PRODI ROULANT - SALUTAME ZAPATERO - RUINI E' CONTENTO - LA MELANDRINA SCOLLATA - VIOLANTE VIOLATO - BERTINOTTI SUBITO SCOMUNICATO - GIUSTIZIA: DOPO CASTELLI, VA BENE ANCHE MASTELLA - PECORARO SUL PONTE: NESSUNA PENALE A IMPREGILO.

1 - Jena per La Stampa - Premier, premier delle mie brame, chi sarà il più vice del reame?

2 - da la Repubblica - I coniugi Prodi abiteranno a palazzo Chigi (a differenza di Berlusconi, che ha sempre preferito palazzo Grazioli come residenza e ufficio), nell'appartamento di servizio al terzo piano, restaurato proprio dal Cavaliere nel '94. E' grande 120 metri quadrati e Flavia Franzoni ha fatto sapere che la cucina è troppo grande e il living troppo piccolo. Comunque sembra sia stata lei a convincere «Romano» a trasferirsi, per poter vedere il marito anche nei ritagli di tempo. Prodi ha voluto dare in compenso un suo tocco alla casa, facendosi installare in camera una sofisticata bici da corsa montata su tapis roulant.

3 - Robin per Europa - Appena arrivato al governo, Zapatero ha ritirato le truppe dall'Iraq. Noi, ieri, abbiamo chiesto nell'ordine la legalizzazione delle droghe leggere (Ferrero), la cancellazione del progetto sul Ponte di Messina (Bianchi), l'eliminazione dello scalone pensionistico (Damiano). Dilettanti...

4 - Dalla prima pagina di Europa, quotidiano della Margherita - Rutelli e Gentiloni rappresentano obiettivamente la garanzia che l'asset decisivo per il ruolo dell'Italia sui mercati globali sarà curato in maniera innovativa e competente. Si aggiunge in extremis Giovanna Melandri - mai sottovalutare le sue capacità di ripresa: era esclusissima fino a poche ore fa - con la grana dello sport e con l'obbligo di dimostrare a che cosa serva una delega per i giovani.

5 - Sempre Europa - Ci sono deficit di fantasia e di innovazione? Sì, ci sono. A chi si straccia le vesti per Mastella alla Giustizia - chissà poi perché - si può obiettare che dopo Castelli fare danni peggiori è veramente difficile.

6 - Marco Tosatti, per La Stampa - E' un fatto poco noto, ma quello dei beni culturali costituisce forse il campo in cui, in Italia, i contatti fra la Chiesa e lo Stato sono più intensi e frequenti. Quindi è molto importante chi dirige questo dicastero. La presenza di Rutelli è vista come una garanzia, e non fa rimpiangere più di tanto la partenza di Rocco Buttiglione, fortemente voluto dalla Santa Sede all'epoca, che vedeva con timore l'ipotesi La Malfa alla guida di quel ministero.

7 - dal Corriere della Sera - Dopo il giuramento, il primo atto da ministro dei Beni culturali compiuto da Francesco Rutelli è stato quello di andare a fare visita ad Alberto Ronchey. L'editorialista del Corriere della Sera ricoprì infatti lo stesso incarico nel governo Ciampi dall'aprile 1993 al maggio 1995. Fu proprio Ronchey a mutare la concezione del museo con una legge che prevedeva non solo orari prolungati ma anche una serie di «servizi aggiuntivi» (libreria, attività di didattica, punti di ristoro, biglietteria e vigilanza) che potevano essere dati in concessione a privati. Durante una sospensione del primo Consiglio dei ministri, Rutelli ha poi visitato a sorpresa la mostra su Raffaello nella Galleria Borghese, che aprirà venerdì.



8 - Natalia Lombardo per l'Unità - Giovanna Melandri, la più giovane del Prodi Terzo Millennio (44 anni, ministro bis) scintilla in variazioni champagne tra sete e ampio decolleté, accattivante per un Giovane galà Sportivo. In negativo accanto a lei Rosy Bindi monacale ma col guizzo nelle scarpe femminili. Arriva a passo svelto e bacia tutte e due Emma Bonino verde speranza. Per la Bindi la Famiglia senza portafoglio: gliel'ha scippato il compagno di margherite Beppe Fioroni, mariniano asceso all'Istruzione: «In questo palazzo chi è entrato Papa è uscito cardinale», scherza amara Rosy. più buona con l'amica Livia che va alla sua (ex) Sanità: «È stato unilaterale, ma le ho passato il testimone». Nessuna guerra e un abbraccio comune con D'Alema. Che poi l'onorevole Luxuria l'avrebbe vista bene al Quirinale non le dispiace: «Ecco, l'è una persona intelligente», risponde la toscana doc sotto i Dioscuri.

