmstudio per un documentario di Andy Warhol e poi di passare la notte a giocare a Subbuteo. Nanni era biondissimo, campione di pallanuoto, mai stato un dogmatico come qualcuno vorrebbe: ricordo una sua passionaccia per Franco Califano, cantante scorrettissimo». Le formazioni delle squadre amemoria, il Vespone, le gite a Ostia, i gelati di Sisto o diGiolitti, la città assolata e deserta delle estati studentesche, il ping pong e le amicizie: il morettismo, prima ancora di essere oggetto di culto, è un pezzo di storia della Roma anni Settanta.
Una storia che è stata messa in ordine, completa delle sue tragedie immense, da Maurizio Fabretti e Piero Galletti in "Più colla, compagni" (edizioni Memori). Galletti è l'attore che grida «No, il dibattito no!», in Io sono un autarchico, del 1976, Fabretti è quello che all'interrogazione di Ecce Bombo recita gli undici della mitica Inter: Sarti, Burgnich, Facchetti... In un passaggio del libro, uno dei ragazzi commenta il successo del «grande regista», così: «Certo, Nanni ha preso tante cose nostre. Dovrebbe darci i diritti d'autore, altro che le 33mila lire a posa». Osservare emettere nei film era un riflesso automatico. Conferma Mariella Gramaglia, oggi assessore al Campidoglio, anche lei nel gruppo di Soviet e attrice in uno sconosciuto Paté de bourgeois nel 1973, «Nanni era come oggi: spigoloso, appassionato, colto e timido. Gli raccontai di un mio fidanzato che si arrabbiava perché non sapevo mai quanto zucchero mettesse nel caffè, e lui anni dopo mise la scena in un film».
Pochi soldi, tante riviste, tanti «gruppettari» in circolazione: ragazzi primi della classe che abbandonano i movimenti alla vigilia del terrorismo e del delitto Moro e vengono arruolati dai partiti, dai giornali. «Eravamo ancora immersi nel delirio della politica di sinistra - racconta Giampiero Mughini, attore in Ecce Bombo e in Sogni d'oro- Paolo Flores e Franco Moretti abitavano insieme in una casa di Prati e Nanni ci guardava, noi amici del suo fratello maggiore, immaginandoci già come suoi personaggi. Direi che, già allora, la sua sensibilità era tutta anti, tutta contro, tutta rivolta a smascherare i tic, i vizi, del nostro giro». Mughini e Moretti diventano amici, si ritrovano in una sala biliardi dalle parti di via Cola di Rienzo a giocare a ping pong, hanno dieci anni e più di differenza ma li unisce, oltre alla crescente insofferenza per i riti del sinistrese, una singolare passione per il calcio e i suoi dettagli.
«Provammo a presentare un progetto di una saporita trasmissione sportiva alla Rai: fummo bocciati, naturalmente», rivela Mughini. Tra i due finisce male, a causa di un'intervista che Moretti voleva ritrattare dopo aver corretto e che invece Mughini è costretto a pubblicare sull'Europeo. Da allora, l'avversione per la carta stampata e la ricerca della solitudine diventano un'ossessione. All'epoca del sodalizio con Daniele Luchetti, prima suo aiuto e poi regista del Portaborse, i due vanno a vedere le prime dei film italiani a Firenze o Napoli, «partivamo con la sua Uno e tornavamo la sera. E tutto per non incontrare, a Roma, il regista-autore o qualche giornalista». I pochissimi che riescono a intercettarlo sono i genitori dei compagni di scuola del figlio Pietro, dieci anni, allievo di una scuola americana al Portuense. E tutti osservano, alla domenica, con quanta antica tenerezza lui filmi con una telecamerina le sue partite di calcetto.
Dagospia 25 Marzo 2006