I DUE MOTIVI DEL NO DI BERLUSCONI A MEDIASET-TELECOM - DA BISCOM A SARAS, ACQUIRENTI FANTASMA AL MERCATO GRIGIO - GHEDDAFI JUVENTINO, BILANCIO ROSSO PROFONDO - PROFUMO AVVERTE - PER SALVARSI DA PRODI, DEL VECCHIO SI "AUTOTASSA" PER 100 MILIONI.
1 - I TELEFONI DI BERLUSCONI.
Giovanni Pons per "la Repubblica" - Nelle ultime ore negli ambienti milanesi della finanza è corsa una voce che, se fosse vera, rappresenterebbe una bomba per l´intero sistema. Perse le elezioni, Berlusconi si sarebbe candidato a rilevare il 16% di Olimpia che ancora giace nel portafoglio Hopa-Gnutti (è noto infatti che entro il 31 maggio Pirelli e Benetton dovranno decidere se acquistare quella quota cash o procedere alla scissione). Ma l´affare che molti giudicano di gran senso industriale sarebbe fallito sul nascere. Per due ragioni. Principalmente per il fatto che Berlusconi non vuole uscire dalla politica. Crede fermamente che la sua missione imprenditoriale sia alle spalle. E restando in politica non può mettere un piede anche nella prima azienda telefonica del paese. Secondo motivo, non meno importante, la determinazione di Tronchetti ad andare avanti da solo nell´avventura Telecom nonostante i segnali negativi provenienti dalla Borsa. Con il titolo a 2,16 euro, infatti, l´idea di un´Opa cash su tutto il gruppo da parte di un operatore estero è sempre più realistica. Se così stanno le cose, l´idea di una convergenza Mediaset-Telecom è svanita del tutto.
2 - ACQUIRENTI FANTASMA AL MERCATO GRIGIO.
A. Grass. per "Il Sole 24 Ore" - Era il marzo del 2000, quando il titolo e. Biscom, ancora non quotato a Piazza Affari, veniva scambiato sul mercato grigio di Londra a 600 euro, a fronte di un prezzo di collocamento di 160À. Per i siti internet dedicati alla finanza si era di fronte all'affare del secolo: « Se siete tra le persone che pensano di avere le idee chiare sui futuri sviluppi della Rete e sui suoi cambiamenti e pensate che e. Biscom diverrà un leader in Italia nel fornire questi servizi multimediali - scriveva un commentatore -, allora questo è il titolo che fa per voi e non dovrebbero esserci particolari rischi ad acquistarle il primo giorno di quotazione, anche a + 100%: a patto che sappiate tenerle nel cassetto almeno un anno...».
Oggi, a dispetto del tracollo di e. Biscom ( Fastweb), che ieri in Borsa scambiava a 38 euro, su internet sopravvive ancora quel commento del 2000, con tanto di firma, e investitori ineffabili si scambiano ancora al mercato grigio azioni non quotate, a prezzi imponderabili. Per Terna, il mercato grigio parlava di 1,6 euro, sotto al collocamento di 1,7 euro ieri scambiava a 2,1 euro mentre per la Saras il " grey market" indicava mercoledì i 6,3 euro per azione, il 5% sopra il valore di collocamento. Ieri invece il titolo, che è ha registrato sottoscrizioni pari a 4 volte l'offerta, è caduto del 13%, a 5,2 euro.
3 - IL BILANCIO DI GHEDDAFI IN BIANCO E NERO.
