MAURIZIO MOSCA RICOVERATO IN OSPEDALE, E' GRAVE - PAUL NEWMAN, DAL BOLOGNESE AGLI UFFICI DI TRONCHETTI (CON AFEF) - GIULIETTI-PARTY PER RAIBALTONE - VANITY MORATTI - BERTY-CHIC A SINISTRA, FINI A DESTRA - LAUREA A DARIO FO: UN GIULLARE CONTRO IL POTERE.
1 - (Agi/Ds) - Il giornalista sportivo Maurizio Mosca e' stato ricoverato all'ospedale San Paolo di Milano per un'emorragia interna. Volto noto della televisione, spesso ospite di trasmissioni come 'Controcampo' e 'Guida al campionato', Mosca e' stato sottoposto a due interventi. Di recente era stato operato per un tumore, notizia che non aveva rivelato a nessuno. Dopo una notte travagliata, stamane Mosca si e' ripreso miracolosamente, ma le sue condizioni restano comunque gravi.
2 - Ieri sera "attovagliato" al Bolognese di Milano c'era Paul Newman, Ha mangiato paste fatte in casa e bolliti.
3 - Stasera il filantropo Paul Newman - aprirà in Toscana una struttura per bimbi malati - sarà l'ospite d'onore di una cena allo Spazio Krizia con tutto il nobilato meneghino. Erano invitati - ça va sans dire - anche Afef e Tronchetti. Ma la coppia Telecom era già in tutt'altre faccende affaccendata. Quindi Newman non si è perso d'animo e oggi pomeriggio si è fatto depositare in via Negri, ufficio di Tronchetto, per rendere omaggio alla coppia telecomizzata.
4 - Ieri sera - al Circolo Montecitorio - gran pienone della sinistra Rai, per la
precisione quella ulivistissima, alla festa, molto allegra e disordinata, del veltroniano Beppe Giulietti ripescato per il rotto della cuffia per il suo quarto mandato parlamentare. Molti altri parlamentari presenti, Gentiloni, Zanda, Zaccaria, Carra, Vita, Zavoli (discorso) e perfino la mitica coppia Dario Fo con la neosenatrice dipietrista Franca Rame ("i nostri politici non devono più andare da Vespa").
Ma la vera folla era quella dei dirigenti Rai piu' impegnati nell'Ulivo: Ruffini, Di Bella, Tiziana Ferrario, Di Mare, Capelli, Cugia, Morrione, Scaramucci, Badaloni, Melodia, Cappon, Mattucci, con tanto di Riccardo Iacona a lavoro con telecamere di ogni genere per un documentario dedicato al nuovo parlamento. Non poteva mancare Gigliola
Cinquetti con il sempre piu' enorme marito Luciano Teodori che punta alla direzione di un materazzo (le reti sono già tutte occupate) e i consiglieri della Rai Rizzo Nervo e Curzi. Quando Gentiloni ha detto che in quel gruppo lui ritrovava gli amici, quelli veri, tutti si sono sentiti piu' sollevati in vista del raibaltone. (Era assente, of course, il nemico più intimo di Giulietti, il fassiniano Fabrizio Morri).
5 - VANITY MORATTI
"Una sera mio marito è tornato a casa e ha trovato un album di fotografie, che io stessa avevo preparato, con tutte le foto in compagnia delle ex fidanzate. Gianmarco era molto sorpreso, ma a me sembra normale che una persona abbia avuto una vita prima del matrimonio; è stupido cancellarla o far finta che non sia mai esistita". Sono le parole di Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti, che dalle pagine di Vanity Fair in edicola da domani, 4 maggio, racconta tutto quel che c'è da sapere sulla donna che nelle prossime settimane correrà per la poltrona di sindaco a Milano.
La Moratti ha iniziato a lavorare molto presto, dopo la laurea: "Volevo subito la mia indipendenza. A 19 anni mi ero innamorata di Gianmarco, che ne aveva 12 più di me. Considerato che aveva alle spalle un matrimonio annullato (con la giornalista Lina Sotis, ndr), non sapevo neanche se ci saremmo mai sposati. In un rapporto di coppia, se una donna è economicamente indipendente, è più evidente che il rapporto è basato sull'amore". Pensa di aver dedicato più energie al lavoro o alla famiglia? "Alla famiglia, penso e spero. Ho potuto contare su mio marito che mi ha sempre aiutato. Con i figli è più importante esserci nei momenti in cui loro hanno bisogno. Ancora oggi che sono grandi, il mio cellulare è sempre acceso per loro e, se chiamano, rispondo anche se sono dentro il consiglio dei ministri. E' importante che sappiano di essere al primo posto".
