D'ALEMA: "STAVOLTA VADO AVANTI" E CONSOLA AMATO: "SARAI UN PERFETTO MINISTRO DEGLI ESTERI" - PANNELLA: "D'ALEMA 'STO CAZZO! GLIEL'HO DETTO A PRODI: "MASSIMO È IL CANDIDATO FORSE INCONSAPEVOLE DEL CAVALIERE" - RUTELLI FRENA SU MAX.
Goffredo De Marchis per la Repubblica
«Stavolta io vado avanti». Massimo D'Alema l'ha detto tre giorni fa a Giuliano Amato. Messaggio chiaro. Nello studio della Fondazione Italianieuropei, c'era anche Piero Fassino. A dimostrazione che la Quercia ha un nome secco per il Quirinale. E in quella sede l'annuncio del presidente dei Ds ha avuto anche il sapore della sfida. Perché il Dottor Sottile è un altro candidato in campo. «Sei sicuro di avere i numeri?», gli ha chiesto Amato. D'Alema, senza fare una piega, gli ha risposto: «Sarai un perfetto ministro degli Esteri».
In superficie la partita del Quirinale dentro il centrosinistra adesso si gioca sul come. Metodo Ciampi, cioè elezione condivisa con l'opposizione, oppure, dopo aver provato la strada del dialogo, una nomina anche a maggioranza, seguendo l'esempio del Senato? Ma dietro le formule spunta la battaglia dei nomi per la successione a Carlo Azeglio Ciampi. Al vertice dei segretari dell'Unione, il segretario della Quercia arriverà con una sola proposta, del tipo prendere o lasciare: «Noi faremo di tutto per portare D'Alema sul Colle. È una candidatura che va preparata per bene, è una candidatura sulla quale deve convergere l'intero centrosinistra. Massimo non può essere considerato un candidato di partito. È stato presidente del Consiglio, presidente della Bicamerale, è uomo delle istituzioni. Così va presentata la sua candidatura, così noi la porteremo fino in fondo», ha spiegato alla segreteria del partito.
Parole che lasciano intendere anche la strada di un'elezione a colpi di maggioranza, che può scattare dalla quarta votazione in poi. Ma ora che la corsa è partita, ed è un lampo, quattro giorni di fuoco, entrano in scena anche i frenatori. A partire dai tempi, che sono stretti, ma che Romano Prodi non ha alcuna intenzione di comprimere ulteriormente.
Il Professore è ancora scottato dall'inversione del calendario che gli ha soffiato la possibilità di ottenere subito l'incarico da Ciampi. E ieri ha fatto sapere alla Quercia che il vertice del centrosinistra, previsto per oggi, potrebbe slittare a domani. «Abbiamo tutti molti impegni», ha spiegato, laconico. Più urgenti della scelta per il Quirinale? Frenata formale, ma frenata.
Più sostanziale è la prudenza della Margherita. Paolo Gentiloni, braccio destro di Francesco Rutelli, non esclude altre candidature: «Ne abbiamo alcune di autorevoli, tra le quali c'è anche D'Alema. Quello che conta è la conferma del metodo Ciampi». E se Silvio Berlusconi dovesse dire no alla proposta del centrosinistra su D'Alema? È Maurizio Fistarol, altro stretto collaboratore di Rutelli, a disegnare lo scenario che aprirebbe un nuovo braccio di ferro nell'Unione: «Se c'è il no del Polo, inviteremo i Ds a riflettere sull'opportunità di partire con uno scontro sul Quirinale». Magari per lasciare il passo a un altro candidato autorevole: Franco Marini, neopresidente del Senato.
Dare voce in capitolo al Polo potrebbe anche voler dire non proporre un nome secco. Per i Ds non ci sono subordinate: «Anche con il metodo Ciampi non ci furono rose, ma un solo candidato», avverte il fassiniano Fabrizio Morri. A Piazza Santi Apostoli invece la rosa di nomi non viene esclusa. D'Alema però ostenta sicurezza. E nei suoi colloqui racconta di un incontro recente con Gianni Letta: «Mi ha fatto gli auguri per il Colle».
La linea iperpurdente della Margherita, che tiene sulla corda la Quercia e D'Alema, era stata anticipata da un editoriale di Europa: «Il centrosinistra non deve correre il rischio di muro contro muro in Parlamento». Ed è una linea sposata da Prodi. Metodo Ciampi dunque significa che D'Alema per il momento non è candidato unico. Si prepara a diventarlo dopo che i leader si saranno riuniti, forse. Poi però mancherà un altro passaggio: la risposta del centrodestra.
In questa fase, diventa necessario uscire allo scoperto e schierare le truppe. D'Alema ieri ha messo in campo le sue. Con i parlamentari e grandi elettori della Quercia, naturalmente. Ma non solo. Mastella, Diliberto e Rifondazione sono bacini di voti molto affidabili. Sulla carta, ovviamente. L´Italia dei valori anche. I Verdi, a sorpresa, potrebbero accodarsi. «Pecoraro Scanio faceva il tifo per Amato. Ha un debito di gratitudine: lo ha fatto ministro, ha valorizzato i Verdi nel suo ultimo governo - racconta Paolo Cento - . Ma ci siamo riuniti e abbiamo deciso di sostenere D'Alema».
