PADOA-SCHIOPPA OSCURA DRAGHI - L'ASSE PROFUMO-ARPE-ABETE OSCURA BAZOLI
LA RIVINCITA DI GIANCARLINO, L'ABETE SPORTIVO - COLAO MERAVIGLIAO GIOCA A CARTE
GUARGUAGLINI SCALPITA, PRODI FRENA E CHIRAC NICCHIA - CHE TULIPANI SPROFUMATI
LA RIVINCITA DI GIANCARLINO, L'ABETE SPORTIVO - COLAO MERAVIGLIAO GIOCA A CARTE
GUARGUAGLINI SCALPITA, PRODI FRENA E CHIRAC NICCHIA - CHE TULIPANI SPROFUMATI
1 - PADOA-SCHIOPPA OSCURA DRAGHI
Anche i banchieri hanno il loro cerimoniale e come sacerdoti del grande tempio della finanza devono rispettare la gerarchia.
All'Assemblea dell'ABI che si è svolta ieri nell'Auditorium Santa Cecilia di via della Conciliazione l'etichetta era d'obbligo. Alle 9,15 in una saletta riservata dietro il foyer i presidenti e gli amministratori delegati hanno preso il caffè insieme al Governatore della Banca d'Italia e al ministro dell'Economia.
Grandi sorrisi, grandi cordialità e scambi di battute sulla cornata di Zidane a Materazzi che ai loro occhi rappresenta la metafora di una finanza francese aggressiva e impulsiva. Le chiacchiere son durate fino alle 10,30 quando con un leggero ritardo sul programma sono entrati nell'Auditorium affollato per occupare i loro posti.
I presidenti delle banche si sono seduti nella prima fila (così impone il cerimoniale) e il giovane Giuseppe Mussari di MontePaschi si è seduto accanto al grande vecchio Cesare Geronzi. Alle loro spalle Matteo Arpe confabulava con Profumo e sbirciava la relazione integrale del presidente uscente Maurizio Sella, che al termine del suo discorso, noioso e incolore, ha lasciato il posto a un esercito di hostess vestite di nero (il colore preferito dai banchieri) che hanno distribuito le 13 cartelle del discorso di Draghi.
I due interventi ufficiali del Governatore e del ministro Padoa-Schioppa sembravano scritti dalla stessa mano. Entrambi hanno bacchettato le banche "troppo inerti" e hanno applaudito alla politica del Governo protesa a fare ordine nei conti pubblici e a salvare gli interessi dei cittadini-consumatori.
La novità non consiste tanto nel pronunciamento positivo del Governatore e del ministro sulla politica del Governo, quanto nell'atteggiamento di Padoa-Schioppa che, per la prima volta nella storia delle Assemblee dell'ABI, non ha fatto la parte del convitato di pietra come i suoi predecessori abituati a lasciare la scena al Governatore di turno.
Chi ha assistito negli anni alla mesta cerimonia della corporazione dei banchieri, ha sempre visto sul proscenio, come protagonista e primo attore, il Governatore della Banca d'Italia verso il quale banchieri e ministri di ogni epoca si sono genuflessi in attesa del Verbo.
Così non è stato ieri perchè il bellunese Padoa-Schioppa ha dimostrato alla platea di non voler fare la parte del terzo ospite che non ha nulla da dire.
Anche questo è un segno che qualcosa è cambiato.
2 - L'ASSE PROFUMO-ARPE-ABETE OSCURA BAZOLI PRENDITUTTO
Quando è uscito da via della Conciliazione Nanni Bazoli, il banchiere bresciano che considera quella strada l'autostrada della fede, aveva il muso più lungo del solito.
Il suo viso ossuto e scarno per le sofferenze bibliche che gli procura l'ambizione politica del genero Gregorio Gitti, non lascia spazio a pensieri rassicuranti. E dopo l'esito delle votazioni per il vertice dell'ABI, sul volto di Bazoli sono apparsi solchi profondi come le stimmate di padre Pio.
L'inedito asse tra Alessandro Profumo, Matteo Arpe e Luigino Abete è stato qualcosa di più di un colpo di teatro, e anche se alla fine Bazoli ha esclamato che la maggioranza in favore del nuovo presidente Corrado Faissola è stata "ampissima", non può sfuggire il significato politico che ha portato le tre banche "pesanti" a smarcarsi e ad astenersi nell'urna.
