MONSIGNORE NEL FANGO - NO PACS, SI' TRANS: CARINA LA NOTIZIA DEL PRETE DEL VATICANO CHE MANDA ALL'OSPEDALE I POLIZIOTTI CHE LO BECCANO IN CERCA DI PROSTITUTI. SÌ, "MA SOLO MAGGIORENNI E NON MINORENNI". UN PO' MORBOSO, MAGARI, MA NON PEDOFILO.
Fabrizio Caccia per il Corriere della Sera
Gli hanno intimato l'alt ma lui, il monsignore, invece è partito a razzo. Ha speronato due volanti e mandato tre agenti all'ospedale. Insomma, tutto il contrario di «Don Matteo». Grave, ora, è l'imbarazzo presso la Segreteria di Stato vaticana, dove l'alto prelato lavora. Tutto è successo sabato scorso, intorno a mezzanotte. Valle Giulia, a Roma, è il posto risaputo dei «femminielli», dei ragazzi di vita, dei trans, dei giovani prostituti rumeni che si offrono ogni sera per pochi soldi ai loro clienti, nei vialetti bui tra la Galleria nazionale d'Arte Moderna e lo zoo di Villa Borghese. Valle Giulia è luogo di caccia e safari notturni. Della carne in vendita.
Sabato scorso, intorno a mezzanotte, il monsignore di mezz'età, lombardo di nascita, dottore in diritto canonico e coadiutore a San Pietro, costeggiava quella strada a bordo della sua Ford. Era vestito in borghese - così è scritto nel rapporto consegnato dagli agenti in Procura - l'abito talare riposto prudentemente nel bagagliaio.
Ma cosa ci faceva là? E perché a quell'ora? Alla fine l'avrebbe ammesso: voleva incontrare qualcuno, sì, «ma solo maggiorenni e non minorenni». Un po' morboso, magari, ma non pedofilo. Al telefono, dalla Casa di Santa Marta, il prestigioso alloggio dei cardinali dell'ultimo conclave, lui stesso ora si difende: «Macché trans... Non è andata così. E poi sono stati i poliziotti a picchiare me... Comunque non posso parlare, devo prima chiedere l'autorizzazione ai miei superiori...». Clic. Silenzio.
Intanto, però, il monsignore della prima sezione della Segreteria di Stato, sacerdote minutante, ordinato Presbitero a 24 anni, è stato deferito all'autorità giudiziaria e denunciato per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Comportamento a dir poco sospetto, il suo. Quando, sabato sera, ha visto avvicinarsi la prima auto dei poliziotti, forse si è spaventato. Era un'auto-civetta della IV sezione della Squadra Mobile, specializzata in reati sessuali e a danni dei minori. A bordo, solo uomini in borghese.
La notte a Valle Giulia controlli e pattugliamenti sono di routine. E frequenti sono pure le retate: «Così ho temuto che fosse una rapina, non ho capito che quelli erano agenti, pensavo fossero malviventi», ha detto lui, dopo, a inseguimento finito.
La sua reazione, però, è stata degna di un film poliziesco. Da «Roma violenta» o quasi. La prima macchina l'ha seminata in piazza Thorwaldsen. E non si è fermato neppure davanti alla seconda auto-civetta, che un po' più su, lungo viale Aldrovandi, verso Villa Borghese, gli ha tagliato la strada. Anzi, il prete l'ha tamponata, proseguendo poi come un missile la sua corsa, fino a quando non è andato materialmente a sbattere contro una volante - la terza macchina - accorsa sul posto, dopo che in Questura ormai era scattato l'allarme. Bilancio: tre poliziotti nello scontro sono rimasti contusi e hanno dovuto farsi medicare in ospedale.
Gli agenti della IV sezione della Squadra Mobile, diretti da Dania Manti, negli ultimi tempi a Roma hanno arrestato diverse persone con l'accusa di pedofilia: l'operazione «Fiori nel fango» - una squallida storia di zingarelli sfruttati nella borgata di Tor Fiscale - è roba loro. In manette è finito un allenatore di calcio.
Un mese fa, poi, è stata la volta di padre Marco Agostini, della congregazione degli Oblati di San Francesco di Sales. Contro di lui accuse pesantissime: centinaia di abusi su decine di ragazzi impauriti, soggiogati, plagiati perfino con riti esoterici. Violenze che duravano da almeno 20 anni, secondo il racconto delle sue vittime. Dalla Curia Romana, però, nessuna condanna. Solo silenzio.