9 - Concita De Gregorio per la Repubblica - Fa caldo nelle giacche ma qualcuno arriva su per la salita a piedi: Parisi, Rutelli, Padoa Schioppa. Qualcuno in auto insieme: Prodi con Enrico Letta, Gentiloni con Fioroni. Li accoglie quello che allora, nel '96, era ministro dell'Interno: da tre giorni il capo dello Stato. Rutelli prende il posto che fu di Veltroni: dieci anni fa uno era sindaco di Roma e l'altro ministro, oggi il contrario. C'era Franco Bassanini, in quella vecchia foto di governo, stasera c'è sua moglie, Linda Lanzillotta. C'erano già Livia Turco e Rosy Bindi, solo che ora la prima è al posto che fu della seconda. Ce n'è di nuovi, anche. Un ex cassintegrato Fiat e un ordinario di tecnologie dei polimeri, per esempio. Giulio Santagata uomo di fiducia di Prodi, Barbara Pollastrini donna di partito. Cesare Damiano, la figura più elegante, viene dalla Cgil. Con De Castro i cronisti si sbagliano: "Primo incarico?". "No, sono sempre De Castro ma senza barba".

10 - Monica Guerzoni per il Corriere della Sera - Alfonso Pecoraro Scanio ha pranzato a maccheroni e fettina con il parroco di Santa Maria degli Angeli, Clemente Mastella, cravattone celeste, confessa di aver pregato in chiesa per propiziare il giuramento e ora eccoli qui, i 25 del Prodi bis, emozionati e un po' scomposti sotto i lampadari del salone delle Feste. Mastella, accompagnato dalla moglie, si concede a ogni microfono, i cronisti lo chiamano a gran voce, «Clemente!» e lui si terge il sudore con la mano: «A Ceppaloni per vedermi hanno messo i maxischermi e hanno fatto i fuochi d'artificio». «Onorevole avvocato Antonio Di Pietro...» chiama il segretario generale Donato Marra e un lampadario di cristallo va in blackout. Fabio Mussi ha un'espressione concentrata e triste, Giulio Santagata è smarrito e quando è il suo turno lascia sulla sedia il decreto di nomina: dietrofront. Succede anche a Parisi, rimasto tutto il tempo a petto in fuori. Si alza, giunge al cospetto del presidente, si tocca la testa...

11 - da l'Unità - Gli «esclusi» dal nuovo governo. Il più illustre dei quali è Luciano Violante, ex presidente della Camera, ex capogruppo. Chi ha visto la lista dei ministri da vicino negli ultimi tempi giura che fino a poche ore prima il suo nome era scritto, così come riportato da quasi tutti i giornali. Poi, ieri, più nulla. Cosa è successo? Violante sarebbe rimasto vittima di più fattori diversi: troppi piemontesi (alla fine 5) ci sarebbero stati nel nuovo governo; poi troppe poche donne (a un certo punto sarebbero scese a 2); troppo squilibrio, infine, nelle scelte interne dei Ds. A chi glielo chiede, Violante risponde che oggi non ha nessuna intenzione di parlare. Per lui ora si potrebbero aprire sostanzialmente due orizzonti: o diventare presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera o intraprendere la strada che potrebbe portarlo dritto alla vicepresidenza del Csm. Per Violante infine potrebbe profilarsi anche un'altra via: quella alla quale aspira da tempo e cioè la Corte Costituzionale. Ma per quella probabilmente si dovrà aspettare del tempo visto che il prossimo componente della Consulta che dovrà votare il Parlamento dovrebbe essere targato Margherita.

12 - dal Corriere della Sera - Fausto Bertinotti parla in tv di Pacs, invita il Papa a «vedere» con più attenzione i valori che sorreggono le coppie di fatto, gay compresi, e la Chiesa reagisce, senza indulgenza. Scrive Paolo Viana su Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani, che «sul divano di Bruno Vespa ha preso forma un Bertinotti incauto», una delle massime cariche istituzionali dello Stato «pretende di dare lezioni al Papa». Non basta: «L'ex leader di Rifondazione, appena uscito da Montecitorio ha smesso i panni del presidente di tutti per mettere sull'avviso il presidente del Consiglio», per fornire insomma la sua interpretazione del programma di lavoro del futuro gabinetto. E la Sir, l'agenzia dei vescovi, mette a confronto Napolitano e Bertinotti: il presidente della Camera - si legge in una nota - finisce per oscurare la famiglia che in Italia, come ha sottolineato con forza il nuovo presidente della Repubblica, è una delle istituzioni più care, anche al popolo di sinistra.

13 - Altre grane per Stinto Prodi: il no alla parata del 2 giugno ed al Ponte sullo Stretto di Messina, richieste provenienti dalla sinistra "estrema", e dai Verdi. Con il neo ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che dice, al Corriere, a proposito del progetto del Ponte, da bloccare: "Quella penale riteniamo di non doverla pagare: parleremo con Impregilo, e siamo pronti ad attivare anche le procedure europee. Un governo in campagna elettorale non può firmare un simile contratto sapendo che l'opposizione è contraria".


Dagospia 18 Maggio 2006