A CHE COSA SERVE STARE NEL PATTO DI SINDACATO DEL CORRIERE DELLA SERA? A FARSI INTERVISTARE (DELLA VALLE BLA-BLA) - COSE CHE CAPITANO QUANDO I GIORNALI SI FANNO NON PER CHI LI COMPRA IN EDICOLA, MA PER CHI LI COMPRA IN BORSA.

Guido Rivolta per Finanza&Mercati


A che cosa serve stare nel patto di sindacato del Corriere della Sera? Ad avere un'incidenza determinante sull'opinione pubblica? Mica tanto. Dopo il flop del referendum sulle staminali, le elezioni politiche hanno ribadito che il giornale va in una direzione (il centrosinistra) e il suo bacino di lettori in quella opposta. Il ruolo di sentinella morale, di faro che rischiara la via alle masse e indica loro la strada, che Paolo Mieli si era assunto con coraggio (dopo aver constatato che tutti i suoi azionisti di riferimento la pensavano in quello stesso modo), non funziona: purtroppo, non c'è premio giornalistico a Francesco Giavazzi che convinca quei villani a uscire dalla loro crassa ignoranza.

Eppure, in qualche occasione il mestiere di pattista di via Solferino riserva delle soddisfazioni.

Può capitare, per esempio, di non avere nulla da dire sull'esito delle elezioni ma di riuscire a dirlo per 150 righe e di vedersele pubblicate in una mezza paginata del Corriere di ieri, con richiamo e foto in prima. Un'impresa non facile, ma di tanto è stato capace Diego Della Valle, patron della Tod's e della Fiorentina, nonché appunto socio «nobile» della Rcs.



Ora, all'indomani del fatidico appuntamento elettorale, per analizzare e capire quanto era successo, il Corriere, con la sua batteria di inviati e di corrispondenti, avrebbe potuto interpellare qualsiasi politologo nella più remota università del globo. Ebbene, che fa? Manda una delle sue firme a Casette d'Ete (Ascoli), nel tinello dell'azionista, per raccogliere la sua ficcante analisi. Occhiello: L'intervista. Titolo: «Il tappo è saltato. Ora occorre pacificare il Paese». Il tappo è probabilmente Silvio Berlusconi e il doppio senso (svolta elettorale e bassa statura del premier) è il passaggio intellettualmente più impegnativo dell'intervista.

Tra l'altro, intervista è un termine un po' forte. Nel senso che nel lunghissimo articolo non compare una sola domanda del giornalista.
E francamente un'intervista senza domande non s'era mai vista. In totale, 23 righe di cappello introduttivo, 155 di virgolettati di Della Valle inframezzati da 15 righe del bravo intervistatore con frasi del tipo: «È un cambiamento anche generazionale quello che Della Valle intravede», «Dice Della Valle che non gli è venuta nessuna voglia di fare politica», e via di questo passo. Gli unici interrogativi sono quelli che Della Valle si fa e ai quali lui medesimo fornisce risposta. Come si vede, Marzullo ha fatto scuola.

Del resto, non è un mistero che il politico di riferimento di Mr. Tod's sia Clemente Mastella, con la piscina a forma di cozza e i pittoreschi clientes: non esattamente una figura carismatica per il lettore del Corriere. Ma sono
cose che capitano quando i giornali si fanno non per chi li compra in edicola, ma per chi li compra in Borsa.


Dagospia 13 Aprile 2006