IL "MORALISMO" DELL'ECONOMIST SUL BANCHETTO UMBRO DI PRODI - "L'INTERVISTA PIÙ CRETINA DEL MONDO" - ROMANO NON DORME, PENSA - DILIBERTO SCALCIA - "LA LEGGE LO CONSENTE: BUFFONE PRESIDENTE" - ZARQAWI TOLTO DI MEZZO; FOLLINI ITALIA DI MEZZO.

1 - Visto che le smentite tramite ufficio stampa hanno addirittura l'effetto di incasinare ancora di più le situazioni ingarbugliate (vedi il favoloso caso dell'intervista a Die Zeit, la cui trascrizione in esclusiva su Repubblica si dice fosse stata avallata il giorno prima senza problemi dallo staff di Palazzo Chigi), Stinto Prodi ha pensato bene di passare alle smentite tramite giornalisti. E così per rispondere alla presa in giro dell'Economist sulla scelta di predicare austerity direttamente dalla chiccosa tenuta di san Martino in Campo, il Professore schiera direttamente Fabio Martini della Stampa, che con un doppio passo alla Del Piero va all'attacco del moralismo britannico: "Scrive l'Economist: 'Dopo aver ascoltato da Padoa Schioppa lo stato gravissimo della finanza pubblica italiana, i ministri si sono goduti un banchetto di cinque portate con tartufo e risotto al piccione'. Una sapiente pennellata che sconfina nel moralismo, se è vero che 'le cinque portate' altro non sono che un antipasto, un risotto, un filetto di maiale, il contorno, il dessert e se è vero che, quando nel dicembre 2005 i leader dell'unione si trasferirono sempre a San Martino per scrivere il programma, il costo per coperto era stato di 35 euro. Ma è altrettanto vero che il costo finale (ancora informale) della trasferta si aggira sui 60mila euro, certo ripartiti per ministero e comprensivi delle indennità di trasferta per tutto il personale al seguito (scorte, autisti)". E ancora: "La Posta del Donini è sicuramente un albergo confortevole, ma non 'lussuoso' come scrive l'Economist: qualche ministro, pur senza lagnarsene, raccontava di non aver trovato in stanza il frigo-bar". Chissà come saranno contenti i proprietari dell'Hotel.

2 - Robin per Europa - Delle cose eccentriche (non) dette da Prodi nella (stravolta) intervista a Die Zeit (alcune delle quali giuste, ma non diremmo quali, del resto lui mica le ha dette davvero), ce n'è una sulla quale vale la pena intervenire. Dovesse mai cadere questo governo (non cadrà mai e dovremo sostituire i ministri solo per motivi biologici), anche senza Prodi non intendiamo restare all'opposizione né 60 anni, né 6 anni e possibilmente neanche 6 mesi (ma tanto il problema non si porrà e l'intervista era mal tradotta).

3 - "L'intervista più cretina del mondo", è il titolo del fondo di Renato Farina che appare oggi su "Libero", dedicato a quanto ha detto Stinto Prodi ai tedeschi di "Die Zeit".

4 - Parole di Marcello Veneziani, su Libero - Il tranquillo Prodi che scandisce le parole come se gli italiani fossero deficienti, sordastri e incapaci di intendere e di volere, lui che fa della moderazione un timbro di voce e uno stile ciclistico di vita, è riuscito a mettere in agitazione gli italiani e le sue più note agenzie di riferimento. Militari, carabinieri, polizia già duramente provati dagli esordi disastrosi del Quirinale, della Giustizia e del Parlamento sui casi Sofri, Bompressi e D'Elia, più contorno di brigatisti assolti. Papa, preti e credenti sulle questioni che riguardano la fecondazione eterologa, coppie gay e ombre gay sullo sfondo. Più le opere pubbliche saltate, popolazioni e regioni frustrate.. E imprenditori, liberi professionisti e dipendenti allarmati dalla pioggia di tasse all'orizzonte. Sono riusciti perfino a scontentare gli italiani all'estero che pure sono stati decisivi per il successo del centro-sinistra: hanno moltiplicato i ministeri ma hanno chiuso quello degli italiani all'estero. Se lo meritano, i nostri ex-connazionali, vorrei dire, hanno ricevuto la stessa ingratitudine che hanno dimostrato verso Tremaglia e il governo Berlusconi che hanno permesso loro di votare. Ma Prodi è riuscito a scontentare subito anche loro.

5 - dal Corriere della Sera - L'incontro è durato a lungo, un'ora e mezza. «Ogni tanto chiedevo a Silvio Sircana: ma Prodi sta dormendo? Ha gli occhi chiusi... e Sircana: no, Grillo, guardi che sta pensando». Insolito vertice a palazzo Chigi, quello di ieri mattina tra il presidente del Consiglio e il comico genovese, titolare di un blog (www.beppegrillo.it) che da due anni - parole di Grillo - tenta di realizzare un esperimento di «democrazia dal basso».

6 - Parole di Oliviero Diliberto, leader del Pdci, pubblicate da La Stampa - Prodi non sta seguendo quel che lui stesso ha scritto nel programma. Spero che si possa correggere. Comunque ho anch'io un dispaccio d'agenzia che vorrei leggerle. E' del ministro della difesa Arturo Parisi, dice che l'Italia continuerà a farsi carico della ricostruzione dell'Iraq. Questa è continuità con gli impegni presi da Berlusconi. Ebbene noi presenteremo in Parlamento una mozione in cui si chiederà di modificare le regole d'ingaggio dei nostri militari. Non è possibile che continuino a fare il pattugliamento per proteggere gli inglesi. E' così che gli italiani muoiono.