Che tipo di ricordi ha della sua adolescenza? "A scuola stavo molto attenta in modo da non dover passare troppo tempo sui libri al pomeriggio e poter uscire con le amiche. Allora, a Milano, si usava andare da Ricordi a sentire la musica. Poi frequentavo la palestra e, la sera, i locali per ballare. Mi è sempre piaciuto andare a ballare, ma spesso papà non mi dava il permesso e quindi mamma mi copriva". Il suo matrimonio dura da 33 anni. Mai avuto momenti di crisi? "Il segreto di un matrimonio che dura è lavorare ogni giorno su se stessi, fare piccoli sacrifici per andare incontro alle esigenze dell'altro. Mio marito dice sempre che è innamorato di me più oggi di quando ci siamo sposati, e per me vale la stessa cosa".
6 - MICOL FONTANA: BERTINOTTI IL PIU' ELEGANTE A SINISTRA, FINI A DESTRA.
(Ansa) - L' uomo ''politico piu' elegante a sinistra e' Fausto Bertinotti; a destra, Gianfranco Fini. Ma il buon gusto non ha colore politico''. Parola di Micol Fontana, che oggi, in tailleur color lavanda, doppio filo di perle al collo, pettinatura statica da mezzo almeno secolo, ma verve da vendere, ha consegnato a Roma, assieme al vicesindaco Maria Pia Garavaglia, i diplomi e le targhe agli studenti di moda di tre istituti professionali che hanno partecipato alla quarta edizione del 'Seminario di Moda' anno 2005-2006. Parlando dello stile del vestire dei politici italiani con la decana della moda, ultranovantenne, che per questo puo' arrogarsi il diritto di elargire consigli di stile a tutti, viene fuori che il buon gusto ''non e' ne' di destra, ne' di sinistra''.
''Alla base di tutto - spiega la stilista, che invece, davanti agli studenti dei tre istituti romani premiati si autodefinisce vezzosamente ''sarta'' - c'e' il modo di essere, di muoversi, la personalita'. Ognuno deve vestire secondo il proprio io''. Micol Fontana, assieme alle sorelle Giovanna, la piu' giovane, deceduta due anni fa, e Zoe, scomparsa nel 1979, arrivarono a Roma nel 1936 da Traversecolo, in provincia di Parma, per aprire il celebre atelier di alta sartoria che conquisto' i mercati internazionali, vesti' le grandi dive, le principesse e le signore del jet set dell' epoca. Celebre l' abito da sposa realizzato per il matrimonio di Linda Christian e Tyron Power: fu il primo vestito di alta moda italiano le cui foto fecero il giro del mondo. Il consiglio di Micol Fontana di sentirsi a proprio agio nei propri panni, di qualsiasi colore essi siano, vale anche per le donne del parlamento.
''Alle signore della politica italiana - afferma Micol, che non ama parlare di politica - suggerisco di adottare una moda fine, ma sempre adatta alla propria personalita'. Mica vogliamo vestirle in uniforme?''. Insomma, Bertinotti per Micol Fontana e' l' uomo di sinistra piu' elegante: ma non ha cambiato radicalmente genere negli ultimi tempi, passando da uno stile casual-chic, da ''gentiluomo di campagna'', al gessato istituzionale? ''Manco per niente - precisa Micol Fontana che ha una memoria e una salute di ferro, visto che riesce ancora a pedalare con la cyclette tutte le mattine e che non smette di lavorare neanche un giorno - lo avevo gia' incontrato diversi anni fa ad una cena in abito gessato, e devo dire, a parte la sua ideologia politica, e' proprio un gran signore nei modi''
7 - LAUREA A DARIO FO: UN GIULLARE CONTRO IL POTERE.
(Maurizio Giammusso per l'Ansa) Allungando ancora la lista dei riconoscimenti di una straordinaria carriera artistica culminata con il Premio Nobel per la letteratura, Dario Fo ha ricevuto oggi la laurea honoris causa in ''arti e scienze dello spettacolo'' nell'aula magna della Sapienza a Roma. Un onore che segnala una personalita' eccezionale del teatro italiano, ma anche il suo impegno intellettuale e segnatamente politico di ''artista contro il potere''.