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore"- Nel ' 76, la prima incursione di Muhammar Gheddafi nel capitalismo italiano, con l'acquisto tramite la Lybyan Arab Foreign Investment Company ( Lafico) del 13% di Fiat, si è conclusa con ricavi per 3 miliardi di dollari a fronte di un investimento iniziale di 400 miliardi di lire ( circa 250 milioni di dollari). Insomma, sia pure nell'arco di 10 anni, l'investimento era risultato soddisfacente per il braccio bancario del colonnello libico. Non si può dire altrettanto per l'investimento più recente nella Juventus. Nel settembre del 2002, la Lybyan Arab Foreign Investment Company ha annunciato l'acquisizione di 6,4 milioni di azioni della squadra bianconera, pari al 5,31% del capitale. Un'operazione, realizzata sul mercato, che è costata circa 3,5 euro per azione, per complessivi 22,4 milioni. Poi, nei mesi successivi, la Lafico ha acquistato un altro 2% del capitale Juventus, per circa 7,2 milioni di euro. Insomma, oggi l'istituto libico controlla circa il 7,5% del capitale, con un prezzo di carico di 30 milioni, per un asset che ha un valore di mercato di 12 milioni. Quasi un terzo dell'investimento iniziale.
4 - PROFUMO: ALTRI STANNO PENSANDO A OPERAZIONI CROSSBORDER
(AGI) - "Ci sono altre banche che stanno ragionando in maniera fattiva su operazioni cross-border". Lo ha affermato l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, parlando a un incontro organizzato dalla Camera di Commercio Americana. Profumo non ha voluto specificare se si tratta di istituti italiani o stranieri: "Ho gia' detto abbastanza" ha risposto ai giornalisti. Profumo ha spiegato l'aggregazione realizzata tra Unicredito e Hvb, e ha previsto che altri istituti seguiranno sulla medesima strada: "Lo faranno anche altri - ha detto - che non potranno pero' avere la nostra presenza. Queste operazioni servono perche' nessun paese europeo ha dimensioni sufficienti per competere con i mercati americano e cinese. La creazione di un vero mercato interno europeo e' un aspetto assolutamente fondamentale". Riguardo a Unicredit, aggiunge, "abbiamo fatto questa operazione all'estero, nonostante ci fosse spazio per crescere sul mercato domestico, perche' c'erano economie di scala; e poi se fossimo cresciuti in Italia il nostro titolo sarebbe stato troppo dipendente dall'andamento del Pil, piu' che dalle nostre capacita'".
5 - E DEL VECCHIO SI "AUTOTASSA" PER 100 MILIONI
Nicola Porro per il Giornale - Leonardo Del Vecchio non ha certo problemi
di liquidità. E tantomeno le sue cassaforti italiane che hanno in pancia il controllo della Luxottica. Eppure quando si pagano più di 100 milioni di imposte per spostare una partecipazione da una tasca all'altra dello stesso pantalone, la curiosità si fa sovrana. È quanto è successo poco più di una settimana fa. La mitica società di occhiali era infatti controllata con una quota del 68,6% da due holding. Una di queste controlla l'altra ed entrambe avevano una quota diretta di Luxottica. Del Vecchio ha spostato più di 140 milioni di azioni dall'una all'altra concentrando così razionalmente in una sola scatola tutta la quota. Ma il giochetto gli è costato più di 100 milioni di euro (ampiamente pagabili con le ricche cedole in cassa). Infatti i titoli erano in carico al prezzo storico intorno a 1,3 euro, contro un valore di perizia di Luxottica intorno ai 24. È emersa così una plusvalenza ricchissima e superiore ai 3 miliardi di euro.
Grazie alla favorevole normativa fiscale introdotta da Tremonti solo il 9%, nel 2006, sarà imponibile. Insomma il 91 per cento di questa plusvalenza è esente da tassazione, poiché si tratta di quota storica, stabile, non figlia di una speculazione, ma di una patrimonializzazione dovuta ai successi imprenditoriali. Ma resta la curiosità. Perché farlo oggi? Un buon motivo è che già dall'anno prossimo la tassazione sarebbe salita a circa 180 milioni. E che probabilmente l'attuale governo eliminerà questo trattamento di favore, rispingendo le nostre holding nei paradisi lussemburghesi. Ma non basta. Del Vecchio vuol fare ordine tra le sue holding e manca ancora un passaggio per unificarle tutte. E raggruppare così le partecipazioni dei suoi sei figli tutte in un sola scatola. Che a quel punto potrebbe essere anche diversa.