Sulla nomina del 71enne Faissola al vertice dell'ABI, il bresciano di BancaIntesa aveva fatto nelle ultime settimane un forcing serrato, ma quando si è trattato di imporre anche i vicepresidenti l'asse Profumo-Arpe-Abete si è messo di traverso e ha mandato segnali di guerra.
La ritirata di Bazoli a quel punto è stata doverosa e tutto fa intuire che il percorso dei prossimi mesi dell'ABI sarà un piccolo Vietnam di "provincialismi" e "personalismi".
Ma al di là di questo primo incidente c'è chi sottolinea che la leadership dell'opposizione è saldamente nelle mani di Alessandro Profumo, il banchiere ex-McKinsey che sembra stare oggi nel cuore di Prodi più di quanto lo sia padre Pio da Brescia.
3 - LA RIVINCITA DI GIANCARLINO, L'ABETE SPORTIVO
Luigino Abete di lobby-continua ieri ha ripreso a sudare.
Dopo l'aumento di stipendio a un milione di euro l'anno concesso dai francesi di Bnp Paribas, sembrava che il presidente della Banca di via Veneto avesse raggiunto quello stato di pace che segna il confine tra la ricchezza e la miseria.
In realtà Luigino in questi giorni ha la camicia zuppa e il colletto imperlato perchè gode immensamente del successo del fratello Giancarlo ai mondiali di Germania.
Giancarlino, come lo chiamano gli amici, non è mai stato considerato un fulmine di guerra. La leadership nella famiglia che ha mosso i suoi passi nel mondo delle piccole tipografie e ha ingrandito l'azienda grazie alle commesse pubbliche, è sempre stata attribuita a Luigino, il fratello con maggior senso politico e capacità di relazione.
Fino a un anno fa l'Abete-banchiere era molto preoccupato per il destino dell'Abete-sportivo. Eppure Giancarlino (55 anni, una laurea in economia, deputato in Parlamento e nel 1997 presidente degli Industriali del Lazio) non è uno che sta con le mani in mano. Dal 2000 al 2004 è stato consigliere d'amministrazione della società Aeroporti di Roma e ha sempre bazzicato la Figc (Federazione Italiana Giuoco Calcio) di cui è stato vicepresidente dal dicembre '96 al marzo 2000.
Dentro "calciopoli" Giancarlino ha rappresentato un punto fermo e l'abbraccio di Prodi nel cortile di Palazzo Chigi quando Cannavaro e i suoi compagni hanno fatto venire la gastrite a Berlusconi, ha rappresentato il viatico migliore per occupare un ruolo sempre più importante nel mondo del pallone.
Con l'aiuto del fratello Luigino e della lobby che sta costruendo giorno per giorno la piattaforma di potere per il sindaco di Roma VeltronJohn, il futuro di Giancarlino si presenta roseo.
4 - TULIPANI SPROFUMATI
Si può fare un'intervista senza dire assolutamente nulla?, si possono occupare otto colonne di un giornale importante come il "Sole 24 Ore" senza alcuna ragione?
Si può, è difficile ma si può. Si tratta soltanto di avere i giusti rapporti con quel giornale. Un esempio clamoroso è rappresentato dal colloquio (con mega ritratto fotografico) tra il giornalista Claudio Gatti (che sul "Sole 24 Ore" raramente si occupa di banche) e il massiccio consigliere di amministrazione di Abn Amro, l'olandese Dolf Collee che nella banca di Amsterdam è responsabile dell'attività internazionale.
L'exploit straordinario ha lasciato a bocca aperta gli stessi vertici della banca olandese che si sono chiesti la ragione di tanta attenzione. In fondo il loro consigliere non ha detto nulla, non ha citato un numero, non ha avuto un guizzo di filosofia industriale, e ha ripetuto cose banali sulla strategia retail degli olandesi in Antonveneta.
L'unico messaggio degno di nota è che a settembre gli gnomi di Amsterdam decideranno che cosa fare del 7,68% che detengono in Capitalia.
Troppo poco per meritare tante righe.
5 - COLAO GIOCA A CARTE
C'è molta attesa per il consiglio di amministrazione di Rcs Mediagroup che si svolgerà domani a Milano.
Sicuramente si parlerà della linea politica del futuro del Gruppo di via Solferino. Le turbolenze dei giornalisti del "Corriere della Sera" saranno oggetto di particolari riflessioni e toccherà a Pier Gaetano Marchetti, presidente del Patto di Sindacato, spiegare i contenuti della mediazione tra l'esercito dei redattori incazzati e il comandante ex-McKinsey, Colao Meravigliao.