Sotto il gigantesco affresco di Sironi che orna la sala, il rettore Renato Guarini e trenta cattedratici in pompa magna, tocco e toga nera con risvolti di raso rosso, lo hanno festeggiato. Una folla di studenti e appassionati di teatro - in prima fila la compagna di una vita, la neosenatrice Franca Rame, e il caro amico Giorgio Albertazzi - lo ha applaudito in piedi con affetto. Lui, ricevendo il riconoscimento toccato una volta a Eduardo De Filippo, Giorgio Strehler e Michelangelo Antonini - ha ringraziato alla sua maniera: con una''Lectio magistralis'', che e' in realta' uno dei suoi travolgenti monologhi, quella ''Rosa fresca aulentissima'', poesia di Ciullo, o Cielo, d'Alcamo, segnalata da Fo come uno dei primi testi di quel teatro -parodistico-grottesco satirico, che dal ''Mistero buffo'' in poi e' la vera specialita' di Fo attore e autore.
Ma prima, come accade pure nei suoi spettacoli, Fo si e' concesso qualche minuto di improvvisazione a braccio, che non poteva non lambire gli avvenimenti politici di questi giorni. Ha ironizzato sul fatto che ''sono stati proprio coloro che hanno inventato la legge a provocare una vittoria 'di misura'''. E poi, suscitando l'ilarita' di cattedratici e studenti, ha aggiunto: ''bisognava convincere gli italiani all'estero a votare per posta. Si diceva, 'sono tutti di destra...', non , vero: all'estero sono tutti estremisti, non ne possono piu' del nostro governo e di quello ...adesso non mi ricordo piu' come si chiama quello che ha lasciato ieri!'' Non e' mancato un riferimento per nulla conciliante ad Andreotti: ''altro che uomo aperto, sereno - ha detto Fo - posso testimoniare che era un censore tragico, il grigio piu' grigio di tutti i grigi possibili''.
Prima dell'intervento di Fo, il rettore Guarini ha letto le motivazioni: ''Nella sua ampia produzione teatrale, Dario Fo ha dato vita a una graffiante visione satirica dei problemi della societa' contemporanea, reinventando per l'uomo d'oggi la figura del giullare come fustigatore dei costumi, sopportando percio' assai spesso l'ostracismo delle istituzioni italiane''. Su questo ultimo argomento, l'ostracismo delle istituzioni, si sono soffermati sia Tullio de Mauro nella sua''allocuzione'', sia Ferruccio Marotti nel suo 'Elogio a Dario Fo'. Il primo ha ricordato che - prima del Nobel - fu avanzata per la prima volta la proposta di una laurea a Fo; ma molti cattedratici insorsero con insofferenza ''perche' l'arte di Fo, anche quando mette in scena fatti remoti sempre ci richiama ai contrasti, alle vere e propri lacerazioni del presente''. Marotti ha aggiunto che la facolta' di lettere gia' si spacco' per Eduardo all'inizio degli anni Ottanta, quando alcuni accademici gridarono: 'Dove siamo finiti: i guitti all'universita'!''.
La parabola di Fo (e della Rame) prima di ricevere i grandi riconoscimenti internazionali, e' ancora piu' tesa, segnata da critiche, contestazioni e perfino aggressioni, come quando la Rame fu sequestrata torturata e stuprata da cinque uomini. ''L'autorita' giudiziaria - ha ricordato Marotti - ha accertato solo nel 1998 - venticinque anni dopo, quando il reato non era piu' perseguibile - che il rapimento della Rame, avvenuto il 9 marzo 1973, fu ordinato, o meglio suggerito dal comando dei carabinieri della divisione Pastrengo a Roma. In quell'occasione il generale dei carabinieri Palumbo, nel ricevere la notizia, brindo' con lo spumante...''