Dagospia 19 Maggio 2006
Giovanni Pons per "la Repubblica" - Nelle ultime ore negli ambienti milanesi della finanza è corsa una voce che, se fosse vera, rappresenterebbe una bomba per l´intero sistema. Perse le elezioni, Berlusconi si sarebbe candidato a rilevare il 16% di Olimpia che ancora giace nel portafoglio Hopa-Gnutti (è noto infatti che entro il 31 maggio Pirelli e Benetton dovranno decidere se acquistare quella quota cash o procedere alla scissione). Ma l´affare che molti giudicano di gran senso industriale sarebbe fallito sul nascere. Per due ragioni. Principalmente per il fatto che Berlusconi non vuole uscire dalla politica. Crede fermamente che la sua missione imprenditoriale sia alle spalle. E restando in politica non può mettere un piede anche nella prima azienda telefonica del paese. Secondo motivo, non meno importante, la determinazione di Tronchetti ad andare avanti da solo nell´avventura Telecom nonostante i segnali negativi provenienti dalla Borsa. Con il titolo a 2,16 euro, infatti, l´idea di un´Opa cash su tutto il gruppo da parte di un operatore estero è sempre più realistica. Se così stanno le cose, l´idea di una convergenza Mediaset-Telecom è svanita del tutto.
2 - ACQUIRENTI FANTASMA AL MERCATO GRIGIO.
A. Grass. per "Il Sole 24 Ore" - Era il marzo del 2000, quando il titolo e. Biscom, ancora non quotato a Piazza Affari, veniva scambiato sul mercato grigio di Londra a 600 euro, a fronte di un prezzo di collocamento di 160À. Per i siti internet dedicati alla finanza si era di fronte all'affare del secolo: « Se siete tra le persone che pensano di avere le idee chiare sui futuri sviluppi della Rete e sui suoi cambiamenti e pensate che e. Biscom diverrà un leader in Italia nel fornire questi servizi multimediali - scriveva un commentatore -, allora questo è il titolo che fa per voi e non dovrebbero esserci particolari rischi ad acquistarle il primo giorno di quotazione, anche a + 100%: a patto che sappiate tenerle nel cassetto almeno un anno...».
Oggi, a dispetto del tracollo di e. Biscom ( Fastweb), che ieri in Borsa scambiava a 38 euro, su internet sopravvive ancora quel commento del 2000, con tanto di firma, e investitori ineffabili si scambiano ancora al mercato grigio azioni non quotate, a prezzi imponderabili. Per Terna, il mercato grigio parlava di 1,6 euro, sotto al collocamento di 1,7 euro ieri scambiava a 2,1 euro mentre per la Saras il " grey market" indicava mercoledì i 6,3 euro per azione, il 5% sopra il valore di collocamento. Ieri invece il titolo, che è ha registrato sottoscrizioni pari a 4 volte l'offerta, è caduto del 13%, a 5,2 euro.
3 - IL BILANCIO DI GHEDDAFI IN BIANCO E NERO.
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore"- Nel ' 76, la prima incursione di Muhammar Gheddafi nel capitalismo italiano, con l'acquisto tramite la Lybyan Arab Foreign Investment Company ( Lafico) del 13% di Fiat, si è conclusa con ricavi per 3 miliardi di dollari a fronte di un investimento iniziale di 400 miliardi di lire ( circa 250 milioni di dollari). Insomma, sia pure nell'arco di 10 anni, l'investimento era risultato soddisfacente per il braccio bancario del colonnello libico. Non si può dire altrettanto per l'investimento più recente nella Juventus. Nel settembre del 2002, la Lybyan Arab Foreign Investment Company ha annunciato l'acquisizione di 6,4 milioni di azioni della squadra bianconera, pari al 5,31% del capitale. Un'operazione, realizzata sul mercato, che è costata circa 3,5 euro per azione, per complessivi 22,4 milioni. Poi, nei mesi successivi, la Lafico ha acquistato un altro 2% del capitale Juventus, per circa 7,2 milioni di euro. Insomma, oggi l'istituto libico controlla circa il 7,5% del capitale, con un prezzo di carico di 30 milioni, per un asset che ha un valore di mercato di 12 milioni. Quasi un terzo dell'investimento iniziale.