7 - da il Giornale - L'occasione era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. E i giovani di Forza Italia non se la sono lasciata scappare. A Firenze arrivava ieri Romano Prodi e solo 24 ore prima la Cassazione aveva sentenziato che dare del "buffone" al presidente del Consiglio non è reato. Anzi, ha una sua utilità sociale. La causa riguardava il freelance Pietro Ricca (l'urlatore) e Silvio Berlusconi (allora premier). Ma il diritto è diritto. E la legge è uguale per tutti. Così quando Prodi si è avvicinato a piedi all'ingresso della galleria dell'Accademia per partecipare alla cena organizzata dall'Associazione europea dei costruttori automobilistici, in via Ricasoli, si è trovato di fronte un gruppo di una trentina di contestatori di Forza Italia che ha iniziato a scandire slogan contro di lui. La ciliegina sulla torta è stata però un grande striscione con scritto "La legge lo consente: buffone presidente". Prodi, senza fermarsi, ha rivolto lo sguardo ai contestatori e ha sorriso, poi è entrato all'Accademia.



8 - dal Corriere della Sera - Dietro il siluramento della pacifista Lidia Menapace, candidata e mai eletta alla presidenza della Commissione Difesa del Senato, ci sarebbero le Forze Armate. Così ha sostenuto ieri il senatore del Prc, Luigi Malabarba, 54 anni, negli ultimi tre componente del Copaco (Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza). Che ieri, in un'intervista a Gr Parlamento, ha di fatto accusato di «cospirazione» il massimo vertice militare: ossia il capo di Stato Maggiore, l'ammiraglio Giampaolo Di Paola. Provocando l'indignazione del ministro della Difesa, Arturo Parisi, che gli ha risposto con una nota durissima: «Su queste cose non è consentito a nessuno di scherzare neppure minimamente, le sue sono affermazioni gravissime, vorrei essere certo che se ne renda conto».

9 - dal Corriere della Sera - Poco meno di 12 milioni. Per l'esattezza, 11.966.348 euro. Tanto sono costati a Silvio Berlusconi «gli imponenti lavori di sistemazione di tutta l'area» di Villa Certosa in Sardegna: la ormai celebre collinetta vista mare, gli ulivi secolari, l'anfiteatro e tutto il resto. La notizia è contenuta nella nota integrativa che accompagna i conti 2005 della Idra immobiliare, la società nella quale sono custodite le proprietà dell'ex premier. Valore di bilancio: 151,8 milioni, 19 in più dell'anno precedente. Nell'elenco degno di un Paperone, 101,8 milioni di mattoni (oltre ai possedimenti sardi, le ville di Arcore, Macherio, la residenza di Franco Zeffirelli sull'Appia Antica, a Roma, e alcuni appartamenti), 30 milioni di terreni e ben 21 di mobili e arredi.

10 - Sebastiano Messina per la Repubblica - La domanda che veniva in mente più spesso, guardando le immagini di Berlusconi che andava in giro per l'Italia, protetto da una muraglia umana di agenti in borghese, era: ma quante guardie del corpo ha quest'uomo? Da ieri conosciamo la risposta: cinquantuno. Dunque lo stesso governo che ha negato la scorta al «rompicoglioni» Marco Biagi ha destinato cinquantuno persone per difendere un solo uomo: il suo capo. Ora, cinquantuno body-guard non sono una scorta, sono un plotone da combattimento, troppi persino per difendere una santabarbara. Servono solo a erigere una barriera fisica tra il protetto e la folla, che poi saremmo noi cittadini. Giusto per impedire le domande impertinenti, perché se uno vuole non diciamo sparare ma tirare un treppiedi sulla testa del presidente del Consiglio, può farlo tranquillamente, come s'è visto. Cinquantuno guardie del corpo sono dunque uno spreco monumentale. E mi sembrano eccessive anche le 32 persone che sorvegliano Prodi e le 31 che circondano Berlusconi come capo dell'opposizione. Non saprei quale sia il numero giusto: decidano loro. Dimostrandoci con un esempio concreto, se ci riescono, che l'austerità dei politici non si limita al taglio delle consumazioni al frigobar.

11 - da Il Foglio - Sono Alemanno e i suoi, pur non disinteressati, a spargere cautela sul progetto folliniano. Il senatore alemanniano Marcello De Angelis ironizza su una tolkeniana "Terra di nessuno" in cui la Destra sociale non vuole farsi esiliare: "La nostra partita si gioca sulla creazione del soggetto unitario di centrodestra e per contare in un eventuale rito di rifondazione della politica chiamato assemblea costituente". In questo quadro un patto tra Follini e Alemanno avrebbe il valore della prova generale per la nascita di una corrente del partito unitario. Ma i protagonisti dovranno tener conto di altri attori e più pesanti che presenziano sulla stessa scena, come Roberto Formigoni.

12 - Lettera di Maurizio Crippa a Giuliano Ferrara, pubblicata dal Foglio - Zarqawi tolto di mezzo; Follini Italia di mezzo.

13 - Fate leggere al cardinale Camillo Ruini il seguente comunicato stampa di Arcigay-Comitato Provinciale di Roma - L'assessore Mariella Gramaglia è stata riconfermata dal sindaco Walter Veltroni alla guida dell'assessorato per le Pari Opportunità. "Si tratta della scelta più giusta possibile - dichiara Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma - l'assessore Gramaglia è da sempre vicina ai bisogni e alle richieste della comunità lesbica e gay. Il comune di Roma fa ancora una volta una scelta orientata a migliorare le condizioni di vita di molti omosessuali che hanno difficoltà a vivere liberamente il proprio orientamento sessuale".


Dagospia 09 Giugno 2006