Dagospia 14 Maggio 2006
Gli hanno intimato l'alt ma lui, il monsignore, invece è partito a razzo. Ha speronato due volanti e mandato tre agenti all'ospedale. Insomma, tutto il contrario di «Don Matteo». Grave, ora, è l'imbarazzo presso la Segreteria di Stato vaticana, dove l'alto prelato lavora. Tutto è successo sabato scorso, intorno a mezzanotte. Valle Giulia, a Roma, è il posto risaputo dei «femminielli», dei ragazzi di vita, dei trans, dei giovani prostituti rumeni che si offrono ogni sera per pochi soldi ai loro clienti, nei vialetti bui tra la Galleria nazionale d'Arte Moderna e lo zoo di Villa Borghese. Valle Giulia è luogo di caccia e safari notturni. Della carne in vendita.
Sabato scorso, intorno a mezzanotte, il monsignore di mezz'età, lombardo di nascita, dottore in diritto canonico e coadiutore a San Pietro, costeggiava quella strada a bordo della sua Ford. Era vestito in borghese - così è scritto nel rapporto consegnato dagli agenti in Procura - l'abito talare riposto prudentemente nel bagagliaio.
Ma cosa ci faceva là? E perché a quell'ora? Alla fine l'avrebbe ammesso: voleva incontrare qualcuno, sì, «ma solo maggiorenni e non minorenni». Un po' morboso, magari, ma non pedofilo. Al telefono, dalla Casa di Santa Marta, il prestigioso alloggio dei cardinali dell'ultimo conclave, lui stesso ora si difende: «Macché trans... Non è andata così. E poi sono stati i poliziotti a picchiare me... Comunque non posso parlare, devo prima chiedere l'autorizzazione ai miei superiori...». Clic. Silenzio.
Intanto, però, il monsignore della prima sezione della Segreteria di Stato, sacerdote minutante, ordinato Presbitero a 24 anni, è stato deferito all'autorità giudiziaria e denunciato per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Comportamento a dir poco sospetto, il suo. Quando, sabato sera, ha visto avvicinarsi la prima auto dei poliziotti, forse si è spaventato. Era un'auto-civetta della IV sezione della Squadra Mobile, specializzata in reati sessuali e a danni dei minori. A bordo, solo uomini in borghese.
La notte a Valle Giulia controlli e pattugliamenti sono di routine. E frequenti sono pure le retate: «Così ho temuto che fosse una rapina, non ho capito che quelli erano agenti, pensavo fossero malviventi», ha detto lui, dopo, a inseguimento finito.
La sua reazione, però, è stata degna di un film poliziesco. Da «Roma violenta» o quasi. La prima macchina l'ha seminata in piazza Thorwaldsen. E non si è fermato neppure davanti alla seconda auto-civetta, che un po' più su, lungo viale Aldrovandi, verso Villa Borghese, gli ha tagliato la strada. Anzi, il prete l'ha tamponata, proseguendo poi come un missile la sua corsa, fino a quando non è andato materialmente a sbattere contro una volante - la terza macchina - accorsa sul posto, dopo che in Questura ormai era scattato l'allarme. Bilancio: tre poliziotti nello scontro sono rimasti contusi e hanno dovuto farsi medicare in ospedale.
Gli agenti della IV sezione della Squadra Mobile, diretti da Dania Manti, negli ultimi tempi a Roma hanno arrestato diverse persone con l'accusa di pedofilia: l'operazione «Fiori nel fango» - una squallida storia di zingarelli sfruttati nella borgata di Tor Fiscale - è roba loro. In manette è finito un allenatore di calcio.
Un mese fa, poi, è stata la volta di padre Marco Agostini, della congregazione degli Oblati di San Francesco di Sales. Contro di lui accuse pesantissime: centinaia di abusi su decine di ragazzi impauriti, soggiogati, plagiati perfino con riti esoterici. Violenze che duravano da almeno 20 anni, secondo il racconto delle sue vittime. Dalla Curia Romana, però, nessuna condanna. Solo silenzio.
Dagospia 14 Maggio 2006