A queste, vanno aggiunte le adesioni personali. Rosy Bindi è una dalemiana della Margherita: «Dalla quarta votazione in avanti, arriveranno anche i voti del Polo, vedrete. Sbraiteranno all'inizio e poi sottobanco saranno per D'Alema». Lei non sembra affezionata al metodo Ciampi. Ma a corsa iniziata cominciano ad arrivare anche i no.
«D'Alema 'sto c... «, è la sentenza di Marco Pannella sulle intenzioni della Rosa nel pugno, 18 deputati e nessun senatore. «Io gliel'ho detto a Prodi l'altra sera - spiega il leader radicale - . "Se va D'Alema rischi grosso pure tu. Palazzo Chigi non conterà più niente, resteranno solo D'Alema e Berlusconi"». Perché «Massimo è il candidato forse inconsapevole del Cavaliere», precisa Pannella. La pattuglia radical-socialista però ha qualche crepa. «Almeno tre nostri deputati voteranno il diessino», ammette Pannella. Uno è l'ex dalemiano Salvatore Buglio. A D'Alema la Rosa preferisce Amato, da sempre. Ma adesso è pronta a spostarsi su Franco Marini, pur di non ingoiare D'Alema.
Il presidente del Senato è l'uomo che potrebbe nascondersi dietro la frenata della Margherita. E come seconda carica dello Stato nessuno può escluderlo da un'eventuale rosa. Per il momento, comunque, i nomi restano due: D'Alema e Amato. In sordina, l'ex socialista sta facendo muovere i suoi. Pescandoli anche nel partito che dovrebbe essere granitico su D'Alema.
«Non possiamo fare finta di non aver letto la Costituzione - dice il senatore diessino liberal Enrico Morando -. Per le prime votazioni bisogna sforzarsi di trovare un candidato comune. E se il Polo dice no a D'Alema abbiamo l'obbligo di cercare un'alternativa». Quale? «La soluzione migliore è la rosa di nomi. Con D'Alema, Napolitano, perché i Ds non hanno solo Massimo, e una donna. Oppure Amato».
Morando esclude Marini. Ma l'ex leader della Cisl c'è, eccome, in questa fase istruttoria. «Le parole di Gentiloni e Fistarol confermano che Rutelli pensa anche a Marini - spiega il dl Enzo Carra -. E se facciamo per primi la mossa con Berlusconi, Franco ha chance di andare al Quirinale». Ma sul quadro pesa il «vado avanti» di D'Alema. Niente rinunce, stavolta, come per la Camera. L'avvertimento era per Amato, ma anche per Prodi.
Dagospia 04 Maggio 2006
«Stavolta io vado avanti». Massimo D'Alema l'ha detto tre giorni fa a Giuliano Amato. Messaggio chiaro. Nello studio della Fondazione Italianieuropei, c'era anche Piero Fassino. A dimostrazione che la Quercia ha un nome secco per il Quirinale. E in quella sede l'annuncio del presidente dei Ds ha avuto anche il sapore della sfida. Perché il Dottor Sottile è un altro candidato in campo. «Sei sicuro di avere i numeri?», gli ha chiesto Amato. D'Alema, senza fare una piega, gli ha risposto: «Sarai un perfetto ministro degli Esteri».
In superficie la partita del Quirinale dentro il centrosinistra adesso si gioca sul come. Metodo Ciampi, cioè elezione condivisa con l'opposizione, oppure, dopo aver provato la strada del dialogo, una nomina anche a maggioranza, seguendo l'esempio del Senato? Ma dietro le formule spunta la battaglia dei nomi per la successione a Carlo Azeglio Ciampi. Al vertice dei segretari dell'Unione, il segretario della Quercia arriverà con una sola proposta, del tipo prendere o lasciare: «Noi faremo di tutto per portare D'Alema sul Colle. È una candidatura che va preparata per bene, è una candidatura sulla quale deve convergere l'intero centrosinistra. Massimo non può essere considerato un candidato di partito. È stato presidente del Consiglio, presidente della Bicamerale, è uomo delle istituzioni. Così va presentata la sua candidatura, così noi la porteremo fino in fondo», ha spiegato alla segreteria del partito.
Parole che lasciano intendere anche la strada di un'elezione a colpi di maggioranza, che può scattare dalla quarta votazione in poi. Ma ora che la corsa è partita, ed è un lampo, quattro giorni di fuoco, entrano in scena anche i frenatori. A partire dai tempi, che sono stretti, ma che Romano Prodi non ha alcuna intenzione di comprimere ulteriormente.
Il Professore è ancora scottato dall'inversione del calendario che gli ha soffiato la possibilità di ottenere subito l'incarico da Ciampi. E ieri ha fatto sapere alla Quercia che il vertice del centrosinistra, previsto per oggi, potrebbe slittare a domani. «Abbiamo tutti molti impegni», ha spiegato, laconico. Più urgenti della scelta per il Quirinale? Frenata formale, ma frenata.
