ANCHE LA SINISTRA HA I SUOI "RICERCATI" - NELL'ULTIMO PAMPHLET DI TRAVAGLIO E GOMEZ ANALIZZATE LE DISAVVENTURE GIUDIZIARIE DI D'ALEMA, VISCO, CASTAGNETTI, DE MITA - SEGNO DI INDIPENDENZA O SCANDALISMO? I PANNI SPORCHI SI LAVANO IN FAMIGLIA.

Alberto Papuzzi per La Stampa

Arrivano i nostri - Peter Gomez e Marco Travaglio, con il nuovo libro Onorevoli Wanted (Editori Riuniti, 18 euro), dedicato a storie di parlamentari coinvolti in poco edificanti vicende giudiziarie -, ma questa volta più d'un lettore (di sinistra) potrebbe storcere il naso. Perché fra gli ottantadue «eletti dal popolo» di cui si parla 65 appartengono alla Destra ma 17 militano nella Sinistra.

Così il lettore di Gomez e Travaglio ritrova la denuncia delle malefatte compiute dalla Banda Berlusconi, ma incappa anche nei Compagni che sbagliano e nella Margherita appassita, come suonano i titoli di due capitoli di cui sono protagonisti (piuttosto negativamente) personaggi come Massimo D'Alema, Vincenzo Visco, Pierluigi Castagnetti, o Ciriaco De Mita. Gomez e Travaglio non osservano la regola dei panni sporchi che si lavano in famiglia. A dire il vero, non è la prima volta: sia in alcuni loro libri sia in articoli, per esempio su Micromega, i due giornalisti non hanno taciuto le responsabilità dei politici del centrosinistra, al quale sono più vicini.

Le oltre settecento pagine di Onorevoli Wanted sono un documentato e dettagliato elenco di vicende giudiziarie di ogni tipo, per reati che vanno dalla corruzione alla truffa, dal finanziamento illecito dei partiti alla resistenza a pubblico ufficiale, l'abuso d'ufficio, l'associazione mafiosa, l'associazione a delinquere, la bancarotta fraudolenta, la turbativa d'asta, il falso in bilancio, l'attentato alla Costituzione, e ancora favoreggiamento, concussione, frode fiscale, diffamazione, aggiotaggio, abuso edilizio, lesioni personali, peculato, estorsione. E non li abbiamo citati tutti.



Il caso più grave riguarda l'ex terrorista Sergio D'Elia, condannato definitivamente a 25 anni per banda armata e concorso in omicidio. «Che dei pregiudicati mi rappresentino in Parlamento e che siano pure pagati con le mie tasse non l'ho mai mandato giù», scrive il comico Beppe Grillo in una breve introduzione. E continua: «Gente che fa le leggi dopo averle violate, o mentre le viola, o prima di violarle. La via giudiziaria alla politica».

Massimo D'Alema finisce nel libro per il fido aperto presso la Banca Popolare di Lodi per finanziare l'acquisto di Ikarus, il suo nuovo diciotto metri, vicenda al centro di cronache e pettegolezzi un anno fa. E per un finanziamento di 20 milioni nella campagna elettorale del 1985, al tempo in cui era segretario del Pci in Puglia. Il denaro gli era stato dato da Francesco Cavallari, boss barese della sanità privata. D'Alema ammise e l'inchiesta si concluse con l'archiviazione undici anni fa. Vincenzo Visco, il ministro bravo a far pagare le tasse agli italiani, è tirato in ballo per una condanna definitiva subita in Cassazione nel 2001 per un abuso edilizio. Al centro della vicenda un rustico acquistato dai coniugi Visco a Pantelleria, con magazzino abusivo costruito di nascosto sotto il rustico, come nell'ultimo romanzo giallo di Andrea Camilleri. Visco e Signora comprano il tutto nei primi anni novanta e procedono a una ristrutturazione, dimenticandosi perà di chiedere al Comune la licenza.

Per i sostenitori di Travaglio, la presenza di esponenti della sinistra tra le file degli Onorevoli Wanted è segno di indipendenza. In un mondo giornalistico - quello italiano - dove prevale la tradizione di schierarsi, per cui ci si guarda dal danneggiare apertamente la parte che si è scelta, Travaglio sarebbe un'eccezione. Il rischio è che lo scandalismo cancelli le differenze di natura politica fra comportamenti all'interno del centrodestra e del centrosinistra, ma gli amici del polemista che l'ha giurata a Berlusconi replicano che denunciare le malefatte non solo della destra ma anche della sinistra è una costante del suo lavoro, è la ragione per cui è scomodo. «Lui è davvero un giornalista imparziale», taglia corto al telefono Paolo Flores d'Arcais, direttore di Micromega.

Siamo sicuri che questa è l'unica chiave di lettura? Lo storico genovese delle dottrine politiche Dino Cofrancesco rovescia la valutazione: «Vedo un abito mentale che porta a non distinguere più le sfere della politica, dell'etica e del diritto. Si fa di tutta l'erba un fascio e non si riconosce la legittimità di una politica che non sia riconducibile a un'etica o al diritto, mentre Machiavelli ci ha insegnato che in politica non valgono le regole dell'etica». Assistiamo dunque secondo Cofrancesco, a una eticizzazione della politica e a una giuridizzazione dell'etica. «Il problema è che ogni valore portato alla conseguenze estreme si converte in un disvalore. La politica è la politica. Io, sinceramente, sull'onestà di D'Alema non avrei dubbi. Il problema è cosa fai con i voti che hai».


Dagospia 25 Luglio 2006