MEDIOBANCA: GERONZI CONGELATO - COME DAGO ANNUNCIATO, LIGRESTI PUNTA AL CDA GENERALI (RINVIATO AL COMITATO NOMINE) - AGENZIE RATING,TIMORE PER CONTI E INSTABILITA' - MOODY'S, SERVE MAGGIORANZA FORTE - MUSSARI PRESIDENTE MPS - ARMANI TENTATO DALLA BORSA.

1 - MEDIOBANCA: GERONZI CONGELATO - LIGRESTI PUNTA AL CDA GENERALI
(ANSA)
- La famiglia Ligresti si candida a occupare nel cda di Generali il posto rimasto libero dopo la scomparsa di Tito Bastianello. L'interesse ad avere un proprio rappresentante nella compagnia, della quale Fondiaria-Sai ha in mano il 2,4%, e' stato espresso nel corso del cda di Mediobanca, primo azionista del Leone con il 14% circa, riunito in mattinata per sospendere dalle cariche il vicepresidente Cesare Geronzi.

Quest'ultimo, anche se potra' in teoria tornare nel pieno delle sue funzioni in Piazzetta Cuccia gia' a fine maggio, senza aspettare la tradizionale assemblea di bilancio di fine ottobre, non potra' dire la sua nel comitato nomine della banca d'affari milanese che si riunira' prima dell'assemblea di Generali del 29 aprile per decidere il nome da proporre a Trieste. Oggi infatti e' stata di fatto lasciata cadere e rinviata a una discussione al comitato nomine, l'ipotesi, gia' peraltro respinta in passato dopo il passaggio di Fondiara ai Ligresti, di far entrare nel consiglio di Generali il rappresentante di un forte concorrente del gruppo triestino quale e' Fondiaria-Sai. Anche se, a sostegno delle richieste della famiglia, presente nel cda di Mediobanca con la presidente di Fondiaria-Sai Jonella Ligresti, c'e' il fatto che in passato Alberto Pecci, allora presidente della compagnia fiorentina, sedeva nel board del Leone.

Quanto a Geronzi, il cda odierno all'unanimita' ha sancito il 'congelamento' del numero uno di Capitalia e ha deciso che un'assemblea ad hoc sara' chiamata a deliberare in merito a una sua eventuale revoca (se il voto assembleare non va in questo senso, secondo la normativa, scatta automaticamente il reintegro). Al presidente, Gabriele Galateri, il board di Mediobanca ha infatti assegnato la delega per la convocazione dell'assemblea, per la quale e' necessario un preavviso di 30 giorni. Visto che l'interdizione temporanea di Geronzi da parte dei giudici di Parma scade venerdi' 21 aprile, gia' dopo il ponte del 25 aprile Galateri, senza dover riunire di nuovo il consiglio, puo' fissare l'appuntamento assembleare, che in teoria potra' tenersi entro fine maggio.

I tempi saranno comunque condizionati dalle vicende giudiziarie del numero uno di Capitalia, interdetto il 21 febbraio dal Gip di Parma (provvedimento confermato dal tribunale di appello di Bologna il 25 marzo) per le vicende Parmatour e Acque Ciappazzi (queste ultime acquisite da Parmalat dall'allora gruppo Ciarrapico con la regia, secondo l'accusa, del presidente di Capitalia).

Alla riunione del board, durata circa un'ora e mezza e seguita da un comitato esecutivo su temi di ordinaria amministrazione, e' intervenuto anche il presidente del patto di sindacato Piergaetano Marchetti per fornire ''una consulenza di tipo normativo'' sulla questione Geronzi, ha spiegato un consigliere all'uscita. Michele Carpinelli, legale di Vincent Bollore', ha invece incontrato separatamente in Piazzetta Cuccia il finanziere francese.
Intanto sul fronte del risiko, rispetto al quale nei giorni scorsi lo stesso Bollore' ha fatto sapere di essere pronto anche a entrare in Capitalia per preservare gli attuali equilibri, c'e' da registrare l'ennesima smentita da parte di Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa, sul ritorno di ipotesi di un'opa sulla banca romana.

