GEMINELLO FA GEMERE LUCHINO: "CERTO BERLUSCONI HA DELUSO. MA CON UN PATRIMONIO NEL 2004 DI 321.222 EURO CORRENTI PER FAMIGLIA ITALIANA, E L'ORGANIZZAZIONE CONFINDUSTRIALE PIÙ BELLA DEL MONDO, CI TROVIAMO GOVERNATI COME NEANCHE ORA IN SERBIA".

Geminello Alvi per il "CorrierEconomia" del "Corriere della Sera"


Gentile Presidente Montezemolo, Le scrivo dopo aver appena scoperto sul sito della Confindustria, che la sua è «l'Associazione imprenditoriale più diffusa, e più articolata al Mondo». E, me ne sarei complimentato con Lei, subito. Non ci trovassimo in questi giorni di nomine, con appena eletti un comunista e un sindacalista a presiedere le Camere, e un reduce del Partito comunista italiano alla presidenza della Repubblica. Per non dire del governo dove solo all'Est ci sono più comunisti, pentiti o meno. Mi viene perciò l'irrispettoso dubbio di chiederLe: come è possibile?

L'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha certo i suoi difetti. Ma è ben strano risultato che tutti i grandi giornali, di cui sono azionisti poteri e imprese «dell'associazione più diffusa e articolata al Mondo», abbiano aiutato la loro vittoria per un pelo. E il tutto dopo che proprio Lei, al convegno di marzo a Vicenza, nel suo discorso che aveva avuto buoni momenti, aveva spiegato splendidamente: «Dobbiamo ridurre la burocrazia a tutti i livelli. Non è possibile che la più grande azienda del paese sia la politica...».

Certo l'Italia è complicata, e il governo di centrodestra ha deluso. Ma con un patrimonio nel 2004 di 321.222 euro correnti per famiglia italiana, e l'organizzazione confindustriale più bella del mondo, ci troviamo governati come neanche ora in Serbia.

Lei ancora diceva: «Nel 1996 c'erano trenta aziende municipalizzate in forma di società per azioni e oggi ce ne sono settecento. E praticamente tutte sono a controllo pubblico...invece di liberalizzare il mercato si allarga la concorrenza sleale di chi opera in regimi protetti con i soldi dei cittadini». Bene. Ma è pensabile che i poltrone-occupanti nelle municipalizzate o negli immobili degli enti Locali si sentano ora scoraggiati?

Per lo più ex sindacalisti, rifondatori, o politici di mestiere, mi paiono più che confermati dalle elezioni nei loro interessi. Insomma lo scenario è il peggiore prevedibile: un potere, ch'è persino nei nomi un ritorno da incubo agli Anni Settanta, non può riformare i danni che la politica da allora ha fatto e fa all'Italia.



E, detta la perplessa sorpresa mia, per i recenti eventi politici, ecco l'altro dubbio che ne consegue. Lei spiegava: «Abbiamo vissuto troppo a lungo un'epoca di assistenzialismo. E oggi abbiamo un Paese che si è imborghesito senza aver creato una vera borghesia che sia classe dirigente». Detto ancora bene; ma per logica allora il primo compito di chi avversa una Repubblica fondata sulle rendite, sarebbe rifare lo Stato. Diminuirlo privatizzando le sue attività così da tagliare il debito; e inoltre sfoltire di molto gli statali in obbedienza al principio di sussidiarietà. Il che implica tagliare le tasse: la sola maniera seria di tagliare la spesa per manutenzioni, statali in eccesso, pensioni ai cinquantenni.

E questa sarebbe appunto la vera rivoluzione da fare nel nostro Paese: diminuire il carico fiscale. E invece temo molto che Lei proporrà forse altro alla prossima assemblea di Confindustria di giovedì: mi pare più orientato a proporre semmai una sua redistribuzione. Per far diminuire il carico fiscale, e il costo delle retribuzioni lorde, al convegno di Vicenza già anticipava: «Parte delle risorse possono essere recuperate con una diversa redistribuzione del carico fiscale e contributivo tra le varie categorie di reddito e uno spostamento del carico fiscale da quello diretto a quello indiretto».

Il che, sempre se ho ben capito, implica un aumento dell'Iva e più contributi per i lavoratori a progetto e precari. In breve si lascia fare il carrozzone della felicità prodista: il che significa pressione fiscale in crescita, e sprechi continuati della politica: appunto «la più grande azienda del Paese».

E la mia deduzione maligna è quindi che la confederazione degli industriali si sia da anni rassegnata a questa azienda; e che badi soltanto a conviverci. Al prezzo appunto di qualche ribasso delle retribuzioni lorde e tasse e contributi redistribuiti sui lavoratori non rappresentati.

Col risultato di un sacrificio della domanda interna; giacché ai lavoratori dipendenti non toccheranno benefici di molto maggiori in busta paga di quelli dati dal precedente governo.
Forse ho capito male; ma pure per le liberalizzazioni, mi pare che l'enfasi sia tutta concentrata sui farmacisti o sui tassisti. Non una riga ho ancora letto nei suoi discorsi, ma spero di leggerla, sulle Ferrovie dello stato. Azienda di fatto cogestita da sindacati e commesse di grandi imprese. Eppure ogni treno trasporta quanto duecento tassisti per volta. Insomma mi riconfermo nel maligno dubbio che sopra le ho detto.
Per favore me lo cancelli.


Dagospia 22 Maggio 2006