Su quest'ultimo si punteranno gli occhi in modo particolare. Da settimane girano troppe voci curiose e maliziose che indicano prossima l'uscita del manager dal mondo della carta stampata.
La ritirata nella gara per l'acquisizione di Emap in Francia e le trovatine di marketing (l'ultima consiste nell'offerta di un mazzo di carte da gioco) sembrano insufficienti ad affrontare l'aggressività dei competitor (soprattutto Mondadori) e le criticità del mercato.
6 - GUARGUAGLINI SCALPITA
Il comandante supremo di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, ieri ha vinto una gara in Nigeria, ma chi lo ha visto negli ultimi giorni sostiene che questi successi lo lasciano piuttosto indifferente.
Il vitello d'oro che Pierfrancesco vorrebbe portare sul tavolo del Professore di Palazzo Chigi è il terzo polo europeo della difesa che passa attraverso l'ambiziosa alleanza con il gruppo francese Thales.
E' questo il sogno che il manager livornese (69 anni compiuti il 25 febbraio) sta perseguendo da oltre un anno. Nel giugno dell'anno scorso al salone dell'Aeronautica e dello Spazio di Bourget Guarguaglini si lasciò andare oltre i decibel dell'entusiasmo: "sta andando bene, molto bene, i complimenti fanno un gran piacere, Finmeccanica è entrata nel club delle grandi".
L'entusiasmo del comandante supremo era condiviso dai giornalisti e dalle autorità italiane che con in testa Ciampi e Pera, Tremonti e Scajola, si misero in fila dopo il successo americano per gli elicotteri della Casa Bianca.
Adesso la partita tra Italia e Francia si è fermata, e non sembra che la causa sia da ricercare nell'odio gallico maturato sul terreno di Berlino davanti a 2 miliardi di spettatori, ma sul piano strettamente politico.
In Italia c'è un Governo che parla di tutto, ma che non sembra avere alcuna voglia di aprire il dossier sull'industria della difesa per incoraggiare le ambizioni di Finmeccanica.
Nell'incontro all'Eliseo pare che Chirac abbia glissato alla grande sull'ipotesi che il Gruppo di piazza Montegrappa possa diventare l'azionista numero 3 di Thales dopo lo Stato francese e Alcatel.
In Francia oltre su Zizou Zidane gli occhi sono puntati sulle prossime elezioni e sulla partita dell'Eliseo dove in pista c'è un personaggio come Nicolas Sarkozy di cui non si capiscono le strategie economiche.
Guarguaglini scalpita. La sua poltrona non è in discussione, ma lui vorrebbe che diventasse un trono.
Dovrà aspettare.
Dagospia 13 Luglio 2006
Anche i banchieri hanno il loro cerimoniale e come sacerdoti del grande tempio della finanza devono rispettare la gerarchia.
All'Assemblea dell'ABI che si è svolta ieri nell'Auditorium Santa Cecilia di via della Conciliazione l'etichetta era d'obbligo. Alle 9,15 in una saletta riservata dietro il foyer i presidenti e gli amministratori delegati hanno preso il caffè insieme al Governatore della Banca d'Italia e al ministro dell'Economia.
Grandi sorrisi, grandi cordialità e scambi di battute sulla cornata di Zidane a Materazzi che ai loro occhi rappresenta la metafora di una finanza francese aggressiva e impulsiva. Le chiacchiere son durate fino alle 10,30 quando con un leggero ritardo sul programma sono entrati nell'Auditorium affollato per occupare i loro posti.
I presidenti delle banche si sono seduti nella prima fila (così impone il cerimoniale) e il giovane Giuseppe Mussari di MontePaschi si è seduto accanto al grande vecchio Cesare Geronzi. Alle loro spalle Matteo Arpe confabulava con Profumo e sbirciava la relazione integrale del presidente uscente Maurizio Sella, che al termine del suo discorso, noioso e incolore, ha lasciato il posto a un esercito di hostess vestite di nero (il colore preferito dai banchieri) che hanno distribuito le 13 cartelle del discorso di Draghi.
I due interventi ufficiali del Governatore e del ministro Padoa-Schioppa sembravano scritti dalla stessa mano. Entrambi hanno bacchettato le banche "troppo inerti" e hanno applaudito alla politica del Governo protesa a fare ordine nei conti pubblici e a salvare gli interessi dei cittadini-consumatori.
