IL CAIMANO È VIVO, STAPPA IL PRODINO! (CON RUTELLI, VELTRONI, MIELI, DE BENEDETTI)
CASINI: GRAZIE PAPA' CALTA - DELLA VALLE, DA PIROMANE A POMPIERE - BINARIO RAINER
FAMIGLIA DISPERATA: BASSANINI TROMBATO, LINDA AL GOVERNO - FIORANI PESTA FAZIO

1 - IL PARTITO DEMOCRATICO DI RUTELLI E VELTRONI, MIELI E DE BENEDETTI
Dopo le scommesse dei bookmaker inglesi che avevano previsto la vittoria di Prodi, scatta l'ora dei kingmaker italiani che aprono il "cantiere" del Partito Democratico.
La fragilità dei risultati rilancia alla grande l'idea di un nuovo soggetto politico che dovrebbe riunire i riformisti della sinistra per bilanciare il peso di quell'uomo con l'orrendo gessato nero a righe che si chiama Fausto Bertinotti.

A distanza di poche ore dalla chiusura delle urne il dibattito sul Partito Democratico è già lanciato, e gli interpreti più autorevoli sono gli stessi che nel novembre scorso scesero in campo per invocarne la nascita. Primo fra tutti Paolino Mieli, il freddo direttore-stratega che ieri ha auspicato una nuova classe dirigente capace di archiviare le contrapposizioni, e ha sollecitato Rutelli e Veltroni a parlare "oppure - ha detto Mieli - saranno due ex-splendidi dirigenti come gli ex-splendidi 40enni dei film di Moretti".

Paolino non lo dice, ma queste sono esattamente le tesi sostenute da Carletto De Benedetti nella famosa intervista (con foto d'epoca) che il "Corriere della Sera" dedicò all'Ingegnere.
In quell'occasione Carletto (ormai dimentico delle cene estive a lume di candela con Berlusconi) definì Prodi come "amministratore straordinario" e spese parole generose nei confronti di Veltroni "giovane, intelligente e moderno" e di Rutelli "una sorpresa per tutti, ma non per me".

I lavori del "cantiere" sono avviati e dopo Paolino Mieli ecco scendere in campo VeltronJohn che con una raffica di dichiarazioni ha già annunciato che Roma con il grande successo del centrosinistra sarà il "laboratorio" del nuovo partito.
E se l'Ingegnere di Torino non parla, ecco dalle colonne di "Repubblica" Ezio Mauro che scrive oggi: "se prima il partito democratico era un'opportunità per Rutelli e Fassino, oggi è una necessità". Parole che renderanno nervoso il Professore di Bologna e Massimo D'Alema, che vogliono evitare il doppio aborto del nuovo Governo e del nuovo partito, ma che eccitano i "muratori" del nuovo "cantiere", soprattutto quelli della Margherita che ha registrato risultati insoddisfacenti.

Dentro questo partito si è aperta una sottile gara di leadership perchè dietro l'ombra di Francesco il Bello (destinato a una poltrona istituzionale) e di Franco Marini (sistemato con il laticlavio del senatore) si scontrano due personaggi: Enrico Letta e Enrico Franceschini. Il primo nuota nel mondo dell'Aspen Institute, ma lunedì sera ha fatto in televisione dei commenti elettorali straordinariamente sciocchi.
Il secondo, Franceschini, bolognese 50enne, ha operato nell'ombra in questi mesi, ma è il vero braccio armato della Margherità che fra sei mesi tirerà fuori il manifesto del nuovo grande partito riformista.

2 - DELLA VALLE, DA PIROMANE A POMPIERE
Sono soltanto due gli imprenditori che finora hanno commentato a caldo i risultati elettorali.
Il primo è Roberto Colaninno che senza grandi giri di parole ha detto che bisogna "essere positivi". Le sue simpatie per D'Alema e per la sinistra sono note e Colaninno, che si è dedicato negli ultimi anni alle ruote, non ha mai perso di vista le relazioni politiche.
La sobrietà del suo commento contrasta con l'irruenza fluviale di Dieguito Della Valle che esulta per la vittoria di Prodi e ripete una frase che aveva già detto quando fu liquidato il pio Governatore di Alvito: "E' saltato il tappo sull'Italia".