4 - PROFUMO: ALTRI STANNO PENSANDO A OPERAZIONI CROSSBORDER
(AGI) - "Ci sono altre banche che stanno ragionando in maniera fattiva su operazioni cross-border". Lo ha affermato l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, parlando a un incontro organizzato dalla Camera di Commercio Americana. Profumo non ha voluto specificare se si tratta di istituti italiani o stranieri: "Ho gia' detto abbastanza" ha risposto ai giornalisti. Profumo ha spiegato l'aggregazione realizzata tra Unicredito e Hvb, e ha previsto che altri istituti seguiranno sulla medesima strada: "Lo faranno anche altri - ha detto - che non potranno pero' avere la nostra presenza. Queste operazioni servono perche' nessun paese europeo ha dimensioni sufficienti per competere con i mercati americano e cinese. La creazione di un vero mercato interno europeo e' un aspetto assolutamente fondamentale". Riguardo a Unicredit, aggiunge, "abbiamo fatto questa operazione all'estero, nonostante ci fosse spazio per crescere sul mercato domestico, perche' c'erano economie di scala; e poi se fossimo cresciuti in Italia il nostro titolo sarebbe stato troppo dipendente dall'andamento del Pil, piu' che dalle nostre capacita'".
5 - E DEL VECCHIO SI "AUTOTASSA" PER 100 MILIONI
Nicola Porro per il Giornale - Leonardo Del Vecchio non ha certo problemi
di liquidità. E tantomeno le sue cassaforti italiane che hanno in pancia il controllo della Luxottica. Eppure quando si pagano più di 100 milioni di imposte per spostare una partecipazione da una tasca all'altra dello stesso pantalone, la curiosità si fa sovrana. È quanto è successo poco più di una settimana fa. La mitica società di occhiali era infatti controllata con una quota del 68,6% da due holding. Una di queste controlla l'altra ed entrambe avevano una quota diretta di Luxottica. Del Vecchio ha spostato più di 140 milioni di azioni dall'una all'altra concentrando così razionalmente in una sola scatola tutta la quota. Ma il giochetto gli è costato più di 100 milioni di euro (ampiamente pagabili con le ricche cedole in cassa). Infatti i titoli erano in carico al prezzo storico intorno a 1,3 euro, contro un valore di perizia di Luxottica intorno ai 24. È emersa così una plusvalenza ricchissima e superiore ai 3 miliardi di euro.
Grazie alla favorevole normativa fiscale introdotta da Tremonti solo il 9%, nel 2006, sarà imponibile. Insomma il 91 per cento di questa plusvalenza è esente da tassazione, poiché si tratta di quota storica, stabile, non figlia di una speculazione, ma di una patrimonializzazione dovuta ai successi imprenditoriali. Ma resta la curiosità. Perché farlo oggi? Un buon motivo è che già dall'anno prossimo la tassazione sarebbe salita a circa 180 milioni. E che probabilmente l'attuale governo eliminerà questo trattamento di favore, rispingendo le nostre holding nei paradisi lussemburghesi. Ma non basta. Del Vecchio vuol fare ordine tra le sue holding e manca ancora un passaggio per unificarle tutte. E raggruppare così le partecipazioni dei suoi sei figli tutte in un sola scatola. Che a quel punto potrebbe essere anche diversa.
Dagospia 19 Maggio 2006