2 - MPS: FONDAZIONE INDICA 5 CONSIGLIERI, MUSSARI ALLA PRESIDENZA
(Adnkronos)
- Mussari, che sara' proposto come presidente,
Rabizzi, Borghi, Coccheri e Pisanecchi. Sono i cinque nomi indicati dalla Deputazione amministratrice della Fondazione Monte dei Paschi di Siena per il consiglio di amministrazione di Mps. La Fondazione ha approvato oggi anche di proporre, in occasione della prossima assemblea
della Banca Monte dei Paschi di Siena convocata per il 29 aprile, che il Consiglio della Banca per il triennio 2006-2008 sia composto da 10 membri (in luogo dei 16 attuali) e venga determinato in 2 il numero dei Vice-Presidenti. La Fondazione, si legge in una nota, proporra' all'assemblea una lista di 5 candidati per ricoprire la carica di membri del Consiglio della Banca: 1) Giuseppe Mussari, che sara' proposto per la carica di Presidente; 2) Ernesto Rabizzi, che sara' proposto per la carica di Vice-Presidente; 3) Fabio Borghi; 4) Lucia Coccheri; 5) Andrea Pisaneschi, che saranno proposti per AD

3 - ARMANI TENTATO DALLA BORSA, INTERVISTA AL WSJ CONFERMA POSSIBILE STRADA VERSO QUOTAZIONE
(ANSA)
- Giorgio Armani per ora non ha affidato incarichi a banche d'affari ne' ha organizzato uno staff per prepararsi alla quotazione, ma dopo anni di tira-e-molla sul futuro del suo gruppo, la borsa incomincia ad apparirgli come la prospettiva piu' seria e importante. Questo emerge con evidenza anche da un' intervista rilasciata al Wall Street Journal. Lo stilista-imprenditore spiega che tutte le possibilita' verranno studiate, tranne quella di aprire la porta a un partner finanziario.

Il gruppo Armani, infatti, non ha bisogno di questo tipo di sostegno, ha perfino troppa liquidita' (circa 500 milioni di euro) e tra qualche giorno saranno resi noti i positivi risultati del 2005. ''Cinque anni fa - dice Armani al WSJ - ho detto no alla Borsa. Ma ora sono vicino ai 72 anni e, nonostante io sia un vivace uomo anziano, devo dare un segnale al mercato. Devo pensare al futuro dell'azienda. Devo anche dare segnali alla gente che lavora con me. Questo pero' non significa - avverte Armani - che noi abbiamo iniziato a pensare alla quotazione. Non abbiamo messo su un gruppo di persone che lavori a questa prospettiva ne' abbiamo chiamato una banca d'affari perche' ci aiuti ad andare in borsa''.



In effetti, il futuro del gruppo Armani, nella testa del suo fondatore e padrone (ha il 100% della societa' che guida come un patriarca) ha vissuto, negli ultimi 10 anni, una altalena di ipotesi. Gia' nel 1997, l'allora amministratore delegato Pino Brusone spiego' che, tra ricerca di un importante partner e quotazione in borsa, ''per ora nulla e' deciso''. Poi, nel gennaio del 1998, alla sfilata della linea uomo, comparve Bernard Arnault e fu chiaro che il patron di Lvmh, che in quella fase stava cercando di conquistare Gucci, mirava anche ad Armani. 'Re Giorgio' allora nicchio', e anche in seguito ha fatto lo stesso, ma a lungo la possibilita' e' rimasta aperta e molte volte Arnault ha dichiarato ''non compro Armani solo perche' non e' in vendita''.

Anche Francois Pinault e la sua Ppr (che ora controlla pure Gucci) si sono ripetutamente fatti avanti, anche se Armani ha sempre mostrato di preferire, nel caso, il rapporto con Lvmh, un'ipotesi, questa, che probabilmente resta concreta e realista ancora oggi. Nel 2000 Brusone lascio' improvvisamente il gruppo, e si disse che il rapporto si era rotto proprio perche' il manager si era spinto troppo avanti nella ricerca del partner per Armani. Oggi la situazione e' cambiata. Negli ultimi sei anni il gruppo Armani, a dispetto della crisi del mercato interno della moda e della difficile situazione internazionale, ha vissuto una ulteriore espansione, come se avesse avuto alla guida un giovane imprenditore tutto proiettato sul futuro: declinazione del brand perfino nell'arredo, riorganizzazione commerciale nel mondo, conquista di nuovi mercati tra cui quello cinese, importanti partnership per inediti sviluppi tra cui quello alberghiero.