Più sostanziale è la prudenza della Margherita. Paolo Gentiloni, braccio destro di Francesco Rutelli, non esclude altre candidature: «Ne abbiamo alcune di autorevoli, tra le quali c'è anche D'Alema. Quello che conta è la conferma del metodo Ciampi». E se Silvio Berlusconi dovesse dire no alla proposta del centrosinistra su D'Alema? È Maurizio Fistarol, altro stretto collaboratore di Rutelli, a disegnare lo scenario che aprirebbe un nuovo braccio di ferro nell'Unione: «Se c'è il no del Polo, inviteremo i Ds a riflettere sull'opportunità di partire con uno scontro sul Quirinale». Magari per lasciare il passo a un altro candidato autorevole: Franco Marini, neopresidente del Senato.
Dare voce in capitolo al Polo potrebbe anche voler dire non proporre un nome secco. Per i Ds non ci sono subordinate: «Anche con il metodo Ciampi non ci furono rose, ma un solo candidato», avverte il fassiniano Fabrizio Morri. A Piazza Santi Apostoli invece la rosa di nomi non viene esclusa. D'Alema però ostenta sicurezza. E nei suoi colloqui racconta di un incontro recente con Gianni Letta: «Mi ha fatto gli auguri per il Colle».
La linea iperpurdente della Margherita, che tiene sulla corda la Quercia e D'Alema, era stata anticipata da un editoriale di Europa: «Il centrosinistra non deve correre il rischio di muro contro muro in Parlamento». Ed è una linea sposata da Prodi. Metodo Ciampi dunque significa che D'Alema per il momento non è candidato unico. Si prepara a diventarlo dopo che i leader si saranno riuniti, forse. Poi però mancherà un altro passaggio: la risposta del centrodestra.
In questa fase, diventa necessario uscire allo scoperto e schierare le truppe. D'Alema ieri ha messo in campo le sue. Con i parlamentari e grandi elettori della Quercia, naturalmente. Ma non solo. Mastella, Diliberto e Rifondazione sono bacini di voti molto affidabili. Sulla carta, ovviamente. L´Italia dei valori anche. I Verdi, a sorpresa, potrebbero accodarsi. «Pecoraro Scanio faceva il tifo per Amato. Ha un debito di gratitudine: lo ha fatto ministro, ha valorizzato i Verdi nel suo ultimo governo - racconta Paolo Cento - . Ma ci siamo riuniti e abbiamo deciso di sostenere D'Alema».
A queste, vanno aggiunte le adesioni personali. Rosy Bindi è una dalemiana della Margherita: «Dalla quarta votazione in avanti, arriveranno anche i voti del Polo, vedrete. Sbraiteranno all'inizio e poi sottobanco saranno per D'Alema». Lei non sembra affezionata al metodo Ciampi. Ma a corsa iniziata cominciano ad arrivare anche i no.
«D'Alema 'sto c... «, è la sentenza di Marco Pannella sulle intenzioni della Rosa nel pugno, 18 deputati e nessun senatore. «Io gliel'ho detto a Prodi l'altra sera - spiega il leader radicale - . "Se va D'Alema rischi grosso pure tu. Palazzo Chigi non conterà più niente, resteranno solo D'Alema e Berlusconi"». Perché «Massimo è il candidato forse inconsapevole del Cavaliere», precisa Pannella. La pattuglia radical-socialista però ha qualche crepa. «Almeno tre nostri deputati voteranno il diessino», ammette Pannella. Uno è l'ex dalemiano Salvatore Buglio. A D'Alema la Rosa preferisce Amato, da sempre. Ma adesso è pronta a spostarsi su Franco Marini, pur di non ingoiare D'Alema.
Il presidente del Senato è l'uomo che potrebbe nascondersi dietro la frenata della Margherita. E come seconda carica dello Stato nessuno può escluderlo da un'eventuale rosa. Per il momento, comunque, i nomi restano due: D'Alema e Amato. In sordina, l'ex socialista sta facendo muovere i suoi. Pescandoli anche nel partito che dovrebbe essere granitico su D'Alema.
«Non possiamo fare finta di non aver letto la Costituzione - dice il senatore diessino liberal Enrico Morando -. Per le prime votazioni bisogna sforzarsi di trovare un candidato comune. E se il Polo dice no a D'Alema abbiamo l'obbligo di cercare un'alternativa». Quale? «La soluzione migliore è la rosa di nomi. Con D'Alema, Napolitano, perché i Ds non hanno solo Massimo, e una donna. Oppure Amato».
Morando esclude Marini. Ma l'ex leader della Cisl c'è, eccome, in questa fase istruttoria. «Le parole di Gentiloni e Fistarol confermano che Rutelli pensa anche a Marini - spiega il dl Enzo Carra -. E se facciamo per primi la mossa con Berlusconi, Franco ha chance di andare al Quirinale». Ma sul quadro pesa il «vado avanti» di D'Alema. Niente rinunce, stavolta, come per la Camera. L'avvertimento era per Amato, ma anche per Prodi.
Dagospia 04 Maggio 2006