OGGI E' FINITO, PRIMA ANCORA DI COMINCIARE, IL SOGNO OLIMPICO DI ROMA 2016 - VELTRONI: ""REGISTRO CHE NON C'E' CONVERGENZA DI TUTTO IL PAESE" - L'IDEA ERA QUELLA DI FAR PRESIEDERE IL COMITATO PROMOTORE A GIANNI LETTA, MA BERLUSCONI NON HA DATO L'OK.
1 - ADDIO AL SOGNO OLIMPICO
(Agi) - "Registro che non c'e' convergenza di tutto il Paese sulla candidatura di Roma per le olimpiadi del 2016". Lo ha detto il sindaco di Roma Walter Veltroni che nel corso di una conferenza stampa al Campidoglio ha quindi annunciato la decisione di ritirare la candidatura della capitale.
2 - UNA SCELTA BIPARTISAN FINITA NEL CESTINO
Luca Pelosi per Il Romanista
Oggi finirà, prima ancora di cominciare, il sogno olimpico di Roma. In mattinata si terrà la giunta del Coni che avrebbe dovuto ufficializzare la candidatura della capitale per i giochi del 2016. Ma probabilmente non sarà neanche necessario affrontare la questione, perché in giornata il sindaco Veltroni annuncerà il ritiro di Roma da una corsa che in realtà non è mai cominciata. Fino a questo momento, infatti, c'era stato solamente un derby vinto con Milano, che si era ricordata di volere i giochi solo nel momento in cui lo stesso Veltroni aveva annunciato la volontà di concorrere per l'organizzazione della XXXI edizione dei giochi.
In realtà, le prime velleità erano state espresse dal sindaco a febbraio 2005, a margine della presentazione della maratona, quando ancora era in bilico la scelta del Cio per l'edizione del 2012. Allora il primo cittadino disse che in caso di assegnazione a una città non europea, la capitale si sarebbe fatta avanti. Vinse Londra, ma, nonostante le scarse probabilità che i giochi possano essere assegnati per due volte consecutive a due città europee, poco tempo dopo, in un'improvvisata conferenza stampa sotto casa sua, Veltroni annunciò l'intenzione di provarci comunque.
La "sfida" con Milano era cominciata in sordina per entrambe, con due dossier ritenuti non sufficienti dal Coni e rinviati al mittente, proprio mentre l'allora presidente del consiglio Berlusconi invitava il mondo dello sport a passare attraverso il governo, prima di decidere. Era gennaio e presto fu chiaro che prima delle elezioni politiche non se ne sarebbe fatto niente. Nel frattempo, però, non vedendo esaudita la richiesta di un ulteriore rinvio per la decisione, Milano si ritirava, annunciando contemporaneamente sia l'appoggio a Roma sia la volontà di candidarsi per il 2020.
Con la rinuncia del capoluogo lombardo, l'atto previsto di oggi, cioè l'ufficializzazione da parte del Coni della candidatura capitolina, sembrava un passo scontato. Non per Veltroni, che alla prima seduta del consiglio comunale ha lanciato un vero e proprio ultimatum: «Ci candideremo se tutto il paese sarà unito. Aspettiamo un segnale concreto». Il segnale richiesto era un appoggio da parte della Casa delle Libertà, per evitare un fallimento come quello del 1997. Pochi giorni prima, da Claudio Barbaro, membro della Giunta Coni in quota AN, e da Riccardo Andriani, responsabile dell'ufficio sport sempre di AN, erano giunti commenti piuttosto critici. E Veltroni in una lettera aveva ribadito al presidente del Coni Gianni Petrucci l'assoluta necessità di un appoggio "bipartisan" alla candidatura.
Nonostante alcune dichiarazioni concilianti, come quelle di Gianni Alemanno, il «segnale» tanto atteso non è arrivato. L'idea era quella di far presiedere il comitato promotore all'ex sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, che sarebbe stato anche d'accordo ma che non accetterebbe, e infatti non ha accettato, senza l'ok di Berlusconi, di cui è sempre stato uno strettissimo collaboratore. Il vicepresidente del senato Mario Baccini (Udc) ne aveva parlato come di una «personalità di assoluto rilievo per la nostra città, che andrebbe valorizzata in ogni occasione e a maggior ragione per un evento del genere». Ma l'evento, a meno che non ci sia stato un colpo di scena nella notte, non ci sarà.