Il 2004 si e' chiuso con un fatturato consolidato di quasi 1300 milioni di euro e i risultati del 2005 dovrebbero andare ben oltre. Giorgio Armani non intende mollare e andare in pensione, questo lo ha detto chiaramente anche ai giornalisti internazionali nel suo recente viaggio in Cina. Ma, evidentemente, sta incominciando a sentire che, dopo aver costruito da solo un vero impero industriale (unico stilista italiano della grande stagione del made in Italy ad averlo fatto), l'ipotesi di venderlo, per giunta ai francesi, non e' l' esito piu' glorioso: ecco allora che la soluzione della quotazione sta incominciando ad attrarlo, come nuova e importante sfida dei suoi giovani settant'anni.

4 - AGENZIE RATING,TIMORE PER CONTI E INSTABILITA' -
MOODY'S, SERVE MAGGIORANZA FORTE
(ANSA)
- Nessun impatto immediato sul rating, ma dal governo che uscira' dalle elezioni servira' una svolta sui conti pubblici. E se l'esecutivo che uscira' da queste incerte elezioni non riuscira' a ridurre il debito pubblico, Standard & Poor's si prepara a una bocciatura con un taglio del suo giudizio sulla solvibilita' dell'Italia. Le agenzie di rating, commentando a caldo l'esito del voto, usano la prudenza. Anche durante i primi exit poll, che davano l'Unione in netta maggioranza. A maggior ragione col passare delle ore, con la rimonta della Casa delle Liberta'.

''I risultati delle elezioni politiche italiane non avranno alcun impatto sul rating, perche' l'Italia e' una democrazia stabile'', dice Sara Bertin-Levecq, vice presidente di Moody's e senior analyst dell'agenzia di rating statunitense. Certo, piu' forte una maggioranza di governo, piu' facile approvare quelle misure impopolari che i mercati internazionali ci chiedono: rigore nei conti pubblici, riduzione della spesa. E ''il voto - ammette l'analista di Moody's, che sull'Italia ha di recente ribadito il suo giudizio 'AA2' con prospettive stabili - sembrerebbe indicare un divario molto ridotto fra i due schieramenti''. Un'incertezza di fronte alla quale Moody's sceglie la linea della prudenza: ''Al momento non abbiamo commenti da fare sul voto''. ''Stiamo alla finestra'', commenta a caldo da Parigi il senior vice president della stessa Moody's Pierre Cailleteau.

Sullo stesso tenore l'agenzia britannica Fitch. ''Non stiamo preparando alcuna decisione sul rating sulla base del risultato delle elezioni'', dice il senior director per i rating sovrani Brian Coulton. Certo ''siamo preoccupati per i conti pubblici italiani'' e ''qualunque governo dovra' agire non solo sul fronte delle tasse, ma anche su quello della spesa''. Sono invece molto meno diplomatici i toni usati da Standard & Poor's. Il risultato delle elezioni ''non avra' alcun effetto immediato sul rating sovrano dell'Italia, che resta fissato a 'AA-' con outlook negativo'', si legge in una nota a firma degli analisti Moritz Kraemer e Trevor Cullinan. Che chiedono misure ''concrete'' sul fronte dei conti pubblici.

E lanciano il monito, del resto gia' insito nelle prospettive negative del giudizio sull' Italia: ''Il rating di lungo termine dell'Italia potrebbe essere abbassato quest'anno, se dopo le elezioni non ci saranno segni di una sostenibile e coerente strategia di riduzione del debito pubblico''. Segno che S&P chiede una nuova linea improntata al rigore, assai diversa rispetto
alle riduzioni fiscali (senza tagli significativi della spesa) promessi da entrambi gli schieramenti: ''per mantenere il rating al livello attuale - scrivono gli analisti - devono essere adottate misure strutturali che riportino l'Italia in un trend chiaro, significativo e sostenibile di riduzione del debito pubblico in percentuale del Pil''. Invece finora ''nessuno dei due principali schieramenti politici ha presentato una strategia unitaria di medio-lungo termine per affrontare gli squilibri strutturali del bilancio italiano''.


Dagospia 10 Aprile 2006