Nel bilancio politico dell'imprenditore marchigiano due colpi sono stati messi a segno. L'ex-Governatore è in un mare di guai e l'ex-presidente del Consiglio esce da Palazzo Chigi. Forse è questa la ragione per cui i giornali gli corrono dietro fino al punto da dare (come avviene oggi sul "Corriere della Sera") uno spazio spropositato al suo pensiero. La cavalcata mediatica di Dieguito molte volte è ripetitiva e autoreferenziale. Gli piace ripetere ossessivamente di essere un moderato (come i liberal americani) e respinge l'accusa di "comunista" che a Vicenza il Cavaliere e le truppe cammellate del Nord-Est gli avevano urlato in faccia.

Ma a Dieguito non basta tutto questo. Anche lui vuole fare il kingmaker e nell'intervista concessa oggi ad Aldo Cazzullo del "Corriere", lancia un messaggio d'amore verso Pierfurby Casini verso il quale "gli italiani moderati guardano come al futuro leader di garanzia di un'opposizione che dialoga costruttivamente con il Governo per il bene del Paese". Il giornalista Cazzullo dimentica di chiedergli un giudizio sul disastro elettorale di Clemente Mastella, la mente politica del Sud verso la quale Dieguito ha riversato quattrini e complimenti.



Il patron della Tod's e della Fiorentina bacchetta gli imprenditori "troppo attendisti" che non si sono schierati e stila l'elenco della nuova generazione politica che nei due schieramenti dovrà farsi avanti. C'è posto per tutti: Enrico Letta, Rutelli, Melandri, Veltroni, Domenici, Realacci, Alemanno, Urso, Stefania Prestigiacomo e "Clemente Mastella, che conosco bene in quanto mio amico fraterno".
Nessuna voglia di tornare a produrre scarpe di lusso, nessuno rinuncia a esternare precipitosamente. Il nuovo mestiere Dieguito se lo è disegnato addosso con la cura dello stilista. Vuole fare il "pompiere" tra i due schieramenti perchè forse pensa che è giunto il momento di abbandonare l'ascia di guerra e la violenza delle parole.

3 - SALVATE IL SOLDATO RAINER
C'è un uomo che soffre a piazza della Croce Rossa, il palazzone che assomiglia a un immenso policlinico dove vengono curate le ferite delle Ferrovie dello Stato. Ha la testa lucida per la calvizie precoce, è nato a Como nel '44 ed oltre ad essere stato banchiere e fine economista, ha anche guidato il ministero del Bilancio sotto il Governo Dini.
Adesso Rainer Stefano Masera è chiuso in una stanzetta al quarto piano del candido obitorio e freme per far capire che quello non è il suo destino. Non può finire così. A lui dei treni interessa poco, e quando vede che Elio Catania non riesce nemmeno a far certificare da Price Waterhouse il bilancio di Trenitalia (con il rischio di commissariamento), il buon Rainer si torce nella sofferenza.
Da sotto la porta laccata di bianco come quelle degli ospedali, il dottore in economia dell'università di Oxford ha fatto passare un bigliettino che appare oggi in forma di intervista sul "Messaggero" in cui lancia un avvertimento sull'enorme rischio della spesa pubblica.
Salvate il soldato Rainer.