Dagospia 11 Luglio 2006
(Agi) - "Registro che non c'e' convergenza di tutto il Paese sulla candidatura di Roma per le olimpiadi del 2016". Lo ha detto il sindaco di Roma Walter Veltroni che nel corso di una conferenza stampa al Campidoglio ha quindi annunciato la decisione di ritirare la candidatura della capitale.
2 - UNA SCELTA BIPARTISAN FINITA NEL CESTINO
Luca Pelosi per Il Romanista
Oggi finirà, prima ancora di cominciare, il sogno olimpico di Roma. In mattinata si terrà la giunta del Coni che avrebbe dovuto ufficializzare la candidatura della capitale per i giochi del 2016. Ma probabilmente non sarà neanche necessario affrontare la questione, perché in giornata il sindaco Veltroni annuncerà il ritiro di Roma da una corsa che in realtà non è mai cominciata. Fino a questo momento, infatti, c'era stato solamente un derby vinto con Milano, che si era ricordata di volere i giochi solo nel momento in cui lo stesso Veltroni aveva annunciato la volontà di concorrere per l'organizzazione della XXXI edizione dei giochi.
In realtà, le prime velleità erano state espresse dal sindaco a febbraio 2005, a margine della presentazione della maratona, quando ancora era in bilico la scelta del Cio per l'edizione del 2012. Allora il primo cittadino disse che in caso di assegnazione a una città non europea, la capitale si sarebbe fatta avanti. Vinse Londra, ma, nonostante le scarse probabilità che i giochi possano essere assegnati per due volte consecutive a due città europee, poco tempo dopo, in un'improvvisata conferenza stampa sotto casa sua, Veltroni annunciò l'intenzione di provarci comunque.
La "sfida" con Milano era cominciata in sordina per entrambe, con due dossier ritenuti non sufficienti dal Coni e rinviati al mittente, proprio mentre l'allora presidente del consiglio Berlusconi invitava il mondo dello sport a passare attraverso il governo, prima di decidere. Era gennaio e presto fu chiaro che prima delle elezioni politiche non se ne sarebbe fatto niente. Nel frattempo, però, non vedendo esaudita la richiesta di un ulteriore rinvio per la decisione, Milano si ritirava, annunciando contemporaneamente sia l'appoggio a Roma sia la volontà di candidarsi per il 2020.
Con la rinuncia del capoluogo lombardo, l'atto previsto di oggi, cioè l'ufficializzazione da parte del Coni della candidatura capitolina, sembrava un passo scontato. Non per Veltroni, che alla prima seduta del consiglio comunale ha lanciato un vero e proprio ultimatum: «Ci candideremo se tutto il paese sarà unito. Aspettiamo un segnale concreto». Il segnale richiesto era un appoggio da parte della Casa delle Libertà, per evitare un fallimento come quello del 1997. Pochi giorni prima, da Claudio Barbaro, membro della Giunta Coni in quota AN, e da Riccardo Andriani, responsabile dell'ufficio sport sempre di AN, erano giunti commenti piuttosto critici. E Veltroni in una lettera aveva ribadito al presidente del Coni Gianni Petrucci l'assoluta necessità di un appoggio "bipartisan" alla candidatura.
Nonostante alcune dichiarazioni concilianti, come quelle di Gianni Alemanno, il «segnale» tanto atteso non è arrivato. L'idea era quella di far presiedere il comitato promotore all'ex sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, che sarebbe stato anche d'accordo ma che non accetterebbe, e infatti non ha accettato, senza l'ok di Berlusconi, di cui è sempre stato uno strettissimo collaboratore. Il vicepresidente del senato Mario Baccini (Udc) ne aveva parlato come di una «personalità di assoluto rilievo per la nostra città, che andrebbe valorizzata in ogni occasione e a maggior ragione per un evento del genere». Ma l'evento, a meno che non ci sia stato un colpo di scena nella notte, non ci sarà.
Dagospia 11 Luglio 2006