Un episodio che neanche molti cattedratici ricordavano nella loro crudezza, ma che ha poi trovato una sorta di eco nel travolgente monologo di Fo. Si perche' al termine della sua sorridente lezione, spiegando i versi enigmatici di Ciullo d'Alcamo, spremendone tutto gli umori comici, gli accenni osceni e le provocazioni verbali, il significato ultimo di quel testo e' il racconto di come il potere di allora (siamo ai tempi Federico secondo) avesse promulgato una legge per sanare ogni colpa nei casi di stupro: bastava che lo stupratore pagasse una tassa salata e risarcisse i parenti della fanciulla. Una possibilita' riservata naturalmente solo ai ricchi e ai potenti. Come tante leggi dei giorni nostri.
Dagospia 03 Maggio 2006
2 - Ieri sera "attovagliato" al Bolognese di Milano c'era Paul Newman, Ha mangiato paste fatte in casa e bolliti.
3 - Stasera il filantropo Paul Newman - aprirà in Toscana una struttura per bimbi malati - sarà l'ospite d'onore di una cena allo Spazio Krizia con tutto il nobilato meneghino. Erano invitati - ça va sans dire - anche Afef e Tronchetti. Ma la coppia Telecom era già in tutt'altre faccende affaccendata. Quindi Newman non si è perso d'animo e oggi pomeriggio si è fatto depositare in via Negri, ufficio di Tronchetto, per rendere omaggio alla coppia telecomizzata.
4 - Ieri sera - al Circolo Montecitorio - gran pienone della sinistra Rai, per la
precisione quella ulivistissima, alla festa, molto allegra e disordinata, del veltroniano Beppe Giulietti ripescato per il rotto della cuffia per il suo quarto mandato parlamentare. Molti altri parlamentari presenti, Gentiloni, Zanda, Zaccaria, Carra, Vita, Zavoli (discorso) e perfino la mitica coppia Dario Fo con la neosenatrice dipietrista Franca Rame ("i nostri politici non devono più andare da Vespa").
Ma la vera folla era quella dei dirigenti Rai piu' impegnati nell'Ulivo: Ruffini, Di Bella, Tiziana Ferrario, Di Mare, Capelli, Cugia, Morrione, Scaramucci, Badaloni, Melodia, Cappon, Mattucci, con tanto di Riccardo Iacona a lavoro con telecamere di ogni genere per un documentario dedicato al nuovo parlamento. Non poteva mancare Gigliola
Cinquetti con il sempre piu' enorme marito Luciano Teodori che punta alla direzione di un materazzo (le reti sono già tutte occupate) e i consiglieri della Rai Rizzo Nervo e Curzi. Quando Gentiloni ha detto che in quel gruppo lui ritrovava gli amici, quelli veri, tutti si sono sentiti piu' sollevati in vista del raibaltone. (Era assente, of course, il nemico più intimo di Giulietti, il fassiniano Fabrizio Morri).
5 - VANITY MORATTI
"Una sera mio marito è tornato a casa e ha trovato un album di fotografie, che io stessa avevo preparato, con tutte le foto in compagnia delle ex fidanzate. Gianmarco era molto sorpreso, ma a me sembra normale che una persona abbia avuto una vita prima del matrimonio; è stupido cancellarla o far finta che non sia mai esistita". Sono le parole di Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti, che dalle pagine di Vanity Fair in edicola da domani, 4 maggio, racconta tutto quel che c'è da sapere sulla donna che nelle prossime settimane correrà per la poltrona di sindaco a Milano.
La Moratti ha iniziato a lavorare molto presto, dopo la laurea: "Volevo subito la mia indipendenza. A 19 anni mi ero innamorata di Gianmarco, che ne aveva 12 più di me. Considerato che aveva alle spalle un matrimonio annullato (con la giornalista Lina Sotis, ndr), non sapevo neanche se ci saremmo mai sposati. In un rapporto di coppia, se una donna è economicamente indipendente, è più evidente che il rapporto è basato sull'amore". Pensa di aver dedicato più energie al lavoro o alla famiglia? "Alla famiglia, penso e spero. Ho potuto contare su mio marito che mi ha sempre aiutato. Con i figli è più importante esserci nei momenti in cui loro hanno bisogno. Ancora oggi che sono grandi, il mio cellulare è sempre acceso per loro e, se chiamano, rispondo anche se sono dentro il consiglio dei ministri. E' importante che sappiano di essere al primo posto".
