ZEBRA IN BORSA - QUEI 100 MILIONI DELLA JUVE NELLA CRISI FIAT CHE EVITÒ UNA RICHIESTA IMBARAZZANTE PER LA FAMIGLIA AGNELLI: METTERE MANO AL PORTAFOGLIO - PILOTARE GLI ARBITRAGGI E' UN'INFRAZIONE ALLE NORME SULLE SOCIETÀ QUOTATE (AGGIOTAGGIO).
Gianni Dragoni per "Il Sole 24 Ore"
Fecero comodo quei 100 milioni di euro che l'Ifi incassò dalla quotazione in Borsa della Juventus, nel dicembre 2001. L'operazione avvenne in parte con la vendita di azioni della cassaforte degli Agnelli, in parte con un aumento di capitale, che fece arrivare 62,6 milioni alla squadra di calcio.
L'Ifi, allora presieduta da Giovanni Agnelli, utilizzò i soldi il mese successivo, per finanziare l'aumento di capitale della Fiat da un miliardo di euro.
L'Ifi aveva bisogno di 180 milioni, altri 125 milioni li versò la controllata Ifil. Grazie ai cento milioni ottenuti dalla vendita di azioni bianconere, l'Ifi poté fare la sua parte per la Fiat limitando il ricorso ai debiti ed evitando una richiesta imbarazzante per la famiglia Agnelli: mettere mano al portafoglio.
Ma per i 41mila che comprarono i titoli Juventus non fu un affare. Le azioni furono vendute a 3,7 euro, un prezzo mai più raggiunto. In Borsa i titoli sono scesi fino a 1,2 euro. Quest'anno sono in ripresa, impetuosa nell'ultimo mese, fino ai 2,465 euro di ieri, per ragioni che l'Ifil, oggi azionista di controllo, definisce «inspiegabili».
A portare la Juve in Borsa furono Banca Imi e Merrill Lynch. Quest'ultima era anche stata consulente e global coordinator per Ifil Fiat del bond convertibile da 2,3 miliardi in azioni General Motors e dell'aumento di capitale Fiat da un miliardo. In seguito, Merrill Lynch ha organizzato la controversa operazione Ifil Exor che l'anno scorso è servita a mantenere il controllo del 30% della Fiat. Tornando al 2001, c'è il sospetto di un conflitto d'interesse tra l'attività della banca americana di consulente degli Agnelli per Fiat e quella di venditore al pubblico di azioni Juventus.
Nel calcio i conflitti d'interesse sono di casa. Lo mostra la vicenda dei procuratori sportivi della Gea, per gli intrecci tra figli e padri, esponenti di spicco della finanza e dello sport: Luciano Moggi e il figlio Alessandro, Cesare Geronzi di Capitalia e la figlia Chiara, prima della bancarotta anche la prole di Tanzi e Cragnotti.
Con l'appendice di Franco Carraro, fresco ex presidente della Federcalcio, che ha assunto in Figc l'altra figlia di Geronzi, Benedetta. Della quale è socio in alcune attività suo figlio, Luigi Carraro. Adriano Galliani, vicepresidente del Milan, si tiene stretto il doppio incarico di presidente della Lega calcio.
La Juventus della triade è andata in Borsa con bilanci positivi. Ha anche pagato qualche dividendo, fatto inconsueto nel pallone. Niente da spartire con gli sfracelli finanziari delle altre due squadre quotate, Ss Lazio e As Roma. La prima, andata in Borsa nel 1998 dopo la rimozione del vincolo Consob ai tre bilanci consecutivi in utile, dalla quotazione ha perso il 98% del valore. La Roma, dal maggio 2000, ha perso l' 87 per cento.
La Juventus, dopo due bilanci in rosso, quest'anno potrebbe tornare in attivo, se verranno concluse alcune operazioni straordinarie immobiliari. Lo scandalo delle intercettazioni telefoniche in cui il d. g. Moggi cercava di ottenere arbitri graditi dilata però gli interrogativi sulle carenze dei controlli e di comportamenti «etici» in un settore in cui il capitalismo è molto "familiare". «L'andamento dei risultati economici può essere influenzato dai risultati sportivi della prima squadra nelle competizioni nazionali e internazionali», dice la prima delle «avvertenze per l'investitore» nel prospetto della quotazione Juventus.
Nel documento non si parla di arbitri. Ma è chiaro che il tentativo di pilotare gli arbitraggi può configurare un'infrazione alle norme sulle società quotate, il cosiddetto market abuse o aggiotaggio, perché dai risultati dipendono i ricavi, gli utili e, quindi, il prezzo in Borsa.
In queste valutazioni è coinvolta dunque anche la Consob. I dubbi si estendono all'efficacia dei controlli interni alle società. Senza tralasciare il rischio di conflitti tra controllato e controllore.
Due componenti del collegio sindacale della Juventus, il presidente Giorgio Giorgi e il supplente Paolo Piccatti, hanno cariche anche ai piani superiori. Giorgi è sindaco di Ifil e della holding Ifi; Piccatti è sindaco di Ifil e supplente in Ifi. Il presidente del club, Franzo Grande Stevens, è consigliere di Ifi. Claudio Saracco, consigliere «indipendente» della Juventus e presidente del comitato audit, è anche nel cda Ifil.