4 - BASSANINI TROMBATO, LINDA AL GOVERNO
Gli inquilini che abitano nel palazzo dei coniugi Bassanini-Lanzillotta sono molto preoccupati. Da alcune ore non si sente più alcun rumore e sembrano finite le furibonde polemiche che nel cuore della notte squassavano l'edificio. Qualcuno addirittura voleva chiamare la conduttrice del programma "Chi l'ha visto", Federica Sciarelli, per saperne di più, ma stamane il portiere ha sciolto l'enigma e ha spiegato ai condomini che il marito di Linda-Belinda Lanzillotta è stato semplicemente trombato nella gara elettorale.
Adesso la gloria va tutta sulle spalle della signora che entrerà sicuramente al Governo per occupare la poltrona di un nuovo ministero nel quale saranno accorpati la funzione pubblica (un tempo guidata dal marito Franco) e il dipartimento dell'Innovazione (guidato dal neo senatore dell'Ibm, Lucio Stanca).

5 - FAZIO MASSACRATO DA FIORANI
Passare dal "nunc" al "semper", oppure se preferite dirla all'inglese, governare "forever". Era questo l'obiettivo di Antonio Fazio, lo stregone di Alvito che esce massacrato dalle dichiarazioni del suo vecchio amico di famiglia Gianpiero Fiorani.
"Fazio era interessato al mandato a vita di Governatore della Banca d'Italia per manovrare a suo arbitrio il sistema bancario". Così scrive il gip Clementina Forleo, la donna che in 11 pagine di motivazioni sintetizza l'incredibile parabola delle star che hanno occupato il palcoscenico del 2005.

Entrare nell'eternità. Era questo l'obiettivo del Governatore cattolico che aveva introitato nella sua persona una dimensione teologica quasi divina. E da quel Fiorani che mandava confezioni di profumo, orologi e pennette alla signora Cristina e alle figliole del Governatore, vengono fuori parole terribili. "Ha condiviso ogni singolo passaggio, in particolare quelli illeciti e illegali tanto da suggerire di allocare all'estero le azioni proprio per aggirare gli obblighi informativi alle autorità di vigilanza".

E' un atto d'accusa micidiale contro l'ex-Governatore di cui è facile immaginare un futuro da pensionato-giudiziario che lo farà passare alla storia come il peggiore capo di via Nazionale.
Per mantenere il mandato a vita lo stregone di Alvito stipulò il cosiddetto "Patto della Sciacchetrà". Era il 14 gennaio 2005 e a Palazzo Chigi Berlusconi durante una colazione a base di pesce e di vino delle Cinque Terre "assicurò a Fazio il mandato a vita in cambio di un atteggiamento favorevole sui conti pubblici".
Patti, ricatti e misfatti. Un film hard vietato ai minori di 70 anni.

6 - CASINI: GRAZIE PAPA' CALTA
Mentre Pierfurby Casini abbandona il rito del buon padre di famiglia per riprendere in mano la leadership del partito, il quasi suocero Francesco Gaetano Caltagirone gli fa un regalino che vale molto per il futuro.
Ieri il collegio arbitrale nominato un anno fa dal Tribunale di Padova gli ha dato ragione contro l'esposto presentato dai Benetton, e gli ha aperto un'autostrada per impossessarsi del "Gazzettino". Cinque anni fa i fratelli di Ponzano Veneto e Fernando Caovilla avevano estromesso l'imprenditore Luigino Rossi dalla guida della società editrice. Poi era arrivato il re del mattone che aveva messo sul piatto 23,5 euro per azione per comprarsi il quotidiano più influente del Nord-Est, ma Edizione Holding si era opposta e adesso la palla ritorna in mano al proprietario del "Messaggero".

L'operazione ha un valore politico ed economico che vale molto di più dei miserabili 100 mila euro "ufficiali" con i quali Francesco Gaetano ha appoggiato il "difensore della famiglia cristiana". Mettere una testa di ponte nel Nord-Est non è soltanto una brillante operazione editoriale, ma è soprattutto un cuneo dentro quel ventre largo del Nord-Est che ha dato un risultato strepitoso a Forza Italia.
Da qui potrà ripartire l'assalto "moderato" di Pierfurby. Grazie papà.


Dagospia 12 Aprile 2006