Che tipo di ricordi ha della sua adolescenza? "A scuola stavo molto attenta in modo da non dover passare troppo tempo sui libri al pomeriggio e poter uscire con le amiche. Allora, a Milano, si usava andare da Ricordi a sentire la musica. Poi frequentavo la palestra e, la sera, i locali per ballare. Mi è sempre piaciuto andare a ballare, ma spesso papà non mi dava il permesso e quindi mamma mi copriva". Il suo matrimonio dura da 33 anni. Mai avuto momenti di crisi? "Il segreto di un matrimonio che dura è lavorare ogni giorno su se stessi, fare piccoli sacrifici per andare incontro alle esigenze dell'altro. Mio marito dice sempre che è innamorato di me più oggi di quando ci siamo sposati, e per me vale la stessa cosa".
6 - MICOL FONTANA: BERTINOTTI IL PIU' ELEGANTE A SINISTRA, FINI A DESTRA.
(Ansa) - L' uomo ''politico piu' elegante a sinistra e' Fausto Bertinotti; a destra, Gianfranco Fini. Ma il buon gusto non ha colore politico''. Parola di Micol Fontana, che oggi, in tailleur color lavanda, doppio filo di perle al collo, pettinatura statica da mezzo almeno secolo, ma verve da vendere, ha consegnato a Roma, assieme al vicesindaco Maria Pia Garavaglia, i diplomi e le targhe agli studenti di moda di tre istituti professionali che hanno partecipato alla quarta edizione del 'Seminario di Moda' anno 2005-2006. Parlando dello stile del vestire dei politici italiani con la decana della moda, ultranovantenne, che per questo puo' arrogarsi il diritto di elargire consigli di stile a tutti, viene fuori che il buon gusto ''non e' ne' di destra, ne' di sinistra''.
''Alla base di tutto - spiega la stilista, che invece, davanti agli studenti dei tre istituti romani premiati si autodefinisce vezzosamente ''sarta'' - c'e' il modo di essere, di muoversi, la personalita'. Ognuno deve vestire secondo il proprio io''. Micol Fontana, assieme alle sorelle Giovanna, la piu' giovane, deceduta due anni fa, e Zoe, scomparsa nel 1979, arrivarono a Roma nel 1936 da Traversecolo, in provincia di Parma, per aprire il celebre atelier di alta sartoria che conquisto' i mercati internazionali, vesti' le grandi dive, le principesse e le signore del jet set dell' epoca. Celebre l' abito da sposa realizzato per il matrimonio di Linda Christian e Tyron Power: fu il primo vestito di alta moda italiano le cui foto fecero il giro del mondo. Il consiglio di Micol Fontana di sentirsi a proprio agio nei propri panni, di qualsiasi colore essi siano, vale anche per le donne del parlamento.
''Alle signore della politica italiana - afferma Micol, che non ama parlare di politica - suggerisco di adottare una moda fine, ma sempre adatta alla propria personalita'. Mica vogliamo vestirle in uniforme?''. Insomma, Bertinotti per Micol Fontana e' l' uomo di sinistra piu' elegante: ma non ha cambiato radicalmente genere negli ultimi tempi, passando da uno stile casual-chic, da ''gentiluomo di campagna'', al gessato istituzionale? ''Manco per niente - precisa Micol Fontana che ha una memoria e una salute di ferro, visto che riesce ancora a pedalare con la cyclette tutte le mattine e che non smette di lavorare neanche un giorno - lo avevo gia' incontrato diversi anni fa ad una cena in abito gessato, e devo dire, a parte la sua ideologia politica, e' proprio un gran signore nei modi''
7 - LAUREA A DARIO FO: UN GIULLARE CONTRO IL POTERE.
(Maurizio Giammusso per l'Ansa) Allungando ancora la lista dei riconoscimenti di una straordinaria carriera artistica culminata con il Premio Nobel per la letteratura, Dario Fo ha ricevuto oggi la laurea honoris causa in ''arti e scienze dello spettacolo'' nell'aula magna della Sapienza a Roma. Un onore che segnala una personalita' eccezionale del teatro italiano, ma anche il suo impegno intellettuale e segnatamente politico di ''artista contro il potere''.