La novità non consiste tanto nel pronunciamento positivo del Governatore e del ministro sulla politica del Governo, quanto nell'atteggiamento di Padoa-Schioppa che, per la prima volta nella storia delle Assemblee dell'ABI, non ha fatto la parte del convitato di pietra come i suoi predecessori abituati a lasciare la scena al Governatore di turno.
Chi ha assistito negli anni alla mesta cerimonia della corporazione dei banchieri, ha sempre visto sul proscenio, come protagonista e primo attore, il Governatore della Banca d'Italia verso il quale banchieri e ministri di ogni epoca si sono genuflessi in attesa del Verbo.
Così non è stato ieri perchè il bellunese Padoa-Schioppa ha dimostrato alla platea di non voler fare la parte del terzo ospite che non ha nulla da dire.
Anche questo è un segno che qualcosa è cambiato.
2 - L'ASSE PROFUMO-ARPE-ABETE OSCURA BAZOLI PRENDITUTTO
Quando è uscito da via della Conciliazione Nanni Bazoli, il banchiere bresciano che considera quella strada l'autostrada della fede, aveva il muso più lungo del solito.
Il suo viso ossuto e scarno per le sofferenze bibliche che gli procura l'ambizione politica del genero Gregorio Gitti, non lascia spazio a pensieri rassicuranti. E dopo l'esito delle votazioni per il vertice dell'ABI, sul volto di Bazoli sono apparsi solchi profondi come le stimmate di padre Pio.
L'inedito asse tra Alessandro Profumo, Matteo Arpe e Luigino Abete è stato qualcosa di più di un colpo di teatro, e anche se alla fine Bazoli ha esclamato che la maggioranza in favore del nuovo presidente Corrado Faissola è stata "ampissima", non può sfuggire il significato politico che ha portato le tre banche "pesanti" a smarcarsi e ad astenersi nell'urna.
Sulla nomina del 71enne Faissola al vertice dell'ABI, il bresciano di BancaIntesa aveva fatto nelle ultime settimane un forcing serrato, ma quando si è trattato di imporre anche i vicepresidenti l'asse Profumo-Arpe-Abete si è messo di traverso e ha mandato segnali di guerra.
La ritirata di Bazoli a quel punto è stata doverosa e tutto fa intuire che il percorso dei prossimi mesi dell'ABI sarà un piccolo Vietnam di "provincialismi" e "personalismi".
Ma al di là di questo primo incidente c'è chi sottolinea che la leadership dell'opposizione è saldamente nelle mani di Alessandro Profumo, il banchiere ex-McKinsey che sembra stare oggi nel cuore di Prodi più di quanto lo sia padre Pio da Brescia.
3 - LA RIVINCITA DI GIANCARLINO, L'ABETE SPORTIVO
Luigino Abete di lobby-continua ieri ha ripreso a sudare.
Dopo l'aumento di stipendio a un milione di euro l'anno concesso dai francesi di Bnp Paribas, sembrava che il presidente della Banca di via Veneto avesse raggiunto quello stato di pace che segna il confine tra la ricchezza e la miseria.
In realtà Luigino in questi giorni ha la camicia zuppa e il colletto imperlato perchè gode immensamente del successo del fratello Giancarlo ai mondiali di Germania.
Giancarlino, come lo chiamano gli amici, non è mai stato considerato un fulmine di guerra. La leadership nella famiglia che ha mosso i suoi passi nel mondo delle piccole tipografie e ha ingrandito l'azienda grazie alle commesse pubbliche, è sempre stata attribuita a Luigino, il fratello con maggior senso politico e capacità di relazione.
Fino a un anno fa l'Abete-banchiere era molto preoccupato per il destino dell'Abete-sportivo. Eppure Giancarlino (55 anni, una laurea in economia, deputato in Parlamento e nel 1997 presidente degli Industriali del Lazio) non è uno che sta con le mani in mano. Dal 2000 al 2004 è stato consigliere d'amministrazione della società Aeroporti di Roma e ha sempre bazzicato la Figc (Federazione Italiana Giuoco Calcio) di cui è stato vicepresidente dal dicembre '96 al marzo 2000.
Dentro "calciopoli" Giancarlino ha rappresentato un punto fermo e l'abbraccio di Prodi nel cortile di Palazzo Chigi quando Cannavaro e i suoi compagni hanno fatto venire la gastrite a Berlusconi, ha rappresentato il viatico migliore per occupare un ruolo sempre più importante nel mondo del pallone.
Con l'aiuto del fratello Luigino e della lobby che sta costruendo giorno per giorno la piattaforma di potere per il sindaco di Roma VeltronJohn, il futuro di Giancarlino si presenta roseo.