Alla Roma il sindaco Giorgio Palasciano è anche presidente del collegio della controllante, Roma 2000. E c'è un cumulo di cariche, anche esecutive, dei componenti della famiglia Sensi. Rosella Sensi, a. d. della Magica, lo è anche nella capogruppo Italpetroli (dove c'è al 49% Capitalia) ed è amministratore unico di As Roma Real Estate.
Dagospia 11 Maggio 2006
Fecero comodo quei 100 milioni di euro che l'Ifi incassò dalla quotazione in Borsa della Juventus, nel dicembre 2001. L'operazione avvenne in parte con la vendita di azioni della cassaforte degli Agnelli, in parte con un aumento di capitale, che fece arrivare 62,6 milioni alla squadra di calcio.
L'Ifi, allora presieduta da Giovanni Agnelli, utilizzò i soldi il mese successivo, per finanziare l'aumento di capitale della Fiat da un miliardo di euro.
L'Ifi aveva bisogno di 180 milioni, altri 125 milioni li versò la controllata Ifil. Grazie ai cento milioni ottenuti dalla vendita di azioni bianconere, l'Ifi poté fare la sua parte per la Fiat limitando il ricorso ai debiti ed evitando una richiesta imbarazzante per la famiglia Agnelli: mettere mano al portafoglio.
Ma per i 41mila che comprarono i titoli Juventus non fu un affare. Le azioni furono vendute a 3,7 euro, un prezzo mai più raggiunto. In Borsa i titoli sono scesi fino a 1,2 euro. Quest'anno sono in ripresa, impetuosa nell'ultimo mese, fino ai 2,465 euro di ieri, per ragioni che l'Ifil, oggi azionista di controllo, definisce «inspiegabili».
A portare la Juve in Borsa furono Banca Imi e Merrill Lynch. Quest'ultima era anche stata consulente e global coordinator per Ifil Fiat del bond convertibile da 2,3 miliardi in azioni General Motors e dell'aumento di capitale Fiat da un miliardo. In seguito, Merrill Lynch ha organizzato la controversa operazione Ifil Exor che l'anno scorso è servita a mantenere il controllo del 30% della Fiat. Tornando al 2001, c'è il sospetto di un conflitto d'interesse tra l'attività della banca americana di consulente degli Agnelli per Fiat e quella di venditore al pubblico di azioni Juventus.
Nel calcio i conflitti d'interesse sono di casa. Lo mostra la vicenda dei procuratori sportivi della Gea, per gli intrecci tra figli e padri, esponenti di spicco della finanza e dello sport: Luciano Moggi e il figlio Alessandro, Cesare Geronzi di Capitalia e la figlia Chiara, prima della bancarotta anche la prole di Tanzi e Cragnotti.
Con l'appendice di Franco Carraro, fresco ex presidente della Federcalcio, che ha assunto in Figc l'altra figlia di Geronzi, Benedetta. Della quale è socio in alcune attività suo figlio, Luigi Carraro. Adriano Galliani, vicepresidente del Milan, si tiene stretto il doppio incarico di presidente della Lega calcio.
La Juventus della triade è andata in Borsa con bilanci positivi. Ha anche pagato qualche dividendo, fatto inconsueto nel pallone. Niente da spartire con gli sfracelli finanziari delle altre due squadre quotate, Ss Lazio e As Roma. La prima, andata in Borsa nel 1998 dopo la rimozione del vincolo Consob ai tre bilanci consecutivi in utile, dalla quotazione ha perso il 98% del valore. La Roma, dal maggio 2000, ha perso l' 87 per cento.
La Juventus, dopo due bilanci in rosso, quest'anno potrebbe tornare in attivo, se verranno concluse alcune operazioni straordinarie immobiliari. Lo scandalo delle intercettazioni telefoniche in cui il d. g. Moggi cercava di ottenere arbitri graditi dilata però gli interrogativi sulle carenze dei controlli e di comportamenti «etici» in un settore in cui il capitalismo è molto "familiare". «L'andamento dei risultati economici può essere influenzato dai risultati sportivi della prima squadra nelle competizioni nazionali e internazionali», dice la prima delle «avvertenze per l'investitore» nel prospetto della quotazione Juventus.
Nel documento non si parla di arbitri. Ma è chiaro che il tentativo di pilotare gli arbitraggi può configurare un'infrazione alle norme sulle società quotate, il cosiddetto market abuse o aggiotaggio, perché dai risultati dipendono i ricavi, gli utili e, quindi, il prezzo in Borsa.
In queste valutazioni è coinvolta dunque anche la Consob. I dubbi si estendono all'efficacia dei controlli interni alle società. Senza tralasciare il rischio di conflitti tra controllato e controllore.
Due componenti del collegio sindacale della Juventus, il presidente Giorgio Giorgi e il supplente Paolo Piccatti, hanno cariche anche ai piani superiori. Giorgi è sindaco di Ifil e della holding Ifi; Piccatti è sindaco di Ifil e supplente in Ifi. Il presidente del club, Franzo Grande Stevens, è consigliere di Ifi. Claudio Saracco, consigliere «indipendente» della Juventus e presidente del comitato audit, è anche nel cda Ifil.
Alla Roma il sindaco Giorgio Palasciano è anche presidente del collegio della controllante, Roma 2000. E c'è un cumulo di cariche, anche esecutive, dei componenti della famiglia Sensi. Rosella Sensi, a. d. della Magica, lo è anche nella capogruppo Italpetroli (dove c'è al 49% Capitalia) ed è amministratore unico di As Roma Real Estate.
Dagospia 11 Maggio 2006