Sotto il gigantesco affresco di Sironi che orna la sala, il rettore Renato Guarini e trenta cattedratici in pompa magna, tocco e toga nera con risvolti di raso rosso, lo hanno festeggiato. Una folla di studenti e appassionati di teatro - in prima fila la compagna di una vita, la neosenatrice Franca Rame, e il caro amico Giorgio Albertazzi - lo ha applaudito in piedi con affetto. Lui, ricevendo il riconoscimento toccato una volta a Eduardo De Filippo, Giorgio Strehler e Michelangelo Antonini - ha ringraziato alla sua maniera: con una''Lectio magistralis'', che e' in realta' uno dei suoi travolgenti monologhi, quella ''Rosa fresca aulentissima'', poesia di Ciullo, o Cielo, d'Alcamo, segnalata da Fo come uno dei primi testi di quel teatro -parodistico-grottesco satirico, che dal ''Mistero buffo'' in poi e' la vera specialita' di Fo attore e autore.
Ma prima, come accade pure nei suoi spettacoli, Fo si e' concesso qualche minuto di improvvisazione a braccio, che non poteva non lambire gli avvenimenti politici di questi giorni. Ha ironizzato sul fatto che ''sono stati proprio coloro che hanno inventato la legge a provocare una vittoria 'di misura'''. E poi, suscitando l'ilarita' di cattedratici e studenti, ha aggiunto: ''bisognava convincere gli italiani all'estero a votare per posta. Si diceva, 'sono tutti di destra...', non , vero: all'estero sono tutti estremisti, non ne possono piu' del nostro governo e di quello ...adesso non mi ricordo piu' come si chiama quello che ha lasciato ieri!'' Non e' mancato un riferimento per nulla conciliante ad Andreotti: ''altro che uomo aperto, sereno - ha detto Fo - posso testimoniare che era un censore tragico, il grigio piu' grigio di tutti i grigi possibili''.
Prima dell'intervento di Fo, il rettore Guarini ha letto le motivazioni: ''Nella sua ampia produzione teatrale, Dario Fo ha dato vita a una graffiante visione satirica dei problemi della societa' contemporanea, reinventando per l'uomo d'oggi la figura del giullare come fustigatore dei costumi, sopportando percio' assai spesso l'ostracismo delle istituzioni italiane''. Su questo ultimo argomento, l'ostracismo delle istituzioni, si sono soffermati sia Tullio de Mauro nella sua''allocuzione'', sia Ferruccio Marotti nel suo 'Elogio a Dario Fo'. Il primo ha ricordato che - prima del Nobel - fu avanzata per la prima volta la proposta di una laurea a Fo; ma molti cattedratici insorsero con insofferenza ''perche' l'arte di Fo, anche quando mette in scena fatti remoti sempre ci richiama ai contrasti, alle vere e propri lacerazioni del presente''. Marotti ha aggiunto che la facolta' di lettere gia' si spacco' per Eduardo all'inizio degli anni Ottanta, quando alcuni accademici gridarono: 'Dove siamo finiti: i guitti all'universita'!''.
La parabola di Fo (e della Rame) prima di ricevere i grandi riconoscimenti internazionali, e' ancora piu' tesa, segnata da critiche, contestazioni e perfino aggressioni, come quando la Rame fu sequestrata torturata e stuprata da cinque uomini. ''L'autorita' giudiziaria - ha ricordato Marotti - ha accertato solo nel 1998 - venticinque anni dopo, quando il reato non era piu' perseguibile - che il rapimento della Rame, avvenuto il 9 marzo 1973, fu ordinato, o meglio suggerito dal comando dei carabinieri della divisione Pastrengo a Roma. In quell'occasione il generale dei carabinieri Palumbo, nel ricevere la notizia, brindo' con lo spumante...''
Un episodio che neanche molti cattedratici ricordavano nella loro crudezza, ma che ha poi trovato una sorta di eco nel travolgente monologo di Fo. Si perche' al termine della sua sorridente lezione, spiegando i versi enigmatici di Ciullo d'Alcamo, spremendone tutto gli umori comici, gli accenni osceni e le provocazioni verbali, il significato ultimo di quel testo e' il racconto di come il potere di allora (siamo ai tempi Federico secondo) avesse promulgato una legge per sanare ogni colpa nei casi di stupro: bastava che lo stupratore pagasse una tassa salata e risarcisse i parenti della fanciulla. Una possibilita' riservata naturalmente solo ai ricchi e ai potenti. Come tante leggi dei giorni nostri.
Dagospia 03 Maggio 2006