4 - TULIPANI SPROFUMATI
Si può fare un'intervista senza dire assolutamente nulla?, si possono occupare otto colonne di un giornale importante come il "Sole 24 Ore" senza alcuna ragione?
Si può, è difficile ma si può. Si tratta soltanto di avere i giusti rapporti con quel giornale. Un esempio clamoroso è rappresentato dal colloquio (con mega ritratto fotografico) tra il giornalista Claudio Gatti (che sul "Sole 24 Ore" raramente si occupa di banche) e il massiccio consigliere di amministrazione di Abn Amro, l'olandese Dolf Collee che nella banca di Amsterdam è responsabile dell'attività internazionale.
L'exploit straordinario ha lasciato a bocca aperta gli stessi vertici della banca olandese che si sono chiesti la ragione di tanta attenzione. In fondo il loro consigliere non ha detto nulla, non ha citato un numero, non ha avuto un guizzo di filosofia industriale, e ha ripetuto cose banali sulla strategia retail degli olandesi in Antonveneta.
L'unico messaggio degno di nota è che a settembre gli gnomi di Amsterdam decideranno che cosa fare del 7,68% che detengono in Capitalia.
Troppo poco per meritare tante righe.
5 - COLAO GIOCA A CARTE
C'è molta attesa per il consiglio di amministrazione di Rcs Mediagroup che si svolgerà domani a Milano.
Sicuramente si parlerà della linea politica del futuro del Gruppo di via Solferino. Le turbolenze dei giornalisti del "Corriere della Sera" saranno oggetto di particolari riflessioni e toccherà a Pier Gaetano Marchetti, presidente del Patto di Sindacato, spiegare i contenuti della mediazione tra l'esercito dei redattori incazzati e il comandante ex-McKinsey, Colao Meravigliao.
Su quest'ultimo si punteranno gli occhi in modo particolare. Da settimane girano troppe voci curiose e maliziose che indicano prossima l'uscita del manager dal mondo della carta stampata.
La ritirata nella gara per l'acquisizione di Emap in Francia e le trovatine di marketing (l'ultima consiste nell'offerta di un mazzo di carte da gioco) sembrano insufficienti ad affrontare l'aggressività dei competitor (soprattutto Mondadori) e le criticità del mercato.
6 - GUARGUAGLINI SCALPITA
Il comandante supremo di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, ieri ha vinto una gara in Nigeria, ma chi lo ha visto negli ultimi giorni sostiene che questi successi lo lasciano piuttosto indifferente.
Il vitello d'oro che Pierfrancesco vorrebbe portare sul tavolo del Professore di Palazzo Chigi è il terzo polo europeo della difesa che passa attraverso l'ambiziosa alleanza con il gruppo francese Thales.
E' questo il sogno che il manager livornese (69 anni compiuti il 25 febbraio) sta perseguendo da oltre un anno. Nel giugno dell'anno scorso al salone dell'Aeronautica e dello Spazio di Bourget Guarguaglini si lasciò andare oltre i decibel dell'entusiasmo: "sta andando bene, molto bene, i complimenti fanno un gran piacere, Finmeccanica è entrata nel club delle grandi".
L'entusiasmo del comandante supremo era condiviso dai giornalisti e dalle autorità italiane che con in testa Ciampi e Pera, Tremonti e Scajola, si misero in fila dopo il successo americano per gli elicotteri della Casa Bianca.
Adesso la partita tra Italia e Francia si è fermata, e non sembra che la causa sia da ricercare nell'odio gallico maturato sul terreno di Berlino davanti a 2 miliardi di spettatori, ma sul piano strettamente politico.
In Italia c'è un Governo che parla di tutto, ma che non sembra avere alcuna voglia di aprire il dossier sull'industria della difesa per incoraggiare le ambizioni di Finmeccanica.
Nell'incontro all'Eliseo pare che Chirac abbia glissato alla grande sull'ipotesi che il Gruppo di piazza Montegrappa possa diventare l'azionista numero 3 di Thales dopo lo Stato francese e Alcatel.
In Francia oltre su Zizou Zidane gli occhi sono puntati sulle prossime elezioni e sulla partita dell'Eliseo dove in pista c'è un personaggio come Nicolas Sarkozy di cui non si capiscono le strategie economiche.
Guarguaglini scalpita. La sua poltrona non è in discussione, ma lui vorrebbe che diventasse un trono.
Dovrà aspettare.
Dagospia 13 Luglio 2006